MOCA. Esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare, nuovo parere CNSA
Alla luce dei risultati finali dello studio svolto dal Laboratorio nazionale di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità “Studio dell’esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare”, dello studio di “Dieta Totale Nazionale” dell’ISS e della ricerca condotta dall’Università di Milano “Determinazione del contenuto di alluminio in alimenti quali manzo, pollo, e pesce in seguito a cottura utilizzando pellicola commerciale di alluminio”, la Direzione generale per l’igiene, la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute ha chiesto alla Sezione 1 “sicurezza alimentare” del Comitato nazionale sicurezza alimentare, di rivalutare quanto già espresso con il parere n° 19 del 3 maggio 2017.
Nel parere del 30 gennaio 2019 “Esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare: elementi di valutazione del rischio e indicazioni per un uso corretto dei materiali a contatto con gli alimenti” – Aggiornamento, ora pubblicato sul sito del Ministero della salute, la Sezione 1 del CNSA ritiene che i risultati dei nuovi studi apportino una conferma alle conclusioni del precedente parere e consentano di identificare con maggiore precisione le condizioni d’uso e le fasce di popolazione alle quali rivolgere una specifica attenzione.
In particolare:
- la contaminazione del cibo per fenomeni migrazionali da utensili o imballaggi è un’importante fonte di esposizione alimentare all’alluminio;
- la cessione di alluminio dai MOCA è condizionata dalle modalità di uso;
- l’esposizione alimentare ad alluminio attraverso i materiali a contatto può portare ad un superamento della TWI stabilita da EFSA nel 2008, con un potenziale rischio per la salute per fasce vulnerabili della popolazione, rappresentate dai bambini sotto i 3 anni, anziani sopra i 65 anni, donne in gravidanza, persone con funzionalità renale compromessa.
Pertanto, la Sezione 1 del CNSA ritiene che:
- l’alluminio venga inserito con rilievo prioritario nel piano di monitoraggio dei MOCA, in modo da raccogliere una congrua base di dati di sorveglianza a livello nazionale; al riguardo si auspica la definizione di un piano nazionale;
- sia necessaria l’attivazione di idonee modalità di informazione e comunicazione circa il corretto uso dei MOCA contenenti alluminio per la produzione e la preparazione degli alimenti, rivolte sia ai consumatori sia alle imprese; in quest’ultimo ambito è opportuno considerare l’inserimento dell’uso corretto dei MOCA nei manuali aziendali di corretta prassi igienica.
In aggiunta, la Sezione 1 del CNSA raccomanda:
-
- una valutazione complessiva dei dati disponibili in vista di un’ eventuale definizione del limite di migrazione a livello comunitario, così come previsto per i materiali e gli oggetti di materia plastica destinati a venire a contatto con gli alimenti (1 mg/kg di prodotto alimentare o simulante, Reg. 1416/2016, di aggiornamento al Reg.10/2011), coerentemente con quanto stabilito dalla norma quadro (Regolamento (CE) n. 1935/2004): “i materiali e gli articoli destinati a venire a contatto con gli alimenti, sotto normali o forzate condizioni d’uso, non devono cedere all’alimento i loro costituenti in quantità tali da: costituire un pericolo per la salute umana….”
- la promozione da parte del Ministero della Salute di studi sulla valutazione del rischio per la salute umana derivante da MOCA contenenti alluminio. La Sezione 1 del CNSA auspica che tali studi integrino i seguenti elementi: i) la valutazione dettagliata dell’assunzione alimentare (come suggerito dai risultati dello studio di dieta totale); ii) il biomonitoraggio; iii) il rischio di patologie (ad es. neurologiche, ossee) riferibili all’assunzione di alluminio, ad es., attraverso uno studio osservazionale caso-controllo. La Sezione 1 del CNSA nota inoltre che validi dati sulla popolazione umana potrebbero essere importanti per un eventuale aggiornamento della TWI definito da EFSA, che data oramai al 2008 e si basa esclusivamente su studi tossicologici sperimentali;
- l’uso di materiali alternativi o leghe, che minimizzino la cessione, sulla base di solide evidenze.
A tale proposito, la Sezione 1 del CNSA raccomanda l’avvio di azioni atte a contenere l’esposizione, in particolare, delle fasce a rischio (bambini sotto i 3 anni, anziani sopra i 65 anni, donne in gravidanza, persone con funzionalità epatica compromessa) a livelli inferiori al TWI definito da EFSA, mediante l’utilizzo di MOCA contenenti alluminio, tenendo conto del contributo che questa via di esposizione rappresenta.
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A cura della segreteria SIMeVeP
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