Antibiotici. Le ragioni per reiterare il NO alla mozione di risoluzione ENVI

La Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI – Environment, Public Health and Food Safety) del Parlamento Europeo, sulla falsariga della mozione di risoluzione presentata nel 2021, ripropone analoga risoluzione questa volta avverso la bozza di Regolamento di esecuzione della Commissione del 19 Aprile 2022, adottata ai sensi dell’articolo 37, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2019/6 che designa gli antibiotici e gruppi di antibiotici riservati al trattamento di determinate infezioni nell’uomo e stabilisce il divieto della loro inclusione nei medicinali veterinari autorizzati dall’UE

Gaetano Penocchio (FNOVI), Maurizio Ferri e Antonio Sorice (SIMeVeP), Francesco Proscia (FVE), hanno inviato una lettera congiunta ai parlamentari europei On. Bonafè, On. Moretti e On. De Castro spiegando le conseguenze della mancata disponibilità di antibiotici ad uso veterinario e invitandoli a votare contro la proposta spiegate le conseguenze della mancata disponibilità di antibiotici ad uso veterinario.

Il testo della lettera inviata




Covid, One Health e la Metagenomica

dnaLa pandemia di COVID-19 ci ha insegnato che la diagnosi clinica delle infezioni umane emergenti, nonostante la tempestività, non è sufficiente per arginare e controllare l’insorgenza dei focolai, soprattutto quando a causarli sono patogeni in grado di sostenere efficacemente la trasmissione interumana. Ci ricorda inoltre che, per prevenire e rispondere efficacemente alle future emergenze occorre una strategia rinnovata che poggi su due pilastri chiave: l’integrazione delle infrastrutture genomiche/metagenomiche all’interno di programmi di intelligence epidemica e la mobilizzazione delle diverse professionalità che collaborano per la sorveglianza delle malattie emergenti, che è One Health.

Covid-19 con i suoi effetti trasformazionali ha accelerato i tempi dei programmi di sorveglianza genomica, stimolato la condivisione globale del genoma di SARS-CoV-2 e generato una scala di sequenziamento senza precedenti che ha superato l’influenza, l’HIV ed i patogeni di origine alimentare. Ha anche indicato la strada da percorrere per una più efficace collaborazione intersettoriale e transdisciplinare e per la creazione di una base scientifica integrata utile al riconoscimento precoce delle sindromi di malattie insolite ed identificazione rapida di serbatoi animali (trasmissione pre-diagnostica), ancora prima dell’individuazione dell’agente o agenti causali nei casi clinici. E’ fin troppo evidente come l’attesa di prove sostanziali della trasmissione interumana abbia reso i successivi sforzi di contenimento della pandemia inefficaci se non impossibili.

L’ampia circolazione dei coronavirus tra gli animali selvatici, il probabile salto di specie (spillover) di SARS CoV-2 dai pipistrelli all’uomo (o tramite un ospite intermedio) ed il rapido aumento delle varianti SARS-CoV-2 in ospiti non umani, con il potenziale rischio di reinfezione umana, sono condizioni che richiedono attività di monitoraggio più estese con l’acquisizione delle sequenze genomiche dei virus, necessari per poter sviluppare mappe regionali del rischio ed attuare programmi di sorveglianza mirati. SARS-CoV-2 presenta un patchwork genetico unico, a cui hanno contribuito diversi progenitori ed è il risultato di un complesso processo evolutivo e di ricombinazione nei corredi genetici. A volte, la ricombinazione può trasformare un virus non minaccioso in una nuova minaccia, come è il caso della ricombinazione di due coronavirus isolati di recente nei cani in Indonesia con la formazione di un ceppo ibrido che ha infettato otto bambini. Lavori recenti indicano che la distribuzione geografica dei virus SARS-CoV-2 correlati sia molto più ampia di quanto ritenuto in precedenza.

La ricostruzione filogenetica di un frammento genomico chiave per il tropismo e lo spettro degli ospiti di SARS-CoV-2 ha permesso di individuare tre coronavirus nei pipistrelli della specie Rhinolophus spp. nel nord del Laos, geneticamente più simili a SARS-CoV-2 rispetto a RaTG13, ritenuto essere il suo parente più stretto. Sono nuovi virus che presentano un dominio RBD di legame al recettore che differisce di poco rispetto a SARS-CoV- 2, e diversamente dagli altri coronavirus SARS-CoV-2-correlati sono capaci di legarsi fortemente al recettore ACE2 espresso dalle cellule umane. Ciò suggerisce che SARS-CoV-2 abbia potuto acquisire la capacità di trasmissione interumana solo mediante una selezione evolutiva naturale e smentisce l’ipotesi del virus costruito in laboratorio. Pertanto, se la selezione è naturale, l’origine di SARS-CoV-2 deve essere cercata nei serbatoi naturali, in primis nei pipistrelli.

Questi sono gli obiettivi di altri studi di sorveglianza dei nuovi coronavirus condotti negli ultimi mesi in Cambogia, Cina e Tailandia, e parzialmente finanziati con 125 milioni di dollari dall’USAID per il progetto DEEP VZN (Discovery & Exploration of Emerging Pathogens Viral Zoonoses), che opera in Africa, Asia e America Latina. Riguardo ad altri potenziali serbatoi, di recente è stato dimostrato come il sito di scissione della furina S1/2, determinante per il tropismo virale, replicazione e patogenesi di SARS-CoV-2, non presente in genere nei coronavirus dei pipistrelli, sia invece comune nelle sequenze associate ai roditori. Le conferme provengono da altri studi.

Come suggerito di recente su Lancet, One Health è il filo conduttore dei programmi di sorveglianza genomica/metagenomica integrata, che combinano le infezioni umane a quelle degli animali (fauna selvatica e vettori) e alla circolazione ambientale dei patogeni. I potenziali siti di campionamento per le analisi dovrebbero includere sia le zone di maggiore interazione tra uomo e animali selvatici, e quindi a maggiore probabilità di eventi di spillover virale (es. parchi, siti di ecoturismo, foreste), sia luoghi associati ad un rischio più elevato di circolazione virale, come gli aerei a lunga distanza, le stazioni della metropolitana, ma anche i macelli, le acque reflue urbane ed i rifiuti animali.

In sostanza la minaccia di una nuova malattia X con potenziale epidemico o pandemico deve essere affrontata in una prospettiva One Health, utilizzando strumenti di sorveglianza integrata basati su sistemi di informazione geografica, telerilevamento di dati ed epidemiologia molecolare. Le buone intenzioni esistevano già nel 2004, quando l’OMS, la FAO e l’OIE indicarono congiuntamente le direzioni da seguire, ma ciò non è stato sufficiente per prevedere la pandemia di COVID-19. Per il futuro si spera che le raccomandazioni formulate dai leader dell’UE, del G7 e del G20 in occasione dell’Assemblea Mondiale della Sanità nel maggio 2021, e la promessa di importanti investimenti della Commissione Europea per rafforzare l’infrastruttura dedicata alle varianti SARS- CoV-2, forniscano il terreno ideale per affrontare e prevenire le future minacce pandemiche.

Maurizio Ferri
Coordinatore Scientifico SIMeVeP




PSA. Grasselli: “Lockdown maiali? Di fatto già c’è”

Usare quel termine richiama l’attenzione ma in questo caso a sproposito

“Il termine lockdown richiama l’attenzione ma nel caso della peste suina in Italia è usato a sproposito perché gli allevamenti dei suini sono già allertati rispetto ai rischi del virus, ogni azienda ha alzato il livello di biosicurezza con misure di controllo che impediscono l’entrata del virus in un allevamento zootecnico. Diciamo che oggi nelle zone dove è stato registrato un focolaio, di fatto ogni allevamento è un”isola’ che non deve essere invasa da nessun tipo di fattore di rischio”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Aldo Grasselli, presidente onorario della Società italiana di Medicina veterinaria preventiva (SIMeVeP), commentando la proposta arrivata dalla virologa Ilaria Capua che ha evidenziato che se il virus “entrasse nel settore suinicolo, saremmo costretti a misure come il lockdown degli animali e ad un blocco dell’export dei prodotti”.

“Al momento la situazione è sotto controllo dove sappiamo esistere i focolai e dove sono stati trovati animali selvatici positivi – precisa Grasselli analizzando il punto della situazione – Ma non abbiamo certezza che su tutto l’appennino dalla Liguria fino alle Marche, questo virus non possa scendere a valle e arrivare negli allevamenti suini della pianura. Ecco che è fondamentale una sorveglianza epidemiologica, il monitoraggio dei cinghiali intercettati o trovati morti, ci auguriamo che i focolai siano legati all’introduzione dall’estero, o per commerci fraudolenti o più verosimilmente per abitudini alimentari soprattutto legati all’Est Europa, di salumi non a norma che poi buttati nei cassonetti dei rifiuti sono stati poi intercettati dai cinghiali”.

Secondo Grasselli, “noi oggi abbiamo questo tipo di infezione in due aree del Paese dove sono state attivate tutte le procedure stabilite dai Comitati tecnico-scientifici istituti dai ministero della Salute e dell’Agricultura. Collaborano anche i centri di riferimento nella ricerca malattie infettive e quelli di gestione della fauna selvatica. Abbiamo fatto convergere, in questo momento di crisi, tutte le competenze su un tavolo di lavoro. Le strategie sono aggiornate a mano a mano che sopraggiungono informazioni nuove. Nelle zone dove c’è un focolaio si sono subito attivate le reti di contenimento, per impedire ai cinghiali di avvicinarsi ai centri urbani o in aree dove ci sono insediamenti zootecnici”.

“Poi – sottolinea – gli allevamenti si sono dotati di zanzariere e dissuasori per uccelli, per impedire ad ogni animale possibile ‘vettore’ del virus di venire a contatto con i maiali. In questo momento è interesse degli allevatori avere un atteggiamento precauzionale nei confronti di un loro investimento”.

Per quanto riguarda l’abbattimento dei cinghiali come misura per il contenimento dei focolai di peste suina, “occorre un ragionamento sereno con gli animalisti: c’è un problema etico, ma anche la necessità di diradare la popolazione dei cinghiali e al momento non ci sono altri strumenti efficaci e rapidi. Prima di abbattere i suini, quindi, e perdere i mercati della salumeria italiana, credo che sia una scelta saggia sacrificare un numero stabilito di cinghiali su una popolazione esorbitante”, continua Grasselli facendo il punto della situazione.

Secondo Grasselli, si deve “evitare domani di abbattere gli animali allevati che sono essere senzienti come i cinghiali, ma dietro ci sono aziende, famiglie, lavoratori, investimenti e anche molta ricerca. I suini poi andrebbero distrutti perché non è possibile mangiarli, e poi – conclude – c’è da considerare lo spreco alimentare legato alle granaie e ai mangimi che andrebbero buttati”.




Bancoalimentare: ci attende un significativo incremento delle persone in povertà assoluta

Banco Alimentare in Italia fin dal primo giorno della guerra in Ucraina ha condiviso e aderito all’iniziativa di raccolta fondi #AllTogether4Ukraine promossa e coordinata dalla FEBA, la Federazione Europea Banchi Alimentari cui aderiscono i Banchi di 30 Paesi in Europa, incluso quello di Kiev.

Anche la SIMeVeP ha deciso senza esitazioni di supportare l’iniziativa il cui obiettivo è quello non solo di cercare di aiutare il Banco dell’Ucraina ma di sostenere l’attività dei Banchi Alimentari dei Paesi confinanti che da subito hanno accolto e visto ondate di profughi  attraversare i loro confini.

Il Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, Giovanni Bruno, ha inviato una lettera ai propri partner e sostenitori per raccontare l’attività svolta sin ora e condividere una preoccupazione pressante per l’immediato futuro del nostro paese: nel 2022 ci attende un significativo incremento delle persone in povertà assoluta.

Scrive Bruno nella lettera:

“Nei prossimi mesi crediamo che l’unione di tutte le forze in campo sarà nuovamente indispensabile per rispondere non solo agli incrementi delle richieste di aiuto alimentare nel nostro Paese, ma anche alle necessità che l’accoglienza dei rifugiati in Italia genererà. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, a fare tutto il necessario per garantire sostegno alimentare a chi si trova in difficoltà e a chi verrà ospitato nel nostro Paese. Per fare questo avremo nuovamente bisogno di avere al nostro fianco tutti i Compagni di Banco che hanno creduto e credono nella mission di Banco Alimentare”

La SIMeVeP è pronta a dare il proprio apporto.




FRAMES/ La via del Latte

Prosegue FRAMES/, la docuserie realizzata da ATS Bergamo, con il sostegno di SIMeVeP, che propone un viaggio a puntate  all’interno del Dipartimento Veterinario descrivendone le storie del mondo della Tutela della Salute, direttamente dalle voci e i volti dei professionisti che ogni giorno si occupano della cura del nostro bene più prezioso.

Il III episodio, introdotto da Antonio Sorice, Direttore del Dipartimento Veterinario e Sicurezza degli Alimenti di origine Animale di ATS Bergamo e Presidente SIMeVeP, ci porta all’interno di un allevamento della produzione lattiero casearia dove il Dipartimento Veterinario ATS effettua i controlli sulla sicurezza degli alimento e il benessere degli animali. Buona Visione!




Vaiolo delle scimmie, perché deve essere un monito per tutti

E’ pubblicato su Repubblica Salute il contributo di Maurizio Ferri, Coordinatore scientitico SIMeVeP, “Vaiolo delle scimmie, perché deve essere un monito per tutti”.

Il vaiolo delle scimmie è una infezione zoonotica causata dal virus Monkeypox, cugino del virus del vaiolo, una malattia debellata nei primi anni 80 con una massiccia campagna vaccinale. La malattia è endemica in alcune regioni dell’Africa centrale ed occidentale ed attribuibile a spillover o passaggi del virus da serbatoi animali all’uomo. Casi sporadici di vaiolo delle scimmie sono stati segnalati in altri continenti, per lo più associati a viaggi o importazione di animali esotici. A partire dal 22 Maggio 2022 iniziano le prime segnalazioni di casi al di fuori del continente africano associati al contatto con persone infette e riconducibili al ceppo meno virulento e con bassa trasmissione interumana.

Leggi il contributo integrale




D.LGS 32/21 – Criticità e modalità operative, corso ECM

Si svolgerà a l’11 luglio 2022 a Palermo, presso l’ Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, il corso Ecm, gratuito per gli iscritti, “D.LGS 32/21 del 2/2/2021. Criticità e modalità operative”.

Il Decreto Legislativo 2 febbraio 2021, n. 32 “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2017/625 ai sensi  dell’articolo 12, comma 3, lettera g) della legge 4 ottobre 2019, n. 117, che sostituisce il D.Lvo 194/2008, stabilisce le modalità di finanziamento dei controlli ufficiali e delle altre attività ufficiali effettuate per garantire l’applicazione della normativa in materia di alimenti, sicurezza alimentare, materiali e oggetti destinati a venire in contatto con alimenti (MOCA), mangimi, salute animale, sottoprodotti di origine animale e prodotti derivati, benessere animale, immissione in commercio e uso di prodotti fitosanitari.

Definisce, inoltre, le tariffe per l’ispezione in caso di macellazione di animali fuori dal macello per autoconsumo e in caso di animali selvatici oggetto di attività venatoria per autoconsumo o per cessione diretta.

Il corso ha l’obiettivo di fornire alle diverse figure Professionali – Medici Veterinari, Medici Chirurghi (Igiene degli alimenti e della nutrizione), Biologi e Tecnici della Prevenzione – conoscenze in merito al D.lgs32/21  per una sua corretta applicazione.

 




One Health: il delicato equilibrio tra Uomo Animale e Ambiente

La giornata conclusiva del 51° Congresso S.I.Ve.M.P. ha fatto il punto su un argomento di assoluta attualità. Si è svolto il Convegno “One Health: il delicato equilibrio tra Uomo Animale e Ambiente”

All’evento, organizzata in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (SIMeVeP) hanno partecipato relatori di assoluto rilievo:

il Dott. Pierdavide Lecchini – Direttore Generale DGSAF del Ministero Salute;

il Dott. Umberto Agrimi – Direttore Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, Istituto Superiore di Sanità;

il Dott. Angelo Ferrari – Commissario Straordinario Peste Suina Africana ;

il Dott. Francesco Feliziani – Responsabile Centro di Referenza Peste Suina Africana, IZS Umbria e Marche;

la Dott.ssa Antonia Ricci – Direttore Generale IZS VE (Centro di referenze Rabbia e Influenza Aviaria);

la Dott.ssa Santina Grazioli – Responsabile Centro di Referenza Afta Epizootica e Malattie, IZS Lombardia e Emilia Romagna;

il Prof. Beniamino Cenci Goga – Ordinario di Ispezione degli Alimenti di Origine Animale – Università di Perugia.

Attualissime le tematiche trattate nel convegno, moderato e coordinato dal Dott. Antonio Sorice, Presidente della SIMeVeP e che hanno chiamato in causa alcune tra le principali emergenze sanitarie che in questi ultimi mesi hanno coinvolto o stanno coinvolgendo l’intera rete dei servizi veterinari territoriali.

Il ruolo fondamentale del Ministero come centro di coordinamento è stato rimarcato dal dott. Lecchini, il focus importante acceso dal Dott. Agrimi sul possibile ruolo degli animali esotici anche nei possibili casi di “spillover” , la necessità di implementare i piani di biosicurezza delle aziende zootecniche evidenziato dalla Dott.ssa Ricci, la fondamentale importanza di mantenere alto il livello di attenzione nei confronti di malattie attualmente non presenti ma potenzialmente devastanti come l’afta epizootica rimarcato dalla dott.ssa  Grazioli, l’importanza nella gestione dei piani di contrasto alle malattie infettive rivestita dai nostri sistemi informativi e di contro l’ importanza dei movimenti umani come concausa di diffusione delle stesse sottolineato dal Dott. Feliziani, hanno trovato logica connessione con altre non secondarie tematiche.

Il ruolo da rinforzare dei Servizi Veterinari nella gestione della fauna selvatica, l’ impatto di una comunicazione istituzionale, tecnica e politica che tenga conto anche  degli  aspetti socio culturali con cui le azioni di contrasto alla diffusione delle malattie si devono necessariamente coniugare sono stati i temi introdotti dal Dott. Ferrari, mentre  il corretto uso del termine “One Health” al fine di una sua effettiva applicazione, e l’ necessità di rivedere alcuni parametri forse superati e dogmatici al di là delle effettive implicazioni sanitarie con l’apporto di ricerca ed università sono stati i temi evidenziati dal Prof. Cenci Coga.

L’ intervento del Dott. Aldo  Grasselli Segretario Nazionale SIVeMP ha invece richiamato la fondamentale importanza di adeguare gli organici dei Servizi del Dipartimento di Prevenzione, oltre a raccogliere e rinforzare l’ipotesi aggiornare i percorsi di formazione universitaria tarandoli su più moderne necessità ed agganciando la parte pratica della formazione alle attività di campo.

La richiesta del mondo degli stakeholder, rappresentati da

Dott. Davide Calderone – Direttore ASSICA

Dott.ssa Lara Sanfrancesco – Direttore UNAITALIA

Dott. Marco Lucchini – Segretario Generale Fondazione Banco Alimentare

Dott. Antonino Morabito – Responsabile Nazionale Cites, Fauna e Benessere animale Legambiente

Prof. Fabrizio Rueca – Vice Presidente Conferenza Direttori Facoltà di Medicina Veterinaria

intervenuti immediatamente dopo è stata infine tarata sull’importanza di relazioni efficaci e collaborative, evitando proliferazione di controlli ma contemporaneamente rinforzando la capacità delle dinamiche di prevenzione sanitaria fondamentali per intercettare precocemente dinamiche infettive e salvaguardare quindi un mondo produttivo con valori di PIL  importantissimi.

Forte e decisa la richiesta di un’alleanza strategica che nel rispetto dei ruoli, alleanza che sviluppi ulteriori sinergie, agganciando così logiche sanitarie a logiche economiche e con quindi un ulteriore obiettivo strategico da affiancare al termine “ONE HEALTH” il concetto di “ONE MISSION”.

L’importanza strategica delle alleanze è stata ripresa anche da Antonio Sorice che nelle conclusioni ha sottolineato come tutti temi trattati siano interconnessi fra loro e con il concetto di salute, come più autentica realizzazione del paradigma One Health.

I numeri della filiera agricola, zootecnica e del comparto agroalimentare:

Incidenza della filiera agricola e zootecnica:

  • Totale produzione agricola: 55,7 miliardi di euro (10,6% del PIL agroalimentare)

Valore percentuale ed assoluto del comparto zootecnico:

  •  29% del totale della produzione agricola nazionale
  • 16,15 miliardi di euro

PIL del settore agroalimentare made in Italy (2020):

  •  522 miliardi di euro ( il 15% del Pil italiano)
  • Il saldo della bilancia commerciale agro-alimentare, ha certificato un valore positivo (per il 2020) pari a 2,6 miliardi di euro (Annuario CREA 2020)

Coinvolte:

  • 740.000 aziende agricole;
  • più di 330.000 aziende attive nella ristorazione;
  • circa 230.000 punti vendita al dettaglio
  • 70.000 industrie alimentari
  •  4 milioni di lavoratori



Raid incendiario nella casa di un veterinario pubblico

Nei giorni scorsi Marcello Di Franco, medico veterinarioin servizio presso la Asl Caserta, Presidente Fespa nonchè componente della Task Force regionale per l’applicazione di un Piano straordinario di eradicazione di brucellosi e tubercolosi, già vittima in precedenza di minacce, ha subito l’ennesimo atto intimidatorio a causa delle attività di controllo ufficiale svolte in allevamenti infetti.

La SIMeVeP esprime solidarietà e vicinanza al collega e si appella alle istituzioni, per conto delle quali i veterinari di sanità pubblica operano a tutela della salute pubblica, perchè diano concretezza, con determinazione e fermezza, alle misure previste per prevenire atti intimidatori e sostenere le vittime di violenza.

 

 




Una nuova era nella regolamentazione dei farmaci veterinari

Farmaci veterinariIl 28 gennaio 2022 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari.

Il nuovo regolamento contiene misure per:
– stimolare l’innovazione;
– aumentare la disponibilità e l’accesso a medicinali veterinari sicuri e di alta qualità per veterinari, allevatori e proprietari di animali domestici per curare e prevenire le malattie degli animali;
– sostenere l’azione dell’Unione europea (UE) contro la resistenza antimicrobica integrando il concetto dell’uso prudente e responsabile degli antimicrobici negli animali.

Si tratta di una nuova era nella regolamentazione dei farmaci veterinari. Le nuove disposizioni tra strumenti e sistemi di monitoraggio e controllo garantiranno un accesso più ampio alle informazioni sui farmaci veterinari a tutte le parti interessate e forniranno anche un monitoraggio sui potenziali effetti collaterali.

Nel rendere operativo l’approccio One Health, le nuove regole prevedono una serie di misure atte a limitare lo sviluppo della resistenza antimicrobica e garantire la disponibilità di trattamenti necessari per gli animali e le persone. L’uso preventivo degli antimicrobici è consentito solo in circostanze eccezionali e c’è la possibilità di limitare o vietare l’uso di antimicrobici negli animali, riservando quelli ritenuti critici al trattamento di determinate condizioni nell’uomo.

Per la prima volta, viene realizzato un sito web centrale contenente le informazioni sui farmaci veterinari autorizzati nell’UE e nei paesi dello Spazio economico europeo (SEE).

Un’altra novità fondamentale è che d’ora in poi le prescrizioni veterinarie saranno valide in tutta l’UE.

Per facilitare l’identificazione dei rivenditori autorizzati a vendere medicinali veterinari soggetti a prescrizione medica, viene istituito un logo comune online da esibire sui rispettivi siti web collegati al sito web delle autorità nazionali (es. AIFA per l’Italia) che a loro volta pubblicheranno le informazioni su tutti i rivenditori di medicinali online registrati in un determinato paese UE/SEE.

Maurizio Ferri