UE – Il vero costo delle malattie animali: benessere animale, salute pubblica e sostenibilità nell’UE

Il 1° luglio ho avuto il privilegio di partecipare a un evento cruciale presso il Parlamento Europeo: “The True Cost of Animal Disease: Animal Welfare, Public Health & Sustainability in the EU” (Il vero costo delle malattie animali: benessere animale, salute pubblica e sostenibilità nell’UE). Co-ospitato dagli eurodeputati Tilly Metz e Paulo do Nascimento Cabral, l’incontro ha riunito decisori politici, veterinari, economisti e allevatori per affrontare una sfida fondamentale: come passare da una gestione delle crisi di tipo reattivo a una prevenzione di tipo proattivo?
I punti chiave dell’incontro:
– Il costo reale delle malattie: Jonathan Rushton, dell’Università di Edimburgo, ha parlato dell’impatto profondo delle malattie (umane e animali) sull’evoluzione delle società e sull’economia. Mentre per la salute umana esistono metriche consolidate come il DALY (anni di vita corretti per disabilità), la misurazione del carico delle malattie animali è rimasta a lungo trascurata e priva di standardizzazione. Per colmare questa lacuna, è nato il programma GBADs (Global Burden of Animal Diseases), volto a fornire dati sistematici per guidare investimenti, politiche sanitarie e strategie di gestione, riconoscendo che la salute animale è intrinsecamente legata alla produttività, alla sicurezza alimentare, all’ambiente e, in un’ottica One Health, al benessere umano.
Un sondaggio condotto presso i membri di WOAH (Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale) ha coinvolto 180 Paesi, ottenendo 158 risposte (un tasso del 65%): i risultati hanno evidenziato una significativa mancanza di dati economici e standardizzati sull’impatto dei focolai e sui costi delle misure di mitigazione.
- Costi del sistema veterinario e programmi di controllo: i costi variano enormemente tra i paesi (media di 6,80 USD per unità di bestiame all’anno). La maggior parte dei paesi dispone di programmi specifici di controllo delle malattie, con una spesa media annuale che varia notevolmente a seconda della patologia.
- Costi di controllo delle epidemie: la maggior parte dei paesi ha subito epidemie dal 2000. Il costo totale riportato è di 12,1 miliardi di USD, pesantemente influenzato da pochi episodi critici (es. TSE). I costi sono spesso condivisi tra pubblico e privato.
- Perdite di produzione: il 60% dei paesi intervistati ha riportato malattie transfrontaliere endemiche. Tuttavia, non sono stati raccolti dati significativi sulle perdite di produzione specifiche, indicando una carenza di dati e metodi standardizzati.
- Impatti commerciali: oltre la metà dei paesi ha subito limitazioni al commercio internazionale a causa di malattie. L’impatto economico quantitativo è limitato e documentato solo per poche malattie, con alcuni mercati mai più recuperati.
- Analisi economica e decisioni: le analisi economiche sono solitamente condotte internamente dai servizi veterinari per l’allocazione delle risorse. Esiste una carenza di competenze e risorse sufficienti; la maggioranza dei paesi chiede maggiore formazione e pubblicazioni periodiche sugli impatti economici e commerciali.
È evidente che investire massicciamente nella prevenzione sia decisamente più sostenibile rispetto a farsi carico degli enormi costi finanziari ed emotivi che comportano la gestione dei focolai e gli abbattimenti di massa.
– La voce del campo: questa sessione è stata animata dalle testimonianze dirette di allevatori e veterinari provenienti da Grecia, Francia e Albania, che hanno messo in luce il devastante impatto reale che le epidemie hanno sulle comunità rurali. In particolare, Gloria Hylviu, dell’Autorità albanese per la protezione veterinaria e fitosanitaria, ha ricordato che l’abbattimento di massa — specialmente per le piccole aziende a conduzione familiare — non rappresenta solo una perdita economica. Perdere il bestiame significa subire un profondo trauma psicologico ed emotivo, che spazza via generazioni di duro lavoro e di storia familiare.
– Politica, commercio e impegni futuri: la tavola rotonda degli stakeholder — presieduta in modo conciso ed efficace da Jane Clark — ha visto gli interventi di Francisco Reviriego-Gordejo (DG SANTE), Siegfried Moder (Presidente FVE), Alain Cantaloube (Segretario Generale FESASS), Valerie Jonckheer (Specialista europea in benessere animale, AWSEL) e Rob Doyle (Capo del Dipartimento Legislativo del Ministero dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e della Marina irlandese). Il dibattito ha sottolineato come la costruzione di un sistema alimentare resiliente richieda di dare priorità alla prevenzione delle malattie animali, attraverso solidi quadri normativi e partnership efficaci sotto l’egida dell’approccio unificato One Health.
– Il dilemma della vaccinazione: il panel ha evidenziato il complesso equilibrio tra sanità animale, benessere animale e commercio. Se da un lato la vaccinazione offre una protezione fondamentale e tutela la salute degli animali, dall’altro crea spesso barriere significative per i mercati d’esportazione e le esigenze commerciali. Scegliere se vaccinare o meno richiede di valutare molteplici fattori contrastanti, ma il consenso generale rimane unanime: la salute e il benessere animale devono sempre avere la massima priorità.
Prospettive future
Il messaggio lanciato dagli organizzatori — la Federazione dei Veterinari d’Europa (FVE) e l’associazione Animal Advocacy & Food Transition (AAFD) — è forte e chiaro: salvaguardare il futuro dell’agricoltura e della zootecnia dell’UE significa mettere al primo posto il benessere animale e la salute pubblica attraverso investimenti preventivi da attuare oggi, non domani.
Un ringraziamento ai Verdi/ALE al Parlamento Europeo per aver promosso e sostenuto questo dibattito vitale.
Dott. Maurizio Ferri, responsabile scientifico SIMeVeP e Dirigente Veterinario ASL Pescara
