Oltre 1.600 malati di Cyclospora negli Stati Uniti: è questo il vero costo di una catena di approvvigionamento alimentare poco trasparente?
Secondo il CDC, oltre 1.600 persone negli Stati Uniti – la maggior parte delle quali ha riferito di aver consumato lattuga iceberg presso Taco Bell in cinque stati – si sono ammalate a causa di un’infezione parassitaria da Cyclospora, con conseguenti 94 ricoveri. Il solo Michigan ha segnalato oltre 5.000 potenziali casi. La FDA ha confermato che i prodotti provenivano da Taylor Farms, uno dei maggiori produttori nazionali di lattuga e verdure fresche, che rifornisce importanti supermercati, negozi di alimentari e catene di ristoranti. L’azienda, che è stata collegata a diversi focolai di malattie di origine alimentare, tra cui un’epidemia di E. coli nel 2024 legata alle cipolle servite da McDonald’s, ha avviato da allora una rimozione volontaria dei propri prodotti.
Questo focolaio multi-statale non è solo un incidente isolato di sicurezza alimentare; evidenzia un fallimento sistemico nella trasparenza dell’industria alimentare statunitense. Anche quando si verificano epidemie, rimane incredibilmente difficile tracciare il percorso dei prodotti contaminati. La catena di approvvigionamento rimane un labirinto di incognite. Taylor Farms, come molte altre, vende ai distributori che, a loro volta, vendono a ristoranti e dettaglianti. Il problema principale è che questi enti operano in un sistema in cui l’origine esatta di un cespo di lattuga viene spesso trattata come un segreto commerciale. Poiché l’azienda non rende noto quali negozi di alimentari o ristoranti ricevano le sue verdure a foglia, un intervento rapido ed efficace diventa quasi impossibile.
Questo problema è aggravato da leggi frammentate e da standard di sicurezza alimentare variabili sotto i quali operano distributori e venditori. Da una prospettiva epidemiologica, vi è anche una significativa incoerenza nel modo in cui i dipartimenti sanitari statali definiscono i casi e aggiornano i propri conteggi. Inoltre, questo focolaio arriva in un momento in cui i dipartimenti sanitari statali e locali – che si affidano ai finanziamenti del CDC per rispondere alle epidemie di origine alimentare – stanno affrontando tagli al bilancio e licenziamenti del personale.
È giunto il momento che la FDA imponga requisiti di tracciabilità rigorosi per tutte le verdure a foglia e i prodotti freschi. A tal fine, gli Stati Uniti dovrebbero guardare all’Unione Europea, che utilizza tre pilastri legali per fornire soluzioni:
Regolamento (CE) n. 178/2002: richiede agli operatori di sapere esattamente da chi hanno acquistato i prodotti e a chi li hanno venduti.
Regolamento (UE) 2023/2429: richiede una divulgazione chiara e obbligatoria del paese di origine e la verifica della conformità del prodotto per tutti i prodotti freschi.
Regolamento (UE) n. 1169/2011: richiede informazioni obbligatorie sulla provenienza per tutti i prodotti, siano essi pre-confezionati o venduti sfusi.
Adottando questi tre pilastri, la FDA può trasformare l’industria da una gestione reattiva delle crisi a un sistema proattivo e trasparente che mette al primo posto la sicurezza dei consumatori.
In definitiva, il principio è semplice: se non puoi tracciarlo, non puoi controllarlo.
Maurizio Ferri – SIMeVeP, ASL Pescara
