Zootecnia e bioeconomia circolare: linee guida FAO
La zootecnia presenta diverse opportunità per lo sviluppo e l’integrazione di modelli di bioeconomia circolare, in grado di ridurre l’utilizzo di nuove risore e limitare lo stress sui sistemi produttivi, fino a ottenere sistemi alimentari resilienti e sostenibili.
La FAO ha pubblicato apposite linee guida volte a supportare gli operatori e le parti interessate coinvolte nel settore della produzione animale nell’adozione di pratiche volte a implementare le prestazioni di bioeconomia circolare. (1)
Bioeconomia circolare
La bioeconomia circolare rappresenta un approccio trasformativo alla sostenibilità, basato sull’uso efficiente, il riuso e la rigenerazione della biomassa rinnovabile che proviene da animali, piante, microrganismi e dall’uomo, insieme ai relativi prodotti derivati. Questo modello consente di gestire in modo più sostenibile il consumo di risorse, la produzione di rifiuti e gli effetti del cambiamento climatico.
L’approccio integra i principi della bioeconomia e dell’economia circolare, ponendo l’accento sull’uso sostenibile della biomassa in sistemi chiusi, rispetto alle attività lineari che generano perdite e scarti. Contemporaneamente, aumenta la disponibilità di diversi prodotti, tra cui alimenti, mangimi, fibre, combustibili e altri materiali, con benefici significativi per la società, l’economia e l’ambiente.
Ruolo della zootecnia nella bioeconomia circolare
La zootecnia svolge un ruolo centrale nella bioeconomia circolare, grazie alla capacità di gestire ed elaborare i residui e i co-prodotti delle attività agricole, riciclando risorse che altrimenti verrebbero smaltite come rifiuti. Il bestiame permette un vero e proprio upcycling di materiali non commestibili per l’uomo, trasformandoli in alimenti proteici di origine animale. I prodotti di origine animale rappresentano circa il 34‑40% delle fonti proteiche alimentari globali, le quali possono venire ottenute anche tramite residui colturali non edibili o colture inadatte al consumo umano. In questo modo si riduce la competizione tra alimenti e mangimi e si ottimizza l’uso delle risorse disponibili per l’alimentazione umana.
Oltre alla produzione alimentare, il bestiame genera risorse utili quali:
- letame, impiegabile come fertilizzante per i suoli;
- lana e pelle, utilizzabili nei settori tessile e manifatturiero ma anche in edilizia, la lana, come isolante ignifugo ;
- gelatina, collagene, oli e grassi, ad alto valore aggiunto per l’industria farmaceutica, cosmetica, pet-food e bioenergie.
Queste opportunità contribuiscono a integrare la gerarchia dei rifiuti alimentari e la piramide del valore, valorizzando materiali e sottoprodotti che altrimenti sarebbero considerati scarti.
Fonte: foodtimes.eu
