FAO calcola gli elevatissimi costi della resistenza antimicrobica negli allevamenti
La scorsa settimana sono cominciati lavori del Sottocomitato FAO, presso la sede a Roma, sull’allevamento con una revisione delle priorità globali del settore, concentrandosi su trasformazione sostenibile dei sistemi zootecnici e sicurezza alimentare. Le discussioni principali riguardano riduzione dell’impatto climatico, salute animale e resistenza antimicrobica, oltre al rafforzamento delle linee guida FAO per i sistemi di allevamento sostenibili.
In questo contesto, è stato presentato il secondo rapporto intitolatoThe Future of antimicrobial use in livestock. The economic cost of action or inaction. Il documento analizza l’attualissimo tema della resistenza antimicrobica nel comparto zootecnico globale, dal punto di vista delle ricadute economiche, evidenziando come questa rappresenti una minaccia crescente per la sicurezza alimentare, la produttività degli allevamenti, il benessere economico e la salute umana. Secondo la valutazione economica elaborata dalla FAO attraverso modelli previsionali e scenari di lungo periodo, ciò che emerge è che il settore zootecnico mondiale dovrà riallineare rapidamente i propri incentivi produttivi e sanitari per evitare che i costi dell’inazione diventino progressivamente più elevati e difficili da recuperare.
Lo studio FAO
Per comprendere l’impatto economico di questa situazione, lo studio ha utilizzato due grandi modelli economici internazionali: AGLINK-COSIMO, sviluppato da OECD e FAO per simulare i mercati agricoli mondiali, e LPSM-G, utilizzato per stimare gli effetti macroeconomici su PIL, commercio e benessere economico globale. Le simulazioni hanno riguardato i principali comparti zootecnici mondiali, suini, pollame, bovini, latte e uova, considerando oltre quaranta Paesi con diversi livelli di reddito.
Lo studio ha simulato due scenari indipendenti: da una parte l’eliminazione graduale dei promotori della crescita (AGP) e dall’altra il progressivo aumento della resistenza antimicrobica (AMR).
Lo scenario di partenza mostra una crescita molto forte della produzione animale mondiale entro il 2040. La produzione complessiva di carne, latte e uova dovrebbe infatti passare da circa 536 milioni di tonnellate a oltre 657 milioni di tonnellate, con un incremento vicino al 23%. Il settore avicolo dovrebbe crescere da 137 a 171 milioni di tonnellate, mentre la produzione di latte potrebbe aumentare da 118 a 156 milioni di tonnellate. Anche bovini, suini e uova mostrano prospettive di crescita costante.
Fonte: foodandtec.com
