UE: Approvato Omnibus I Package

bandiera_unione_europeaMartedì 24 febbraio 2026, gli Stati membri dell’UE riuniti nel Consiglio europeo hanno approvato il cosiddetto Omnibus I Package, un accordo volto a ridurre significativamente i requisiti di rendicontazione delle direttive sulla sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) e due diligence (Corporate Sustainability Due Diligence Directive CSDDD) per le aziende, nell’ambito del programma di semplificazione della Commissione che ha come obiettivi l’aumento della competitività europea e la riduzione degli oneri di conformità per le aziende.

L’Omnibus I si è spinto molto più in là nel ridurre gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence (dovere di diligenza) operando un taglio netto alle ambizioni ambientali e sociali dell’Europa fino ad ora sostenute da un quadro normativo d’avanguardia e il più completo al mondo che ha richiesto 5 anni per la sua costruzione e adesso viene smontato in soli 12 mesi.

Vediamo quali sono i cambiamenti più significativi.

Il Parlamento europeo e gli Stati membri nel Consiglio europeo hanno proposto tagli molto più drastici alle loro posizioni negoziali.

Innalzamento delle soglie (meno aziende coinvolte).
Pur mantenendo la soglia di 1.000 dipendenti prevista dalla proposta iniziale per il CSRD, il nuovo accordo approvato ha aggiunto una nuova soglia che esclude le aziende con un fatturato annuo inferiore a 450 milioni di euro dall’inclusione nel regolamento, rimuovendo circa il 90% delle aziende dagli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità rispetto all’80% iniziale. I tagli al CSDDD sono stati ancora più drastici: i co-legislatori hanno concordato di aumentare la soglia per la regolamentazione a colossi con 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, eliminando la stragrande maggioranza delle aziende. L’entrata in vigore della CSDDD viene posticipato di un anno, obbligando le aziende coperte dal regolamento a conformarsi entro luglio 2029

CSRD Ora si applica solo a aziende con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, questo esclude il 90% delle società precedentemente coinvolte.
CSDDD La soglia è stata alzata a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, rimuovendo la maggior parte delle imprese dall’obbligo di controllo sulla propria catena di approvvigionamento.

Eliminazione di responsabilità e piani climatici.
Oltre a ridurre il numero di aziende coperte dalla CSRD e dalla CSDDD, l’accordo ha apportato ulteriori modifiche alle normative vigenti e alle proposte della Commissione, tra cui l’eliminazione dell’obbligo imposto dalla CSDDD per le aziende di predisporre piani di transizione climatica.
L’accordo ha inoltre eliminato il regime di responsabilità a livello UE previsto dal regolamento e ha ridotto le potenziali sanzioni previste dal regolamento a un limite massimo del 3% dei ricavi globali.

Riduzione della quantità di informazioni
Come proposto dalla Commissione, l’accordo limita anche la quantità di informazioni che le aziende rientranti nell’ambito di applicazione dei regolamenti possono richiedere a quelle più piccole all’interno delle loro catene di fornitura, consentendo alle aziende con meno di 1.000 dipendenti di rifiutarsi di fornire informazioni di rendicontazione e ordinando alle aziende rientranti nel CSDDD di fare affidamento principalmente su informazioni ragionevolmente disponibili anziché richiederle in modo sistematico.
Con l’approvazione di entrambi gli organi legislativi, la legge aggiornata sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE nei prossimi giorni ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione.
Sebbene il Parlamento Europe sia intervenuto nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, il caso specifico dell’Omnibus I è stato caratterizzato da deroghe alle normali procedure di valutazione e consultazione che hanno suscitato preoccupazioni formali da parte delle istituzioni di controllo europee. Riguardo alle criticità procedurali, la Mediatrice ha parlato di cattiva amministrazione e ha segnalato la necessità che la Commissione registri sistematicamente le decisioni di esentare le proposte legislative dalla valutazione di impatto o dalle consultazioni pubbliche per garantire trasparenza e partecipazione democratica.

Impatto e criticità
Nella dichiarazione che annuncia l’approvazione dell’accordo Omnibus, il Consiglio dell’UE ha evidenziato i vantaggi dell’accordo in termini di competitività, soprattutto in un quadro geopolitico in continua evoluzione osservando che il pacchetto riduce la complessità e le barriere inutili, taglia la burocrazia, migliora l’efficienza e introduce maggiore flessibilità per le aziende che restano soggette al suo ambito di applicazione. Al contrario, l’organizzazione The Good Lobby, sostenuta anche da altre associazioni ONG, denuncia un dietrofront pericoloso e di deregulation mascherata: sotto il nome di semplificazione si starebbe smantellando l’impalcatura legale che doveva spingere i capitali verso la transizione verde. Le conseguenze negative riguardano:
Rischi sistemici: minori controlli e obblighi di due diligence mettono a rischio la stabilità sociale, ambientale ed economica a fronte di risparmi minimi per le imprese.
Incertezza legale: viene suggerito che la legge sia ora strategicamente miope e di dubbia legalità, aprendo la porta a possibili sfide nei tribunali.
Il messaggio finale è un appello all’azione invitando a difendere la responsabilità aziendale, gli obblighi immediati e le pratiche di business sostenibili contro l’Omnibus I, definito ’arretramento normativo’ che sacrifica gli obiettivi ambientali sull’altare del profitto industriale.

Leggi il contributo

Maurizio Ferri – Coordinatore scientifico SIMeVeP