Svizzera, influenza suina H1N1 trasmessa dai maiali all’allevatore. Lo studio
Un allevatore svizzero ha contratto l’influenza suina A H1N1 di linea eurasiatica avian-like (EA) dal proprio allevamento di maiali. Lo documenta uno studio dell’Università di Berna pubblicato su Emerging Infectious Diseases, che ha sequenziato l’intero genoma rivelando un’identità nucleotidica superiore al 99,9% tra i virus isolati dai maiali e quello isolato dall’allevatore, e confermando la trasmissione zoonotica all’interfaccia suino-uomo. Nessuna trasmissione secondaria ai contatti familiari è stata rilevata.
Il caso: il focolaio nell’allevamento e la malattia dell’allevatore
Il 27 novembre 2023 è stato segnalato un focolaio di malattia respiratoria in un allevamento di circa 180 maiali da ingrasso in Svizzera, quattro settimane dopo l’introduzione di 90 maiali provenienti da un altro allevamento nazionale. Dalle analisi circa l’80% dei maiali presentava apatia, febbre e segni respiratori. L’allevatore, un uomo di 40-50 anni senza patologie di base, aveva manifestato una sindrome influenzale lieve due settimane prima, con sintomi analoghi in due familiari. L’allevatore non era vaccinato contro l’influenza stagionale.
La conferma genomica della trasmissione zoonotica
Il sequenziamento dell’intero genoma (WGS) ha identificato il virus come H1N1 suino della linea EA, clade 1C.2.2, con identità nucleotidica superiore al 99,9% tra tutti i segmenti genomici dei campioni umani e suini. L’analisi filogenetica ha mostrato che tutti i virus dello studio formano un cluster monofiletico con le sequenze svizzere precedentemente rilevate. Sono state identificate varianti nucleotidiche condivise tra campioni umani e suini, inclusa la mutazione HA-G172E associata a deriva antigenica e potenziale evasione immunitaria. Il carico virale era più elevato nei maiali rispetto all’allevatore, probabilmente per immunità pregressa, tempistica del campionamento o effetti delle varianti rilevate.
Implicazioni per la sorveglianza One Health
I virus H1N1 suino identificati mostravano multiple sostituzioni aminoacidiche nelle regioni antigeniche dell’emoagglutinina, mostrando maggiore divergenza dal ceppo vaccinale umano stagionale 2023-24 rispetto ai virus umani contemporanei. Questo suggerisce una potenziale protezione crociata limitata dai vaccini umani per i lavoratori esposti, sottolineando la necessità di strategie vaccinali mirate per i gruppi occupazionali ad alto rischio. Gli autori indicano la necessità di una sorveglianza WGS attiva e di caratterizzazione genomica all’interfaccia suino-uomo, in una logica One Health, per il rilevamento precoce di ceppi emergenti.
Fonte: vet33.it
