Agenda 2030: male l’Italia, è sotto la media UE per la metà degli SDGs
ISTAT: grandi criticità per Vita sulla terra, Lavoro dignitoso, Cambiamento climatico, Disuguaglianze, Città sostenibili, Imprese, innovazione e infrastrutture
Sono passati più di 10 anni dalla realizzazione dell’Agenda 2030, “il programma d’azione globale per le persone, il pianeta e la prosperità: 17 Obiettivi e 169 traguardi adottati dai 193 Stati Membri delle Nazioni Unite per guidare il mondo verso un futuro più sostenibile, equo e pacifico entro il 2030”. E ne mancano solo quattro alla sua scadenza. E le notizie non sono per niente buone, anzi, i bilanci sono quasi disastrosi.
In questo contesto si inserisce l’analisi dell’ISTAT circal ’andamento dell’Italia verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, analizzato rispetto all’ultimo anno (evoluzione di breve periodo), a partire da 243 misure statistiche, e rispetto all’ultimo decennio (evoluzione di lungo periodo), basandosi su 221 misure statistiche.
Breve e medio periodo: in entrambi i casi non ci siamo
Nell’ultimo anno, fa sapere l’ISTAT, solo la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure.
Le variazioni negative sono più frequenti nel Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario; nel Goal 4 (Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati; nel Goal 1 (Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione.
All’opposto, il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate.
Quote di miglioramento si osservano anche nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e 2 (Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura.
Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia: nel Goal 15 (Vita sulla terra) oltre tre quarti delle misure restano stabili; livelli di stabilità elevati interessano anche i Goal 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua).
Le tendenze dell’ultimo decennio, afferma ancora l’ISTAT, restituiscono un quadro che sottolinea l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% presenta una tendenza non univocamente determinabile. Questa ampia area di misure con tendenza evolutiva incerta riflette la presenza di andamenti discontinui, caratterizzati da fasi alterne di miglioramento e peggioramento, suggerendo una limitata capacità di consolidare i progressi nel tempo.
Le tendenze positive nel decennio risultano più evidenti nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), 5 (Parità di genere), 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture) e 7 (Energia).
Anche i Goal 15 (Vita sulla terra) e 13 (Lotta al cambiamento climatico) mostrano una quota elevata di misure in miglioramento, ma con elementi di incertezza o di criticità: nel Goal 13 pesa una componente ampia di tendenze non determinate, mentre il Goal 15 registra anche la più alta incidenza di misure in peggioramento. Segnali negativi sono più frequenti nei Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), 6 (Acqua) e 11 (Città sostenibili).
