Antibiotico-resistenza, volpi e uccelli sentinelle dei superbatteri
L’antibiotico-resistenza non è più confinata agli ambienti clinici. Lo suggerisce uno studio coordinato dall’Università di Parma, che accende i riflettori su un fenomeno meno visibile ma altrettanto preoccupante: la circolazione di batteri resistenti negli ecosistemi naturali. Nel 2024 quasi quattro italiani su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione antibiotica, secondo i dati Aifa. Un utilizzo elevato che contribuisce ad alimentare il problema. Ma ciò che emerge oggi è che la diffusione dei cosiddetti superbatteri non si ferma ai confini degli ospedali o degli allevamenti.
Volpi e uccelli come “sentinelle” ambientali
La ricerca italiana, pubblicata su Frontiers in Microbiology, ha analizzato 493 campioni fecali provenienti da animali selvatici del Nord Italia: volpi rosse, corvi, gazze e uccelli acquatici. Il risultato è chiaro: la presenza di Klebsiella pneumoniae, uno dei patogeni più temuti per la sua resistenza agli antibiotici, è stata rilevata anche in specie che non sono mai state direttamente esposte ai farmaci. “Abbiamo isolato un clone ST307 ad alto rischio e una carbapenemasi NDM-5 – spiega Mauro Conter, docente del Dipartimento di Medicina Veterinaria -. Un dato che conferma il ruolo della fauna selvatica come serbatoio di resistenza clinicamente rilevante”. In altre parole, volpi e uccelli non sono solo spettatori, ma veri e propri indicatori della contaminazione ambientale.
Una diffusione silenziosa ma ampia
La prevalenza complessiva del batterio è risultata relativamente bassa, intorno al 2%. Ma il dato, sottolineano i ricercatori, non deve rassicurare. “Anche una prevalenza del 2% rappresenta una contaminazione ambientale significativa – osserva Conter -. La Klebsiella si diffonde facilmente attraverso acqua e rifiuti, creando un ciclo continuo uomo-animale-ambiente”. Ancora più rilevante è il profilo di resistenza: il 100% dei ceppi isolati negli animali selvatici è risultato resistente alle cefalosporine di terza generazione, una percentuale nettamente superiore rispetto a quella osservata nei pazienti umani.
Fonte: sanitainformazione.it
