Sempre più europei edotti dei meccanismi alla base della sicurezza alimentare nell’UE, emerge da recente sondaggio tra cittadini europei

La percentuale di cittadini europei che dichiarano di conoscere i meccanismi alla base del sistema di sicurezza alimentare dell’UE è aumentata del 6% rispetto al 2022, mentre la loro familiarità con un’ampia serie di tematiche relative alla sicurezza alimentare è cresciuta di pari passo.

Queste conclusioni e una serie di ulteriori dati su ciò che influenza le scelte alimentari in Europa sono disponibili nel nuovo “2025 Eurobarometer Survey on Food Safety in the EU” (sondaggio Eurobarometro 2025 sulla sicurezza alimentare nell’UE). L’EFSA effettua il sondaggio ogni tre anni e quest’anno ha interpellato contemporaneamente sia i 27 Stati membri dell’Unione europea che i 7 Paesi candidati all’adesione.

“Estremamente incoraggiante”

Ha dichiarato il direttore esecutivo dell’EFSA Nikolaus Kriz: “I nuovi dati sulla consapevolezza dei cittadini in materia di sicurezza alimentare nell’UE sono estremamente incoraggianti per l’EFSA e i nostri numerosi partner in tutta Europa.

Continueremo a collaborare con la Commissione europea e i nostri partner nazionali per comunicare ai cittadini i vantaggi che il sistema di sicurezza alimentare comporta per loro».

Nel 2019 l’UE ha introdotto nuove norme in materia di trasparenza, accessibilità dei dati e comunicazione dei rischi, tra cui l’invito a migliorare la comprensione da parte dei consumatori delle modalità con cui vengono prese le decisioni in materia di sicurezza alimentare, compresa l’importanza delle valutazioni scientifiche.

Fattori che influenzano le scelte alimentari

Circa 7 Europei su 10 dichiarano di essere interessati in prima persona alla sicurezza alimentare, che si colloca al terzo posto (46%) tra i fattori che influenzano le loro scelte alimentari, dopo il prezzo (60%) e il gusto (51%).

L’importanza del prezzo è aumentata di ulteriori 6 punti percentuali dal 2022 ed è stata il fattore principale in 20 Stati membri dell’UE, il che evidenzia le continue difficoltà di molte persone in Europa nel far quadrare i conti.

La sicurezza alimentare è data per scontata?

Il motivo più comune per non seguire le informazioni sulla sicurezza alimentare è dare per scontato che gli alimenti venduti siano sicuri, come affermato da quattro Europei su dieci (41%), seguito dal fatto di saperne abbastanza per evitare o mitigare i rischi alimentari (30%).

Ha dichiarato Barbara Gallani, responsabile della comunicazione all’EFSA: “È positivo che così tante persone nell’UE abbiano fiducia nella sicurezza di ciò che mangiano.

Al contempo però noi e i nostri partner dobbiamo continuare a rimarcare come la sicurezza alimentare sia una responsabilità condivisa: i consumatori hanno un ruolo importante da svolgere, ad esempio in relazione all’igiene degli alimenti, alla loro preparazione e al seguire una dieta sana e varia”.

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Fonte: EFSA




PFAS negli alimenti, la Commissione Ue: “Dati completi entro ottobre 2026”.

La presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) negli alimenti resta sotto la lente dell’Unione europea. Dopo un’interrogazione presentata dall’eurodeputato Günther Sidl (S&D), la Commissione ha chiarito lo stato del monitoraggio avviato con la Raccomandazione (UE) 2022/1431, che invita gli Stati membri a raccogliere dati su un’ampia gamma di prodotti alimentari.

Secondo la risposta fornita dal commissario Olivér Várhelyi, i campioni raccolti nel 2022, 2023 e 2024 sono già stati trasmessi all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Tuttavia, non è ancora stata condotta una nuova valutazione dell’esposizione aggiornata rispetto all’ultimo parere scientifico pubblicato dall’EFSA nel 2020. Per questo motivo, al momento non è possibile trarre conclusioni definitive sul livello di protezione dei consumatori né individuare le aree dell’Unione con i valori più critici.

Il monitoraggio, ha ricordato la Commissione, prevede che i dati indichino se i campioni provengono da zone ad alto inquinamento ambientale, i cosiddetti hotspot. Tuttavia, le analisi non consentono di distinguere in maniera affidabile le regioni più contaminate da quelle meno colpite: l’obiettivo principale è infatti quello di ottenere un quadro rappresentativo della contaminazione di fondo, che possa servire in futuro per fissare nuovi valori massimi di PFAS negli alimenti.

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Fonte: sardegnagol.eu




Sorveglianza genomica dei batteri da cibo e acqua: laboratori diversi, una lettura condivisa

Capire da dove arriva un’infezione e come si sta diffondendo è fondamentale per proteggere la salute pubblica. Alcuni microrganismi possono colpire l’uomo, gli animali o entrambi, trasmettendosi direttamente da un ospite all’altro, oppure attraverso alimenti o acqua contaminata. Per riuscire a collegare tra loro i casi, anche a distanza di tempo e di spazio, servono strumenti di indagine sempre più precisi. In questo contesto, la genomica sta cambiando le regole del gioco: analizzando l’intero DNA dei batteri, è possibile riconoscere legami che i metodi più tradizionali non riescono a vedere. È uno strumento che, affiancato alle indagini epidemiologiche, ovvero lo studio dei contagi nel tempo e nello spazio, rende più solida e tempestiva la ricostruzione dei casi.

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications, condotto nell’ambito del progetto europeo BeONE, ha verificato quanto siano affidabili e confrontabili i metodi genomici usati in un’ampia gamma di laboratori europei di sanità pubblica. Undici istituti di ricerca, tra cui l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, hanno partecipato a un confronto su larga scala, analizzando gli stessi ceppi di batteri patogeni trasmessi con alimenti e acqua: Listeria monocytogenesSalmonella entericaEscherichia coli e Campylobacter jejuni.

Per rendere la valutazione più oggettiva, i laboratori hanno analizzato dati reali senza sapere in anticipo quali campioni fossero epidemiologicamente collegati tra loro. In questo modo è stato possibile confrontare la capacità dei diversi metodi di raggruppare i campioni in base alla loro vicinanza genetica. E i risultati hanno mostrato un’elevata coerenza tra le analisi.

“Abbiamo lavorato come se fossimo davvero in una rete di sorveglianza internazionale, ognuno usando il proprio metodo, ma tutti sugli stessi dati – spiega Nicolas Radomski, IZS Teramo – Gli obiettivi erano quelli di misurare le somiglianze e le divergenze analitiche tra le istituzioni e di capire fino a che punto parlavamo lo stesso linguaggio analitico”.

Il cuore della ricerca è rappresentato dalla WGS (Whole Genome Sequencing), la tecnica che permette di leggere l’intero genoma di un microrganismo. Rispetto ai metodi classici, che si concentrano su alcune regioni del DNA, la WGS offre una mappa completa, capace di distinguere anche tra ceppi molto simili. Questo rende possibile, ad esempio, capire se due casi di infezione registrati in Paesi diversi hanno la stessa origine.

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Fonte: IZS Lazio e Toscana




Prosegue la campagna Safe2Eat, Focus sugli Additivi

Per il quinto anno consecutivo, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e il Ministero della Salute hanno lanciato la campagna di comunicazione Safe2Eat con l’obiettivo di far crescere la fiducia dei consumatori nella sicurezza alimentare nell’ambito dell’UE, informando e sensibilizzando i cittadini italiani, per promuovere la capacità di prendere decisioni informate relative alle scelte alimentari di ogni giorno aumentando la consapevolezza su ciò che avviene nelle fasi di preparazione e conservazione dei cibi e al tempo stesso evidenziando il ruolo fondamentale della scienza e delle direttive formulate dagli esperti dell’EFSA, grazie alle quali il cibo sulle nostre tavole è controllato e sicuro.

Quest’anno la campagna in Italia è partita ad aprile concentrandosi sui focolai di malattie a trasmissione alimentare attribuibili ad alimenti di origine non animale, ovvero vegetale, meglio conosciuti come ANOA, e da settembre prosegue informando sugli additivi alimentari.

 Cosa sono gli ADDITIVI         

Gli additivi alimentari sono sostanze che vengono aggiunte intenzionalmente agli alimenti con uno scopo tecnologico preciso, come migliorare la conservazione, il gusto, l’aspetto o la stabilità del prodotto. Prima di essere autorizzati all’uso, sono sottoposti a una rigorosa valutazione di sicurezza da parte dell’EFSA e successivamente approvati dalla Commissione Europea.

Solo dopo queste verifiche entrano a far parte di una lista ufficiale, chiamata “lista positiva“, che ne consente l’impiego.

Ogni additivo alimentare utilizzato deve essere di grado alimentare con una propria “carta d’identità”, che ne definisce specifiche caratteristiche e requisiti di purezza previsti dai regolamenti europei.

Identificato da una sigla composta dalla lettera “E” seguita da un numero, deve essere sempre indicato in etichetta. Alcuni additivi sono sostanze naturali, come la vitamina C (E 300) e la pectina (E 440), presenti nella frutta, la lecitina contenuta nel tuorlo d’uovo (E 322) o il licopene nei pomodori (E 160d), mentre altri additivi possono derivare da fonti animali, come l’acido carminico (E 120), estratto dagli esemplari di sesso femminile della cocciniglia, o essere sintetizzati chimicamente (ad es. E 123/amaranto, E 160d(i)/licopene sintetico).

Gli additivi si distinguono per funzione: i coloranti (E 100–E 199), i conservanti (E 200–E 299) prolungano la durata degli alimenti, impedendo o rallentando il deterioramento; gli antiossidanti e i correttori di acidità (E 300–E 399) inibiscono, i primi, possibili variazioni da parte dei prodotti alimentari, come ad esempio come l’irrancidimento o le variazioni di colore, i secondi agiscono stabilizzando il grado di acidità e basicità di un prodotto sia ai fini del gusto che della conservazione e aiutano a mantenere il corretto equilibrio acido-base. Esistono additivi, identificati da altre sigle, utilizzati per altre necessità tecnologiche, legate al processo produttivo.

L’uso degli additivi è regolamentato a livello europeo: le norme stabiliscono esattamente quali additivi possono essere utilizzati, in quali alimenti e in quali quantità. In Italia, il rispetto di queste norme viene verificato dal Ministero della Salute attraverso il Piano Nazionale Additivi Alimentari (2020-2024), che prevede controlli ufficiali su circa 1840 campioni l’anno, con una percentuale media di non conformità pari all’1,16%. Questi dati confermano che l’uso degli additivi alimentari è sottoposto a controllo e ne assicura l’uso corretto nel rispetto delle norme per garantire la qualità e la conservazione dei prodotti alimentari (Link)

Gli additivi sono sempre inclusi negli elenchi degli ingredienti degli alimenti in cui sono utilizzati.

Secondo Camilla Smeraldi, tossicologa presso l’EFSA: «Tutti gli additivi alimentari sono sottoposti a valutazione per accertare che possano essere consumati in sicurezza. I consumatori possono essere certi che queste sostanze soddisfano rigorose norme di sicurezza».

Gli aspetti da considerare durante la scelta degli alimenti

In base a un’indagine Ipsos sull’impatto della campagna Safe2Eat 2024, per i consumatori il sapore è al primo posto con il 56 %, seguito dal costo con il 50 % e, successivamente, la durata di conservazione con il 37 %. Tuttavia, le scelte alimentari si stanno evolvendo: il 40 % delle persone coinvolte nella campagna ora tiene attivamente conto della sicurezza alimentare quando fa acquisti, rispetto al 35 % del grande pubblico.

Un aspetto rimane costante: la sicurezza alimentare. Indipendentemente dai fattori che ne influenzano le scelte, gli europei possono fidarsi del fatto che il cibo sulla loro tavola soddisfa alcuni degli standard di sicurezza più elevati al mondo. Grazie al rigoroso sistema di sicurezza alimentare dell’UE, i cittadini sanno da dove proviene il cibo, com’è prodotto e cosa contiene, garantendo così la trasparenza e la sicurezza a ogni pasto.

La campagna Safe2Eat

La campagna Safe2Eat si rivolge al pubblico in generale, da coloro che hanno un elevato livello di consapevolezza e preoccupazioni limitate in merito alla sicurezza alimentare a chi è più preoccupato e meno informato. Lo stile comunicativo è dunque pensato per essere informativo e chiaro, mantenendo al contempo un tono rassicurante, positivo e dinamico.

La campagna, che durerà fino a metà novembre, si rivolge in particolare ai cittadini tra i 18 e i 55 anni, e utilizza un linguaggio semplice, intuitivo e accattivante.

Le attività previste per la promozione della campagna includono ufficio stampa, media partnership, influencer marketing e programmatic advertising.

 Partecipazione

L’ampio ventaglio di iniziative della campagna Safe2Eat si svolge a livello europeo e nazionale nell’arco dell’anno. I consumatori sono invitati a visitare il sito web ufficiale della campagna, prendendo visione dei materiali didattici e interagendo con i contenuti della campagna sui social media utilizzando l’hashtag #Safe2EatEU.




Nanoplastiche, quando il piccolo non è così bello

microplasticheQualcuno certamente ricorda Piccolo è bello (il sottotitolo era Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa). Pubblicato nel 1973, un anno dopo I limiti della crescita del Club di Roma e nel mezzo della crisi petrolifera, era una raccolta di saggi che anticipava molti temi ambientalisti dei decenni successivi. Il titolo è rimasto il simbolo di un’economia attenta all’ambiente e ai limiti posti dal rispetto della natura.

L’autore, Ernst Friedrich Schumacher, non poteva sapere che mezzo secolo dopo il piccolo, impersonato dalle nanoplastiche, avrebbe rappresentato uno dei più gravi pericoli per l’ambiente e la salute.

Mi riferisco alle nanoplastiche, che risultano dal decomporsi con il tempo della microplastica, i frammenti di dimensioni inferiori a 5 mm in lunghezza (più piccoli di un chicco di riso). Le nanoplastiche hanno la dimensione di un micrometro (un milionesimo di metro) e sono visibili solo con appositi strumenti di precisione.

Già l’anno scorso era stato lanciato un allarme da ricercatori della Columbia University per la presenza di grandi quantità di nanoplastiche nelle bottiglie in plastica di acqua minerale: mediamente una bottiglia conteneva 240.000 piccoli frammenti di sette diversi tipi di plastica, il 9% costituito da nanoplastiche (l’argomento è stato ripreso da Ilaria Broglio in un articolo pubblicato oltre un anno dopo, Perché non dovresti più bere acqua in bottiglia: scatta l’allarme, 23 marzo 2025).

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Fonte: scienzainrete.it




Il 40% delle malattie di origine alimentare si verifica nella cucina di casa, dall’Iss un questionario per saperne di più

issSi chiama “Mangia sicuro!” ed è rivolto a tutti, per testare le conoscenze sulla sicurezza alimentare casalinga

Oltre il 40% delle malattie legate al consumo di alimenti nel mondo si verifica in ambito domestico, ma questo dato è fortemente sottostimato a causa della mancanza di segnalazioni di focolai domestici Un luogo che si tende a considerare sicuro ma che può nascondere delle sorprese. Conoscere in maniera approfondita le regole di conservazione e preparazione dei cibi aiuta a ridurre il rischio. Per questo l’istituto Superiore di Sanità lancia oggi un questionario diretto a tutti, “Mangia Sicuro!”, che consente di colmare i gap e consumare i cibi in sicurezza.

Entro l’8 ottobre in 15 minuti si potranno testare le proprie conoscenze e alla fine si riceveranno risposte corrette, consigli utili e spunti pratici che aiuteranno a confutare alcune abitudini e credenze ancora diffuse, ad esempio su come trattare la carne cruda o l’insalata in busta.

“Le risposte – sottolinea Antonella Maugliani, ricercatrice Iss e referente scientifica del progetto- ci aiuteranno a migliorare le informazioni rivolte ai cittadini su comportamenti alimentari sicuri: dalla spesa, alla conservazione, fino alla preparazione dei cibi. Il contributo delle persone che sceglieranno di compilarlo è importante per rendere la comunicazione più vicina ai reali bisogni e promuovere la salute di tutti”.

Il questionario fa parte del progetto Iss ‘SAC’ (acronimo di Sicurezza Alimentare Casalinga), partito ad aprile 2024 e che avrà una durata di due anni. È coordinato dal Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria (SANV) e coinvolge un gruppo multidisciplinare dell’Iss con esperti in vari settori.

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Fonte: ISS




Gli alimenti ultra-processati danneggiano la salute riproduttiva e metabolica degli uomini. Lo studio internazionale

Negli ultimi 50 anni, i tassi di obesità e diabete di tipo 2 sono aumentati vertiginosamente, mentre la qualità dello sperma è crollata. A guidare questi cambiamenti potrebbe essere la crescente popolarità degli alimenti ultra-processati, che sono stati collegati a una serie di effetti negativi sulla salute. Tuttavia, gli scienziati non sono ancora certi se sia la natura industriale degli ingredienti stessi, la lavorazione degli alimenti o se sia perché inducono le persone a mangiare più del dovuto.

Un team internazionale di scienziati ha scoperto che le persone aumentano di peso con una dieta ultra-processata rispetto a una dieta minimamente processata, anche a parità di calorie assunte. Lo studio sugli esseri umani ha anche rivelato che una dieta ricca di alimenti ultra-processati introduce livelli più elevati di inquinanti, noti per influenzare la qualità dello sperma. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cell Metabolism.

“I nostri risultati dimostrano che gli alimenti ultra-processati danneggiano la nostra salute riproduttiva e metabolica, anche se non vengono consumati in eccesso. Ciò indica che è la natura processata di questi alimenti a renderli dannosi”, afferma Jessica Preston, autrice principale dello studio, e ricercatrice presso il Centro NNF per la Ricerca Metabolica di Base (CBMR) dell’Università di Copenaghen.

Stesse calorie, risultati diversi Per ottenere i dati più precisi possibili, gli scienziati hanno confrontato l’impatto sulla salute delle diete non elaborate e ultra-elaborate sulla stessa persona. Hanno reclutato 43 uomini di età compresa tra 20 e 35 anni, che hanno seguito ciascuna delle due diete per tre settimane, con tre mesi di “washout” tra una e l’altra. Metà dei soggetti ha iniziato con la dieta ultra-elaborata e l’altra con quella non elaborata. Metà degli uomini ha anche seguito una dieta ipercalorica con 500 calorie giornaliere in più, mentre l’altra metà ha ricevuto la quantità di calorie normale per la loro corporatura, età e livello di attività fisica. Non è stato detto loro quale dieta stessero seguendo. Sia la dieta non elaborata che quella ultra-elaborata contenevano la stessa quantità di calorie, proteine, carboidrati e grassi.

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Fonte: quotidianosanita.it




L’Animal Task Force sottolinea il ruolo multifunzionale della zootecnia

Un nuovo e significativo documento, chiamato “Policy Brief – Livestock are more than food” (Gli animali da allevamento sono molto più che cibo), elaborato dall’Animal Task Force (ATF) e reso noto da FEFAC (Federazione Europea dei Produttori di Mangimi), mette in luce l’ampio spettro di benefici che la zootecnia europea offre alla società, andando ben oltre la mera produzione alimentare. Questa pubblicazione mira a sensibilizzare i decisori politici e il pubblico sulla profonda multifunzionalità del settore.

Il documento della ATF sottolinea come gli allevamenti siano un pilastro non solo per la sicurezza alimentare, garantendo proteine di alta qualità e micronutrienti essenziali, ma anche per la circolarità dell’economia. Gli animali, infatti, trasformano sottoprodotti agricoli e scarti non commestibili dall’uomo in risorse preziose, contribuendo a ridurre gli sprechi e a valorizzare filiere che altrimenti sarebbero sottoutilizzate. Questa capacità di conversione è fondamentale per un sistema alimentare efficiente e sostenibile.

Oltre a ciò, la zootecnia riveste un ruolo cruciale nella gestione del territorio e nella preservazione della biodiversità. Attraverso il pascolamento e la gestione delle aree rurali, gli animali contribuiscono a mantenere paesaggi aperti, a prevenire incendi e a sostenere ecosistemi complessi. Le loro deiezioni, opportunamente gestite, sono una risorsa preziosa per la fertilizzazione dei suoli, riducendo la dipendenza da fertilizzanti chimici e migliorando la salute del terreno.

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Fonte: mangimiealimenti.it




Microplastiche nei molluschi: uno studio IZSAM sul loro accumulo e sulla depurazione

microplasticheUn esperimento condotto in condizioni controllate ha permesso di osservare come le ostriche accumulano le microplastiche presenti nel nostro mare e quanto riescono a eliminarle prima di arrivare al consumo umano.

 Le ostriche, molluschi bivalvi efficienti filtratori, possono ingerire microplastiche, frammenti inferiori a 5 millimetri che derivano dalla degradazione dei rifiuti plastici. Una volta accumulate nei tessuti, queste particelle possono finire anche sulle nostre tavole, diventando una possibile via di contaminazione per l’uomo. Uno studio pubblicato sulla rivista Water da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (IZSAM), in collaborazione con l’Istituto per lo Studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in Ambiente Marino (IAS-CNR), ha indagato in laboratorio cosa succede quando le ostriche vengono esposte a queste particelle, e come riescono a eliminarle.

Per riprodurre condizioni realistiche, sono state utilizzate microplastiche di forme e polimeri differenti (filamenti di polipropilene, sfere di polistirene, frammenti di polietilene tereftalato), invecchiate artificialmente al fine di creare un biofilm e renderle il più possibile simili a quelle presenti in natura. Le ostriche sono state mantenute per 28 giorni in vasche con acqua di mare sintetica contenente queste particelle, una procedura che in gergo scientifico viene chiamata “esposizione”: significa mettere gli animali in contatto diretto e continuativo con una determinata sostanza per studiarne gli effetti. Al termine di tale periodo, le ostriche contenevano in media oltre 5 particelle di microplastica per grammo di tessuto. La maggior parte erano filamenti (79%), seguiti da sfere (19%) e frammenti (2%).

Successivamente, gli animali sono stati trasferiti in acqua di mare sintetica pulita per simulare la fase di depurazione, un trattamento previsto presso appositi centri per tutti i molluschi prima di essere immessi sul mercato. Questo processo serve normalmente a eliminare batteri e altri agenti patogeni, ma può avere un effetto anche sulle microplastiche.

“Abbiamo osservato una riduzione significativa della presenza delle microplastiche, circa il 69%, già nelle prime 24 ore – dice Sara Recchi, biologa marina dell’IZSAM – e una diminuzione complessiva del 92% entro cinque giorni dall’inizio del periodo di depurazione. Le particelle che non venivano eliminate facilmente erano soprattutto quelle di dimensioni maggiori o con forme più complesse, come i filamenti più lunghi.”

Lo studio ha analizzato anche un altro aspetto: il possibile effetto delle microplastiche sulle ostriche a livello cellulare. Per farlo, i ricercatori hanno analizzato alcuni geni “di riferimento”, ovvero geni che mantengono livelli di attività stabili anche in condizioni difficili. Questi geni non sono coinvolti nella risposta allo stress, ma servono come base di confronto per studiare quelli che invece si attivano o si spengono in presenza di inquinanti.

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Fonte: IZS Teramo




Almanacco della sicurezza alimentare: normative e istituzioni di diversi paesi in un’unica piattaforma

datiUn’unica piattaforma con tutte le informazioni sulle normative e le istituzioni pubbliche responsabili per la sicurezza alimentare di numerosi Paesi? È l’Almanacco della Sicurezza Alimentare pubblicato dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR), uno strumento online che permette di identificare in modo rapido ed efficace le autorità e le istituzioni pertinenti di 38 Paesi (più l’Unione Europea) e i potenziali partner per la collaborazione internazionale. L’obiettivo del BfR è promuovere un maggiore allineamento delle norme e delle procedure esistenti, contribuendo a semplificare gli sforzi ed evitando così inutili duplicazioni del lavoro.

Dal 2009, il BfR ha pubblicato cinque edizioni stampate dell’Almanacco per la Sicurezza Alimentare dell’UE in diverse lingue, l’ultimo dei quali nell’agosto 2021. L’anno successivo l’Almanacco ha fatto il salto nel mondo digitale, e si è trasformato in una piattaforma online dinamica e costantemente aggiornata, allargando il suo database anche a Paesi extra UE (principalmente stati della regione europea, per ora).

Almanacco della Sicurezza Alimentare Italia
Il profilo dell’Italia sull’Almanacco della Sicurezza Alimentare

L’Almanacco, quindi, è uno strumento destinato a responsabili della sicurezza alimentare all’interno delle istituzioni nazionali ed europee, e ad altri addetti ai lavori. Il BfR invita i vari Paesi a mantenere aggiornato il loro profilo e di garantire l’accuratezza del contenuto almeno una volta all’anno: ogni paese, istituzione o organizzazione è infatti responsabile del contenuto del proprio profilo.

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Fonte: ilfattoalimentare.it