Microplastiche e bisfenolo A in ambiente marino

La presenza di microplastiche e bisfenolo a nell’ambiente marino in un’istantanea

La combinazione della diffusa contaminazione da microplastiche e del rilascio di sostanze chimiche rappresenta una minaccia significativa per gli ecosistemi e la salute umana.

 

Ne parla Maurizio Ferri  in un articolo pubblicato su La Settimana Veterinaria




ECM Montesilvano (PE) L’allevamento degli insetti: opportunità, prospettive, contesto normativo e Novel Food – 24 ottobre

SIMeVePIl 24 ottobre si terrà a Montesilvano (Pe)il corso dal titolo “L’allevamento degli insetti: opportunità, prospettive, contesto normativo e Novel Food”.

Il corso è aperto a 100 partecipanti tra Medici veterinari, Medici Chirurghi (Igiene degli alimenti e della Nutrizione) e Tecnici della Prevenzione.  Al corso saranno assegnati 5 crediti ECM.

L’allevamento degli insetti, al momento non molto conosciuto, potrebbe rappresentare una valida alternativa sostenibile sia nella produzione di mangime per gli animali d’allevamento, che di cibo per l’uomo. Al contempo una nuova fonte di reddito in un mercato ancora inesplorato. Grandi opportunità sono rappresentate, inoltre, dalla produzione di pet food, di energia alternativa (biogas) e fertilizzanti agricoli.

Studi recenti hanno valutano la capacità di alcune larve di trasformare le micotossine o addirittura le microplastiche. Nel 2012 la FAO ha considerato gli insetti come potenziale fonte di cibo per l’uomo e per gli animali e dal 2015, in Europa, gli insetti edibili e i prodotti che li contengono sono considerati Novel Food (Reg UE 2015/2283). Diverse sono le ragioni che rendono questo allevamento più sostenibile rispetto agli allevamenti di animali tradizionali: dal riutilizzo di scarti e sottoprodotti organici soprattutto di origine vegetale che vengono così riciclati e convertiti con una efficienza di conversione molto alta, all’utilizzo di pochissima acqua per il loro allevamento, all’emissione di molti meno gas serra. Una valutazione di Life cycle assessment (Lca), ovvero di impatto ambientale associato a tutti gli stadi di vita di un prodotto, risulta estremamente inferiore a quella delle proteine ottenute da allevamenti di animali.
Ma a fronte di tutti questi aspetti positivi, quali altri elementi vanno esaminati da un punto di vista sanitario e di sicurezza alimentare?

L’evento, quindi, oltre a fare il punto sulla ricerca applicata nella produzione di insetti in Italia, intende fornire informazioni sugli aspetti igienico sanitari e normativi relativi a questa produzione.

Programma scientifico

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ECM Brescia ONE HEALTH: malattie emergenti dalla Fauna selvatica all’uomo – 24 ottobre

imparareIl 24 ottobre si terrà a Brescia il corso dal titolo “ONE HEALTH: malattie emergenti dalla Fauna selvatica all’uomo”.

Il corso, organizzato da SIMeVeP in collaborazione con SIEF (Società di Ecopatologia della Fauna selvatica), è in fase di accreditamento ed è aperto a 80 partecipanti tra Medici Veterinari e Medici Chirurghi (Igiene epidemiologia e sanità pubblica/Igiene degli alimenti e nutrizione/Medicina del lavoro/Malattie infettive). Al corso saranno assegnati 6 crediti ECM.

La sede del corso è IZS Lombardia ed Emilia Romagna sede di Brescia, Sala Gualandi Via A. Bianchi 9.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le malattie emergenti sono quelle malattie infettive recentemente identificate oppure già note, ma che hanno mostrato un aumento dell’incidenza o un’espansione della loro diffusione geografica e rappresentano una seria minaccia per la salute pubblica, soprattutto quando presentano un potenziale epidemico o pandemico.

La fauna selvatica gioca un ruolo cruciale nella diffusione e nel mantenimento di molte malattie infettive. Ne sono un chiaro esempio i virus influenzali, il virus dell’encefalite da zecche e numerosi virus trasmessi e conservati dai chirotteri.

I virus influenzali ad alta patogenicità, appartenenti alla famiglia degli Orthomyxoviridae, sono stati rilevati negli ultimi anni in diverse specie animali e sono ormai responsabili di epidemie annuali tra gli allevamenti avicoli italiani.

I chirotteri costituiscono un importante serbatoio naturale di virus ad alto potenziale zoonotico e con elevata patogenicità per l’uomo.

Anche il virus dell’encefalite da zecche, da tempo endemico in alcune aree del Nord-Est italiano, è stato recentemente segnalato in Lombardia, con conseguente aumento del rischio di trasmissione all’uomo.

In un’ottica di “One Health”, questa giornata di studio si propone di aggiornare i partecipanti su alcune patologie dall’elevato potenziale zoonotico grazie al contributo di esperti del settore.

Locandina

Programma scientifico

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Il rischio Arbovirosi in Italia

artropodiLe arbovirosi, infezioni virali trasmesse da punture di artropodi vettori come zanzare, zecche e flebotomi, sono in aumento in Italia. Virus come Chikungunya, Dengue, West Nile e Encefalite da zecca (TBE), un tempo confinati in regioni tropicali, si stanno diffondendo sempre più a livello nazionale. Questo fenomeno è guidato da fattori globali come i cambiamenti climatici, l’alterazione degli ecosistemi e l’incremento dei viaggi internazionali.

I dati della sorveglianza

A livello nazionale i dati di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità mostrano un quadro in evoluzione, specie per Chikungunya con 246 casi confermati dall’inizio dell’anno di cui 205 autoctoni (contratti in Italia), un dato che dimostra la capacità del virus di diffondersi sul nostro territorio. In particolare, il Veneto sta registrando i primi casi autoctoni di questa malattia. L’identificazione di questi casi rappresenta un evento epidemiologico rilevante verosimilmente legato al numero elevato di viaggi internazionali nel periodo estivo con il rientro di persone da paesi in cui la malattia è endemica, alle condizioni climatiche favorevoli e alla proliferazione della zanzara tigre Aedes albopictus. Per Dengue si contano 134 casi confermati, di cui 4 autoctoni.  Anche in questo caso, il Veneto sta affrontando un aumento di segnalazioni.  L’infezione West Nile con 647 casi umani confermati di cui 300 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva e 47 decessi dall’inizio dell’anno, rappresenta una minaccia significativa, con un notevole aumento di casi anche in Veneto. Anche l’Encefalite da Zecca (TBE) è in aumento, sebbene l’Italia sia considerata a basso rischio). La malattia è endemica in aree specifiche come Trentino Alto-Adige, Veneto (soprattutto nel Bellunese) e Friuli-Venezia Giulia. I casi confermati sono 30 tutti autoctoni.

Specificità delle Arbovirosi: Sintomi e Precauzioni

I virus Chikungunya e Dengue pur non essendo ancora endemici in Italia, hanno dimostrato la loro capacità di diffondersi. La zanzara tigre funge da vettore per entrambi e può infettarsi pungendo un malato e trasmettere il virus ad altre persone. Questo meccanismo, unito al fatto che entrambe le malattie hanno sintomi iniziali simili, crea una situazione epidemiologica complessa, specialmente in aree dove entrambi i virus co-circolano. In caso di infezione confermata, è obbligatorio l’isolamento per almeno 5 giorni. I sintomi sono simili. Nelle infezioni da Chikungunya compaiono febbre alta improvvisa, forti dolori articolari che possono persistere a lungo, anche per mesi. In genere la malattia ha un decorso benigno e autolimitante. Le complicanze gravi e i decessi si verificano quasi esclusivamente in soggetti anziani, nei bambini molti piccoli e in persone con altre patologie croniche. Il nome che deriva dalla lingua parlata in Tanzania e Mozambico, significa ‘ciò che si piega’ o ‘contorce’ per la postura curva che i pazienti assumono a causa dei dolori articolari. Compaiono anche dolori muscolari ed eruzioni cutanee. La mortalità è bassa e di recente sono stati introdotti vaccini, come il vaccino vivo attenuato Ixchiq approvato nell’Unione Europea nel 2024. La disponibilità del vaccino e la raccomandazione d’uso possono variare a seconda del Paese.

I sintomi per Dengue sono febbre elevata, mal di testa, dolori articolari e muscolari. La forma emorragica è rara e la mortalità è sempre bassa. Il vaccino è consigliato per chi viaggia in aree ad alto rischio. Nelle infezioni da West Nile, la maggior parte delle persone infette è asintomatica o manifesta sintomi lievi. La forma più grave, neuro-invasiva, colpisce i soggetti più fragili e può essere letale. A differenza delle infezioni da Chikungunya e Dengue non è necessario l’isolamento in caso di positività, poiché la zanzara comune (Culex pipiens) che trasmette il virus si infetta solo dagli uccelli, non dall’uomo. Ad oggi, non esiste un vaccino approvato e disponibile per l’uso umano. Ci sono diversi vaccini candidati in fase di sviluppo e sperimentazione clinica, ma nessuno ha ancora completato l’iter di approvazione per l’immissione sul mercato. Esistono vaccini efficaci per i cavalli, che sono molto sensibili all’infezione e possono sviluppare la forma neurologica grave della malattia. La prevenzione si basa esclusivamente su misure per evitare le punture di zanzara.

Come raccomandazione generale, in caso di sintomi come febbre alta senza compromissione respiratoria, specialmente in aree con focolai noti di arbovirosi, è necessario contattare immediatamente il proprio medico per una diagnosi tempestiva. I medici di famiglia e che operano nei pronto soccorsi, ma anche i cittadini *devono imparare a riconoscere *questi sintomi iniziali, spesso simili a quelli influenzali.

Prevenzione delle arbovirosi

Per affrontare il rischio delle arbovirosi, è fondamentale un approccio congiunto che unisca gli interventi istituzionali alle azioni individuali. La prevenzione passa anche da semplici ma efficaci azioni quotidiane, come eliminare l’acqua stagnante nei sottovasi, secchi e altri contenitori in giardini e balconi per eliminare i focolai di zanzare. La difesa attiva consiste nell’utilizzo di repellenti cutanei, abiti lunghi e chiari e installazione zanzariere su porte e finestre. Per contribuire alla lotta alle zanzare negli spazi verdi, le amministrazioni comunali devono effettuare le operazioni ordinarie di disinfestazione nei periodi di attività dei vettori e straordinarie in caso di focolai accertati. Sebbene desti preoccupazione, l’aumento delle arbovirosi in Italia non è paragonabile a una pandemia. Come per il Covid-19, dovremo imparare a convivere con queste infezioni. L’informazione, la diagnosi precoce e la prevenzione sono gli strumenti più efficaci per limitare la loro diffusione e proteggere la salute pubblica.

Maurizio Ferri – Coordinatore Scientifico SIMeVeP

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Pubblicati i lavori del Convegno di San Vito Chietino su Agenda 2030, One Health, IA

Sono on line i lavori presentati dai relatori durante il Convegno “AGENDA 2030, ONE HEALTH, IA: PROSPETTIVE E SVILUPPO DELLA MEDICINA VETERINARIA DEL FUTURO” dal titolo svolto a San Vito Chietino (CH) il 19 settembre u.s..

One Health significa letteralmente “una salute” e riconosce che salute delle persone, degli animali e dall’ambiente che li ospita, ossia dell’intero ecosistema, sono legate indissolubilmente e richiedono un approccio olistico utile alla progettazione ed implementazione di programmi multidisciplinari in grado di coinvolgere diversi settori che devono cooperare per presidiare efficacemente la salute pubblica. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2024 (UNFCCC COP 29), che si è tenuta nel novembre 2024 a Baku, in Azerbaigian, ha avuto uno svolgimento complesso e ha registrato grandi differenze di intenti tra i Paesi emergenti, che chiedevano aiuti per adottare tecnologie sostenibili, e i Paesi più sviluppati che frenavano accordi finanziari ritenuti troppo onerosi. Per evitare il fallimento completo, dovuto alla contrapposizione tra sostenibilità ambientale e finanziari si è arrivati ad un mini accordo a supporto dei Paesi con siccità e con alti livelli di inquinamento. Lo stato di salute del nostro pianeta è ormai allarmante e l’azione delle principali potenze economiche e politiche globali, nonostante un positivo slancio, rimane al di sotto di quanto sarebbe necessario per arginare il cambiamento climatico e rispristinare lo stato di salute degli ecosistemi planetari. L’approccio One Health ha un ruolo chiave anche nel quadro dell’Agenda 2030 e degli obiettivi di sviluppo sostenibile. La trasformazione sostenibile può beneficiare dalla visione sistemica, multidisciplinare e multistakeholder della One Health.

Anche le applicazioni sperimentali dell’Intelligenza Artificiale hanno dato finora risultati molto promettenti per produrre benefici in termini di salute globale, specificatamente nelle seguenti quattro categorie principali di attività:
1) Diagnostica
2) Valutazione del rischio di morbilità o mortalità
3) Previsione e sorveglianza delle epidemie
4) Pianificazione sanitaria.

Il corso mira ad accrescere la consapevolezza e l’importanza dell’adozione di un approccio inclusivo, indispensabile per rispondere efficacemente alle problematiche e alle minacce (già conosciute ed emergenti) causate dagli effetti della globalizzazione e del cambiamento climatico. Si andrà quindi ad enfatizzare la necessità di presidiare il diritto alla salute, sancito dall’Art. 32 della nostra Costituzione, oltre che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottando un approccio multidisciplinare che riunisca il concetto di “universalismo” (ossia ogni individuo è parte esistente all’interno di una complessità ambiente/animali/uomo) e di “universalità” che mira a garantire il diritto alla salute a tutti, senza distinzione di condizioni individuali o sociali. In questo modo si potrà tendere alla concretizzazione dell’approccio ONE HEALTH (una sola salute/un solo pianeta) che costituisce l’unica possibilità per l’elaborazione di un’efficace azione a protezione della salute pubblica, della sostenibilità delle produzioni e della tutela ambientale.

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Influenza Aviaria HPAI. In Brasile il primo dialogo multisettoriale globale affronta la minaccia pandemica

L’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) in particolare il ceppo H5N1, sta generando una preoccupazione a livello globale a causa della sua rapida e vasta diffusione.

La situazione è considerata un’emergenza per i seguenti motivi:

  • Diffusione tra specie diverse

Il virus, che colpisce principalmente gli uccelli selvatici, si sta diffondendo a un numero crescente di specie diverse, inclusi mammiferi come gatti, volpi, foche, orsi e persino vacche da latte negli USA. Questo allargamento del raggio d’azione del virus e del range di ospiti recettivi aumenta la complessità del suo controllo, sorveglianza e monitoraggio. La trasmissione avviene tipicamente per contatto diretto con animali infetti o tramite ambienti contaminati.

  • Impatto su animali domestici e selvatici

Il virus H5N1 ha causato focolai devastanti negli allevamenti di pollame in tutto il mondo, con tassi di mortalità elevati, portando all’abbattimento di milioni di animali. Negli uccelli selvatici, la malattia ha provocato un numero senza precedenti di decessi in diverse specie. Oltre alle conseguenze sulla salute animale, la diffusione ha un impatto economico significativo, con restrizioni commerciali e carenza di prodotti come le uova.

  • Rischio per la salute umana

Sebbene la trasmissione da animale a uomo sia rara e non sia stata ancora segnalata una trasmissione sostenuta da persona a persona, l’infezione umana è possibile, soprattutto per chi ha contatti stretti e prolungati con animali infetti o ambienti contaminati. Le infezioni umane possono causare sintomi che variano da lievi a gravi, fino alla morte. La principale preoccupazione, che spinge a un monitoraggio costante, è che il virus possa mutare e acquisire la capacità di diffondersi facilmente tra gli esseri umani, scatenando una potenziale pandemia.

Le organizzazioni internazionali come l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stanno lavorando per monitorare la situazione, valutare i rischi e supportare i Paesi nella gestione dell’emergenza. Vengono implementate misure di prevenzione e controllo, come la sorveglianza, la quarantena e l’adozione di rigorose misure di biosicurezza negli allevamenti, per limitare la diffusione del virus.

A Foz do Iguaçu, in Brasile, si è tenuto di recente un evento storico che ha promosso il primo dialogo multisettoriale globale per contrastare la rapida diffusione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) e coordinare una risposta efficace trasversale contro questa minaccia emergente  L’evento, organizzato dalla FAO in collaborazione con il Ministero dell’Agricoltura e dell’Allevamento brasiliano, ha visto la partecipazione di circa 500 esperti rappresentanti della sanità pubblica, della politica, ma soprattutto per la prima volta anche rappresentanti del settore privato (come produttori di pollame e servizi sanitari per animali), riconoscendo il loro ruolo cruciale nella gestione e prevenzione della malattia.

L’importanza di questo evento è legata alla rapida diffusione di HPAI a partire dal 2020 che ha causato gravi danni non solo al settore avicolo, ma anche alla biodiversità e alla sicurezza alimentare. I dati scientifici di sorveglianza genomica ci dicono che il virus, che ha già infettato 83 specie di mammiferi, inclusi bovini da latte, non è più una minaccia sporadica ma una sfida globale e rappresenta una delle più gravi minacce pandemiche attuali. Il messaggio che emerge da questo evento rivolto a tutti gli stakeholders, rappresentanti politici ed enti regolatori è che nessun singolo paese o settore può affrontarla da solo, e il fallimento non è un’opzione. La trasparenza e la collaborazione tra paesi, settori produttivi e comunità scientifica sono essenziali per proteggere la sicurezza alimentare globale. Su queste premesse l’incontro si è focalizzato sulla Strategia Globale per la Prevenzione e il Controllo dell’HPAI, lanciata da FAO e WOAH (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale).

I temi principali del dialogo sono stati:

  • Strategie di prevenzione e controllo: Individuare le migliori pratiche, soprattutto nei paesi a basso reddito.
  • Sistemi di allerta e misure di sicurezza: Promuovere sistemi di allarme rapido, vaccinazioni e misure di biosicurezza.
  • Approccio “One Health“: Migliorare il coordinamento multisettoriale per affrontare la salute umana, animale e ambientale in modo integrato.
  • Soluzioni innovative: Condividere soluzioni all’avanguardia per la diagnostica, la sorveglianza e la risposta agli focolai.

Come riassunto da un esperto della FAO, “Una migliore sorveglianza, la biosicurezza e, se opportuno, la vaccinazione, unite a un rapido controllo della malattia, sono le chiavi per il suo contenimento“. L’incontro ha sottolineato l’importanza di un approccio olistico e della partnership con il settore privato per ridurre il rischio di influenza aviaria per le generazioni future.

Maurizio Ferri
Responsabile scientifico SIMeVeP




Ferri al Webinar della SIFO su AMR

Oggi 15  settembre il dott. Maurizio Ferri partecipa alla FAD Webinar dal titolo “Prevenzione e gestione delle malattie infettive e dell’antimicrobico-resistenza in ottica One Health”, con un  intervento  sugli antibiotici in ambito veterinario e  su AMR in ottica One Health.

La resistenza agli antibiotici (AMR) è una grave minaccia per la salute pubblica, specialmente in Italia, a causa degli alti tassi di infezioni correlate all’assistenza sanitaria e delle conseguenze che queste hanno sulle cure mediche. I farmacisti, medici umani, veterinari del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) hanno un ruolo cruciale nel combattere l’AMR attraverso diversi interventi nei relativi settori, come la promozione dell’uso appropriato degli antibiotici e il monitoraggio dei consumi in una prospettiva OneHealth, che riconosce il legame tra la salute umana, animale e ambientale. Questo approccio permetterà loro di espandere il proprio campo d’azione e di collaborare con altri professionisti per affrontare l’AMR in modo più efficace.

Con il webinar organizzato da SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici farmaceutici delle Aziende Sanitarie) verrano trattati questi temi e la mia relazione avrà un focus sugli interventi nel settore veterinario tra cui le azioni di prevenzione, monitoraggio armonizzato AMR e la sorveglianza integrata veterinaria e di medicina umana.

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25 anni di Igiene Urbana Veterinaria

animali d'affezioneIl 12 settembre 2025 si terrà il Convegno “Venticinque anni di Igiene Urbana Veterinaria” presso Palazzo Vecchio, Sala delle Armi, Piazza Signoria a Firenze,  con il patrocinio della SIMeVeP.

L’evento è inserito nel sistema SPC per medici veterinari.

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PNR 2024: Italia promossa nei controlli su sicurezza alimentare e residui

Il Presidente Antonio Sorice commenta il recente rapporto del Ministero della Salute che ha confermato l’eccellenza del sistema italiano di controllo sulla sicurezza alimentare, mettendo in luce un impegno fondamentale e capillare quello dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e degli Istituti zooprofilattici Sperimentali del Paese.

Sono questi, infatti, a farsi carico dell’attuazione a livello territoriale del Piano Nazionale Residui (PNR) 2024, garantendo che i prodotti di origine animale che arrivano sulle nostre tavole siano privi di sostanze vietate o oltre i limiti consentiti.

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Comunicato stampa

 




West Nile virus, una minaccia costante. Brochure SIMeVeP

Il West Nile Virus (WNV), o virus della Febbre del Nilo, è tornato alla ribalta sulla stampa, ma non è una patologia nuova: isolato per la prima volta in Uganda, nel distretto del West Nile, nel 1937, è un arbovirus – ovvero virus trasmessi da artropodi – appartenente alla famiglia Flaviviridae, genere Flavivirus. WNV, rappresenta una crescente preoccupazione in Italia e in Europa.

La SIMeVeP ha elaborato una brochure informativa per evidenziare l’importanza della prevenzione e il ruolo della sorveglianza veterinaria, nell’ottica One Health.

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La Trasmissione transovarica è un fenomeno frequente che garantisce la persistenza nel tempo dei molti arbovirus. Solo alcuni degli lavori scientifici consultati specifici sulla trasmissione transovarica:

* Nelms, B. M., Fechter-Leggett, E., Carroll, B. D., Macedo, P., Kluh, S., & Reisen, W. K. (2013). Experimental and Natural Vertical Transmission of West Nile Virus by California Culex (Diptera: Culicidae) Mosquitoes. Journal of Medical Entomology, 50(2), 371-378.
Questo studio esamina la trasmissione verticale (transovarica) del WNV in zanzare del genere Culex in California, sia in laboratorio che in natura, suggerendo che possa contribuire alla persistenza del virus.

* Mishra, A. C., & Mourya, D. T. (2001). Transovarial transmission of West Nile virus in Culex vishnui mosquito. Indian Journal of Medical Research, 114, 212-214.
Un report precoce sulla trasmissione transovarica del WNV in Culex vishnui, evidenziandone l’importanza nel ciclo naturale del virus.

* Anderson, J. F., & Main, A. J. (2020). Horizontal and Vertical Transmission of West Nile Virus by Aedes vexans (Diptera: Culicidae). Journal of Medical Entomology, 57(5), 1614-1619.
Questo studio valuta la capacità di Aedes vexans di trasmettere il virus West Nile sia orizzontalmente (tramite puntura) che verticalmente (alle uova).

* Anderson, J. F., Main, A. J., Cheng, G., & Ferrandino, F. J. (2012). Horizontal and Vertical Transmission of West Nile Virus Genotype NY99 by Culex salinarius and Genotypes NY99 and WN02 by Culex tarsalis. Journal of Medical Entomology, 49(1), 165-173. (Articolo PMC)
Confronta la trasmissione orizzontale e verticale di diversi genotipi del WNV in diverse specie di Culex.

Review e capitoli di libri che menzionano la trasmissione transovarica:
* Tesh, R. B., Bolling, B. G., & Beaty, B. J. (2016). Role of vertical transmission in mosquito-borne arbovirus maintenance and evolution. In: Arboviruses-Molecular Biology, Evolution and Control (pp. 191–217). Caister Academic Press.
Questo capitolo offre una panoramica più ampia sul ruolo della trasmissione verticale per vari arbovirus trasmessi dalle zanzare, incluso il WNV.

* Bergren, N. A., & Kading, R. C. (2018). The ecological significance and implications of transovarial transmission among the vector-borne Bunyaviruses: a review. Insects, 9(4), 173.
Anche se si concentra sui Bunyavirus, spesso le review sulla trasmissione transovarica degli arbovirus fanno riferimento al WNV come esempio rilevante.

* A systematic review on transovarial transmission of mosquito-borne viruses. Frontiers in Cellular and Infection Microbiology.

Sulla trasmissione transovarica vedi anche: “Transovarial transmission of mosquito-borne viruses: a systematic review