Impatto delle tensioni in Medio Oriente sugli approvvigionamenti alimentari UE
L’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente — innescata dai recenti attacchi USA-Israele in Iran e dalle successive ritorsioni iraniane nella regione — minaccia il più critico collo di bottiglia petrolifero del mondo. Difatti lo Stretto di Hormuz rappresenta la preoccupazione principale a causa delle enormi implicazioni per il traffico marittimo attraverso questo stretto sbocco nel Golfo Persico. Sotto il controllo dei Pasdaran, il transito delle petroliere è crollato del 90%. Questa instabilità rischia di interrompere le catene di approvvigionamento globali e scatenare un potenziale caos economico.
In qualità di membro dell‘EFSCM (Meccanismo europeo di preparazione e risposta alle crisi della sicurezza alimentare) della Commissione Europea, le mie riflessioni si concentrano su come questo nuovo contesto e le relative incertezze possano esercitare una pressione significativa sulla filiera alimentare dell’UE.
Partiamo dal caro energia. Lo Stretto di Hormuz è dominato da petroliere e navi metaniere e circa il 20% del petrolio mondiale transita da qui. Il blocco del traffico marittimo può causare una impennata dei costi logistici e produttivi. Circa 280 navi mercantili sono attualmente intrappolate nel Golfo Persico, impossibilitate a uscire a causa del rischio bellico e dei premi assicurativi alle stelle. La situazione attuale ha già prodotto effetti drastici tra cui la deviazione di rotte con la circumnavigazione del Capo di Buona Speranza e l’aumento drastico dei costi di nolo per l’aggiunta di 12-15 giorni di navigazione.
Gli effetti già li vediamo: i prezzi del gas naturale sono balzati del 25-40% in pochi giorni, mentre il petrolio si avvia verso i 100 e più USD al barile. Per l’UE, ciò significa un aumento immediato dell’8% per il greggio e del 20% per il gas, con ricadute dirette sui costi di trasformazione industriale (essiccazione, surgelazione) e confezionamento. E’ inevitabile l’impatto sulle famiglie: si stima un aumento del 10-15% dei prezzi dei prodotti alimentari di base entro l’estate, con un aggravio della spesa annuale tra i 200 e i 600 euro per famiglia.

Oltre all’energia, lo Stretto è fondamentale per le materie prime agricole: un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti transita da queste acque. L’interruzione delle esportazioni da Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti priverebbe l’agricoltura europea di quote massicce di urea. C’è inoltre il rischio di calo dei raccolti. Se il blocco dovesse protrarsi durante la stagione della semina primaverile, la combinazione tra scarsità di fertilizzanti e prezzi record del gas ridurrà drasticamente le rese agricole dell’UE entro la fine del 2026. Mentre l’attenzione dei media è spesso catalizzata dal petrolio, la crisi in sta colpendo duramente anche il mercato globale dello zolfo, con conseguenze potenzialmente devastanti per l’agricoltura e l’industria tecnologica. Circa il 44-50% degli scambi globali parte dal Medio Oriente. L’Iran da solo contribuisce per circa il 30% alle esportazioni mondiali di zolfo. Qatar e Arabia Saudita esportano enormi volumi di zolfo liquido e solido, sottoprodotti della raffinazione del gas e del petrolio acido. Lo zolfo è l’ingrediente fondamentale per produrre acido solforico, che a sua volta è necessario per estrarre il fosfato dalle rocce e creare fertilizzanti fosfatici. Gli effetti si sono fatti sentire in Cina e in altri mercati asiatici dove i prezzi dello zolfo sono balzati oltre i 530 dollari/tonnellata in pochi giorni. Ma lo zolfo non serve solo per i campi. L’acido solforico è la sostanza chimica più prodotta al mondo ed è essenziale per semiconduttori e Data Center ed è necessario per l’estrazione e la lavorazione di metalli come il rame e il nichel nei processi di fabbricazione dei chip e batterie per veicoli elettrici. Molti paesi importatori, come l’India e la Cina, stanno cercando freneticamente fornitori alternativi (Canada o USA), ma questi non hanno la capacità logistica per sostituire i volumi del Medio Oriente nel breve termine. In sintesi, se il petrolio ferma i trasporti, la carenza di zolfo rischia di fermare la produzione industriale e alimentare globale.
È una crisi silenziosa che potrebbe avere effetti molto più persistenti rispetto al semplice rialzo del prezzo del carburante. Evidenzia inoltre la fragilità della dipendenza europea dalle rotte orientali e la necessità di diversificare gli approvvigionamenti di mangimi per le filiere zootecniche. Senza fonti di approvvigionamento alternative in particolare della soia o una maggiore autonomia proteica interna, la tenuta della produzione di carne e derivati è a rischio.
Data la situazione di stallo, è necessario che i decisori politici UE attivino piani di emergenza immediati focalizzati, con il supporto dell’EFSCM, privilegiando i seguenti interventi:
- Monitoraggio dei mercati con un controllo costante dei prezzi di fertilizzanti e del gas.
- Diversificazione delle fonti: coordinamento con il settore privato per attivare piani di emergenza e trovare fornitori alternativi di materie prime e mangimi, riducendo la dipendenza dalle zone di conflitto. La diversificazione deve muoversi su due binari: la ricerca di fornitori geograficamente meno esposti allo Stretto di Hormuz e l’aumento dell’autonomia interna. L’UE importa circa il 75-80% delle farine proteiche (con punte del 90% per la soia). Se le rotte orientali sono bloccate, le opzioni sono i principali produttori mondiali (Brasile, USA e Argentina). Per l’urea le alternative includono Egitto, Algeria, Marocco, paesi produttori chiave di fertilizzanti azotati e fosfati. La vicinanza geografica attraverso il Mediterraneo permetterebbe di evitare i chokepoint mediorientali.
- Sostegno ai costi energetici agricoli: implementare misure per mitigare l’impatto del prezzo del gas sugli agricoltori, evitando che l’aumento dei costi di produzione si trasformi in una crisi di accessibilità alimentare per i cittadini.
DG AGRI monitora molto attentamente la situazione in Medio Oriente e, se necessario, convocherà una riunione di crisi ad hoc del gruppo di esperti dell’EFSCM nei prossimi giorni/settimane.
Maurizio Ferri, responsabile scientifico SIMeVeP
