Una nuova definizione di salute globale

A fine ottobre del 2025 un gruppo di ricercatori provenienti dal mondo accademico della salute globale ha pubblicato sul BMJ un’interessante proposta per una nuova definizione di salute globale, partendo dalla definizione di Koplan et al. (1) e aggiornandola alle sfide contemporanee. In questa nuova definizione sono state evidenziate, in particolare, la crisi climatica ma anche la crescente importanza di policy e governance. All’interno dell’articolo (2) si trova anche un’infografica sulla nuova definizione proposta, con il concetto di salute per tutti (“Health for all”) collocato al centro come principio fondamentale della salute globale.

Introduzione

L’articolo ripercorre la storia della salute globale, dagli anni ’90 fino ai giorni nostri. La salute globale stessa nacque dalla spinta di stare al passo con i tempi, lasciando cadere uno stampo coloniale degli interventi di salute internazionale, e rivolgendosi a partenariati più equi, in grado di rispondere alle esigenze di salute globali e migliorare lo stato di salute di paesi a risorse limitate. (3)

Dalla nascita della salute globale si assistette a due fenomeni principali: da un lato si aprì la strada a nuovi attori economici, in particolare a finanziatori privati e alle nuove partnership pubblico-private, e dall’altro lato, anche i governi iniziarono a rivestire ruoli più importanti nella cooperazione internazionale. (4) Qualche anno più tardi furono definiti gli MDGs (Millenium Development Goal), seguiti poi dagli SDGs (Sustainable Development Goal) stabiliti dalle Nazioni Unite. Entrambi questi strumenti facilitarono l’ingresso in questo campo a nuovi finanziatori e agirono da catalizzatore per il supporto internazionale alla riduzione della povertà nel mondo. (5). Oltretutto, gli SDGs erano molto più ambiziosi rispetto agli MDGs e i paesi ad alto reddito si impegnarono sul piano finanziario e tecnico per accelerare i progressi riguardo ai numerosi obiettivi economici, sanitari e ambientali nei paesi a risorse limitate. Tuttavia, nel 2020, la pandemia da COVID-19 ha rallentato bruscamente l’avanzare dei progressi e ha messo in evidenza quanto gli stati siano fortemente interconnessi tra loro e condividano fragilità comuni. (6) Inoltre, ha rivelato le debolezze delle organizzazioni della governance globale, incluso l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). A seguito della pandemia, si è assistito a un deterioramento delle norme politiche globali: dal 2025, gli Stati Uniti e altri paesi hanno iniziato a ritirarsi dai meccanismi di governance globale, reinterpretando concetti come equità e cooperazione internazionale in chiave di pericolo piuttosto che di risorsa. (7).

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Fonte: saluteinternazionale.info




Rapporto One-Health sulle zoonosi nel 2024 nell’Unione europea

Il 9 dicembre 2025 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) hanno pubblicato “The European Union One Health 2024 Zoonoses Report” (EUOHZ) [1], il report annuale sulle zoonosi, sugli agenti zoonotici e sui focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare. Il report è basato sui dati raccolti nel 2024 da 27 Stati membri dell’Unione Europea (UE), dall’Irlanda del Nord (limitatamente ai dati su alimenti e animali e focolai epidemici di malattia trasmesse da alimenti) e da altri 8 Paesi europei non membri della UE.

Anche nel 2025, per i contenuti relativi al settore animale e alimentare nonché ai focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare, l’EFSA ha affidato la produzione del report EUOHZ al Consorzio ZOE (Zoonoses under a One health perspective in the EU) composto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), Istituto Zooprofilattico delle Venezie (IZSVE), Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e Molise (IZSAM), con il coordinamento dall’Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (ANSES-Francia).

I dati europei del 2024 in sintesi

  • Nel 2024, la campilobatteriosi si conferma la zoonosi maggiormente riportata tra i Paesi UE con 168.396 casi, seguita dalla salmonellosi (79.703 casi), infezioni da Escherichia coli produttori di Shigatossina (STEC) (11.738 casi) e listeriosi (3.041 casi). Per tutte queste zoonosi il numero dei casi registrati nel 2024 è stato superiore allo scorso anno e il più alto negli ultimi 5 anni.
  • Listeria monocytogenes continua a rappresentare l’agente associato alla maggiore gravità degli esiti di salute per i pazienti. Nel 2024, la proporzione di ospedalizzazione tra i casi di listeriosi è stata del 97,3% su 1.715 casi riportati all’ECDC con informazione sull’ospedalizzazione disponibile e del 72,3% su 210 casi epidemici di listeriosi riportati all’EFSA nell’ambito dei focolai epidemici. Il tasso di letalità è stato pari al 15,6% su 1.701 casi di listeriosi con informazione sull’esito disponibile riportati all’ECDC e dell’8,1% sui casi epidemici di listeriosi riportati all’EFSA nell’ambito dei focolai epidemici.
  • Per quanto riguarda la sorveglianza dei casi di malattia nell’uomo è da sottolineare che differentemente dai precedenti report, in quello relativo al 2024 sono descritti i dati raccolti dall’ ECDC sulle sole zoonosi menzionate nell’allegato A della Direttiva zoonosi 2003/99/EC [1]. Queste comprendono oltre alle malattie riportate al punto precedente anche tubercolosi da Mycobacterium bovis e M. caprae (171 casi), brucellosi (273 casi), trichinellosi (102 casi) ed echinococcosi (984 casi).
  • I dati raccolti dall’ EFSA sui focolai di malattia a trasmissione alimentare (MTA) considerano invece gli eventi epidemici associati a qualsiasi virus, batterio, alga, fungo, parassita e dai loro prodotti, tossine e ammine biologiche (per esempio: istamina) trasmessi da alimenti, non solo dagli agenti zoonotici.
  • Il numero di focolai epidemici di MTA riportati in UE nel 2024 è cresciuto del 14,5% rispetto all’anno precedente (6.558 focolai nel 2024; 5.728 nel 2023) ed analogamente sono cresciuti anche il numero di casi epidemici (62.481 casi nel 2024; 10.266 casi in più nel 2024 rispetto al 2023) e delle ospedalizzazioni (3.336 ospedalizzazioni nel 2024; 440 ospedalizzazioni in più rispetto al 2023). Al contrario il numero di decessi è diminuito di 12 casi rispetto al 2023 (53 decessi nel 2024; 65 nel 2023). Tra i casi epidemici, i decessi sono stati principalmente associati a focolai da Salmonella e L. monocytogenes.
  • Salmonella è stato l’agente eziologico più frequentemente associato a focolai epidemici di origine alimentare anche nel 2024 (1.238). Tra questi S. Enteritidis è stato il sierotipo maggiormente identificato (512 focolai epidemici) seguita da S. Typhimurium (84 focolai) e dalla variante monofasica di S. Typhimurium (34 focolai).
  • Il report fornisce un aggiornamento anche sul monitoraggio nelle filiere alimentari e nel settore animale delle zoonosi prioritarie e di altre zoonosi in Europa, attraverso dati raccolti dai Paesi europei e trasmessi all’EFSA.

Insieme alla pubblicazione del Report EUOHZ 2024, l’EFSA ha anche aggiornato gli strumenti di comunicazione (Story map) e consultazione interattiva online dei dati (Dashboard) sul monitoraggio dei diversi patogeni nella filiera animale e alimentare. Questi strumenti permettono di interrogare attivamente i dati di monitoraggio raccolti negli ultimi 5 anni nell’UE, relativi a CampylobacterSalmonellaListeria monocytogenes, STEC, Tubercolosi da M. bovis/M. capraeTrichinellaEchinococcus, West Nile e ai focolai epidemici di malattie a trasmissione alimentare.

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Fonte: ISS




Parassita della leishmaniosi è vettore per inibire Alzheimer

ambiente, animale e uomoIl parassita della leishmaniosi diventa un vettore per inibire l’Alzheimer. Lo rivela uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Neuroinflammation, che dimostra come questo parassita può influenzare il funzionamento delle cellule della microglia, le cellule del cervello coinvolte nella risposta immunitaria: quando queste cellule vengono stimolate con il peptide β-amiloide (una sostanza associata alla malattia di Alzheimer), il parassita riesce a bloccare un importante meccanismo infiammatorio chiamato inflammasoma NLRP3.

Inoltre, per la prima volta, sono stati identificati i meccanismi molecolari messi in atto dal parassita per sopprimere l’attivazione dell’inflammasoma NLRP3 nella microglia.
In sintesi, il lavoro rivela un nuovo meccanismo di immunosoppressione esercitato da Leishmania infantum sulla microglia e propone il parassita come modello biologico naturale per lo sviluppo di strategie innovative contro la neuroinfiammazione associata alla malattia di Alzheimer.

“I nostri risultati mostrano che il parassita è in grado di silenziare selettivamente le vie infiammatorie, aprendo la strada a strategie terapeutiche ispirate ai suoi meccanismi naturali di regolazione immunitaria”, commenta Estefanía Calvo Alvarez, ricercatrice del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Ateneo e prima autrice dello studio.

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Fonte: ANSA




One Health, l’Ingrediente mancante: la SIMeVeP al centro del dibattito a Welfair la Fiera del fare Sanità.

One Health, L’Ingrediente Mancante: La SIMeVeP al Centro del Dibattito a Welfair la Fiera del fare Sanità.

Maurizio Ferri
4-7 Novembre 2025, Fiera di Roma.

Roma ospita come di consueto l’edizione 2025 di Welfair Sanità, la kermesse che riunisce decisori pubblici e privati, professionisti e società scientifiche per l’elaborazione di soluzioni innovative per il Servizio Sanitario Nazionale. Al loro fianco società scientifiche, categorie professionali e aziende porteranno il proprio approfondimento verticale e specialistico al centro del dibattito sanitario, nei congressi e negli incontri in programma nei quattro giorni di evento.

La kermesse vede riuniti, in un unico padiglione, un ricco programma convegnistico con oltre 50 tavole rotonde, la cui discussione darà vita alla nuova edizione del Libro Bianco.

La mission di Welfair, la fiera del fare Sanità è creare, attraverso tavole rotonde, un’occasione di
confronto tra esperti. Questi non si rivolgono a un pubblico, anche se è previsto un massimo di 20 uditori nella sala, ma dialogano tra loro sul tema scelto. Durante queste discussioni, gli esperti individuano dati, analizzano lo stato dell’arte, evidenziano eventuali criticità e definiscono linee guida e idee progettuali concrete per possibili soluzioni di miglioramento.
Le tavole rotonde o tavoli di lavoro tematici sono il fulcro dell’attività di Welfair e contribuiscono
alla costruzione del Libro Bianco, che riunisce i suggerimenti che annualmente Welfair consegna alla politica per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale attraverso la partecipazione ed il confronto con comunità e stakeholder (precedente Libro Bianco: https://www.romawelfair.it/libro-bianco-2024/.)

La SIMeVeP ha portato il proprio contributo specialistico, partecipando attivamente al tavolo di lavoro tematico “One Health: l’ingrediente mancante del processo decisionale” tenutosi il 4 novembre. Il tavolo, coordinato e moderato dal Prof. Enrico Miccadei, Ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia, Dipartimento di Scienze, università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti, ha visto la SIMeVeP contribuire in modo sostanziale alla discussione che è stata strutturata su quattro domande chiave per il futuro della sanità. La discussione ha evidenziato come l’approccio One Health sia ormai l’unica strategia percorribile per la prevenzione e la gestione dei rischi sanitari globali.
Quali sono i parametri e le conoscenze multidisciplinari che devono entrare nei processi decisionali? E a che livello?
C’è necessità di Integrazione: l’efficacia di One Health impone il superamento del riduzionismo biomedico con l’integrazione delle conoscenze sulla salute umana, animale e ambientale e con l’apporto fondamentale delle scienze sociali (economisti, sociologi, psicologi) per comprendere i comportamenti di rischio e garantire l’applicabilità delle decisioni. La professione veterinaria contribuisce con il know-how perché storicamente posizionata nell’interfaccia uomo-animale-ambiente. L’applicazione critica avviene a livello locale/comunitario, dove si attuano le misure e si raccolgono dati in tempo reale, anche attraverso la sorveglianza partecipata della cittadinanza.
È essenziale la volontà politica di finanziare e dare priorità ai piani One Health anche in assenza di crisi, assicurando che l’integrazione multidisciplinare (es. resistenza antimicrobica – AMR) si traduca in un principio di “non spostare il problema” tra settori.
Quali conoscenze delle Scienze della Terra sono di interesse per One Health?
Le Scienze della Terra (Geologia, Pedologia, Climatologia, Idrologia) sono vitali, poiché l’ambiente è un serbatoio cruciale di patogeni e contaminanti. La composizione del suolo influisce direttamente su nutrizione e intossicazioni (es. metalli tossici) degli animali che entrano nella catena alimentare. L’idrologia traccia l’acqua come vettore chiave di parassiti e batteri (es. Leptospira). La scarsità idrica aumenta il rischio di zoonosi in quanto concentra le specie animali nei luoghi dove c’è disponibilità e favorisce lo scambio di patogeni. I parametri atmosferici regolano la distribuzione e la riproduzione di vettori (zecche, zanzare), responsabili di malattie come la Febbre del Nilo. Ci sono tecnologie per gli interventi come l’uso dei Sistemi Informativi Geografici (GIS) che sfruttano questi dati per la mappatura spaziale, identificando le aree ad alto rischio zoonotico per un intervento preventivo e mirato.
Territori, Città del Futuro, Risorse, Biodiversità: Qual è il concetto di One Health che la veterinaria sta portando avanti?

La veterinaria moderna da una posizione antropocentrica si sta spostando progressivamente sulla salute e sicurezza degli ecosistemi (Ecosystem Health and Security), espandendo la visione tradizionale e posizionando il veterinario come gestore del rischio all’interfaccia uomo-animale-ambiente. Tra gli ambiti di ricerca e azione della veterinaria ci sono:

  • Studio del rischio zoonotico urbano. analisi dell’espansione urbana che avvicina la fauna selvatica (roditori, pipistrelli) all’uomo ed animali domestici, favorendo il salto di specie.
  • Sorveglianza ambientale: si sviluppano sistemi di allerta precoce monitorando gli animali sentinella (es. patogeni negli uccelli) e analizzando le acque reflue per ottenere indicatori rapidi della salute pubblica
  • Pianificazione: si offre consulenza sulla gestione degli spazi verdi e dei rifiuti per ridurre il contatto tra fauna selvatica e insediamenti, sapendo che l’urbanizzazione e la frammentazione degli habitat sono i principali motori dell’emergenza di rischi sanitari.
  • Monitoraggio delle popolazioni selvatiche: questo è il fulcro ecologico di One Health. I veterinari monitorano le popolazioni selvatiche per comprendere il loro ruolo come serbatoi di malattie emergenti (es. Influenza Aviaria, Febbre del Nilo Occidentale). L’urbanizzazione crea habitat artificiali che favoriscono la diffusione di vettori come le zanzare Culex (che amano le acque stagnanti urbane), veicolo per il West Nile Virus. La deforestazione/ frammentazione forestale riduce la biodiversità complessiva, portando a una ridotta bio-diluizione (diminuiscono le specie come i predatori che non sono efficienti serbatoi del patogeno) e concentrazione e proliferazione di specie animali generaliste (es. roditori o alcune specie di uccelli), con alta competenza virale, aumentando così il rischio di infezione, come lMalattia di Lyme. Inoltre la perdita di biodiversità causa stress nella fauna, rendendola più suscettibile alle infezioni e aumentando la probabilità di trasmissione all’uomo e al bestiame. Il virus Nipah ne è un esempio, correlato alla distruzione delle foreste che ha spinto i pipistrelli a interagire con gli allevamenti suinicoli.

In sintesi, la veterinaria si concentra sulla prevenzione del rischio attraverso un’analisi approfondita delle interazioni ecologiche e ambientali e in tema di risorse e sicurezza alimentare, studia la sostenibilità dei sistemi produttivi e dell’impatto di contaminanti (es. micotossine) nella catena alimentare, con un focus sull’uso prudente degli antibiotici in zootecnia per contenere l’AMR.
Qual’è il messaggio che lanciate a cittadini, professionisti e società sul tema One Health?
I relatori, in rappresentanza di decisori e professionisti, hanno lanciato un messaggio unanime: La prevenzione è l’unica cura globale, e agire insieme è l’unica strategia efficace.
Ai Cittadini: la vostra salute inizia all’esterno. Non c’è separazione netta tra la salute individuale e l’ambiente. Siete agenti attivi di sorveglianza: segnalate prontamente anomalie, morie insolite di animali o alterazioni ambientali alle autorità.
Ai Colleghi Professionisti: dobbiamo agire con un fronte unico attraverso l’integrazione operativa e la condivisione in tempo reale dei dati. Dobbiamo intensificare la sorveglianza alla fonte animale e negli ecosistemi a rischio.
Alle Istituzioni e ai Decisori: è imperativo investire nella prevenzione intersettoriale, in infrastrutture One Health, formazione e comunicazione. Le politiche devono includere standard elevati di biosicurezza in zootecnia e la tutela degli ecosistemi.

Il documento finale di proposta di miglioramento organizzativo, redatto dal coordinatore in collaborazione con i relatori, inclusi i rappresentanti della SIMeVeP sarà presentato per l’inserimento nel Libro Bianco di Welfair 2025. Le proposte concrete emerse dal tavolo, basate sull’integrazione transdisciplinare di dati provenienti da salute umana, animale e ambientale (incluse le Scienze della Terra), mirano a rafforzare la capacità del Paese di prevenire le emergenze sanitarie attraverso un approccio che guarda alla salute degli ecosistemi come fondamento della salute pubblica.

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Uno studio One Health getta nuova luce sul complesso intreccio fra pipistrelli, allevamenti suini e virus

Studio dell’IZSVe individua come almeno otto specie di pipistrelli (chirotteri) utilizzino le aree degli allevamenti di suini dell’Italia settentrionale. Sebbene questa interazione possa presentare effetti positivi per entrambe le specie, l’assenza di barriere fisiche e le lacune nella biosicurezza all’interno delle aziende suinicole possono comportare un rischio residuo per la trasmissione inter-specifica di virus.

Legnaro (Padova) –  I pipistrelli, o chirotteri, sono riconosciuti come serbatoi naturali di diversi coronavirus (CoV), da alcuni dei quali potrebbero essersi evolute specie virali pericolose per l’uomo e per gli animali domestici, come il SARS-CoV-2 o il virus della diarrea epidemica nel suino. Tuttavia, le dinamiche e i meccanismi che permettono il passaggio di questi virus agli animali da allevamento o all’uomo rimangono per lo più sconosciute.

I ricercatori del Laboratorio di zoonosi virali emergenti dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) hanno condotto uno studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One, per valutare i fattori di rischio per la trasmissione di virus dai pipistrelli ai suini, usando come caso studio i coronavirus in alcuni allevamenti dell’Italia settentrionale. Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto europeo ConVErgence e ha visto la collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma, Università di Padova, Università di Bari, Università del Sussex (UK) e Coop. STERNA di Forlì.

“L’interfaccia fra animali selvatici, animali domestici ed esseri umani, rappresenta un confine molto labile dove possono emergere malattie infettive a carattere epidemico”, spiega Stefania Leopardi, veterinaria dirigente e supervisore della ricerca. “Sappiamo che gli allevamenti suini rappresentano possibili ‘hotspot’ per la diffusione e la comparsa di varianti ricombinanti potenzialmente pericolose per gli animali o l’uomo. Per questo motivo, l’identificazione di nuovi coronavirus è fondamentale per valutare il loro adattamento nel suino e nell’uomo, ma è altrettanto importante cercare di comprendere i fattori di rischio che possono favorire i fenomeni di spillover nelle specie animali.”

Indagini ecologiche, modellistica ambientale, analisi virologiche

Per la ricerca è stato utilizzato un approccio multidisciplinare ispirato al paradigma ‘One Health’, in cui sono state combinate indagini ecologiche, di modellistica ambientale e di virologia molecolare. Una prima fase ha riguardato il monitoraggio bioacustico in 14 allevamenti suinicoli del Triveneto, mediante cui sono state identificate otto specie di pipistrelli negli allevamenti, con P. kuhlii, P. pipistrellus e H. savii come le più diffuse e attive.

L’analisi del paesaggio e delle strutture aziendali ha permesso di identificare i fattori che influenzano maggiormente l’attività dei pipistrelli. È emerso che gli allevamenti con strutture in grado di attrarre insetti registrano un’intensa attività dei pipistrelli, mentre l’habitat circostante incide in misura minore sulla ricchezza delle specie.

Parallelamente, le indagini virologiche hanno permesso di identificare tre nuove specie di CoV, rilevati in P. kuhlii e H. savii, di cui è stato possibile ottenere il sequenziamento completo del genoma. Fondamentale per questa fase l’analisi combinata di campioni raccolti su tre colonie di P. kuhli e di campioni di archivio provenienti da attività di sorveglianza della rabbia in popolazioni di animali selvatici, condotte negli anni dal Laboratorio.

Fra le specie di pipistrello più comuni, è stata osservata una circolazione attiva di CoV in P. kuhlii, anche in colonie situate all’interno delle aziende suinicole, con l’identificazione di due specie distinte di CoV in questi pipistrelli. I CoV sono stati rilevati durante tutta la stagione di attività dei pipistrelli, con picchi a maggio e ad agosto, e in alcuni casi sembrano essere condivisi tra specie diverse di pipistrelli (P. kuhlii e H. savii), aumentando ulteriormente il rischio di ricombinazione genetica.

Le analisi filogenetiche mostrano inoltre che i suini potrebbero essere esposti ad almeno otto specie distinte di CoV, dal momento che i CoV sono associati in modo specifico al proprio ospite.

Da una parte lo studio mette in evidenza come le aziende suinicole possono rappresentare delle oasi per la conservazione dei pipistrelli in ambienti rurali di agricoltura intensiva, dove la monotonia degli elementi ambientali sta inaridendo la biodiversità. In questi ambienti, i pipistrelli possono svolgere un servizio ecosistemico di controllo degli insetti dannosi, anche contribuendo alla riduzione dei pesticidi. Tuttavia, la circolazione dei pipistrelli è anche associata al rischio potenziale di esposizione ai virus che essi veicolano.

Un aspetto fondamentale rilevato dallo studio è la frequente assenza di barriere fisiche negli allevamenti, allestite per impedire il contatto tra i pipistrelli e i recinti dei suini, e un’applicazione disomogenea delle pratiche di biosicurezza. Rafforzare queste misure potrebbe mitigare il rischio di esposizione ai diversi CoV, e più in generale ai virus associati alla fauna selvatica, migliorando la convivenza tra l’uomo e gli animali domestici e selvatici.

 

Fonte: IZS Venezie




Grasselli: Salute del G20 resterà come una pietra miliare nella storia della sanità globale

Siamo orgogliosi di avere avuto l’onore di ospitare a Roma questa importante iniziativa che si conclude con un documento di 33 punti in cui si rinnova l’impegno già emerso nel recente Global Health Summit affinché si possa “aumentare e diversificare la capacità produttiva di vaccini globale, locale e regionale, sviluppando competenze per i Paesi a reddito medio-basso.

Il ministro Speranza ha giustamente affermato che: «Nessuno deve restare indietro nella campagna di vaccinazione e i paesi del G20 devono aiutare gli altri in un’ottica One Health».

Il tema One Health – ha dichiarato Aldo Grasselli, Presidente onorario della SIMeVeP Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva- assume finalmente una dimensione reale, esce dalle tavole dei convegni per diventare prassi operativa. Lo spill over delle malattie animali, il degrado ambientale, i mutamenti climatici, le migrazioni conseguenti, sono fattori di rischio che non hanno frontiere.

Agire in un’ottica One World – One Health – One Medicine significa mettere a frutto e integrare tutte le conoscenze e le professionalità che concorrono a mantenere sani uomini, animali e ambiente.

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CoViD-19 e BSE. God save the Queen

Giovanni Di Guardo, già Docente di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso l’Università di Teramo, torna sulle analogie tra CoViD-19 e BSE indagate recentemente insieme a Cristina Casalone dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte
Liguria e Valle d’Aosta nel contributo CoViD-19 e mucca pazza, cosi’ diversi eppure cosi’ uguali, pubblicato anche su questo sito.

A fronte delle colossali differenze esistenti fra le due malattie (a cominciare dagli agenti patogeni che ne sono responsabili) si aggiungono, fra le similitudini, “le “varianti” descritte nei nostri consimili britannici, mentre svettano su tutte le altre il “principio di precauzione” ed il concetto di “Salute Unica” (alias “One Health”), che hanno rispettivamente caratterizzato la gestione (principio di precauzione) ed alla cui luce sarebbe “cosa buona e giusta” leggere sia l’origine che l’evoluzione della BSE, così come della CoViD-19 e di tutte le altre “malattie infettive emergenti” (One Health).

La genesi di queste ultime riconoscerebbe infatti, in almeno il 70% dei casi, l’intervento di uno o più “serbatoi animali”, dai quali l’agente infettivo in questione sarebbe in grado di attuare il cosiddetto “salto di specie” (alias “spillover”), accasandosi quindi nella nostra specie, al pari di quanto già avvenuto per i due coronavirus responsabili della SARS e della MERS e, con ogni probabilità, anche per SARS-CoV-2, il famigerato coronavirus responsabile della CoViD-19.

Ennesima testimonianza del legame che indissolubilmente unisce fra loro salute umana, animale ed ambientale, in ossequio all’intramontabile ed olistico concetto di “Salute Unica”, alias “One Health”!

Leggi il contributo integrale pubblicato su quotidianosanita.it




‘Medicina hominem curat, veterinaria humanitatem’, l’intervento di Perrone a Green Zone

zoonosiVitantonio Perrone, Vice Presidente SIMeVeP, ha parteciparato alla trasmissione “Green Zone” condotta da Mario Tozzi e Francesca Malaguti su Radio Rai 1, andata in onda domenica 6 dicembre per parlare di Covid-19 e zoonosi.

La medicina cura l’uomo, la veterinaria cura l’umanità” ha ricordato Perrone in apertura, citando S.S. Evseenko, veterinario russo dei primi del 900.

 

Dal minuto 7.20 l’intervento del Vice Presidente




Pandemie ed equilibri globali, intervista all’autore di Spillover

spilloverSul sito del progetto “Saluteinternazionale” è pubblicata un intervista a David Quammen, autore del libro “Spillover. Animal Infections and the Next Human Pandemic” del 2012 pubblicato in Italia nel 2014 con il titolo “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”.

Quella di Quammen è una prospettiva descrittiva ma è anche, per chi vuole intendere, un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva: l’intero saggio ritorna su quel legame fluido, circolare, inevitabile tra creature che abitano lo stesso pianeta, sull’interdipendenza di ciascuno dall’altro: «siamo davvero una specie animale, legata in modo indissolubile alle altre, nelle nostre origini, nella nostra evoluzione, in salute e in malattia». E così facendo rende evidente il ruolo dell’uomo come detonatore di tali eventi, che con il suo spingersi oltre i limiti ambientali turba gli ecosistemi, rompe l’equilibrio di una salute globale. Ne scrive Quammen anche recentemente in un suo editoriale pubblicato il 28 gennaio scorso dal New York Times: «we must remember, when the dust settles, that nCoV-2019 was not a novel event or a misfortune that befell us. It was — it is — part of a pattern of choices that we humans are making». Già, non si tratta di sfortuna né di eventi prettamente accidentali, ma c’è in gioco la responsabilità delle nostre azioni, la visione di un senso del limite e del rispetto. È in quest’ottica che lo abbiamo intervistato, per guardare con lui alla salute globale, all’Africa e al ruolo che le organizzazioni di cooperazione internazionale possono e devono avere in questi delicati equilibri internazionali e interdisciplinari

Leggi l’intervista completa




One health day al tempo del Covid-19, Ferri all’evento degli Emirati Arabi

Si celebra oggi, 3 novembre la quinta giornata mondiale One Health – Salute unica. L’iniziativa intende promuover e diffondere l’applicazione di un approccio multidisciplinare per affrontare i rischi che hanno origine dall’interfaccia uomo animale ambiente.

La riccorenza quest’anno acquista ancor più significato: di fronte alla pandemia di COVID 19, l’approccio One Health viene riconosciuto e accolta come necessario ora più che mai.

Molti gli eventi vengono dedicati al tema, in particolare si conclude oggi il One Health World Congress .

Il Coordinatore Scientifico SIMeVeP, Maurizio Ferri, interverrà domani alle ore 16.00 al webinar su Covid-19 e One Health organizzato dall’Università degli Emirati Arabi, con un intervento su “COVID-19 Management through a One Health Perspective”.