Sign in / Join
0

Contributi da SIVeMP/SIMeVeP

LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE, ARMA INDISPENSABILE PER LO STUDIO DI EPIDEMIOLOGIA, EZIOPATOGENESI E TERAPIA DEL COVID-19

La sperimentazione animale, arma indispensabile per lo studio di epidemiologia, eziopatogenesi e terapia del covid-19” è il titolo della tesi di Specializzazione in Scienza e Medicina degli Animali da Laboratorio che il dott. Alessio Ceriani ha discusso il 10 luglio 2020, essendo quindi fra i primi studenti i primi studenti ad avere realizzato una tesi sulla malattia COVID-19 e sul nuovo coronavirus SARS-CoV-2.

Il dott. Ceriani – che in qualità socio Emervet sin dalla sua fondazione ha partecipato a varie esercitazioni nazionali ed internazionali sul territorio italiano con le unità cinofile da soccorso impiegate in situazioni di calamità prestando il primo soccorso durante le attività addestrative in scenari di emergenza con l’impiego di molta tecnologia – ha molta esperienza nel volontariato di protezione civile, che lo ha portato ad essere presente in qualità di medico veterinario durante i terremoti che hanno colpito il centro Italia nell’agosto 2016, e ha voluto mettersi a disposizione anche durante l’emergenza COVID-19, partecipando alla task force nella Centrale Operativa Coronavirus della città di Milano, Regione Lombardia, insieme a volontari esperti del settore che hanno messo a disposizione esperienze e competenze: medici, psicologi, operatori sanitari, professionisti di Protezione Civile.

Ceriani ha deciso dunque di affrontare un tema attuale nel suo elaborato, non solo perchè protagonista nell’emergenza come volontario di protezione civile ma anche per mettere ulteriormente in evidenza per il concetto “One Health” che riconosce che la salute degli esseri umani, degli animali e dell’ambiente come interconnessa e l’importanza di identificare in maniera precoce possibili “Spillover” ovvero il  salto di specie dei virus da animale a uomo.

Abstract della tesi

FOCOLAI NEI MACELLI IN LOMBARDIA. SORICE: LA SITUAZIONE NON ALLARMA, MA NON SI ABBASSI LA GUARDIA

A seguito dei recenti focolai di COVID-19 che hanno interessato alcuni impianti di macellazione e di lavorazione delle carni nel mantovano e nel cremonese, L’Eco di Bergamo ha intervistato Antonio Sorice, Direttore del Distretto veterinario B dell’Ats Bergamo e Presidente SIMeVeP.

La preoccupazione c’è e la guardia non va abbassata – sottolinea Sorice. L’Ats Bergamo, oltre ai controlli di routine che non si sono mai interrotti neppure durante il lockdown, sta progettando una serie di controlli specifici, a partire dall’osservanza delle norme di sicurezza anti Covid e per la tutela dei lavoratori. Bisogna mettere in chiaro subito una cosa: gli impianti di macellazione e quelli di lavorazione non costituiscono in sé luoghi a rischio Covid, ma per le particolari condizioni presenti all’interno di queste strutture, il virus può diffondersi con maggiore facilità, e il rischio di contagio può essere più alto

COVID-19 nei macelli. Grasselli: importante la tempestiva collaborazione medici/veterinari

Crescono in Europa e nel mondo i casi di COVID-19 nei macelli e negli stabilimenti di lavorazione delle carni. In Germania è accertato un secondo focolaio in Bassa Sassonia, e le preoccupazioni aumentano.

Delle condizioni che favoriscono la trasmissione in questi impianti ha parlato Aldo Grasselli Presidente FVM, insieme a Paolo D’Ancona dell’Istituto superiore di sanità durante la trasmissione “Radio1 giorno per giorno” a Radio Rai 1.

Sottolineando che i contagi sono favoriti da molti fattori, cioè le grandi dimensioni degli stabilimenti che impiegano molti lavoratori, le condizioni socio economiche e le tutele sindacali dei lavoratori, le condizioni igieniche dei posti di lavoro, la dotazione di presidi e dispositivi di protezione individuale,  Grasselli ha ricordato come in Italia le cose sono andate diversamente sia perché non abbiamo grosse concentrazioni industriali come in Brasile, USA e a Germania, sia per la tempestiva collaborazione fra Servizi Veterinari, Servizi di Igiene e i Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dei Dipartimenti di Prevenzione che hanno saputo isolare e neutralizzare tempestivamente il focolaio Covid dello stabilimento di Macellazione di Palo del Colle (BA) dove su 600 addetti, oltre 100 sono risultati positivi al tampone, sia soprattutto perché i lavoratori del settore carni godono delle tutele preventive del dlgs 81/2008.

Tuttavia, nonostante le diverse condizioni, anche in Italia il rischio zero non esiste. Le patologie non conoscono frontiere – ha ribadito Grasselli – e non concedono tregue e disattenzioni. Quindi è importante un’analisi costante dei fattori di rischio. Considerato che COVID-19 è un fenomeno nuovo, di cui anche gli scienziati hanno parziale certezza, è necessario implementare progressivamente le linee guida per rimuovere i fattori di rischio e per poter agire in maniera appropriata e neutralizzare  tempestivamente eventuali nuovi focolai, intercettando il prima possibile le persone colpite dal virus per isolate e azzerare il contagio”.

Sul tema il Presidente era intervenuto già ieri, ricordando che è quanto mai opportuno mantenere un elevato livello di epidemio-sorveglianza secondo l’approccio ‘One Health’, cioè attraverso una collaborazione tra veterinari igienisti degli alimenti e medici (in particolare medici igienisti e medici del lavoro), come da tempo OMS e OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale).

Clicca qui per riascoltare la trasmissione radio di oggi

Aumentano i contagi da SARS-CoV-2 fra gli addetti dei macelli nel mondo. E in Italia?

Sale il numero dei contagiati da Covid-19 fra gli operatori di uno dei più grandi stabilimenti per la lavorazione delle carni d’Europa, a Guetersloh, nel Land tedesco del Nord Reno-Vestfalia in Germania.
Sugli oltre 6500 lavoranti, molti in quarantena, più di 1300 sono stati colpiti dal virus SARS-CoV-2.
Anche negli Stati Uniti d’America il fenomeno sta preoccupando le autorità sanitarie.

È bene ricordare in primo luogo che i focolai che stanno interessando i macelli in Europa e nel mondo, in particolare negli Usa e Brasile, non dipendono dagli animali o dalle carni che vi vengono lavorate.

Poi è necessario contestualizzare le situazioni in cui gli addetti a questo tipo di lavorazione si sono ammalati o sono risultati infetti asintomatici. Non è casuale che questo in Italia non sia accaduto.

Gli impianti di macellazione per definizione sono “Industrie insalubri di prima categoria”, sono quindi luoghi molto esposti alle contaminazioni e per questo da sempre le norme e le rigide prassi igienico-sanitarie devono essere rispettate per tutelare i lavoratori ed evitare contaminazioni.

Per poter dare un giudizio fondato sul fenomeno occorre inquadrarlo secondo i criteri tipici delle indagini epidemiologiche, quindi occorre tenere presente che il comparto alimentare durante la pandemia è stato più attivo del solito anche per la psicosi che ha portato a fare incetta di alimenti.
Porterebbero quindi essere stati più intensi e serrati i ritmi di lavoro in quei paesi dove i focolai si sono verificati, in Italia i ritmi di lavoro sono evidentemente rimasti compatibili con la tutela dei lavoratori.

Un fattore di rischio è indubbiamente legato alla particolare atmosfera degli ambienti di macellazione o sezionamento delle carni dove si fa largo uso di acqua per lavare e pulire al fine di tenere sotto controllo la flora batterica che si concentra in quegli ambienti particolarmente insalubri per la presenza di feci e sangue animale e conseguentemente l’elevata umidità e il maggior tenore di vapore possono aver aumentato la diffusione del virus da un soggetto asintomatico o pauci sintomatico mediante “droplet” ad altri lavoratori che non hanno potuto proteggersi adeguatamente con i DPI (dispositivi di protezione individuale) che la legge italiana Dlgs n. 81/2008 prescrive.

Non sottovalutiamo poi la frequente escursione termica cui sono sottoposti i lavoratori che entrano ed escono dalle celle frigorifere, specialmente quelle di congelamento, che ha un impatto rilevante sulle vie respiratorie.

Proprio per le condizioni sopra richiamate tutti i lavoratori degli stabilimenti di macellazione devono essere muniti di protezioni anti infortunistiche e di mascherine e visiere per proteggerli dall’aspirazione di patogeni, ancor di più laddove è più difficile mantenere le distanze di sicurezza.

In ultimo non possiamo nascondere che la macellazione è un lavoro faticoso e pericoloso, che spesso nei paesi dove si sono verificati i focolai viene assegnato a lavoratori scarsamente protetti dal punto di vista contrattuale e sindacale, spesso reclutati da sedicenti “cooperative” che mascherano forme di caporalato che non garantisce tutele a fronte di bassi salari e di precarietà estrema. Abbiamo conferma che in alcuni paesi che hanno avuto focolai se qualche lavoratore reclutato dal caporalato chiede qualche garanzia in più viene immediatamente licenziato.

Questi lavoratori che sono stati colpiti dal Covid 19, quindi, come molti altri della filiera agricolo-zootecnico-alimentare, sono lavoratori poveri e indifesi, che vivono in case umili o addirittura in baracche fatiscenti, spesso sovraffollate, ove la promiscuità concorre a favorire la diffusione di patologie infettive e contagiose.

La Fase 2/3 non è libera dal Covid-19, occorre quindi mantenere alta l’attenzione, anche in Italia, monitorando lo stato di salute di tutti coloro che hanno ripreso a lavorare.

L’industria italiana delle carni deve essere anch’essa tutelata da notizie generalizzate e da associazioni infondate con quella di altri paesi.

Innanzitutto perché l’Italia non è stata colpita da casi di Covid-19 nei macelli, secondariamente perché una crisi di fiducia montata ad arte verso le nostre produzioni alimentari farebbe l’interesse della concorrenza e si rivelerebbe un disastro per l’intero paese.

Un danno grave, economico ed umano. Non dimentichiamo che nei macelli italiani e negli stabilimenti di sezionamento e lavorazione delle carni la gestione delle operazioni è ispezionata e certificata da Veterinari Ufficiali del Servizio Sanitario Nazionale che sono costantemente presenti lungo tutti i passaggi della filiera.

Il compito dei Servizi Veterinari della sanità pubblica consiste nel garantire buone prassi di lavorazione che comportano anche la tutela della salute degli addetti e quella degli stessi Ispettori Veterinari che in quei macelli e in quei laboratori garantiscono il rispetto del benessere animale e la salubrità delle carni che finiscono sulle tavole dei consumatori.

In Italia non abbiamo avuto focolai in questo settore, le nostre imprese hanno operato correttamente, tuttavia non possiamo pensare che il rischio sia zero. Per questo è utile aggiornare costantemente le linee guida per prevenire la diffusione del Covid-19 anche tra i lavoratori degli stabilimenti di lavorazione delle carni, come fatto sin ora nel nostro paese.

In modo da mantenere un elevato livello di epidemio-sorveglianza secondo l’approccio ‘One Health’, cioè attraverso una collaborazione tra veterinari igienisti degli alimenti e medici (in particolare medici igienisti e medici del lavoro), come da tempo OMS e OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale) suggeriscono sia fatto a livello mondiale, prendendo i Dipartimenti di Prevenzione italiani a modello di riferimento.

Prevenire pandemie zoonotiche. Sorice: i Servizi Veterinari Italiani lo fanno

Scienziati australiani preparano veterinari e operatori del settore agricolo di 11 paesi asiatici per individuare precocemente le malattie zoonotiche che potrebbero fare il “salto di specie” dagli animali agli esseri umani.

Qual è la situazione in Italia e cosa sarebbe successo se il salto di specie che ha portato alla pandemia Covid-19 fosse avvenuto in Italia? Lo ha chiesto, fra l’altro, Sanità Informazione al Presidente SIMeVeP, Antonio Sorice

Leggi l'articolo

 

COVID 19 – Fase 2/3 – Necessità e rischi. Lettera aperta del Presidente FVM

COVID 19 – Fase 2/3 – Necessità e rischi. Lettera aperta del Presidente FVMLa Fase 2 è ormai la premessa della imminente Fase 3. Questa accelerazione motivata da mesi di attesa rischia di essere percepita come una svolta, come un ritorno alla normalità.

Ma la normalità cui facciamo riferimento, almeno sul piano delle questioni sanitarie, è una normalità fallace.
Siamo veramente consapevoli di cosa ci aspetta?
Sappiamo che non avremo più per molto tempo la normalità sociale di prima.

di Aldo Grasselli, Presidente FVM

Leggi il contributo

Antonio Sorice racconta la sua esperienza di veterinario durante l'emergenza COVID-19

Antonio Sorice

Un medico veterinario dal 30 marzo ha la responsabilità di coordinare i dipartimenti di area medico sanitaria dell’ATS di Bergamo. Sono state affidate le funzioni di coordinamento organizzativo dei dipartimenti afferenti alla direzione sanitaria, in sostituzione del Direttore Sanitario.

Leggi l’intervista di 30 giorni

How Public Health Veterinarians can Respond to Covid-19 Emergency

The management of the Covid-19 epidemic in the EU appears to downplay or neglect the veterinary public health contribution. This is not in line with the One Health approach if we consider that Covid-19, likewise SARS and MERS, due to the close and interdependent links of humans, animals, and the environment, calls for joint action between the veterinary and medical professions. Indeed, to overcome the dichotomy between medical and veterinary professions vis-a-vis the current pandemic, and to better operationalize the One Health approach, there are several lines of expertise that public health veterinarians (e.g. epidemiologists and virologists) can share with medical professionals in order to manage the current health crisis, notably: the skills in the wildlife-reservoir surveillance program for detecting emerging pathogens; their experience in dealing with past animal epidemics, and the laboratory support for the diagnosis and molecular characterization of SARS-CoV-2 and human samples testing. This valuable knowledge can be properly integrated within the national and international management and monitoring structures required for the Covid-19 epidemic.  

di Maurizio Ferri, Coordinatore Scientifico SIMeVeP

Codice PC e soccorso animali domestici. Ruolo dei Medici Veterinari nella relazione uomo-animale-ambiente al tempo del Coronavirus

Di Serena Adamelli Medico Veterinario L.P. comportamentalista –Emervet; Antonio Tocchio Medico Veterinario Vicepresidente Emervet

Leggi l'articolo

The Animal Origin Of SARS-Cov-2, The Human Spill-Over and The Recurrent Saga of The Man-Made Virus

How the scientific evidence gets rid of the man-made theory on SARS-CoV-2.

Di Maurizio Ferri, Coordinatore Scientifico SIMeVeP

Leggi l'articolo

Il ballo in maschera

Le mascherine rimarranno nella memoria storica di questa pandemia come la sineddoche che rappresenta il fallimento della comunicazione del rischio e della preparazione alle epidemie in genere. Si è cominciato col dire e far ripetere dagli esperti che le mascherine chirurgiche non proteggono dal virus chi le indossa, quindi i cittadini non devono metterle a meno che non accudiscano una persona debole.

Di Aldo Grasselli, Segretario Nazionale SIVeMP

Infezione da SARS-CoV-2 negli animali domestici: Revisione Sistematica della letteratura scientifica e similitudini con altre emergenze sanitarie a carattere zoonotico.

SARS-CoV-2 è la denominazione scientifica attribuita al nuovo Coronavirus comparso nella citta' di Wuhan, in Cina, alla fine del 2019, e responsabile della piu' grande epidemia del nuovo millennio. La diffusione della patologia COVID-19, di accertata origine zoonotica, avviene essenzialmente per contagio inter-umano e per via respiratoria; tuttavia, attraverso una valutazione di evidenze osservazionali, derivanti da segnalazioni ufficiali delle Autorita' sanitarie di diversi Paesi, e una Revisione Sistematica della letteratura scientifica ad oggi disponibile, riportante evidenze derivanti da infezioni sperimentali, si è inteso valutare la possibilita' di trasmissione di SARS-CoV-2 dall'uomo agli animali domestici e da questi a propri conspecifici. Si è infine voluto evidenziare un importante parallelismo nelle modalita' di gestione della pandemia di COVID-19 con quelle di un'altra, importantissima, emergenza sanitaria globale a carattere zoonotico, che per tanti anni ha visto in prima linea i medici veterinari del Servizio Sanitario Nazionale: l'Encefalopatia Spongiforme Bovina.

Leggi il Contributo di Marco Cecchetto, Ats Bergamo

Emergenza Covid-19 e contenimento dell’infezione. DOVE È FINITA LA MEDICINA UNICA?

A giugno era previsto a Edimburgo lo svolgimento del Health Congress”, ma l’epidemia da Covid-19 ha reso inevitabile il suo spostamento, pertanto ora è previsto il prossimo novembre, quando si auspica che, con tutte le precauzioni del caso, anche gli eventi sociali e culturali - oltre all’economia - possano riprendere con la necessaria gradualità. Quindi, seppur simbolicamente, la pandemia ha così segnato un altro punto a suo favore.

Il contributo di Vitantonio Perrone, Vicepresidente SIMeVeP

LA SANITÀ PUBBLICA VETERINARIA NELL’EMERGENZA COVID-19

Con il presente lavoro vengono forniti alcuni elementi di aggiornamento scientifico sulla pandemia di polmonite virale umana Covid19 e descritte le azioni di sanità pubblica veterinaria necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria, in un’ottica di collaborazione con le altre professionalità mediche secondo i principi One-Health e di Sanità Circolare. I relativi temi sono sviluppati in tre parti: la prima parte presenta la attuali evidenze sulla probabile origine animale del virus SARS-CoV-2, agente dell’infezione Covid-19, sulla circolazione dei coronavirus (CoVs) negli animali ed in particolare sul ruolo dei pipistrelli come serbatoio chiave.

La seconda parte descrive il ruolo della sorveglianza epidemiologica veterinaria per il controllo dei serbatoi animali dei CoVs e di SARS-CoV-2, e propone in un’ottica One-Health l’utilizzo delle competenze veterinarie, maturate con la gestione delle passate epidemie animali, e l’applicazione di metodologie di sorveglianza epidemiologica veterinaria, opportunamente adattate, ai focolai di Covid-19.

La terza parte analizza il ruolo potenziale sia degli animali, compresi quelli da compagnia, che degli alimenti nella trasmissione dell’infezione Covid-19.

di Maurizio Ferri, Coordinatore Scientifico SIMeVeP

LA TERZA GUERRA MONDIALE, CONTRO UN VIRUS

L’epidemia di Coronavirus è entrata prepotentemente nelle nostre vite, come una inattesa dichiarazione di guerra, come una delle tante catastrofi che non sappiamo prevedere. In poco più di due mesi la stabilità del pianeta, la serenità delle comunità, l’equilibrio economico, i mercati finanziari, la sicurezza personale e la salute pubblica sono stati rivoluzionati come mei era accaduto dalla fine della seconda guerra mondiale. Il mondo è piccolo se le comunicazioni di merci e persone lo avvicinano, e allora i problemi di un continente lontano sono anche i nostri.

Questa che ormai è una pandemia ci deve insegnare molte cose, altrimenti sarebbe un tributo di vite in sensato e colpevole verso le nuove generazioni e verso la nostra stessa integrità morale.

Contributo di  Aldo Grasselli – Segretario Nazionale SIVeMP

COVID-19. AD OGGI NON C’È EVIDENZA CHE GLI ANIMALI DOMESTICI POSSANO INFETTARE L’UOMO. SORICE A BERGAMOTV

Il Presidente SIMeVeP è intervenuto a Bergamo TV per fare chiarezza: sebbene gli animali domestici siano, occasionalmente, suscettibili a SARS-CoV-2, non c’è evidenza che possano trasmettere il virus all’uomo.

Ad oggi, all’origine dell’infezione  dei 4 casi documentati di positività da SARS-CoV-2 negli animali da compagnia (due cani e un gatto ad Hong Kong e un gatto in Belgio) ci sarebbe la malattia dei loro proprietari, tutti affetti da COVID-19.

E’ quindi importante – oltre continuare a mettere in atto le norme igieniche di base che sempre vanno adottate nel rapporto con gli animali domestici – prendere alcune precauzioni nella gestione sanitaria degli animali di proprietà di pazienti affetti da COVID-19 per evitare di contagiarli.

Qui il video integrale del Tg; al minuto 20 l’intervento del Dott. Sorice

Pandemia da SARS-CoV-2, il contributo dei medici veterinari. Lettera al Ministro

Lettera del Segretario Nazionale del SIVeMP, Dott. Aldo Grasselli, al  Ministro della Salute, agli Assessori Regionali alla Sanità, al Presidente dell’ISS, ai Direttori Generali ASL, ai Direttori Generali IIZZS, ai Direttori delle Scuole di Veterinaria delle Università, ai Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL e al Presidente FNOVI:

COVID-19, IL RUOLO DEL VETERINARIO E I CONSIGLI PER I PROPRIETARI: INTERVISTA A GRASSELLI (SIVEMP)

La redazione veterinaria del portale animalidacompagnia.it ha intervistato il Segretario Nazionale del SIVeMP, Dott. Aldo Grasselli, sul ruolo degli animali da compagnia nella trasmissione del virus SARS-CoV-2 e sul ruolo dei medici veterinari di sanità pubblica a tutela della salute animale e di  quella umana.

Leggi l’intervista

CORONAVIRUS A BERGAMO: PARLA ANTONIO SORICE

Bergamo è una delle città più colpite dal coronavirus. Di Bergamo è il Presidente SIMeVeP, Antonio Sorice, che in qualità di Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria dell’Ats Bergamo è impegnato direttamente e pienamente nell’affrontare l’emergenza Covid-19.

Rcs Salute ha raccolto la sua testimonianza

NUOVE ZOONOSI VIRALI, FENOMENI PREVEDIBILI

“La previsione che da tempo l’OMS va fornendo, e cioè che il 75% delle malattie emergenti e ri-emergenti che interessano l’uomo, a partire dal XXI secolo, sono rappresentate da zoonosi deve davvero rappresentare un monito per tutti i governi che troppo spesso non danno il giusto credito agli organismi sovranazionali”.

Il contributo del Vice Presidente SIMeVeP, Vitantonio Perrone, per La Settimana Veterinaria

LO SVILIPPO EPIDEMICO DEL COVID-19, LE MISURE DI PREVENZIONE E LE FASTIDIOSE INCOGNITE

Mentre il bilancio dall’epidemia del nuovo coronavirus Covid-19 continua a salire in Italia, con 1577 casi e 34 decessi, e nel mondo con un totale globale di 89.000 casi in 65 paesi, due sono gli elementi che emergono dai focolai nel Nord Italia, poi con casi nelle altre regioni, ma per la maggiore parte collegati ai due grossi clusters nelle regioni Lombardia e Veneto.

Il primo elemento è l’alta concentrazione di casi che trova una prima spiegazione negli intensi rapporti commerciali ed economici tra Nord Italia e Cina; il secondo elemento è relativo alla distribuzione dei casi (curva epidemica) concentrati in un arco temporale ristretto.

Maurizio Ferri, coordinatore scientifico SIMeVeP, propone l’aggiornamento al 2 marzo sullo sviluppo epidemico del Covid-19.

NON SOLO CORONAVIRUS. ZOONOSI IN AUMENTO. SORICE: FONDAMENTALI I SISTEMI DI SORVEGLIANZA

Non solo coronavirus. «Le zoonosi conosciute sono numerose, secondo l’Oms sono oltre 200 e comprendono un gruppo molto diverso d’infezioni o di infestazioni, che possono  essere di natura batterica, virale, parassitaria e da agenti non convenzionali, i prioni. Negli ultimi anni, a causa dell’intensificarsi degli scambi commerciali di animali e prodotti d’origine animale tra i vari
paesi del mondo, stanno acquistando un’importanza crescente ed il loro studio costituisce uno dei settori di maggior interesse della medicina, umana e veterinaria».

Il commento del Presidente SIMeVeP sulle zoonosi, in un ottica One Health, raccolto da La “Provincia”

L’EPIDEMIA DA CORONAVIRUS 2019-NCOV TRA MILLE INCERTEZZE E PREOCCUPAZIONI

Ad oggi, due settimane da quando le autorità di Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus 2019-nCoV, hanno imposto le misure di quarantena ed isolato la città, il bilancio sale a 31.514 casi confermati (31202 in Cina e 312 in 23 paesi) e 638 decessi (636 in Cina), numeri che superano quelli dell’epidemia SARS. In n Cina, le autorità sanitarie nazionali hanno dichiarato che solo nelle precedenti 24 ore ci sono stati oltre 70 nuovi decessi e 3.100 nuovi casi con un incremento del 35% ogni due giorni.

Maurizio Ferri, coordinatore scientifico, propone l’aggiornamento al 7 febbraio sull’epidemia da coronavirus 2019-CnV.

L’EPIDEMIA CINESE DI 2019-CNV, COSA SAPPIAMO E COSA NON SAPPIAMO AD OGGI

Al 30 Gennaio 2020 i numeri dell’epidemia da coronavirus 2019-CnV sono i seguenti: 7.915 casi confermati a livello globale, di cui 7.801 in Cina, inclusi 170 decessi (solo in Cina).

I casi confermati negli altri paesi (15) sono 114 (USA, Tailandia, Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud, Malesia, Singapore, Giappone, Francia, Canada, Vietnam, Nepal, Cambogia e Germania). Il virus mostra segni di diffusione all’estero e cioè Germania, Giappone, Taiwan e Vietnam, in persone che non hanno mai visitato la Cina.
Non sono stati segnalati decessi al di fuori della Cina.

Ma cosa sappiamo e cosa ancora non sappiamo del nuovo virus? Come si stanno muovendo le autorità cinesi e quelle internazionali? Quale il serbatoio animale dell’infezione umana?

Approfondimento a cura di Maurizio Ferri, Coordinatore scientifico SIMeVeP

SIMEVEP, EMERGENZA CORONAVIRUS: INDISPENSABILE UNA POTENTE AZIONE DI PREVENZIONE ED EPIDEMIOSORVEGLIANZA “ONE HEALTH”

Un nuovo coronavirus (2019-nCoV) mai isolato nell’uomo, è l’agente causale di un cluster di 581 casi di polmonite a livello globale.  

Fa parte della stessa famiglia di virus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV).  571 casi si sono verificati in Cina (inclusi 17 decessi) e 317 solo nella provincia di Hubei. Sono stati segnalati anche sette casi in Tailandia, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud e Stati Uniti, associati ai viaggi dalla città cinese di Wuhan.  Si prevede che verranno esportati più casi in altri paesi e che potrebbe verificarsi un’ulteriore trasmissione.  

Il nuovo coronavirus si presenta dunque con un quadro  sintomatologico caratterizzato da febbre lieve-moderata, che potenzialmente evolve con complicanze come polmonite e decesso.

Leggi il contributo