El Niño diventerà molto intenso. Mari più caldi, cambia la geografia della pesca
El Niño si prepara a diventare molto intenso mentre gli oceani accumulano quantità record di calore. Per la pesca il problema non è soltanto quanto pesce resterà disponibile: il riscaldamento può contribuire a spostare popolazioni, profondità e stagioni di presenza, ridisegnando le aree in cui le risorse possono essere effettivamente intercettate dalle flotte.
L’El Niño che sta rapidamente intensificandosi arriva in un oceano già eccezionalmente caldo. Nel 2025 il contenuto di calore degli oceani fino a 2.000 metri ha raggiunto il livello più alto nei 66 anni di osservazioni disponibili e, secondo la World Meteorological Organization, il ritmo di riscaldamento registrato tra il 2005 e il 2025 è stato più che doppio rispetto al periodo 1960-2005.
Un altro record è arrivato poche settimane fa. Il Copernicus Climate Change Service ha rilevato il 22 agosto 2026 una temperatura superficiale media giornaliera di 21,1 °C nell’oceano globale extrapolare, tra 60°S e 60°N: il valore più alto della serie ERA5, che risale al 1979.
È su questo quadro che si innesta El Niño. Nell’aggiornamento pubblicato il 3 settembre dalla WMO, l’organizzazione indica una probabilità vicina al 100% che il fenomeno persista fino a febbraio 2027 e prevede che raggiunga un’intensità “very strong”, molto forte, prima del picco atteso verso la fine dell’anno. Nel Pacifico equatoriale centrale-orientale le anomalie superficiali settimanali dell’indice Niño 3.4 erano già comprese tra circa +2,2 e +2,6 °C tra la fine di luglio e la metà di agosto.
La distinzione è essenziale. El Niño è un fenomeno climatico naturale, parte dell’oscillazione ENSO, e non coincide con il riscaldamento climatico di lungo periodo. Ma oggi si sviluppa in un sistema oceanico già molto caldo e può sovrapporre forti anomalie regionali a una tendenza di fondo che sta modificando gli ecosistemi marini.
Fonte: pesceinrete.com
