Anticorpi dell’aviaria H5N1 in una mucca da latte nei Paesi Bassi: primo caso europeo

muccaLa scoperta nasce dalla segnalazione di un gatto morto per influenza aviaria. I controlli veterinari hanno portato all’individuazione di anticorpi H5N1 in una mucca da latte. Nessuna evidenza di virus attivo né di diffusione ad altri animali o allevamenti.

L’allerta partita da un gatto positivo

La vicenda inizia il 24 dicembre, quando l’Autorità olandese per la sicurezza alimentare e dei prodotti di consumo (NVWA) riceve la segnalazione di due gatti malati. Uno dei due risulta positivo all’influenza aviaria H5N1 e muore due giorni dopo.

Dalle attività di tracciamento emerge che il gatto proveniva da un allevamento di bovini da latte nella provincia della Frisia, nel nord dei Paesi Bassi. Questo dato fa scattare immediatamente i controlli veterinari sull’azienda agricola di origine.

I controlli sui bovini e il risultato inatteso

Nel mese di gennaio, i veterinari prelevano campioni di sangue e di latte dai bovini dell’allevamento. Le analisi, condotte anche dal centro di ricerca Wageningen Bioveterinary Research, mostrano un dato chiave: nessun campione risulta positivo al virus attivo, ma in una mucca da latte vengono rilevati anticorpi contro il virus H5N1 nel latte.

La presenza di anticorpi indica che l’animale è entrato in contatto con il virus in passato, senza che sia in corso un’infezione attiva.

Come spiegato in una nota ufficiale dell’Autorità olandese, si tratta di un evento senza precedenti in Europa: “Per quanto ne sappiamo, la presenza di anticorpi contro l’influenza aviaria non è mai stata dimostrata in precedenza nei bovini da latte in Europa”.

È la prima segnalazione europea di anticorpi H5N1 in bovini da latte, dopo i casi registrati negli Stati Uniti.

Ad oggi, nell’UE/SEE non sono stati confermati casi umani di A(H5N1) e la valutazione del rischio dell’ECDC resta invariata. Il rischio attuale è considerato basso per la popolazione generale e basso o moderato per le persone con esposizione professionale (ad esempio i lavoratori degli allevamenti avicoli) o con altre forme di esposizione ad animali infetti o ad ambienti contaminati, come il contatto diretto con uccelli selvatici infetti.

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Fonte: repubblica.it




EFSA: assai improbabile che l’influenza aviaria entri in Europa tramite bovini da latte USA, ma non allentiamo la vigilanza

Come richiesto dalla Commissione europea, l’EFSA si è focalizzata sul rischio di infezione dei bovini da latte e del pollame europei da parte del virus con specifico genotipo H5N1. diffuso nei bovini da latte statunitensi. Ha descritto quindi le possibili misure di attenuazione per prevenire il suo ingresso e diffusione in Europa: ad esempio alcune restrizioni al commercio con le regioni interessate e un’accurata pulizia degli impianti di mungitura. In caso di focolaio infettivo, onde ridurne l’impatto complessivo, si consiglia un’azione congiunta in pollame e vacche da latte.

Poi, per ostacolare il contagio, gli esperti raccomandano nelle zone colpite di limitare gli spostamenti di bestiame, evitare gli scambi di lavoratori, veicoli e attrezzature tra i vari allevamenti e applicare rigorosamente le misure di biosicurezza. Tali misure contribuiranno anche a contenere altri ceppi di HPAI già presenti in Europa.

Latte e derivati

L’analisi dell’EFSA ha preso anche in considerazione l’eventualità che il virus possa essere trasmesso attraverso gli alimenti. In tal caso il rischio maggiore verrebbe dal consumo di latte, colostro o panna crudi. Gli esperti ricordano però che la pastorizzazione di tali alimenti risulta molto efficace per ridurre in essi la carica virale. Precisiamo che a tutt’oggi non risultano per l’uomo segnalazioni di infezioni di origine alimentare da questo genotipo specifico.

Quest’ultimo parere dell’EFSA fa seguito a un  rapporto scientifico del luglio 2025 che analizza la situazione negli Stati Uniti e individua le possibili vie di diffusione del virus.
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Fonte: EFSA




Influenza aviaria: nuovi focolai epidemici previsti in Europa fino alla fine dell’inverno

Tra il 6 settembre e il 28 novembre 2025, sono stati segnalati 442 focolai di HPAI tra gli uccelli domestici e 2 454 tra gli uccelli selvatici in 29 paesi europei, secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del laboratorio di riferimento dell’UE (EURL).

Uccelli selvatici

Come già segnalato dall’EFSA, il numero di uccelli selvatici colpiti dall’IAHP ha raggiunto il livello più alto per questo periodo dal 2016. Gli uccelli acquatici – in particolare anatre, oche e cigni – sono stati particolarmente colpiti, parallelamente a casi di mortalità massiccia tra le gru cenerine. Quasi tutti i casi rilevati in Europa sono collegati a una nuova variante di un determinato genotipo A(H5N1) dell’IAHP che ha già circolato nella regione.

Il forte aumento del numero di casi potrebbe essere spiegato dall’assenza di immunità preesistente nelle popolazioni di uccelli selvatici o da una maggiore trasmissibilità della variante in circolazione. Gli scienziati prevedono che la circolazione del virus tra gli uccelli selvatici rimarrà elevata nelle prossime settimane, per poi diminuire probabilmente verso la fine dell’inverno.

Pollame

Le epidemie diffuse nelle aziende agricole di tutta Europa sono dovute principalmente all’introduzione del virus da parte degli uccelli selvatici, soprattutto attraverso il contatto indiretto. I tacchini sono stati particolarmente colpiti e si è registrato un aumento dei casi rilevati nelle anatre vaccinate. Tra i fattori che contribuiscono all’aumento del numero di casi figurano la trasmissione da parte degli uccelli selvatici, la pressione infettiva esercitata da ambienti fortemente contaminati in prossimità degli allevamenti di pollame e alcune condizioni meteorologiche quali l’umidità.

Gli esperti raccomandano vivamente di tenere al riparo gli uccelli domestici nelle zone in cui il virus dell’influenza aviaria altamente patogena circola tra gli uccelli selvatici o nelle zone in cui sono stati segnalati casi di mortalità massiccia di uccelli selvatici.  Una rigorosa biosicurezza e una sorveglianza rafforzata sono essenziali per individuare rapidamente nuovi focolai epidemici e ridurre i rischi per la salute animale.

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Fonte: EFSA




Influenza aviaria e suina, Ecdc pubblica la guida europea per il rischio umano

Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha pubblicato una nuova guida operativa per supportare i Paesi dell’Unione europea nella prevenzione e gestione delle minacce influenzali di origine animale con potenziale trasmissione all’uomo, alla luce dell’aumento dei casi di influenza aviaria A(H5N1) registrato nell’autunno 2025 tra uccelli selvatici e pollame in diversi Stati membri.

Il documento fornisce un quadro strutturato di risposta sanitaria che copre diversi scenari, dall’attuale fase in cui nell’Ue e nello Spazio economico europeo non sono stati segnalati casi umani di infezione da virus aviari, fino a situazioni più critiche che includono la possibilità di infezioni nell’uomo e di una eventuale trasmissione interumana con rischio pandemico.

«Sebbene il rischio attuale per la popolazione europea sia basso, l’influenza aviaria resta una seria minaccia per la salute pubblica a causa dei focolai diffusi negli animali in tutta Europa», afferma Edoardo Colzani, responsabile dell’unità Respiratory Viruses dell’Ecdc. «È essenziale che i segnali di allerta precoce non vengano trascurati e che le azioni di sanità pubblica siano tempestive, coordinate ed efficaci. Questa guida offre ai Paesi un framework chiaro e adattabile per prepararsi a rispondere alla possibile trasmissione dei virus influenzali dagli animali all’uomo».

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Fonte: doctor33




Influenza aviaria, FluWarning rileva in anticipo gli spillover. Lo studio italiano

Monitorare i salti di specie dei virus influenzali prima che diventino un’emergenza è l’obiettivo di FluWarning, un sistema digitale di allerta precoce sviluppato dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Milano. Analizzando milioni di sequenze virali depositate su GISAID, il software riconosce variazioni genetiche anomale che possono indicare il passaggio del virus da una specie all’altra, come accaduto nell’ultimo anno con l’H5N1 nei bovini da latte negli Stati Uniti. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, mostra come l’intelligenza artificiale applicata alla genomica possa diventare un nuovo strumento di sorveglianza in ottica One Health.

Cos’è FluWarning: come riconosce i salti di specie dei virus influenzali

Lo studio nasce all’interno del PRIN PNRR 2022 – progetto SENSIBLE (Small-data Early warNing System for viral pathogens In puBLic hEalth), coordinato da Anna Bernasconi. Del team di ricerca fanno parte tre componenti del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano, ovvero la responsabile di progetto Anna Bernasconi, il docente Stefano Ceri e il ricercatore Tommaso Alfonsi, e per l’Università degli Studi di Milano Matteo Chiara, docente del Dipartimento di Bioscienze.
FluWarning utilizza un metodo statistico per identificare sequenze virali che si discostano dal profilo genetico atteso. A seconda delle impostazioni, può essere usato per riconoscere singole sequenze anomale oppure gruppi di sequenze anomale. Il sistema, infatti, apprende quali sono le sequenze normali dei virus influenzali ed emette un’allerta ogni volta che il codice delle sequenze considerate appare significativamente diverso. Per ciascuna allerta, i virologi analizzano le sequenze corrispondenti e confermano, o smentiscono, la presenza di un salto di specie.

“Grazie alla sua semplice installazione e alla creazione di analisi che possono essere effettuate su specifiche località e periodi temporali, il software FluWarning ha il potenziale per essere utilizzato da molti laboratori o istituzioni di sorveglianza genomica a livello regionale, permettendo scoperte significative sia su piccola che su grande scala” osserva Anna Bernasconi. “Il sistema, infatti, è perfettamente operativo: può dare riscontro giorno per giorno di questi cambiamenti”.

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Fonte: vet33




Influenza aviaria in Europa: impennata nel rilevamento dei casi. Imperativo rafforzare la sorveglianza.

Tra il 6 settembre e il 14 novembre 2025 sono stati segnalati 1 443 casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) A(H5) negli uccelli selvatici in 26 Paesi europei, quattro volte in più rispetto allo stesso periodo nel 2024 e il numero più alto quanto meno dal 2016.

Nel corso di tale periodo gli uccelli acquatici in varie parti d’Europa sono stati fortemente infettati dall’HPAI, con casi rilevati anche in uccelli selvatici apparentemente sani, il che ha provocato una contaminazione ambientale diffusa. Si sono verificati focolai con un alto tasso di mortalità anche tra le gru comuni in Germania, Francia e Spagna.

La stragrande maggioranza dei casi di infezione da virus HPAI (il 99%) è stata segnalata come A(H5N1) e la maggior parte era costituita da una nuova variante di un ceppo già in circolazione, introdotto in Europa dall’est prima di diffondersi rapidamente verso ovest.

Tra le varie misure urge rafforzare la sorveglianza ai fini di una diagnosi precoce e garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti, onde prevenire l’introduzione dell’HPAI nei volatili domestici e la sua ulteriore diffusione negli allevamenti di pollame.

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Fonte: EFSA




Influenza aviaria, primo caso umano da H5N5 negli Stati Uniti

Un uomo anziano con condizioni cliniche pregresse, residente nella contea di Grays Harbor, nello Stato di Washington, è risultato positivo all’influenza aviaria in un test preliminare. Lo ha comunicato il Washington State Department of Health, che riferisce l’avvio delle cure e indica un rischio considerato basso per la popolazione.

Le autorità sanitarie statali e locali stanno indagando sulle possibili fonti di esposizione. Tra le ipotesi valutate figurano il contatto con uccelli selvatici o domestici. L’influenza aviaria raramente infetta l’uomo, ma dal 2022 sono stati confermati settanta casi, secondo i CDC. A gennaio un caso negli Stati Uniti si è concluso con il decesso del paziente. I CDC riferiscono che non sono documentati episodi di trasmissione interumana; una recente revisione segnala però la potenziale possibilità di contagio asintomatico e la necessità di rafforzare il monitoraggio.

Nel 2025 negli Stati Uniti si sono registrati diversi focolai di influenza aviaria in pollame e bestiame. L’episodio più recente riguarda bovini da latte in Idaho, come riportato dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA). L’infezione continua a comparire in allevamenti commerciali e domestici, con attese variazioni stagionali legate al movimento degli uccelli selvatici. L’USDA chiarisce che il motivo dell’intervallo di nove mesi senza casi umani non è definito.

Le indicazioni di sanità pubblica restano immutate. È raccomandato evitare il contatto con uccelli malati o morti e segnalare tempestivamente eventuali episodi sospetti. I lavoratori esposti a uccelli, bovini o altri animali potenzialmente infetti devono adottare adeguati dispositivi di protezione individuale, come ricordano i CDC.

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Fonte: doctor33




A Bologna gatti malati di influenza aviaria. E l’Università avvia uno studio

Nemmeno i gatti sfuggono all’influenza aviaria. I  nostri animali domestici possono essere contagiati esattamente come gli essere umani e in provincia di Bologna per un micio è stato anche causa di morte. Per questo  il servizio di Anatomia patologica del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università di Bologna si è fatto carico di indagare il fenomeno e  ha avviato un un progetto di monitoraggio dell’influenza aviaria nei gatti finanziato dalla Fondazione Carisbo denominato «Influcat-Inbo».

Lo studio scientifico avviene attraverso autopsie su gatti deceduti nel territorio ma indipendentemente dalla presunta causa di morte. In Italia la malattia è ripetutamente osservata in specie aviarie, ma a gennaio 2025 si sono contati due casi di H5N1 in gatti (di cui uno letale) in provincia e sono, finora, gli  unici in Italia».  Lo fa sapere il professore  Giuliano Bettini, del Dipartimento di Scienze Mediche veterinarie, responsabile del progetto, che puntualizza: «Il potenziale ruolo dei felini domestici come ospiti intermedi e possibili vettori e amplificatori della diffusione del virus genera comprensibili preoccupazioni, in considerazione della stretta convivenza con l’uomo»
Lo studio è stato segnalato ai veterinari dall’Ordine di categoria per raccogliere le disponibilità ad eseguire le autopsie necessarie. Il percorso dell’indagine viene spiegato con un documento diffuso dall’Ordine in cui Bettini dettaglia: «Nell’epidemiologia dell’influenza aviaria desta preoccupazione la diffusione di sottotipi ad elevata patogenicità (H5N1) che hanno mostrato capacità di mutare rapidamente acquisendo geni da virus influenzali che infettano altre specie e contagiare così anche suini, bovini, gatti, cani, topi e uomo, rappresentando quindi un potenziale problema di sanità pubblica. Al momento la malattia ha diffusione mondiale, e in base al numero di focolai registrati i mammiferi domestici più sensibili all’infezione sono bovini e gatti».

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Fonte: corrieredibologna.it




L’evoluzione genetica del virus dell’influenza aviaria HPAI H5N1 e il timore per una futura trasmissione interumana

Identificati per la prima volta in Cina nel 1996, i virus dell’influenza aviaria ad alta patogenecità HPAI A (H5Nx) appartenenti al lineage A/Goose/Guangdong/1/1996 (Gs/Gd) si sono rapidamente evoluti in una delle principali minacce sanitarie globali. I virus H5Nx, a partire dai primi anni 2000, hanno causato gravi e numerose epidemie avicole con ingenti perdite economiche e hanno dimostrato di essere in grado di infettare un’ampia gamma di specie di uccelli selvatici e mammiferi, compreso l’uomo (1).

Fino al 1997, i virus ad alta virulenza HPAI erano confinati al pollame, e i focolai potevano essere controllati con l’abbattimento degli animali infetti e la vaccinazione preventiva dei sani; fino ad allora i virus HPAI del pollame non si erano diffusi ai volatili selvatici e quest’ultimi non avevano avuto nessun ruolo nella trasmissione ai volatili domestici (1).

Le continue moltiplicazioni e i frequenti eventi di riassortimento tra i virus HPAI H5 del lineage Gs/Gd e i virus LPAI circolanti negli uccelli selvatici, hanno contribuito a modificare profondamente la sequenza genetica codificante l’emoagglutinina HA. Questo processo ha portato alla formazione di numerose linee evolutive distinte, denominate “clade” e “subclade”: cioè gruppi di virus strettamente correlati tra loro che condividono caratteristiche genetiche simili e che si sono evoluti da un antenato comune (1).

Dalla fase inziale circoscritta al Sud-est asiatico, il virus ha rapidamente esteso il proprio raggio d’azione. Fin dal 2003 infatti, i virus HPAI H5 Gs/Gd sono diventati enzootici in diversi paesi dell’Asia meridionale e sud-orientale (1). Un punto di svolta si è verificato nel 2005 con il primo grande evento di mortalità di massa di uccelli migratori nel Lago Qinghai, in Cina, che ha segnato l’inizio della diffusione intercontinentale del lineage Gs/Gd e la comparsa per la prima volta in Europa e in Africa durante la migrazione autunnale degli uccelli (1).

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Fonte: IZS Lazio e Toscana




Nuovi strumenti per rilevare l’influenza aviare

L’influenza aviaria A (H5N1) è una malattia degli uccelli altamente contagiosa che ha già infettato milioni di uccelli e ora appare in alcuni mammiferi.

Si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo, portando a abbattimenti di massa di polli/galline negli allevamenti avicoli a causa della sua natura altamente contagiosa e mortale.

La preoccupazione per la diffusione di questo virus è legata al fatto che attraversare la barriera di specie e infettare i mammiferi, tra cui bovini, gatti e esseri umani. Sebbene non si sia in grado di diffondersi diffuso tra gli esseri umani, la sua capacità di infettare i mammiferi solleva problemi di salute pubblica e chiede un maggiore monitoraggio.

L’influenza aviaria ad alta patogenicità, nota anche come “aviaria” è senza dubbio quindi un problema sanitario a livello mondiale. La conoscenza della diffusione del virus e la sua rapida identificazione sono essenziali per controllare la malattia.

Oggi nuovi e accurati test possono rilevare il virus in modo molto specifico. Questi test sviluppati dal JRC (Joint Research Center) possono monitorare la diffusione del virus in varie tipologie di campioni, comprese le acque reflue.

Uno studio congiunto di vari enti a livello europeo ha sviluppato due saggi digitali RT-PCR, uno in grado di rilevare specificamente l’influenza ad alta patogenicità A (H5Nx) clade 2.3.4.4b, virus noti per la diffusione in tutto il mondo e il secondo in grado di rilevare una gamma più ampia di virus dell’influenza A, compresa l’influenza stagionale. Possono essere utilizzati separatamente o in combinazione come approccio diagnostico singolo (saggio duplex).

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Fonte: IZS Lombardia ed Emilia Romagna