Hantavirus, quanto sarebbe stato utile un nuovo CTS!
Sebbene ignorata dalla narrazione mediatica, una sostanziale differenza tra l’hantavirus alla base della recente epidemia sulla nave da crociera olandese “MV Hondius” ed il betacoronavirus responsabile della pandemia da CoViD-19 riguarda le pubblicazioni prodotte sul primo rispetto al secondo agente patogeno. Infatti, nonostante i 30 anni oramai trascorsi dall’identificazione del ceppo virale “Andes”, causa di tre decessi nonché di svariati casi di malattia fra i crocieristi della MV Hondius, il numero dei lavori scientifici sull’argomento risulta incomparabilmente inferiore rispetto a quelli disponibili sul virus Sars-CoV-2, identificato poco più di 6 anni fa!
Si tratta di un elemento assolutamente rilevante, che indicherebbe la relativa paucita’ di solide conoscenze sul primo rispetto al secondo agente, con particolare riferimento al ruolo dei soggetti asintomatici nella diffusione dell’infezione da Hantavirus.
Si tenga bene a mente che stiamo parlando di due virus zoonosici, al pari di quanto avviene per almeno i due terzi degli agenti responsabili di “malattie infettive emergenti”, la cui origine sarebbe da ricercare in uno o più serbatoi animali. Detto ciò, mi chiedo per quali incomprensibili ragioni sia stato dismesso il “Comitato Tecnico-Scientifico per la Gestione della Pandemia da CoViD-19”, popolarmente noto con l’acronimo “CTS” (a soli due anni dalla sua istituzione!). Quello strategico comitato, infatti, opportunamente rivisitato nella propria composizione includendovi almeno un Medico Veterinario, avrebbe potuto fornirci il suo valido quanto prezioso supporto tecnico-scientifico anche nella gestione dell’emergenza “Hantavirus”, così come di ulteriori minacce in ambito di sanità pubblica quali ad esempio il vaiolo delle scimmie, l’influenza aviaria e la malattia da virus Ebola – quest’ultima appena dichiarata dall’OMS “emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale” -, tanto per citare alcuni esempi particolarmente eloquenti.
Historia magistra vitae e, nondimeno, Errare humanum est perseverare autem diabolicum!
Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo
