BLUETONGUE, il caso del BTV-5 e la sfida di riconoscere un nuovo sierotipo
Alcuni casi di bluetongue osservati in Sardegna non corrispondevano ad alcun sierotipo noto. Il sequenziamento genomico ha rivelato la presenza del BTV-5, mai segnalato prima in Europa.
La bluetongue, nota anche come febbre catarrale degli ovini, è una malattia virale che colpisce pecore, bovini e altri ruminanti. Non si trasmette all’uomo, ma può avere conseguenze importanti per la salute animale e per gli allevamenti. Il virus viene diffuso da piccoli insetti ematofagi del genere Culicoides, la cui presenza e distribuzione sono influenzate anche dalle condizioni climatiche.
Negli ultimi anni la situazione epidemiologica della malattia nel Mediterraneo è diventata sempre più complessa. “Tra il 2024 e il 2025 in Italia – dice la dottoressa Gloria Plebani – hanno circolato contemporaneamente diversi sierotipi del virus, dando origine a un quadro caratterizzato da diverse introduzioni, co-circolazione di varianti differenti e frequenti scambi di materiale genetico tra ceppi diversi”.
È proprio in questo contesto che alcuni campioni provenienti da pecore della Sardegna hanno attirato l’attenzione dei ricercatori.
I test diagnostici confermavano la presenza del virus della bluetongue, ma il successivo tentativo di identificarne il sierotipo non dava alcun risultato. Per capire cosa stesse accadendo è stato applicato il sequenziamento genomico, una tecnologia che permette di leggere il patrimonio genetico presente in un campione biologico e di confrontare i risultati in banche dati internazionali.
“I test di routine – sottolinea il dottor Massimo Spedicato – indicavano chiaramente la presenza del virus della bluetongue, ma non permettevano di attribuirlo a nessuno dei sierotipi attesi. Il sequenziamento genomico ci ha consentito di ricostruire l’identità del virus e di riconoscere il BTV-5, mai segnalato prima in Europa”
L’analisi del genoma ha mostrato che il nuovo virus appartiene al sierotipo 5 della bluetongue. Alcune sue componenti genetiche sono risultate molto simili a quelle di un ceppo identificato in Nigeria negli anni Ottanta, mentre altre sembrano derivare da virus che hanno circolato in Africa e in Europa nel corso degli ultimi decenni. Questo mosaico genetico riflette la notevole capacità evolutiva dei virus della bluetongue e la loro tendenza a scambiarsi segmenti genetici quando ceppi differenti si incontrano nello stesso territorio.
Fonte: IZS Teramo
