Contro la crisi climatica, la risposta è veterinaria: verso una sorveglianza integrata
Il recente convegno tenutosi a Roma presso il Ministero della Salute dal titolo ‘Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici’ in collaborazione con SIMeVeP e SIVeMP, ha tracciato una linea netta: la salute globale non può più essere scissa dall’equilibrio ambientale. In un contesto in cui i cambiamenti climatici ridefiniscono i fattori di rischio, la medicina veterinaria emerge non solo come disciplina clinica, ma come vera e propria sentinella epidemiologica e presidio di sicurezza per l’intera collettività. L’iniziativa ha voluto dunque analizzare l’impatto della crisi climatica sulla salute globale attraverso un approccio multidisciplinare, valorizzando il ruolo del medico veterinario all’intersezione tra salute animale, umana e ambientale.
Per decenni, il concetto di tutela della salute è rimasto ancorato a una visione puramente difensiva e reattiva. Il superamento dell’attuale vulnerabilità passa inevitabilmente attraverso l’evoluzione e il potenziamento dei sistemi di sorveglianza dei pericoli biologici. L’alterazione delle dinamiche delle malattie zoonotiche e delle rotte migratorie degli uccelli richiede un’attività di sorveglianza predittiva, che va oltre i confini di specie. Non è più sufficiente reagire alle emergenze. È necessario monitorare costantemente i serbatoi naturali e la fauna selvatica per intercettare precocemente le patologie emergenti, come l’influenza aviaria e le arbovirosi, prima che queste compiano il salto di specie verso l’uomo.
Veterinaria e sicurezza alimentare: la sfida dei contaminanti nella catena alimentare
Parallelamente al rischio biologico, l’attenzione deve spostarsi con vigore verso i contaminanti chimici nella catena alimentare. La resilienza del nostro sistema salute è oggi minacciata da inquinanti persistenti quali PFAS e Microplastiche, sostanze che, attraverso l’acqua e il suolo, entrano nella catena alimentare. Emerge anche il rischio di biomagnificazione, un processo critico per cui l’uomo, situato al vertice della piramide alimentare, accumula concentrazioni elevate di contaminanti ingerendo alimenti di origine animale.
Migliorare i sistemi di monitoraggio significa dunque implementare controlli più stringenti e capillari lungo tutta la filiera, garantendo che la salubrità degli alimenti non sia compromessa da fattori ambientali sempre più invasivi. Occorre dunque promuovere una integrazione istituzionale e dotarsi di una visione strategica puntando anche ad un rafforzamento dei servizi veterinari, che non rispondono solo a un’esigenza sanitaria, ma rappresentano una vera e propria strategia climatica. Un sistema di sorveglianza efficiente che mantiene gli animali sani contribuisce direttamente alla riduzione delle emissioni e degli sprechi di risorse.
Fonte: onehealthfocus.it
