Peste dei piccoli ruminanti in Europa: l’allarme 2024–2025 e la nuova frontiera della sorveglianza
La peste dei piccoli ruminanti (PPR) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce principalmente pecore e capre, sebbene possa coinvolgere anche altri ruminanti domestici e selvatici. È causata da un virus appartenente al genere Morbillivirus (famiglia Paramyxoviridae), filogeneticmanete correlato al virus della peste bovina, e di cui sono stati identificati 4 lignaggi genetici (I-IV)1. La malattia si manifesta con un quadro clinico che può includere febbre, abbattimento, lesioni del cavo orale, scolo oculonasale, sintomatologia respiratoria e diarrea, con tassi di mortalità generalmente compresi tra il 20% e il 90%, fino a raggiungere valori prossimi al 100% nelle popolazioni suscettibili2.
Con perdite stimate dalla Food and Agricolture Organization of the United Nations (FAO) tra 1,3 e 2 miliardi di euro all’anno3, l’eradicazione della PPR entro il 2030 rappresenta un obiettivo condiviso dalla comunità internazionale e si inserisce nell’iniziativa congiunta FAO-World Animal Health Organization (WOAH) per l’eradicazione globale della PPR, basata sull’integrazione tra vaccinazione, diagnostica e rafforzamento dei servizi veterinari.
La PPR si trasmette principalmente per contatto diretto tra animali infetti, attraverso secrezioni ed escrezioni, in particolare quelle respiratorie; la trasmissione indiretta attraverso fomiti è possibile, ma riveste un ruolo secondario. Il periodo di incubazione è in media di 5 – 6 giorni, durante il quale il virus può già essere eliminato e trasmesso ad altri animali1.
Dal punto di vista epidemiologico, un ruolo determinante nella diffusione della PPR è svolto dalla movimentazione degli animali, in particolare in contesti di commercio informale e transfrontaliero, che può consentire l’introduzione silente del virus in nuove aree e in popolazioni suscettibili. In tali condizioni, la malattia può diffondersi rapidamente, determinando focolai caratterizzati da elevata morbilità e mortalità.
La diagnosi si basa sulla valutazione clinico-epidemiologica seguita dalla conferma di laboratorio. Questa può essere eseguita con RT-PCR, considerato il gold standard per la conferma diagnostica, test sierologici (ELISA), e isolamento e sequenziamento virale. I campioni idonei includono tamponi nasali, oculari e rettali, sangue intero in EDTA, siero, organi (linfonodi, polmone, milza) e carcasse intere1.
Nel quadro normativo europeo, la PPR è classificata come malattia di Categoria A, ovvero una malattia che non dovrebbe essere presente sul territorio dell’Unione Europea (UE) e per la quale, alla conferma, si applicano misure finalizzate all’eradicazione immediata. Queste includono l’abbattimento obbligatorio di tutti gli animali recettivi detenuti nell’allevamento infetto, seguito dallo smaltimento sicuro delle carcasse come materiale di categoria 1 ai sensi dell’articolo 8 del Regolamento (CE) n. 1069/20094. Contestualmente, attorno al focolaio vengono istituite zone di restrizione obbligatorie: una zona di protezione con un raggio minimo di 3 km e una zona di sorveglianza con un raggio minimo di 10 km, in cui si applicano severe limitazioni alle movimentazioni di animali e prodotti. All’interno di queste zone vengono imposte restrizioni alla movimentazione e viene condotto un intenso screening tramite controlli clinici e indagini di laboratorio sugli allevamenti.
Le disposizioni operative relative alla gestione del sospetto e della conferma, all’istituzione delle zone soggette a restrizione e alle misure applicabili agli stabilimenti interessati si collocano nel quadro dell’Animal Health Law e dei relativi atti delegati e di esecuzione.
In particolare, il Regolamento (UE) 2016/4295 costituisce il quadro normativo generale, mentre il Regolamento delegato (UE) 2020/6876 definisce le misure di prevenzione e controllo per le malattie di categoria A, inclusa la PPR.
Fonte: IZS Teramo
