‘Medicina hominem curat, veterinaria humanitatem’, l’intervento di Perrone a Green Zone

zoonosiVitantonio Perrone, Vice Presidente SIMeVeP, ha parteciparato alla trasmissione “Green Zone” condotta da Mario Tozzi e Francesca Malaguti su Radio Rai 1, andata in onda domenica 6 dicembre per parlare di Covid-19 e zoonosi.

La medicina cura l’uomo, la veterinaria cura l’umanità” ha ricordato Perrone in apertura, citando S.S. Evseenko, veterinario russo dei primi del 900.

 

Dal minuto 7.20 l’intervento del Vice Presidente




Covid e altre zoonosi, Perrone a Green Zone

zoonosiVitantonio Perrone, Vice Presidente SIMeVeP, è stato invitato a partecipare alla trasmissione “Green Zone” condotta da Mario Tozzi e Francesca Malaguti su Radio Rai 1.

Il programma andrà in onda domenica 6 dicembre alle ore 10.00 ed è possibile ascoltarla anche da qui




Long CoViD e anticorpi anti-idiotipo

Le sequele dell’infezione da SARS-CoV-2, efficacemente riassunte dall’espressione “long CoViD“, interesserebbero su scala globale circa 100 dei 260 milioni di individui virus-infetti, 5.200.000 dei quali hanno sinora sviluppato forme di malattia ad esito letale (con oltre 130.000 decessi segnalati in Italia).

Secondo uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, gli anticorpi anti-idiotipo potrebbero rappresentare una rilevante componente implicata nella dibattuta quanto intricata e, per molti aspetti, ancora misteriosa patogenesi della “long CoViD“.

Gli anticorpi anti-idiotipo, descritti per la prima volta nel 1974 da Niels Jerne*, verrebbero prodotti dall’ospite in risposta alle immunoglobuline primariamente/originariamente elaborate dalle plasmacellule nei confronti di qualsivoglia antigene, interagendo quindi con queste ultime e dando cosi’ vita ad un “complesso antigene-anticorpi primari-anticorpi anti-idiotipo”.

La principale caratteristica degli anticorpi anti-idiotipo risiede nella loro stretta somiglianza, per non dire pressoche’ completa identita’, nei confronti dell’antigene, il cui mosaico “not-self” sarebbe fedelmente ricapitolato dagli stessi.

Trasferendo ora queste nozioni sull’accidentato terreno della patogenesi della “long CoViD” e, nondimeno, delle forme gravi di malattia e delle pur rare reazioni avverse osservate a seguito della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 – fattispecie accomunate tutte, verosimilmente, da meccanismi patogenetici immuno-mediati -, alla produzione di immunoglobuline primarie anti-SARS-CoV-2 potrebbe far seguito l’elaborazione, da parte dell’ospite, di una conseguente “ondata” di anticorpi anti-idiotipo.

E poiche’ questi ultimi, come piu’ sopra richiamato, sarebbero a loro volta contraddistinti da una “specularita’ antigenica” nei confronti dei diversi epitopi virali (a cominciare, ovviamente, dalla glicoproteina “spike“), ecco che il sistema immunitario si troverebbe nuovamente esposto ai medesimi stimoli antigenici che aveva dovuto fronteggiare in risposta alla primitiva infezione naturale e/o alla vaccinazione. Si metterebbe dunque in moto una sorta di circolo vizioso, progressivamente alimentato dalle anzidette “cicliche” ondate di anticorpi anti-SARS-CoV-2 e di anticorpi anti-idiotipo rivolti verso questi ultimi.

Un siffatto meccanismo patogenetico, suggestivo ed intrigante al contempo, potrebbe fare il paio e risultare complementare o, al contrario, alternativo rispetto a quello inerente la prolungata e reiterata persistenza di SARS-CoV-2 in uno o piu’ distretti tissutali dell’ospite in corso di “long CoViD“, come riferisco in una “Letter to the Editor” appena pubblicata sul BMJ. Quest’ultima ipotesi patogenetica muove le sue premesse da quanto chiaramente documentato in materia d’infezione da “Human Immunodeficiency Virus” (HIV), la cui grande variabilita’ antigenica (cd “antigenic drift”) coinciderebbe con la produzione di ondate consecutive di anticorpi da parte dell’ospite nei confronti del complesso quanto mutevole mosaico di epitopi progressivamente caratterizzanti l’agente virale nel contesto di un’infezione, quella da HIV perlappunto, che per sua intrinseca natura risulta cronica e protratta.

Qualora una sequenza di eventi piu’ o meno sovrapponibile a quella registrata in corso d’infezione da HIV dovesse verificarsi anche in corso di “long CoViD”, cio’ potrebbe rappresentare un ulteriore “prerequisito” ai fini della comparsa di addizionali varianti (“variants of concern” e “variants of interest”) di SARS-CoV-2, la cui ultima incombente minaccia sarebbe giustappunto costituita da quella denominata “omicron” e nota con la sigla “B.1.1.529”, che e’ stata recentemente identificata in Sudafrica ed in altri Stati limitrofi.

Giovanni Di Guardo
Gia’ Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria
all’Universita’ di Teramo

*Jerne NK. Towards a network theory of the immune system. Ann Immunol (Paris) 1974;125C:373-389

 




FVE, SIMeVeP e ADMV incontrano i parlamentari europei Moretti e Bonafe

In occasione del voto al Parlamento Europeo in seduta plenaria il 15 Settembre 2021 sulla mozione  di risoluzione della Commissione ENVI  (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) che si oppone al regolamento delegato della Commissione Europea del 26 maggio 2021 sui criteri per la designazione degli antibiotici da riservare al trattamento di alcune infezioni nell’uomo, la SIMeVeP congiuntamente alla sottoscrizione della lettera aperta di EPRUMA e FVE indirizzata ai Parlamentari Europei ha voluto organizzare insieme all’Associazione Donne Medico Veterinario (ADMV) una videoconferenza con le Eurodeputate Simona Bonafe e Alessandra Moretti del gruppo SD.

All’incontro hanno partecipato Antonio Sorice e Maurizio Ferri. Erano inoltre presenti Rebecca Bragadin e  Silvia Piol de Vecchi di ADMV e Francesco Proscia del segretariato della FVE.

Si ricorda come la mozione di risoluzione approvata da ENVI,  suggerisce di inserire tutti gli antimicrobici di importanza critica con priorità più alta (colistina, macrolidi, fluorochinoloni e cefalosporine di 3a e 4a generazione) dell’elenco OMS nell’elenco riservato per uso umano  vietandone dunque l’uso negli animali, e disconoscendo il parere scientifico dell’Agenzia Europea per i medicinali (EMA), dell’EFSA, dell’OIE e dell’OMS stesso. In questa presentazione sono riassunte le ragioni del no alla mozione.

L’incontro ha consentito di esprimere il punto di vista degli scienziati sul tema antibiotico-resistenza che è centrale nelle politiche sanitarie comunitarie e nazionali per la medicina veterinaria ed umana, di ricordare le evidenze scientifiche e dell’approccio One Health che sostengono il regolamento delegato, ma anche di meglio comprendere le preoccupazioni dei parlamentari che hanno sostenuto la mozione ENVI.

A riguardo è stato ribadito come detta mozione si fondi su interpretazioni errate del Regolamento 2019/6 sull’utilizzo degli antibiotici nel settore animale, della designazione dei criteri nel regolamento delegato ed ignora la raccomandazione dell’OMS per l’inclusione di un terzo criterio (C) (bassa importanza per la salute degli animali). Quest’ultimo prende in considerazione, anche sulla base di analogo elenco dell’OIE sui farmaci critici, l’impatto sulla sanità e benessere animale e sanità pubblica del divieto di utilizzo in veterinaria di alcuni antimicrobici ritenuti critici e riservati al settore umano, e gli  scarsi effetti che il divieto avrà sul carico di resistenza antimicrobica nell’uomo, attribuibile per il 75% alle infezioni in ambiente ospedaliero nell’Unione Europea.

L’onorevole Bonafè ha esposto le considerazioni che hanno orientato il voto a favore della mozione ENVI e ha assicurato che approfondirà le tematiche emerse dall’incontro. D’altro canto la predisposizione di un nuovo atto delegato e l’invito alla Commissione di inviare una proposta legislativa volta a modificare il regolamento (UE) 2019/6 ritardarebbero l’applicazione delle tante misure volte a contrastare l’antibiotico-resistenza,  prevista per Gennaio 2022.

L’incontro si traduce nella necessità  di mantenere un dialogo diretto e costante con i nostri rappresentanti al PE con lo scambio di informazioni tecniche sui temi della sanità pubblica che comprende  sanità e benessere animale, sicurezza alimentare, protezione dell’ambiente, nelle fasi precedenti la discussione dei relativi progetti legislativi comunitari, e su questo la FVE, il SIMeVeP e l’ADMV hanno offerto la massima disponibilità.




ISS: contributi del Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria per un approccio One Health

Da diversi anni il Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità organizza attività di formazione e seminari per il personale interno, con l’obiettivo di condividere i risultati delle attività sia scientifiche che istituzionali negli ambiti disciplinari della sicurezza chimica e microbiologica degli alimenti, malattie a trasmissione alimentare, nutrizione, alimentazione e salute, sanità pubblica veterinaria.

La collocazione del Dipartimento all’interno del principale istituto di sanità pubblica nazionale, offre l’opportunità di indirizzare la crescita professionale del personale del Dipartimento all’interno della visione e dell’approccio One Health, il paradigma che riconosce la salute dell’uomo come strettamente connessa a quella degli animali e dell’ambiente e propone uno sguardo ampio e inclusivo del concetto di salute offrendo l’opportunità di una formazione aperta e pronta all’integrazione e alla collaborazione transdisciplinare e interprofessionale

Con la collaborazione dei gruppi di lavoro “Formazione” e “Comunicazione” del Dipartimento vengono ora raccolti in un documento i contributi relativi ad alcuni dei seminari svolti dal Dipartimento nei suoi diversi ambiti di competenza:

INDICE
Premessa
Umberto Agrimi
Relazione sul biomonitoraggio in Europa: il progetto HBM4EU
Stefano Lorenzetti
Valutazione del rischio-beneficio in sicurezza alimentare: elementi chiave emersi durante il corso organizzato dalla Denmark Technical University
Rosangela Tozzoli, Olimpia Vincentini, Angela Sorbo
Epatite E nel mondo animale
Luca De Sabato, Ilaria Di Bartolo
Rotavirus dall’animale all’uomo
Giovanni Ianiro
Sviluppo di un saggio molecolare a supporto della sorveglianza nazionale della Shigellosi in Belgio nel 2018
Eleonora Ventola
Amebe a vita libera patogene (Free-Living Amoebae, FLA)
Margherita Montalbano Di Filippo
(A)cross Campylobacter: cross contamination events at domestic kitchens
Maria João Cardoso
Contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche in Veneto: valutazione dell’esposizione alimentare e caratterizzazione del rischio
Francesca Iacoponi, Francesco Cubadda
Ruolo della barriera epiteliale intestinale nelle patologie glutine dipendenti
Olimpia Vincentini
Approcci One Health nella valutazione del rischio delle sostanze utilizzate in mangimistica
Alberto Mantovani, Ivana Purificato
Valutazione mediante audit dei sistemi di gestione della biosicurezza dei laboratori
Renata Borroni, Gianni Ciccaglioni, Rosanna Adone, Antonio Capocefalo, Ilaria Di Bartolo, Rita Di Benedetto, Giovanni Ianiro, Marina Monini, Paola Petrucci, Sergio Sbrenni

Leggi il documento integrale




CTS ancora senza veterinari

Con una lettera inviata al direttore di Quotidiano Sanità, Giovanni Di Guardo – già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo – ribadisce il proprio sconforto e disappunto per l’assenza della categoria dei medici veterinari nell’ambito del Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) al quale, dall’inizio della pandemia da COViD-19, compete la consulenza e il supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell’emergenza epidemica dovuta alla diffusione di SARS-CoV-2.

Tale essenza non è stata colmata neanche in occasione del nuovo assetto del CTS, modificato a marzo 2021.

Leggi la lettera integrale




Cibo con la muffa: quando e come consumarlo

Le muffe sono microorganismi pluricellulari e, insieme ai lieviti appartengono al regno dei funghi.

Come noto, fin dai tempi antichi alcune di esse ci danno una mano in cucina, rielaborando certi alimenti e modificandone positivamente la composizione organolettica: è il caso dei così detti formaggi “a crosta fiorita” e del gorgonzola.

Altre muffe si rendono utili al di fuori della cucina: per esempio la penicillina, da cui a inizio ‘900 furono sviluppati gli antibiotici. Ma ce ne sono di altre meno benigne; alcune sono ben visibili e tutto sommato innocue; altre invece invisibili, e possono essere davvero pericolose.

Con l’obiettivo di approfondireil tema muffe/alimenti, in un percorso di educazione alimentare e di consapevolezza rispetto al cibo che dobbiamo gestire, la Fondazione Banco Alimentare ha prodotto un opuscolo nell’intento d’informare le Strutture Caritative e le persone che aiutiamo.

L’opuscolo, realizzato nell’ambito del progetto #PuntoCOM, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il prezioso aiuto della Simevep – Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, permetterà di capire se tutti gli alimenti che presentano muffe sono da eliminare o se, con opportuni accorgimenti, possono essere ancora consumati o debbono essere scartati ed è quindi un valido aiuto nella lotta contro lo spreco alimentare.




Ipotesi patogenetiche sulle (pur rarissime) affezioni trombotiche post-vaccinali

Il Professor Giovanni Di Guardo, già Docente di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo, in una “Lettera all’Editore” recentemente pubblicata sul prestigioso “British Medical Journal” avanza alcune ipotesi patogenetiche in merito a quella rarissima condizione trombotica che va sotto il nome di “vaccine-induced, thrombotic, immune-mediated thrombocytopenia“, che e’ stata descritta in un ridottissimo numero di pazienti (1 caso su 150.000-200.000 vaccinati, con esito infausto segnalato in un individuo ogni 1.500.000 vaccinati), prevalentemente di sesso femminile e di età compresa fra i 20 e i 50 anni, a seguito della vaccinazione anti-CoViD-19 con il vaccino anglo-svedese prodotto da AstraZeneca e, cosa emersa ancor più di recente, anche con quello statunitense prodotto da Johnson & Johnson.

Si tratta, sottolinea il Prof. Di Guardo, di un’evenienza rarissima, che mai e poi mai dovrebbe mettere in discussione gli enormi vantaggi derivanti dalla vaccinazione di massa anti-CoViD-19 con i succitati presidi immunizzanti e rispetto alla cui verosimile natura autoimmunitaria il contributo in oggetto rimarca l’opportunità che vengano eseguite approfondite indagini sulle motivazioni alla base dell’insorgenza di tali fenomeni trombotici soprattutto in soggetti di sesso femminile e di età inferiore ai 50 anni. Sebbene le forme più gravi di CoViD-19 siano infatti caratterizzate da disordini sistemici della coagulazione (cosiddetta “coagulazione intravasale disseminata”), sarebbero soprattutto gli individui di sesso maschile ed in età geriatrica, come ben noto, a pagare il tributo più alto in termini di percentuale di ricoveri in terapia intensiva nonché di decessi”.




Residui di farmaci veterinari: il tasso di conformità ai limiti di legge resta elevato

Farmaci veterinariI dati di sulla presenza di residui di farmaci  veterinari e contaminanti negli animali e negli alimenti di origine animale evidenziano tassi elevati di conformità con i livelli di sicurezza stabiliti dall’Unione. E’ questo il dato che emerge dall’ultimo rapporto EFSA, che riassume i dati di monitoraggio raccolti nel 2019.

671 642 è il totale dei campioni su cui hanno riferito gli Stati membri, l’Islanda e la Norvegia. La percentuale di campioni che ha superato i tenori massimi consentiti è stata dello 0,32%. Tale cifra rientra nell’intervallo 0,25%-0,37% già riferito negli ultimi 10 anni.

Rispetto ai due anni precedenti, la nonconformità è aumentata leggermente per gli agenti antitiroidei e gli steroidi ed è diminuita leggermente per i lattoni dell’acido resorcilico, le sostanze vietate, gli antibatterici, gli anticoccidi e i coloranti.

Per gli elementi chimici (compresi i metalli), la non conformità è stata superiore a quella del 2018 ma inferiore a quella del 2017.

I dati sono disponibili su Knowledge Junction, una piattaforma online di libero accesso creata e curata dell’EFSA per migliorare la trasparenza, la riproducibilità e la riusabilità delle evidenze scientifiche nella valutazione dei rischi per la sicurezza di alimenti e mangimi.

Fonte: EFSA




Varianti di SARS-CoV-2, le Faq dell’ISS

I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma. Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione.  In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere monitorate con attenzione.

Sul sito dell’Istituto Superiore Sanità sono pubblicate, e in continuo aggiornamento, domande e risposte sulle varianti di SARS-CoV-2.

Al momento queste sono le FAQ pubblicate:

  • Le varianti provocano forme cliniche più gravi o più letali?
  • Le varianti colpiscono in maniera particolare i bambini?
  • Come funziona il monitoraggio delle varianti in Italia?
  • I test che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti?
  • Farmaci e vaccini funzionano anche sulle varianti?
  • Come cambiano le misure di protezione individuale con le nuove varianti?
  • Quali sono le varianti di Sars-CoV-2 che suscitano più preoccupazioni?
  • Cosa sono le mutazioni e perché sono importanti?