L’impegno dell’UE per ridurre la sperimentazione animale
’Unione europea punta a ridurre progressivamente la sperimentazione animale, ma senza scorciatoie. Tra direttive già in vigore e una roadmap ancora attesa, l’approccio è graduale e basato sulle evidenze scientifiche, anche per quanto riguarda l’uso di NAMs
Gli ultimi mesi hanno visto importanti cambiamenti negli Stati Uniti per quanto riguarda la normativa relativa alla sperimentazione animale. Tra i più significativi vi è la pubblicazione della roadmap dell’FDA, l’ente per la regolamentazione dei farmaci, volta a dare una spinta sostanziale all’uso di metodi alternativi (o più propriamente New Approach Methodologies, NAMs) nei test farmacologici, ma non è stata l’unica novità. Scelte per certi versi senz’altro importanti e condivisibili, ma non prive di limiti né, per il vero, di incongruenze, come abbiamo approfondito qui. A fronte di queste novità, comunque, vale la pena dare un occhio anche all’Unione europea: esiste un movimento simile, e se sì, come si direziona?
Una base forte: la Direttiva 2010/63/EU
La Direttiva 2010/63/EU, riferimento in materia di protezione degli animali usati a fini scientifici, riconosce in modo esplicito l’importanza dello sforzo verso metodi alternativi:
Benché sia auspicabile sostituire nelle procedure l’uso di animali vivi con altri metodi che non ne prevedano l’uso, l’impiego di animali vivi continua a essere necessario per tutelare la salute umana e animale e l’ambiente. Tuttavia, la presente direttiva rappresenta un passo importante verso il conseguimento dell’obiettivo finale della completa sostituzione delle procedure su animali vivi a fini scientifici ed educativi non appena ciò sia scientificamente possibile. A tal fine, essa cerca di agevolare e di promuovere lo sviluppo di approcci alternativi. Essa cerca altresì di garantire un elevato livello di protezione degli animali il cui impiego nelle procedure continua ad essere necessario. La presente direttiva dovrebbe essere rivista periodicamente alla luce dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle misure di protezione degli animali
Questa è una delle considerazioni di partenza e, riassumendola, esprime due concetti fondamentali, ribaditi in forma diversa in vari altri punti: da una parte l’attuale necessità degli animali e, dall’altra, quella di tentare di ridurla – anche con revisioni periodiche. È per queste ragioni che il principio portante dell’intera direttiva è quello delle 3R. Ed è su questa base che lavora l’EURL ECVAM, il laboratorio di riferimento dell’Unione europea per la validazione delle NAMs. Compito di questo ente è infatti proprio la validazione dei metodi alternativi, verificando che abbiano la stessa validità di quelli che prevedono l’uso di animali.
La Direttiva 2010/63/EU, in realtà, fornisce quindi già delle indicazioni normative forti per la spinta verso i NAMs, oltre pienamente integrata e motivata dal suo motivo primario, ossia la protezione degli animali usati a fini scientifici. E, sebbene possa sembrare poco rispetto alle recenti decisioni statunitensi, non lo è affatto, perché rappresenta una base molto differenze rispetto al panorama legislativo americano, storicamente molto più debole e frammentato per quanto riguarda la tutela degli animali.
Fonte: research4life.it
