Maiali resistenti ai virus: l’editing genetico apre mondi da esplorare
Uno studio coordinato dal Roslin Institute dell’Università di Edimburgo, lo stesso centro che nel 1996 diede vita alla pecora Dolly, ha prodotto i primi maiali geneticamente resistenti al virus della peste suina classica, una delle infezioni più temute negli allevamenti. I risultati, pubblicati su Trends in biotechnology da Helen Crooke e Simon Lillico, dimostrano che l’editing del gene Dnajc14 tramite tecnologia Crispr-Cas9 può impedire la replicazione del virus nei suini, aprendo la strada a strategie innovative di controllo delle malattie infettive nel bestiame.
“L’eccellente lavoro di Crooke e collaboratori è un’accelerazione del viaggio verso il futuro con rotte nuove finora solo ipotizzate”, commenta Daniele Vigo, docente di fisiologia veterinaria all’Università degli Studi di Milano. “La scienza non dorme mai e ha fornito strumenti di inestimabile valore come i vaccini. Ma l’idea di prevenire una malattia ponendo gli animali in una condizione naturale di resistenza o resilienza rappresenta un traguardo straordinario”.
Focus sul gene Dnajc14
Lo studio dimostra che il gene Dnajc14, noto per il suo ruolo nella replicazione dei pestivirus, tra cui il virus della peste suina classica e quello della diarrea virale bovina, è un fattore chiave per la loro sopravvivenza. Attraverso l’editing mirato di questo gene, in particolare la sostituzione di un singolo amminoacido (W576A), i ricercatori hanno ottenuto dapprima cellule primarie da maiali modificati completamente resistenti all’infezione; poi, con la successiva sperimentazione in vivo, con challenge virale, gli animali non hanno presentato alcun segno clinico né tracce virali nel sangue o nei tessuti, rimanendo sani e fertili. Gli animali “editati” infatti non mostravano differenze di crescita o comportamento rispetto ai controlli, a conferma della compatibilità dell’editing con il benessere animale, almeno nelle prime generazioni. Il professor Vigo afferma che questo è già un notevole successo e se queste caratteristiche si manterrano anche nelle successive generazioni di maiali l’obiettivo prefissato sarà pienamente raggiunto.
Fonte: Abouth Pharma
