Il clima, la salute e le comunità: scenari possibili
Gli impatti sull’ambiente di vita per le comunità sono rilevanti già ora … Il rapporto clima e salute è immediato. Le comunità ne risentono a secondo della loro ubicazione. È necessario aiutare una loro crescita di consapevolezza e di empowerment. Comunità proattive sono comunità più sane.
Il tema del clima, che aveva trovato una sua centralità nel dibattito politico internazionale per i mutamenti in atto della agenda politico istituzionale rischia di divenire derubricata dalle priorità di politica internazionale. L’attenzione al rilancio dell’energia da petrolio e derivati fa parte del pacchetto elettorale dell’attuale amministrazione USA. Il problema però continua a sussistere. I dati degli osservatori internazionali sono concordi sulle dinamiche in atto che non delineano uno scenario rassicurante. I cambiamenti climatici tendono ad avvicinarsi pericolosamente ad un livello di non ritorno. Gli impatti sull’ambiente di vita per le comunità sono rilevanti già ora … Il rapporto clima e salute è immediato. Le comunità ne risentono a secondo della loro ubicazione. È necessario aiutare una loro crescita di consapevolezza e di empowerment. Comunità proattive sono comunità più sane.
Il limite di +1,5 °C per il riscaldamento globale: perché?
È stato definito come obiettivo internazionale il 12 dicembre 2015 a Parigi. Quest obiettivo è stato sancito durante la COP21 (la ventunesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC), culminata nell’adozione dell’Accordo di Parigi. L’Accordo di Parigi, impegnava i Paesi firmatari a contenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2°C, perseguendo sforzi per limitarlo a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, basandosi sulle evidenze scientifiche dell’IPCC.
L’accordo impegnava le 195 nazioni firmatarie a mantenere l’aumento della temperatura media globale “ben al di sotto dei 2 °C” rispetto ai livelli pre-industriali, stabilendo al contempo di “proseguire gli sforzi” per limitare tale incremento all’1,5 °C. Successivamente, nel 2018, l’IPCC (Gruppo intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) ha pubblicato un rapporto speciale che ha confermato come superare la soglia di 1,5 °C comporterebbe rischi e impatti ambientali drasticamente superiori rispetto a tale limite. Sebbene l’accordo sia entrato in vigore il 4 novembre 2016, i dati scientifici indicano che il 2024 è stato il primo anno solare a superare mediamente la soglia di 1,5 °C, rendendo l’obiettivo di Parigi sempre più critico da mantenere nel lungo periodo.
È una soglia cruciale perché superarla aumenta drasticamente il rischio di effetti climatici catastrofici e irreversibili per persone e natura, come la distruzione delle barriere coralline, la perdita di ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare, rendendo gli impatti molto più gravi rispetto all’obiettivo di 1,5°C. È un “confine planetario” scientificamente definito, non arbitrario, che separa un futuro “difficile” da uno potenzialmente “irreversibile“, attivando punti di svolta pericolosi come il collasso delle correnti oceaniche o lo scioglimento del permafrost. Ogni frazione di grado conta.
Quindi ogni scelta concreta impatta sugli equilibri dell’ecosistema terra e ne condizionano in bene o in male le condizioni di sopravvivenza di tutte le specie animali e vegetali, compreso l’uomo.
Fonte: quotidianosanità.it