Aviaria nel latte, le pecore europee finiscono nel mirino: “Gli agnelli possono diffondere il virus”
Le mucche negli Stati Uniti, le pecore in Europa. L’influenza aviaria continua a fare salti di specie tra i mammiferi e il latte si conferma uno dei nuovi fronti più preoccupanti della diffusione del virus. Secondo uno studio pubblicato su Science Advances dalla Canadian Food Inspection Agency, i ceppi H5N1 e H5N5 possono replicarsi nelle ghiandole mammarie delle pecore, passare nel latte e infettare gli agnelli durante l’allattamento. Gli animali giovani, a loro volta, possono contribuire a propagare ulteriormente il contagio nel gregge.
Il caso europeo
Nel marzo 2025 il Regno Unito aveva infatti confermato il primo caso al mondo di influenza aviaria H5N1 in una pecora. L’animale, allevato nello Yorkshire in un’azienda dove erano presenti focolai negli uccelli, era risultato positivo al virus proprio attraverso un campione di latte. All’epoca si parlò di un episodio isolato, ma quel caso mostrò subito un elemento cruciale: il ceppo europeo di H5N1, che non aveva dato origine a epidemie nei bovini come accaduto negli Stati Uniti, sembrava comunque compatibile con gli ovini. Ora il nuovo studio canadese suggerisce che quella compatibilità potrebbe non essere affatto marginale.
Come il virus passa dal latte agli agnelli
I ricercatori guidati dal virologo Yohannes Berhane hanno infettato sperimentalmente pecore in lattazione inoculando H5N1 e H5N5 direttamente nella ghiandola mammaria. Gli animali hanno sviluppato mastiti, cioè infiammazioni della mammella, iniziando a eliminare grandi quantità di virus nel latte. Gli agnelli nutriti con quel latte si sono infettati rapidamente e hanno contribuito a diffondere il virus ad altre ghiandole mammarie delle madri. In pratica, il latte ha funzionato come una catena di trasmissione efficiente tra mammiferi. Le pecore non in lattazione esposte al virus tramite aerosol hanno invece sviluppato infezioni respiratorie simili a quelle osservate negli esseri umani, suggerendo che gli ovini potrebbero diventare anche un modello utile per studiare l’aviaria nei mammiferi.
Fonte: repubblica.it
