Salute: ENEA, dalle piante nuovi vaccini veterinari contro malattie trasmissibili all’uomo
Piante utilizzate come biofabbriche per produrre molecole destinate allo sviluppo di vaccini e kit diagnostici[1] per alcune malattie di ovini e suini trasmissibili all’uomo. È quanto ENEA è impegnata a realizzare nel suo ruolo di coordinamento del progetto europeo REPRODIVAC[2] da 6 milioni di euro per il contrasto di tali patologie.
“Attualmente le nostre attività sono focalizzate sulla produzione di antigeni, ovvero molecole presenti su virus e batteri patogeni che vengono riconosciute dal sistema immunitario per attivare una risposta di difesa specifica”, spiega la coordinatrice del progetto per ENEA Selene Baschieri, ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie GREEN presso il Dipartimento Sostenibilità. “Questi antigeni – aggiunge – rappresentano strumenti biologici fondamentali e saranno utilizzati per la formulazione di nuovi vaccini, se le prove in vitro e in vivo confermeranno la loro efficacia nell’attivare risposte immunitarie in grado di conferire protezione negli animali”.
L’attività è condotta con l’ausilio del Plant Molecular Farming, una piattaforma tecnologica sviluppata e perfezionata dall’ENEA nel corso di oltre vent’anni di ricerca, che sfrutta le piante come ‘biofabbrica’ per la produzione di biofarmaci. Per produrre antigeni virali e batterici o anticorpi, i ricercatori ENEA introducono nella pianta Nicotiana benthamiana[3] , una specie di tabacco selvatico, le informazioni genetiche necessarie alla sintesi dei biofarmaci, sfruttando la capacità naturale del batterio del suolo Agrobacterium tumefaciens di trasferire materiale genetico nelle cellule vegetali. La pianta produce, quindi, la biomolecola nei suoi tessuti da dove può essere estratta e purificata.
“I costi e i tempi di produzione delle biomolecole con il Plant Molecular Farming sono significativamente inferiori rispetto a quelli dei farmaci biologici prodotti in colture cellulari di mammifero. Dall’idea al prodotto possono essere sufficienti poche settimane. Inoltre, queste tecnologie potrebbero essere più accessibili per i paesi in via di sviluppo, dove spesso le malattie zoonotiche, ossia trasmissibili dagli animali agli uomini, sono più diffuse e le infrastrutture per la produzione farmaceutica tradizionale scarse”, sottolinea la responsabile della divulgazione del progetto REPRODIVAC Maria Elena Villani, ricercatrice del Laboratorio ENEA Biotecnologie GREEN.
Fonte: media.enea.it
