La scienza alla base della profilazione nutrizionale: al via consultazione pubblica

Nutrizionisti e altri esperti hanno la possibilità di aiutare l’EFSA a dare gli ultimi ritocchi a un parere scientifico. Questo costituirà la base sulla quale i politici svilupperanno il futuro sistema UE di etichettatura dei nutrienti da apporre sulla parte anteriore delle confezioni alimentari. Il parere preciserà inoltre le condizioni in base alle quali limitare le indicazioni nutrizionali e sulla salute apposte sui prodotti alimentari.

Nell’ambito della strategia “dal produttore al consumatore” la Commissione europea ha chiesto all’EFSA all’inizio del 2021 di fornire consulenza scientifica sulle sostanze nutritive e sui componenti non nutritivi negli alimenti di rilevanza per la salute pubblica degli europei, sui gruppi alimentari con incidenza rilevante nelle diete europee e sui criteri scientifici per orientare la scelta dei nutrienti a fini di profilazione nutrizionale. La Commissione ha in programma di proporre una nuova legislazione in materia alla fine del 2022.

Una base scientifica per assistere i decisori politici dell’UE

Valeriu Curtui, a capo dell’Unità di “Nutrizione umana ” dell’EFSA, ha così commentato: “Abbiamo indetto una consultazione pubblica per raccogliere contributi scientifici sulla versione provvisoria del parere da altri esperti, partner istituzionali e portatori di interesse.

“Ricordiamo a tutti gli interessati a tale argomento che la nostra consulenza mira a fornire il supporto scientifico per elaborare i modelli di profilazione dei nutrienti e limitare le pretese salutistiche sulle etichette da apporre sulla parte anteriore delle confezioni. Questa stesura preliminare del parere, tuttavia, non esprime una valutazione né propone un modello particolare di profilazione nutrizionale per l’etichettatura dei nutrienti sulla parte anteriore delle confezioni”.

Quali gli elementi di rilievo in questa bozza di parere?

Il dottor Alfonso Siani presiede il gruppo di lavoro di esperti EFSA che ha contribuito alla stesura del parere scientifico. “Nella bozza diamo indicazioni ai responsabili politici su quali nutrienti e componenti non nutritivi degli alimenti considerare ai fini di una loro inclusione in modelli di profilazione nutrizionali ove apporti eccessivi o inadeguati siano associati a rischi di malattia a lungo termine”.

La bozza di parere conclude, tra l’altro, che nei modelli di profilazione nutrizionale si potrebbe tener conto dei seguenti elementi:

  • considerata l’alta prevalenza di sovrappeso e obesità in Europa, è importante prevedere una diminuzione dell’assunzione di energia per la salute pubblica delle popolazioni europee;
  • nella maggior parte delle popolazioni europee l’assunzione di grassi saturi, sodio, zuccheri aggiunti/liberi supera i limiti raccomandati e un’assunzione eccessiva si  associa a effetti negativi sulla salute;
  • nella maggior parte delle popolazioni adulte europee l’assunzione di fibre e potassio tramite la dieta è inadeguata e assunzioni inadeguate si associano a effetti negativi sulla salute.

La bozza osserva anche che, in specifiche sotto-popolazioni, l’assunzione di ferro, calcio, vitamina D, folato e iodio è inadeguata ma affrontata solitamente da politiche nazionali e/o raccomandazioni individuali.

“Sebbene la scelta dei nutrienti e dei non-nutrienti in un modello di profilazione dei nutrienti dovrebbe essere guidata principalmente dalla loro rilevanza per la salute pubblica”, ha aggiunto il dottor Siani, “essi possono venire inclusi anche per altre motivazioni, ad esempio l’esigenza di dare priorità ad alcuni alimenti anche quando la scienza non abbia chiarito al 100% che è necessario un aumento del loro consumo per motivi di salute pubblica. Per esempio i gestori del rischio possono decidere di includere alcuni omega-3 nei modelli di profilazione dei nutrienti per incoraggiare il consumo di pesce grasso in linea con le loro raccomandazioni nutrizionali, anche se i dati sull’assunzione di tali acidi grassi sono insufficienti a concludere se il consumo sia  quantitativamente  adeguate o meno.”

Gruppi alimentari nelle diete degli europei e raccomandazioni a livello nazionale

“Il nostro parere include anche considerazioni scientifiche riguardo ai gruppi di alimenti che hanno un ruolo importante nelle diete degli europei”, ha affermato il dottor Siani.

Questi gruppi comprendono cibi amidacei (soprattutto cereali e patate), frutta e verdura, legumi e legumi, latte e latticini, carne e prodotti a base di carne, pesce e crostacei, noci e semi, e bevande non alcoliche, come riconosciuto dalle linee guida nutrizionali nazionali basate sugli alimenti negli Stati membri. Il loro ruolo nella dieta  e relativi contributi variano da un Paese all’altro a causa delle diverse abitudini e tradizioni alimentari.

Il dr Siani ha poi aggiunto: “Le linee guida nazionali incoraggiano il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, noci e semi, latte e latticini a basso contenuto di grassi, pesce e acqua. Invece i prodotti alimentari che a causa di trasformazioni alimentari hanno un alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e/o sodio vengono scoraggiati, anche all’interno di tali categorie alimentari.

“Le linee guida promuovono anche il regolare consumo di legumi e legumi al posto della carne (in particolare carni rosse e carni lavorate), e di oli vegetali ricchi di grassi monoinsaturi e polinsaturi invece di quelli ricchi di grassi saturi”.

Fonte: EFSA




Le esperienze della sanità pubblica nei terremoti a 41 anni di distanza dal terremoto dell’Irpinia

Ogni anno il Cervene ricorda il 23 novembre 1980 con un evento da tenersi in una delle aree colpite dal sisma dell’Irpinia. Negli anni scorsi, gli eventi si sono tenuti in Irpinia presso l’Abbazia del Goleto, a Pertosa (SA) presso la Fondazione MIdA e nel 2020 in modalità remoto con ospiti da tutta Italia. Si tratta di una data rilevante per la nascita della Disastrologia veterinaria ad opera del Prof. Adriano Mantovani, che con la sua equipe di giovani medici veterinari intervenne dopo il sisma, ponendo le basi per una nuova prospettiva organizzativa di medicina veterinaria in emergenze non epidemiche.

Quest’anno il ricordo, la commemorazione ma soprattutto il dibattito sulle calamità e le emergenze si terrà a Mercogliano in provincia di Avellino, con una serie di appuntamenti che inizieranno il 21 novembre con una giornata di formazione per i volontari di protezione civile e proseguirà la mattina del 23 Novembre con una sessione del Corso di formazione in “Sicurezza alimentare nelle emergenze” organizzato dall’Università Federico II di Napoli, e una tavola rotonda pomeridiana con la presenza delle Istituzioni locali.

Tra gli interventi di quest’anno, prestigiosa e preziosa sarà la Lectio Magistralis su Adriano Mantovani da parte di Romano Marabelli, Consigliere Sostituto del Direttore Generale dell’OIE (Organizzazione mondiale della sanità animale).

 




Virus Usutu ad Arezzo, così la prevenzione. L’Asl: “Il monitoraggio funziona”

artropodiIl servizio di sanità pubblica veterinaria dell’Azienda Asl Toscana sud est di Arezzo comunica che in data 25 agosto l’Istituto Zooprofilattico di Roma ha refertato la positività al virus Usutu su alcuni esemplari di uccelli selvatici rinvenuti morti presso l’area di tiro a segno di Talzano nel comune di Arezzo.

Si tratta di un’infezione aviaria di origine africana estremamente rara negli esseri umani, che prende il nome da un fiume dello Swaziland, in Africa meridionale, e viene trasmesso all’uomo esclusivamente tramite la puntura della zanzara Culex.

Analogamente alla febbre da West Nile (West Nile fever), l’agente causale è un Flavivirus patogeno per gli uccelli.

I due virus differiscono per la frequenza con cui si registrano casi di mortalità negli uccelli e per il minore impatto sulla sanità pubblica del virus Usutu rispetto a quello della West Nile fever.

Nell’uomo, infatti, le infezioni da Usutu Virus (USUV) di cui si hanno notizie sono rarissime.

L’Azienda Asl si è immediatamente attivata informando il Comune di Arezzo sulle eventuali azioni da intraprendere in questi casi.

Le dichiarazioni dei responsabili dell’igiene pubblica e della sanità animale dell’Asl dopo il caso del ritrovamento di carcasse di volatili positivi al virus

 

 




Covid-19, una pandemia con una narrazione asimmetrica

La scena mediatica continua ad esser dominata da una narrazione tutt’altro che appropriata della pandemia. A tal proposito il sottoscritto, che dal 1995 è un “Diplomato del Collegio Europeo di Patologia Veterinaria”, coniò oltre due anni fa l’espressione “asimmetria narrativa” per descrivere l’incessante galleria di Virologi, Infettivologi, Microbiologi, Epidemiologi, Pneumologi, Cardiologi che, senza soluzione di continuità, popolavano “cotidie” i media nazionali ed internazionali.

E, per quanto lungi da chi scrive sia la benché minima tentazione di disconoscere il fondamentale contributo apportato da costoro alla conoscenza del virus SARS-CoV-2 e delle sue oltremodo complesse ed intriganti dinamiche d’interazione con l’ospite, andrebbe tuttavia sottolineato a chiare lettere che, pur nelle differenze che caratterizzano i rispettivi “ambiti di manovra”, gli Studiosi anzidetti si sono occupati e si occupano prevalentemente – se non esclusivamente – della “dimensione intra vitam” dell’infezione e della malattia.

Ne consegue che la sola figura preposta a definirne la “dimensione post mortem” era ed è il Patologo, alle cui approfondite ricerche si deve la comprensione di alcuni fondamentali aspetti patogenetici dell’infezione da SARS-CoV-2, primo fra tutti lo spiccato “endoteliotropismo” che consentirebbe al virus di colonizzare molti, se non tutti i nostri tessuti, ivi compresa la compagine cerebrale (altro che “virus respiratorio”, come pervicacemente asserivano certi nostri insigni Virologi ed Infettivologi!).

Ciononostante, come ebbi a denunciare oltre due anni fa su prestigiose Riviste quali Science e BMJ, il Patologo era – ed è tuttora – pressoché assente dalla scena mediatica.

Ma come si può pensare di monitorare in maniera efficace e capillare la continua e progressiva emergenza di nuove varianti virali (per le quali potrebbero a breve non bastare più le lettere dell’alfabeto greco!) narrando in maniera pressoché esclusiva le “traiettorie” che il virus compie all’interno della specie “Homo sapiens sapiens”?

Se da un lato, infatti, la probabile quanto plausibile origine del betacoronavirus SARS-CoV-2 sarebbe da ricercare nel mondo animale, così come è già stato chiaramente documentato per i suoi due “predecessori” SARS-CoV e MERS-CoV oltre che per almeno i due terzi degli agenti responsabili delle “malattie infettive emergenti”, sarebbero ben 23, dall’altro lato, le specie animali domestiche e selvatiche dichiarate (naturalmente e/o sperimentalmente) suscettibili nei confronti dell’infezione da SARS-CoV-2.

A queste si sono appena aggiunti altri animali appartenenti alle Famiglie dei Procionidi e dei Viverridi. E, sebbene tutte le specie anzidette avrebbero acquisito “in prima battuta” il virus dall’uomo, per poi consentirne la diffusione al proprio interno – come avvenuto nei visoni allevati nei Paesi Bassi e in Danimarca, nonché nei cervi a coda bianca statunitensi -, è stato altresì dimostrato che SARS-CoV-2 può anche esser trasmesso dagli animali all’uomo.

Particolarmente emblematico risulterebbe, in proposito, il caso dei visoni mantenuti negli allevamenti intensivi olandesi e danesi, che una volta acquisito il virus dall’uomo glielo avrebbero quindi “restituito” in forma mutata (variante “cluster 5”), mentre un singolare caso d’infezione sostenuto da una variante di SARS-CoV-2 selezionatasi nella locale popolazione di cervi a coda bianca (Odocoileus virginianus) sarebbe stato recentemente descritto in un nostro consimile canadese.

Per completezza d’informazione aggiungerei i casi d’infezione da variante “Delta” registratisi qualche mese fa ad Hong Kong in clienti e impiegati di esercizi commerciali dediti alla compravendita di animali d’affezione, casi che sarebbero stati verosimilmente trasmessi da criceti importati dai Paesi Bassi.

Da segnalare, inoltre, il recentissimo caso d’infezione – anch’esso da variante “Delta” – acquisito da una Collega Veterinaria tailandese (presumibilmente per via oculare e tramite uno starnuto) ad opera di un gatto SARS-CoV-2-infetto che era stato portato a visita presso il suo ambulatorio.

Last but not least”, casi d’infezione da variante “Alfa” sono stati riferiti in cani e gatti cardiopatici in Francia, mentre casi d’infezione da variante “Delta” sono stati descritti in cani paucisintomatici e sintomatici in Spagna, unitamente a casi d’infezione sostenuti dalla contagiosa variante “Omicron” nei cervi a coda bianca degli Stati di New York e dell’Ohio, oltre che in alcuni cani asintomatici.

A fronte di quanto sopra assistiamo tuttora, nostro malgrado, ad una narrazione mediatica totalmente asimmetrica della Covid-19 e dell’infezione da SARS-CoV-2 che la sottende, in un’ottica scandita da un miope quanto ingiustificato “antropocentrismo ed antropomorfismo”, come eloquentemente dimostrato, peraltro, dalla mancata cooptazione dei Medici Veterinari in seno al CTS nei due anni che ne hanno caratterizzato la fin troppo breve esistenza!

Tutto ciò per buona pace, ancora una volta, della tanto sbandierata quanto bistrattata “One Health” – la salute unica di uomo, animali ed ambiente – e nel bel mezzo degli allarmanti cambiamenti climatici che con crescente frequenza ed intensità stanno caratterizzando la presente era dell’“Antropocene”.

Giovanni Di Guardo

Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo




Sicurezza alimentare, aperte le iscrizioni al Congresso “Salute, ambiente, società, un unicum”

Focal point italiano di EFSA informa che dal 31 gennaio sono aperte le iscrizioni al Congresso scientifico sul tema “Salute, ambiente, società, un unicum”, che si terrà dal 21 al 24 giugno 2022 a Bruxelles e on line, per consentire la partecipazione a distanza.

Il termine per la registrazione per la partecipazione in loco è il 29 aprile. Le iscrizioni per la partecipazione online rimarranno aperte durante il convegno.

Una sessione plenaria di apertura darà il via all’evento, seguita da una serie di sessioni di approfondimento, raggruppate in quattro percorsi tematici (ONE Life, ONE Planet, ONE Society e MANY Ways), ciascuno incentrato su aspetti specifici della sicurezza alimentare.
Le sessioni sono integrate da eventi collaterali e opportunità di networking sia per i partecipanti di persona che on line.
Una sessione plenaria di chiusura concluderà l’evento, fornendo indicazioni strategiche su come migliorare ulteriormente la sicurezza alimentare.
Alcuni eventi collaterali, sotto forma di workshop, si svolgeranno prima dell’inizio ufficiale della conferenza.

Ulteriori informazioni sul programma scientifico sono disponibili alla pagina EFSA del Congresso

Fonte: Ministero della Salute




Federico Cesi, un grande mecenate ed un autentico pioniere

Correva l’anno del Signore 1603 quando Federico Cesi, a soli 18 anni, fondava a Roma l’Accademia dei Lincei, il primo consesso scientifico della storia moderna. Effigie dell’Accademia era giustappunto una lince, alla cui spiccata capacità visiva si ispirava la scritta che campeggiava al di sotto dell’animale, “Sagacius Ista“, più acuta di questa (alias di una lince).

Institutor, Princeps, Utrumque“, così veniva appellato Federico Cesi, insigne umanista, filosofo e botanico, nonche’ pioniere della microscopia vegetale, presso la cui prestigiosa Accademia – trasferitasi nel frattempo ad Acquasparta, in provincia di Terni – soggiornò, nel 1624, il “Fratello Linceo” Galileo Galilei. A quest’ultimo e’ stata altresi’ attribuita la frase

L’intenzione dello Spirito Santo (sarebbe) d’insegnarci come si vadia al cielo e non come vadia il cielo

compito di cui si dovrebbe piuttosto far carico la Scienza – l’Astronomia nella fattispecie -, un celebre motto la cui paternità spetterebbe invece al Cardinale Cesare Baronio.

Nell’era della pandemia da Covid-19, in cui gli Scienziati hanno subito e continuano tuttora a subire violenti quanto ingiustificati attacchi da parte di chi ignora persino cosa sia e come sia fatto un virus, una così chiara e netta demarcazione – esplicitata ben 4 secoli orsono – fra il “campo di manovra” della Religione e quello della Scienza ci dovrebbe far riflettere.

O Tempora O Mores“!

Giovanni Di Guardo

Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

 

Ritratto di Federico Cesi




Prima segnalazione in Europa di Circovirus suino di tipo 2e

Una collaborazione tra il Laboratorio patologia e benessere della specie suina dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e il Dipartimento di medicina animale, produzioni e salute dell’Università di Padova ha portato alla prima segnalazione di Circovirus suino di tipo 2e (PCV-2e) in Europa. Questa variante del virus, identificata in campioni prelevati da un allevamento veneto, finora era stata rilevata solo in Asia e Nord America. La scoperta è stata quindi pubblicata nella rivista scientifica internazionale The Veterinary Journal.

Il Laboratorio patologia e benessere della specie suina dell’IZSVe e il Dipartimento di medicina animale, produzioni e salute dell’Università di Padova hanno rilevato per la prima volta la presenza di Circovirus suino di tipo 2e (PCV2-e) in Europa. Questa variante del virus – che può determinare nei suini diverse condizioni cliniche che rientrano nel quadro denominato Porcine Circovirus Disease (PCVD) – finora era stata rilevata solo in Asia e Nord America. La variante è stata identificata in campioni prelevati da un allevamento veneto.

Il Circovirus suino di tipo 2 (PCV-2) è un agente patogeno diffuso in tutto il mondo che può determinare nei suini diverse condizioni cliniche che rientrano nel quadro denominato Porcine Circovirus Disease (PCVD), causando gravi perdite economiche per gli allevatori del settore. Ad oggi la circolazione di PCV-2 in allevamento determina prevalentemente forme subcliniche, che non dovrebbero comunque essere trascurate in quanto associate a una diminuzione della produttività degli animali.

PCV-2 è un virus a DNA circolare a filamento singolo, con un genoma di circa 1.7 kb. Attualmente sono riconosciuti 8 genotipi (PCV-2a-h), di cui solo tre (PCV-2a, -2b, -2d) hanno dimostrato di avere una distribuzione a livello mondiale, mentre gli altri sono stati segnalati occasionalmente. L’elevata variabilità del virus ha spinto a mettere in discussione l’efficacia dei vaccini in uso verso le varianti più recenti, e aumentato l’interesse di veterinari e allevatori per l’identificazione del genotipo virale circolante in azienda.

Il rilevamento di PCV-2e da parte dei ricercatori della sezione di Pordenone dell’IZSVe e dell’Università di Padova nasce proprio dalla richiesta di genotipizzare alcuni virus isolati da campioni prelevati in un allevamento suinicolo del Veneto. I suini controllati non presentavano sintomi suggestivi di PCVD e il ritrovamento è stato accidentale, ma ciò non significa che il virus sia innocuo per gli animali. Bisogna tenere infatti in considerazione che PCV-2e è il più diverso tra i genotipi di PCV-2 e presenta un fenotipo distinto, al punto che già in passato sono stati espressi dubbi sull’efficacia dei vaccini disponibili contro questa variante.

A questo aspetto si aggiunge l’identificazione di stipiti virali appartenenti al più comune genotipo PCV-2d in campioni prelevati dallo stesso allevamento, effettuata in seguito ad ulteriori approfondimenti diagnostici. Ciò ha confermato la contemporanea diffusione nell’allevamento di due genotipi: un fattore che può non solo aggravare la sintomatologia negli animali, ma anche rendere possibili fenomeni di ricombinazione in caso di coinfezione, favorendo ulteriormente l’incremento della variabilità di PCV-2.

Di conseguenza, anche se l’assenza di sintomatologia clinica è un aspetto favorevole, non bisogna abbassare la guardia dato che la PCVD è caratterizzata da una patogenesi multifattoriale. Per questo i ricercatori raccomandano di alzare la soglia di attenzione nella sorveglianza sulla possibile circolazione del genotipo PCV-2e in Italia e in Europa, non potendo escludere una sua più vasta diffusione.

Leggi l’articolo scientifico su The Veterinary Journal »

Fonte: IZS Venezie




Ispra: il clima in italia nel 2020 e il trend 1961/2020

Cambiamenti climaticiIl 2020 è stato un anno prevalentemente caldo in Italia, con condizioni di siccità estese a tutto il territorio nazionale, soprattutto nei primi mesi dell’anno. Eventi meteorologici estremi hanno
interessato diverse aree del nostro Paese; particolarmente rilevante è stata la forte perturbazione che, fra il 2 e il 3 ottobre, ha portato precipitazioni intense e persistenti su diverse regioni, in particolare sul nord-ovest, investito da piogge alluvionali.

Sono alcune informazioni estratte dal XVI Rapporto “Gli indicatori del clima in Italia”, che illustra l’andamento del clima nel corso del 2020 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia. Il rapporto si basa in gran parte su dati e indicatori climatici elaborati attraverso il Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA, www.scia.isprambiente.it), realizzato dall’Ispra in collaborazione e con i dati  el Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e delle altre reti di osservazione presenti sul territorio nazionale. I dati e le informazioni sul clima in Italia vengono trasmessi all’Organizzazione Meteorologica Mondiale e contribuiscono a comporre il quadro conoscitivo sull’evoluzione del clima a scala globale.

Qualche dato nel dettaglio.
TEMPERATURA
Mentre a scala globale sulla terraferma il 2020 è stato l’anno più caldo della serie storica – con un’anomalia di +1.44 °C rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990 – in Italia è stato
il quinto anno più caldo dal 1961, registrando un’anomalia media di +1.54°C. A partire dal 1985, le anomalie sono state sempre positive, ad eccezione del 1991 e del 1996. Il 2020 è stato il
ventiquattresimo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto al valore normale; il decennio 2011-2020 è stato il più caldo dal 1961.

Ad eccezione di ottobre, in tutti i mesi del 2020 la temperatura media in Italia è stata superiore alla norma, con un picco di anomalia positiva a febbraio (+2.88°C), seguito da agosto (+2.49°C). La
stagione relativamente più calda è stata l’inverno, che con un’anomalia media di +2.36°C, si colloca al secondo posto della serie storica.

Gli indici degli estremi di temperatura confermano che le notti e i giorni freddi mostrano una chiara tendenza a diminuire mentre i giorni e le notti calde mostrano una chiara tendenza ad aumentare.

Per quanto riguarda la temperatura superficiale dei mari italiani, il 2020, con un’anomalia media di +0.95°C, si colloca al quarto posto dell’intera serie dal 1961. Negli ultimi 22 anni la temperatura media superficiale del mare è stata sempre superiore alla media; nove degli ultimi dieci anni hanno registrato le anomalie positive più elevate di tutta la serie. Nel 2020 le anomalie sono state positive in tutti i mesi dell’anno, con i valori massimi ad agosto (+1.7°C) e a maggio (+1.4°C).

PRECIPITAZIONI
Il 2020 è stato il 23° anno meno piovoso dal 1961. Sull’intero territorio nazionale, i mesi mediamente più secchi sono stati gennaio (-75%) e febbraio (-77%), seguiti da novembre, aprile e
maggio, mentre dicembre è stato il mese mediamente più piovoso, con un’anomalia di +109%. Al Nord il mese più piovoso si conferma dicembre, con un picco di anomalia positiva di +182%,
seguito da ottobre (+69%) e giugno (+50%); anche al Centro il mese più piovoso si conferma dicembre, con un picco di anomalia positiva di +92%, seguito da giugno (+45%); al Sud e Isole i
mesi relativamente più piovosi sono stati settembre (+67%) e luglio (+58%). Novembre è stato il mese più secco al Nord (-85%), gennaio al Centro (-69%) e al Sud e Isole (-78%).

Anche nel 2020 non sono mancati eventi di precipitazione intensa.

I valori più elevati di precipitazione giornaliera sono stati registrati in occasione dell’evento alluvionale di inizio ottobre.
In un’ampia zona del Piemonte settentrionale, il 2 ottobre sono state registrate precipitazioni cumulate giornaliere comprese fra 400 e 500 mm; nella parte occidentale della Liguria e all’estremo
confine meridionale del Piemonte si sono superati localmente i 350 mm di precipitazione.

Indici climatici rappresentativi delle condizioni di siccità: valori elevati del numero di giorni asciutti, superiori a 300 giorni, si registrano in diverse aree del territorio nazionale, con punte di 341
giorni a Pescara e a Capo Carbonara (SU).

Il numero massimo di giorni asciutti consecutivi nell’anno ha raggiunto i valori più alti in Sardegna ed in Sicilia (fino a 90 giorni secchi consecutivi) e i valori più bassi sulla dorsale appenninica e su Alpi e Prealpi (fino a 20 giorni).

Fonte: ISPRA




Sede Territoriale di Piacenza IZSLER: Laboratorio di riferimento WOAH per la Paratubercolosi

Nel corso dell’ultima Sessione Generale dell’Assemblea Mondiale dei Delegati WOAH (World Organisation for Animal Health, già OIE), è stato conferito ad IZSLER, Sede territoriale di Piacenza, un nuovo laboratorio di riferimento WOAH per la Paratubercolosi. Questo riconoscimento valorizza ulteriormente l’attività svolta presso la Sede territoriale di Piacenza sin dalla seconda metà degli anni ottanta con lo sviluppo delle prime metodiche per la rilevazione dell’agente eziologico della malattia, il Mycobacterium avium subsp. paratuberculosis.

Tale attività ha portato il Ministero della Salute ad assegnare nel 2003 ai laboratori della Sede di Piacenza il Centro di Referenza Nazionale per la Paratubercolosi. Nel corso degli anni la continua crescita tecnico-scientifica, la partecipazione e l’organizzazione di svariati congressi nazionali e internazionali, le collaborazioni scientifiche, frutto del costante impegno dei colleghi coinvolti, in particolare del responsabile del Centro di referenza fino all’anno scorso, Dott.ssa Norma Arrigoni, hanno portato i laboratori della Sede di Piacenza ad essere un riferimento sulla malattia sia a livello nazionale che internazionale. Al Dott. Matteo Ricchi, designato come esperto del laboratorio WOAH, alla Dott.ssa Chiara Garbarino che ha raccolto l’eredità della guida del Centro di referenza Nazionale e ai colleghi della sede di Piacenza, i migliori auguri per il proseguo della loro attività scientifica.

Fonte: IZS Lombardia ed Emilia Romagna




Di Guardo: dovremmo vaccinare gli animali domestici e selvatici sensibili nei confronti di SARS-CoV-2

E’ stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa Rivista Veterinary Record il contributo del Prof. Giovanni Di Guardo, gia’ Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo, dal titolo ‘We should be vaccinating domestic and wild animal species against Covid-19’, incentrato sull’opportunità di vaccinare nei confronti di SARS-CoV-2 le specie animali domestiche e selvatiche suscettibili all’infezione virale.

Questa pandemia ci ha insegnato che la salute umana, animale e ambientale sono reciprocamente e inestricabilmente collegate tra loro. Tenendo conto della potenziale trasmissione zoonotica di SARS-CoV-2, ritengo che la vaccinazione delle specie animali sensibili al virus – soprattutto di quelle allevate intensivamente come il visone, così come di quelle particolarmente suscettibili nei confronti dell’infezione virale come il cervo a coda bianca (Odocoileus virginianus) – sia fondamentale per limitare lo sviluppo di varianti di SARS CoV-2 oltremodo diffusive (quali la Omicron) e/o patogene (quali la Delta). Un tale programma richiederebbe un solido approccio One Health.

Scrive  di Guardo nel contributo integrale (qui in inglese)