Il mare e la sabbia come specchio delle attività umane
Le acque di balneazione e la sabbia delle spiagge sono generalmente associate a un’idea di sicurezza, soprattutto quando rispettano i parametri previsti dalla normativa. Eppure, anche ambienti apparentemente puliti possono raccontare ciò che avviene a monte, lungo i fiumi, nei centri urbani e nelle attività quotidiane dell’uomo. È da questa prospettiva che nasce uno studio coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ARPA Abruzzo e strutture sanitarie del territorio, pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment.
La ricerca ha analizzato campioni di acqua di mare e di sabbia prelevati lungo la costa abruzzese durante la stagione balneare, con l’obiettivo di verificare la presenza di Klebsiella pneumoniae , un batterio noto soprattutto in ambito clinico per il suo ruolo in alcune infezioni e per la capacità di sviluppare resistenze agli antibiotici. Tutti i siti campionati erano classificati come idonei alla balneazione secondo i controlli di routine.
I risultati mostrano il batterio può essere rilevato sia nell’acqua sia nella sabbia, con una maggiore frequenza nelle aree prossime alle foci dei fiumi o in tratti di costa caratterizzati da una più intensa presenza umana. Al contrario, nei siti meno accessibili e lontani da infrastrutture e insediamenti, il batterio non è stato individuato. Un dato che suggerisce un legame con ciò che arriva dalla terraferma, soprattutto in prossimità delle foci fluviali e delle aree più antropizzate.
Un elemento centrale dello studio riguarda la tipologia dei ceppi isolati. Le analisi genetiche evidenziano una grande varietà di Klebsiella pneumoniae , comprese alcune sequenze già note in ambito clinico. In pochi casi, i ceppi ambientali risultano geneticamente molto simili a quelli isolati in pazienti negli anni precedenti. Questo non significa che il contatto con l’acqua o con la sabbia provochi infezioni, ma indica che ambiente e contesto clinico fanno parte di un sistema interconnesso, all’interno del quale i batteri possono circolare.
“La ricerca – dice Alessandra Cornacchia, Ricercatrice presso il Reparto di Igiene e tecnologie degli alimenti, IZSAM – nasce dall’esigenza di capire se ambienti molto frequentati, come le spiagge, possano ospitare microrganismi di interesse sanitario, anche quando le acque risultano conformi ai parametri di legge. Il nostro obiettivo non era valutare un rischio immediato per i bagnanti, ma osservare l’ambiente costiero come possibile indicatore di ciò che avviene lungo il territorio e nei sistemi che vi confluiscono”.
Nel corso dello studio è emerso che Klebsiella pneumoniae può persistere negli ambienti acquatici nel tempo, circolare anche tra aree geograficamente distanti e presentare un’elevata varietà genetica, includendo ceppi tipicamente associati alle infezioni cliniche, suggerendo così una possibile, seppur limitata, interconnessione tra ambiente e contesti sanitari. Un altro aspetto approfondito riguarda la presenza di geni associati alla resistenza agli antibiotici. Tutti i ceppi analizzati ne possedevano almeno uno, anche se nella maggior parte dei casi questi geni non si traducevano in una resistenza effettiva ai farmaci testati in laboratorio. Una discrepanza ben nota in microbiologia ambientale, che non indica un pericolo immediato, ma sottolinea il ruolo dell’ambiente come serbatoio genetico.
“La presenza di questi geni – spiega Cornacchia – non va interpretata come un segnale di allarme. In molti casi si tratta di caratteristiche latenti, che non si esprimono in una reale resistenza. Tuttavia, la loro individuazione è importante perché aiuta a comprendere come l’ambiente possa conservare e, in determinate condizioni, favorire la circolazione di elementi genetici potenzialmente rilevanti per la salute.”.
Lo studio si inserisce in una prospettiva di osservazione più ampia, coerente con l’approccio One Health, che considera ambiente, animali e uomo come parti di un unico sistema. In questo quadro, il mare diventa uno strumento di lettura del territorio e delle sue trasformazioni.
Fonte: IZS Teramo
