1926–2026: evoluzione del virus della malattia di newcastle e strategie di controllo
Il virus della malattia di Newcastle è in continua evoluzione e le tecniche molecolari in uso permettono la classificazione di ceppi vaccinali e di campo in numerosi genotipi e sottogenotipi, anche se attualmente si riconosce un unico sierotipo del virus. Le misure e le strategie di controllo della malattia includono protocolli di biosicurezza, solitamente combinati con programmi di vaccinazione predisposti con diversi tipi di vaccini ed età di somministrazione a seconda delle situazioni.
Virus della malattia di Newcastle
I primi casi documentati della malattia di Newcastle (ND) si sono verificati esattamente un secolo fa, nel 1926, nell’isola di Java in Indonesia, e a Newcastle upon Tyne, in Inghilterra. La malattia, nella sua forma altamente patogena, rientra nella lista del Codice Sanitario degli Animali Terrestri dell’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH), e deve essere notificata al WOAH.
Si tratta di una malattia avicola devastante, causata da ceppi particolarmente virulenti del virus, che possono provocare un tasso di mortalità del 100%, soprattutto negli avicoli privi di protezione immunitaria (Figura 1).

Questa specie di virus, recentemente ridenominata Orthoavulavirus tipo 1, fa parte della famiglia Paramyxoviridae, comunemente conosciuta anche come Paramyxovirus tipo 1 (APMV-1).
I virus della malattia di Newcastle (NDV) sono dotati di envelope e possiedono un genoma a RNA, a singolo filamento di senso negativo, non segmentato, suddiviso in sei geni che codificano per almeno sei proteine strutturali. Ogni proteina gioca un ruolo distinto nel ciclo vitale dell’NDV: la proteina di fusione (F), l’emoagglutinina-neuraminidasi (HN) e l’RNA polimerasi (L) contribuiscono, come dimostrato, alla patogenicità complessiva dell’NDV. In particolare, le glicoproteine HN e F facilitano l’attacco e la fusione con la membrana della cellula da infettare e giocano un ruolo centrale nell’induzione di anticorpi virus-neutralizzanti, che risultano essenziali per una protezione efficace del pollame. La proteina HN è responsabile del legame ai recettori cellulari contenenti acido sialico, e la proteina F permette l’entrata del virus nella cellula ospite. Come in altri virus a RNA, l’RNA polimerasi è soggetta a errori e questo facilita la generazione di diversità genetica. La WOAH definisce come ceppi virulenti gli NDV che nei test in vivo hanno un indice di patogenicità intracerebrale (ICPI) uguale o maggiore di 0,7 (2,0 è l’indice massimo), e/o possiedono un sito di clivaggio con molti amminoacidi basici e fenilalanina in posizione 117.
Fonte: zootecnia.it
