Api e sostenibilità: una nuova tecnologia “green” riduce i trattamenti contro la varroa destructor
Proteggere le api in modo efficace e sostenibile riducendo il lavoro degli apicoltori: è questo l’obiettivo della ricerca pubblicata su «Journal of Drug Delivery Science and Technology»condotta dal dott. Simone Bernardotto (PhD) e dalle professoresse Margherita Morpurgo ed Erica Franceschinis del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova.
Il team di ricerca ha sviluppato una nuova formulazione a base di oli essenziali in grado di contribuire a contrastare la Varroa destructor, uno dei principali parassiti responsabili dell’indebolimento delle colonie di api (Apis mellifera).
Il suo controllo è spesso complesso e richiede strategie integrate che includono acaricidi di sintesi e composti naturali. Tuttavia, questi ultimi, che sono i preferiti nel contesto dell’apicoltura biologica, sono caratterizzati da elevata volatilità, che ne limita la persistenza e richiede trattamenti ripetuti.
La ricerca affronta questo limite attraverso l’impiego di polveri a base di una silice già autorizzata in ambito farmaceutico, come sistemi per modulare il rilascio delle molecole attive. Le polveri consentono di intrappolare quantità significative di oli essenziali noti per le loro proprietà acaricide (in particolare il timolo, insieme a mentolo, canfora ed eucaliptolo) e di rilasciarli lentamente nel tempo.
«Non abbiamo aumentato l’efficacia rispetto ai prodotti esistenti, ma siamo riusciti a ottenere lo stesso risultato con un numero inferiore di trattamenti – spiega il Dott. Bernardotto, primo autore dello studio –. Questo significa ridurre significativamente il lavoro degli apicoltori, soprattutto per chi gestisce molti alveari Le formulazioni attualmente in commercio infatti richiedono trattamenti frequenti, ogni 7-10 giorni. La nuova tecnologia che abbiamo sviluppato permette invece di estendere la durata dell’efficacia fino a circa 25 giorni, mantenendo risultati comparabili ai prodotti già disponibili.»
L’efficacia del sistema è stata valutata sia in laboratorio, mediante studi chimico-fisici sulla ritenzione e il rilascio delle molecole, sia in campo, attraverso sperimentazioni condotte per due anni in collaborazione con l’associazione APaPad (apicoltori padovani). Gli apicoltori hanno partecipato attivamente al monitoraggio, contribuendo alla raccolta dei dati sulla caduta degli acari negli alveari trattati.
«Gli acaricidi di sintesi sono molto efficaci ma possono lasciare residui e favorire lo sviluppo di resistenze – spiega la prof.ssa Morpurgo –. Gli oli essenziali sono più sostenibili, ma meno persistenti. Il nostro lavoro nasce proprio per colmare questo gap, rendendo i trattamenti naturali più pratici e applicabili».
Tuttavia, come sottolineano i ricercatori, gli oli essenziali non costituiscono una soluzione unica, ma devono essere integrati in strategie di controllo combinate.
«È un ambito di ricerca particolarmente sfidante – sottolinea la prof.ssa Franceschinis – perché si tratta di sviluppare medicinali veterinari destinati a un organismo complesso come l’alveare, che deve essere trattato senza compromettere la salute delle api né la qualità dei prodotti destinati al consumo umano, come il miele».
Fonte: lescienze.it
