Quando il cibo si adatta più alle esigenze di mercato che a quelle di salute
Questo contributo nasce dall’esigenza di tenere insieme elementi che nel dibattito pubblico vengono spesso affrontati separatamente: gli accordi commerciali internazionali, le modalità di redazione e applicazione delle regole, l’organizzazione delle filiere agroalimentari, ciò che finisce sugli scaffali e, infine, l’impatto sulla salute delle persone e sui bilanci dei sistemi sanitari.
Il contesto nazionale e internazionale
Il punto di partenza è l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur, oggi in una fase di stallo politico, ma utile come caso esemplare del modo in cui vengono costruiti e presentati i grandi trattati commerciali. Anche in questo caso, il racconto pubblico si è concentrato prevalentemente sugli aspetti tecnici: apertura dei mercati, riduzione delle barriere, competitività. Un linguaggio neutro, orientato a evidenziare presunti vantaggi complessivi, che tende a rassicurare più che a interrogare e che raramente entra nel merito degli effetti concreti su agricoltura, lavoro, ambiente e alimentazione. Formalmente, il processo è corretto: l’Unione Europea agisce come soggetto giuridico autonomo, sulla base di competenze trasferite dagli Stati membri attraverso trattati ratificati dai Parlamenti nazionali. Proprio per questo, il Mercosur può essere assunto non tanto come oggetto di discussione puntuale, quanto come un esempio utile per allargare lo sguardo.
L’interesse non sta nei singoli contenuti dell’accordo, ma nel metodo che riflette: il modo in cui vengono create le regole, applicati i controlli, organizzate le filiere e definiti i criteri che finiscono per trasformare il cibo in una merce standardizzata. In questo quadro, commercio internazionale, regolazione tecnica, assetti industriali, ciò che troviamo sugli scaffali e le conseguenze sulla salute vengono spesso considerati, in modo illogico, ambiti separati.
In realtà sono anelli di una stessa catena decisionale, che produce effetti lungo tutte le fasi del processo, fino a incidere direttamente sulla salute delle persone e sui costi sostenuti dai sistemi sanitari La questione, però, non è solo formale; è ben più profonda. Questo metodo decisionale ha anche conseguenze sul piano della responsabilità democratica. I Parlamenti hanno dato il via libera alla delega, ma non hanno votato su ogni singola conseguenza futura di essa. Il cittadino continua a far sentire la propria voce attraverso il voto, ma le decisioni che influenzano la struttura dei mercati e le condizioni della vita quotidiana vengono prese in luoghi lontani dalla nostra esperienza diretta. La responsabilità decisionale si frammenta e diventa complicato ricostruirla quando gli effetti si manifestano. Questo meccanismo non riguarda solo il commercio internazionale; è lo stesso che regola oggi la promulgazione di leggi e regolamenti nel settore alimentare.
Fonte: Ruminantia
