Consumo di pesce e frutti di mare nell’UE: conoscere le raccomandazioni alimentari sul mercurio

La Commissione europea ha chiesto all’EFSA di condurre un sondaggio in tutta l’UE, prima e dopo che alcuni Paesi aggiornassero le proprie raccomandazioni sulla frequenza del consumo di pesce e frutti di mare che possono contenere tracce di mercurio.

Esempi di queste specie sono i grandi pesci predatori come lo squalo, il pesce spada e il tonno (obeso e rosso) perché si nutrono di pesci più piccoli e quindi il mercurio si accumula in essi nel corso dell’esistenza. La richiesta della Commissione era legata a discussioni con gli Stati membri dell’UE sui limiti normativi (chiamati livelli massimi o LM) per il mercurio in diverse specie di pesci e frutti di mare e su qualsiasi futuro aggiornamento della valutazione del rischio da mercurio negli alimenti da parte dell’EFSA.

Un sondaggio a dimensione europea

Un primo sondaggio era stato condotto in tutti i 27 Stati membri dell’UE, in Islanda e in Norvegia nell’aprile-maggio del 2023. Un secondo sondaggio è stato poi condotto in 10 Paesi che hanno aggiornato le proprie raccomandazioni, più altri cinque Paesi che non lo hanno fatto, per consentire un confronto.

I sondaggi hanno incluso tra gli intervistati una quota maggiore di donne in gravidanza (e in allattamento) perché il feto è la fascia più a rischio rispetto al mercurio, sebbene assorba anche importanti nutrienti dal pesce e dai frutti di mare presenti nella dieta della madre.

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Fonte: EFSA




L’Italia alla guida della strategia globale “5G”: IZSVe e IZSLER designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici

antibioticoresistenzaL’eccellenza della sanità veterinaria italiana al servizio della salute pubblica globale: l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER) sono stati ufficialmente designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici nelle aziende agricole per la trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari (RENOFARM – Reduce the Need for Antimicrobials on Farms for Sustainable Agrifood Systems Transformation).

Si tratta del primo polo di eccellenza a livello mondiale incaricato di fornire supporto tecnico-scientifico alla FAO su un tema cruciale per il futuro del pianeta. Il traguardo, raggiunto grazie al supporto del Ministero della Salute, vede l’Italia protagonista nella trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari grazie all’eccellenza scientifica dei due Istituti.
La leadership scientifica: le dichiarazioni dei Direttori Sanitari La guida operativa del polo è affidata ai Direttori Sanitari dei due Istituti, il dott. Giovanni Cattoli (IZSVe) e il dott. Giovanni Alborali (IZSLER), che hanno sottolineato la portata globale dell’incarico.

“Sono molto orgoglioso di questa designazione, sono stati premiati l’impegno e la competenza professionale dei nostri Istituti in un settore critico e fondamentale per la sanità pubblica” commenta il Direttore sanitario dell’IZSVe dott. Giovanni Cattoli. “L’antimicrobico-resistenza continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale. Negli ultimi anni, la maggior parte dei paesi europei, tra cui l’Italia, è riuscita a ridurre l’uso di antimicrobici negli allevamenti a fronte di un consumo umano rimasto pressoché stabile. Insieme ai colleghi dell’IZSLER intendiamo proseguire il nostro impegno in questa direzione, grazie anche alla solida collaborazione che abbiamo sviluppato con la FAO, in particolare con la Divisione produzione e salute animale, in attività finalizzate a ridurre la necessità di utilizzo degli antimicrobici. Vi sono infatti dati che indicano come, a livello globale, l’impatto della antimicrobico-resistenza sia ancora elevato nei paesi con limitate risorse economiche, dove l’utilizzo degli antimicrobici è meno regolato e controllato”.

Il dott. Giovanni Alborali ha aggiunto: “La designazione rappresenta un riconoscimento importante della professionalità e della lungimiranza dei nostri Istituti nei confronti della sanità animale e della protezione del consumatore. Siamo particolarmente orgogliosi di mettere a disposizione di altri Paesi l’esperienza acquisita negli anni consolidata con la preziosa collaborazione dei colleghi dell’IZSVe e riconosciuta dalla FAO. Abbiamo iniziato questo percorso più di 10 anni fa con il Progetto Classyfarm voluto dal Ministero della Salute e realizzato dall’IZSLER. L’obiettivo è stato quello di offrire soluzioni concrete per il controllo dell’antibiotico resistenza, la tutela della salute pubblica e la sostenibilità delle produzioni.

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Fonte: IZS Venezie




Un prodotto ittico su cinque a rischio frode alimentare: l’allarme del rapporto FAO

La frode del pesce è un fenomeno diffuso a livello mondiale e comprende pratiche ingannevoli che possono compromettere la biodiversità, la salute dei consumatori e l’economia globale. L’ultimo rapporto della FAO, sviluppato in collaborazione con il Centro FAO/IAEA, offre un’analisi approfondita del problema e descrive le tecnologie oggi disponibili per contrastarlo.

Frode nel settore ittico

Non esistono stime ufficiali sulla reale prevalenza della frode nel commercio globale di prodotti ittici, un mercato che vale circa 195 miliardi di dollari. Tuttavia, studi empirici indicano che fino al 20% delle transazioni potrebbe essere soggetto a pratiche ingannevoli. Il fenomeno risulta più frequente rispetto ad altri comparti alimentari, come carne, frutta e verdura, anche a causa dell’elevato numero di specie commercializzate.

Le forme di frode sono molteplici: aggiunta di coloranti per simulare freschezza, vendita di prodotti contraffatti o surimi spacciato per carne di granchio, distribuzione fuori dai mercati autorizzati, dichiarazioni false su origine o sostenibilità, manomissione delle date di scadenza. Tra le pratiche più comuni vi è la sostituzione di specie, ad esempio tilapia venduta come dentice rosso, oltre alla sovrapproduzione o alla pesca eccessiva non dichiarata.

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Fonte: ambienteinsalute.it




Resistenza antimicrobica e cambiamento climatico: “è urgente colmare il divario politico”

È tempo di colmare il divario politico tra cambiamento climatico e resistenza antimicrobica. Le due crisi planetarie sono infatti strettamente connesse, ma nonostante questo il cambiamento climatico non è ancora stato integrato nelle politiche esistenti sull’antimicrobicoresistenza (Amr).

A evidenziarlo un gruppo internazionale di esperti che in un articolo pubblicato su The Lancet Planetary Health, fa notare come il Piano d’azione globale (Global Action Plan, Gap) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sull’Amr del 2015 – un documento a livello globale, nazionale e subnazionale – non menzioni il cambiamento climatico.

Un’opportunità per colmare il gap

La conseguenza come spiegano gli esperti è che i 78 piani d’azione nazionali ufficiali redatti sulla base del Gap del 2015 trascurano l’impatto crescente del cambiamento climatico sulla resistenza antimicrobica e hanno in larga misura omesso i riferimenti all’ambiente.

“Ancora più preoccupante – sottolineano gli autori del documento – è la bozza zero del 2025 del nuovo Gap sull’Amr che menziona il cambiamento climatico solo brevemente e omette la fondamentale interconnessione tra la crisi dell’Amr e quella climatica. Sebbene questa omissione evidenzi il persistente divario politico tra Amr e cambiamento climatico, la revisione in corso del Gap dell’Oms rappresenta un’opportunità cruciale per colmare questa lacuna chiave nella salute globale”.

La connessione tra Amr e clima

Come spiegano gli esperti il cambiamento climatico favorisce l’Amr attraverso molteplici meccanismi interconnessi. In primo luogo, accelera l’evoluzione biologica della resistenza: l’aumento delle temperature incrementa i tassi di mutazione batterica, stabilizza i geni di resistenza ed espande le nicchie ecologiche. Le pressioni indotte dal clima su acquacoltura, agricoltura e allevamenti zootecnici aumentano inoltre i tassi di infezione, accrescendo il ricorso agli antimicrobici.

“Eventi meteorologici estremi, come alluvioni e siccità, favoriscono la disseminazione dei geni di resistenza, sia attraverso l’ambiente sia mediante migrazioni forzate di esseri umani o animali” continuano. “Nel complesso, il cambiamento climatico aumenta la pressione sui sistemi sanitari e sui medici, incrementando i tassi di prescrizione inappropriata di antimicrobici e promuovendo l’accelerazione della resistenza a valle”.

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Fonte: Aboutpharma.com




Le popolazioni di api mellifere selvatiche dell’Unione Europea sono in pericolo

Lo stato di conservazione delle popolazioni selvatiche di api mellifere (Apis mellifera) nell’Unione Europea è stato recentemente rivalutato per la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). La precedente classificazione “Data Deficient” (carenza di dati) è stata aggiornata a “In Pericolo”. Il progetto è stato realizzato da un team di 14 scienziati ed esperti, coordinati dall’associazione internazionale Honey Bee Watch, nell’ambito di uno studio più ampio, la Lista Rossa delle Api Europee, dedicato alla valutazione dello stato di conservazione di quasi 2.000 specie di api.

Prima della classificazione “Data Deficient” risalente al 2014, la scarsità di studi sugli alveari selvatici, unita alle prove derivanti dalle minacce che causano la mortalità di quelli gestiti dagli apicoltori, aveva portato scienziati e altri addetti ai lavori a supporre che le popolazioni di api mellifere selvatiche fossero completamente estinte in Europa.

Questa confusione e la mancanza di dati hanno spinto diversi ricercatori ad intraprendere studi sulla prevalenza e la distribuzione di colonie di Apis mellifera che vivono libere, ovvero quelle che scelgono autonomamente il proprio sito di nidificazione, che vivono senza l’intervento umano e il cui studio potrebbe rivelare la presenza di popolazioni selvatiche autosufficienti. Tali alveari sono stati successivamente rinvenuti – e sono attualmente oggetto di studio – in tutta Italia, in Irlanda e Regno Unito, nei parchi nazionali in Francia, nelle foreste di Germania, Svizzera e Polonia, nella capitale della Serbia, Belgrado.

L’aggiornamento allo status “In Pericolo” si applica solo ai 27 Paesi membri dell’UE, ed è stato reso possibile grazie alla collaborazione con diverse università, istituti di ricerca, associazioni indipendenti, e a studi recenti che hanno fornito una stima del declino delle popolazioni di alveari selvatici. A livello paneuropeo più ampio, lo status rimane invece “Data Deficient” a causa della scarsità di dati sulle popolazioni selvatiche in questa regione più estesa.

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Fonte: IZS Venezie




Pubblicati i report nazionali su Habitat e Uccelli: lo stato della natura in Italia 2019-2024

Sono state pubblicate su Reportnet3, la nuova piattaforma europea di e-Reporting, le versioni finali dei report nazionali sulle Direttive Habitat e Uccelli. I documenti chiudono il ciclo di monitoraggio 2019-2024 e offrono un quadro scientifico aggiornato sullo stato di conservazione del patrimonio naturale italiano, rappresentando uno strumento chiave per la tutela della biodiversità.

La pubblicazione consente all’Italia di adempiere agli obblighi previsti dalla normativa europea e, allo stesso tempo, di disporre di una base conoscitiva solida per orientare le future politiche ambientali.

Il ruolo strategico dei report per le politiche ambientali

I report nazionali sulle Direttive Habitat e Uccelli svolgono una funzione centrale nella valutazione dell’efficacia delle misure di conservazione adottate nel Paese. Oltre a rispondere alle richieste della Commissione Europea, permettono di individuare criticità, suggerire eventuali correzioni alle politiche in atto e migliorare la pianificazione degli interventi.

Queste analisi consentono anche di orientare l’allocazione delle risorse economiche verso le aree e le specie maggiormente esposte a rischi di conservazione, garantendo interventi più mirati ed efficaci.

Nature Restoration Law

I dati contenuti nei report costituiscono una solida base scientifica a supporto della Nature Restoration Law, la normativa europea dedicata al ripristino degli ecosistemi degradati. Le informazioni raccolte su habitat e specie forniscono infatti elementi essenziali per definire priorità di intervento, obiettivi di recupero e indicatori di successo delle azioni di ripristino ambientale.

In questo senso, i report rappresentano uno strumento fondamentale per collegare monitoraggio scientifico e attuazione concreta delle politiche europee per la biodiversità.

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Fonte: ambienteinsalute.it




L’Italia spreca meno cibo, ma 7,3 miliardi di euro finiscono nella spazzatura

L’Italia meno ‘sprecona’.

 Ben il 10% di cibo in meno finisce nella spazzatura rispetto allo scorso anno. Dal febbraio 2025 lo spreco è sceso di 63,9 grammi arrivando a 554 grammi pro capite settimanali. E questo farebbe degli italiani un popolo più virtuoso, tuttavia la quantità di alimenti che vengono buttati è ancora molto importante: tradotto in valore ben 7 miliardi di euro. Ne consegue che siamo tuttora lontani dall’obiettivo Onu del 2030 di ridurre lo spreco del 50%. E’ la fotografia scattata dal Rapporto ‘Il caso Italia 2026’ dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso in occasione della 13/a Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero.

A trainare l’Italia verso un deciso miglioramento, le famiglie boomer – con componenti nati fra il 1946 e il 1964 – che sprecano ‘solo’ 352 grammi a settimana. Ancora molto indietro invece i giovani della generazione Z con quota 799 grammi di spreco settimanali, a cui viene però affidato il compito di alfabetizzare il Paese in tema di nuove tecnologie #sprecozero. Queste due generazioni, ‘relazionandosi’ possono vincere la sfida dello spreco alimentare, secondo Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio WasteWatcher International-Campagna Spreco zero. I boomer oggi sono la locomotiva della prevenzione, mentre la generazione Z è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. “È qui – sottolinea Segrè – che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni”.

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Fonte: Ansa




Efsa: a tacchini in allevamento più spazio, aria, acqua

Uno spazio minimo per vivere, accesso a cibo e acqua, aria di qualità, stop mutilazioni. Sono le raccomandazioni degli scienziati dell’Efsa sul benessere dei tacchini in allevamento. Gli scienziati hanno esaminato le più recenti evidenze scientifiche sul benessere dei tacchini e hanno fornito il primo parere scientifico a supporto di una possibile futura legislazione UE sulla protezione dei tacchini negli allevamenti.

I tacchini (Meleagris gallopavo gallopavo) vengono allevati in aziende agricole in tutta l’UE per la produzione di carne e la riproduzione. Di solito vengono tenuti al chiuso, ma condizioni di stabulazione, gestione o pratiche di allevamento inadeguate possono influire negativamente sul benessere dei tacchini. Indicatori di problemi di benessere sono, ad esempio, zoppia, dermatite alle piante delle zampe, ferite da beccaggio e bisogni comportamentali insoddisfatti. Attualmente non esiste una legislazione UE specifica per la protezione dei tacchini negli allevamenti, quindi si applicano le disposizioni generali sul benessere degli animali stabilite dalla Direttiva
98/58/CE del Consiglio.

Sulla base del contributo degli esperti, l’Efsa ha sviluppato un modello comportamentale per stimare lo spazio minimo per i tacchin dopo avere identificato diciannove conseguenze chiave sul benessere dei tacchini, tra cui limitazione del movimento, disturbi locomotori, lesioni dei tessuti molli e danni al tegumento, incapacità di eseguire comportamenti esplorativi o di foraggiamento, stress da freddo/caldo e incapacità di esprimere comportamenti di nidificazione. I fattori chiave che aumentano il rischio di scarso benessere nei tacchini includono sovraffollamento, mutilazioni, lettiera umida, mancanza di arricchimento ambientale, scarsa qualità dell’aria, temperature troppo basse/alte, elevato rapporto galline-nidi, diradamento del gruppo e privazione di cibo e acqua.
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Fonte: Askanews




Pandemie. Il mondo è più pronto ma resta vulnerabile: il monito Oms a sei anni dal Covid-19

L’Oms riconosce progressi significativi nella preparazione globale, dall’Accordo Pandemico ai nuovi strumenti di sorveglianza. Ma avverte: i risultati sono fragili, i finanziamenti calano e senza cooperazione internazionale la sicurezza sanitaria resta a rischio.

A tracciare il bilancio a sei anni dal lancio del più alto allarme globale – quando l’epidemia da Covid-19 venne dichiarata Emergenza di Salute Pubblica Di Interesse Internazionale (Pheic) – è l’Oms, in pccasione del Consiglio Esecutivo dell’Oms. Sebbene la Pheic sia stata ufficialmente chiusa a maggio 2023, l’impatto del Covid-19 rimane impresso nella memoria collettiva e continua a farsi sentire in tutto il mondo.

Per questo l’Oms esorta tutti i governi, partner e stakeholder e non trascurare la preparazione e la prevenzione alla pandemia. I patogeni non rispettano i confini, evidenzia l’Oms e nessun paese può prevenire o gestire una pandemia da solo. La sicurezza sanitaria globale richiede collaborazione tra settori, governi e regioni.

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Amr. L’etichettatura è uno strumento chiave contro la resistenza

L’etichettatura antimicrobica per un uso e uno smaltimento appropriati nella risposta globale alla resistenza antimicrobica (AMR) svolge un ruolo fondamentale.

È quanto ribadito al secondo vertice globale delle autorità di regolamentazione sull’AMR da oltre 200 esperti.

Oms, Fao, Unep e Woah sottolineano il ruolo strategico delle autorità regolatorie e dell’approccio One Health, indicando nell’etichettatura un intervento a basso costo e ad alto impatto per la salute pubblica e la tutela ambientale.

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