AMR: la connessione tra la riduzione dell’uso degli Antibiotici e la diminuzione dell’antibioticoresistenza

L’ultimo rapporto inter-agenzia JIACRA IV del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e Agenzia europea per i medicinali (EMA) sull’analisi integrata del consumo di antimicrobici e della comparsa di resistenza antimicrobica (AMR) nei batteri provenienti dall’uomo e animali da produzione alimentare nell’Unione europea (JIACRA IV – 2019-2021) se da un lato riafferma l’importanza di ridurre il consumo di antibiotici sia negli animali da produzione alimentare che nell’uomo, dall’altro offre prove convincenti di una connessione tra la riduzione dell’uso di antibiotici e la diminuzione dei batteri resistenti agli antibiotici.

La resistenza antimicrobica rappresenta una grave minaccia per la salute pubblica e animale. Si stima che, ogni anno, la resistenza antimicrobica provochi la morte di oltre 35.000 persone nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo (UE/SEE) e secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). comporti un onere significativo sui sistemi sanitari europei, con un costo approssimativo di 11,7 miliardi di euro all’anno.

Il rapporto segue l’approccio One Health laddove sottolinea l’interdipendenza tra la salute umana e quella animale e implementa la cooperazione di ECDC, EFSA ed EMA.  Gli sforzi congiunti delle tre agenzie richiedono: – un’azione incisiva e continua per contrastare la resistenza antimicrobica a livello nazionale, dell’UE e globale  nei settore animale ed umano,  una sorveglianza armonizzata del consumo di antimicrobici e della resistenza antimicrobica e studi mirati per approfondire la comprensione della diffusione della resistenza antimicrobica.

Il rapporto fornisce dati riguardanti il consumo di antibiotici e la resistenza antimicrobica in Europa relativi al periodo 2019-2021 e sottolinea il potenziale per invertire le tendenze attraverso azioni e politiche adeguate.  In particolare, l’analisi include le tendenze nel consumo di antimicrobici e nella resistenza antimicrobica nei batteri Escherichia coli (E. coli) provenienti sia dall’uomo che dagli animali destinati alla produzione alimentare, e fornisce preziose informazioni sul panorama in evoluzione dal 2014 al 2021.  Tra i risultati emerge il dato significativo di riduzione del 44% del consumo di antibiotici negli animali da produzione alimentare, correlata a una diminuzione della resistenza agli antibiotici osservata nei batteri E. coli riscontrati sia negli animali che nell’uomo.

Il rapporto evidenzia inoltre l’associazione tra l’uso di specifici gruppi di antibiotici e la resistenza sia nell’uomo che negli animali destinati alla produzione alimentare. Nell’uomo, l’uso di importanti gruppi di antibiotici, tra cui carbapenemi, cefalosporine di terza e quarta generazione e chinoloni, viene collegato alla resistenza di E. coli.  Allo stesso modo, negli animali destinati alla produzione alimentare, l’uso di chinoloni, polimixine, aminopenicilline e tetracicline è associato alla resistenza agli antibiotici nei batteri E. coli.

Inoltre, il rapporto sottolinea la potenziale trasmissione della resistenza batterica dagli animali destinati alla produzione alimentare all’uomo.  Campylobacter jejuni e il Campylobacter coli,  presenti negli animali da reddito hanno il potenziale di diffondersi all’uomo attraverso gli alimenti e contribuire alla resistenza antimicrobica.

Andrea Ammon, direttore dell’ECDC ha sottolineato come ‘occorrono maggiori sforzi per ridurre il consumo non necessario di antibiotici per affrontare la minaccia rappresentata dalla resistenza antimicrobica per la salute pubblica. Inoltre, il rafforzamento dei programmi di immunizzazione e il miglioramento delle pratiche di prevenzione e controllo delle infezioni nelle comunità e nelle strutture sanitarie sono essenziali per ridurre il fabbisogno di antibiotici.

Bernhard Url, direttore esecutivo dell’EFSA afferma che usare meno antibiotici nella produzione zootecnica è vantaggioso: nella maggior parte dei paesi che hanno ridotto l’uso di antibiotici, c’è stata una corrispondente diminuzione dei livelli di resistenza. Ciò significa che gli sforzi nazionali funzionano. Inoltre evidenzia come  l’impegno dell’UE nei confronti dell’approccio One Health, salvaguarda sia la salute animale che quella pubblica globale.

Conclude Emer Cooke, direttore esecutivo dell’EMA  ‘L’accesso a dati affidabili sul consumo e sulla resistenza nell’uomo e animali fa davvero la differenza nella lotta contro la resistenza antimicrobica. Attraverso progetti congiunti come JIACRA, i paesi europei ottengono preziose informazioni sull’impatto delle misure che adottano. Ciò consente loro di intraprendere ulteriori azioni per promuovere l’uso prudente degli antibiotici’.

Maurizio Ferri
Responsabile scientifico SIMeVeP




L’orso polare, un’iconica creatura sempre più minacciata per mano dell’uomo!

Alla principale minaccia rappresentata dal riscaldamento globale, i cui effetti appaiono oltremodo amplificati ai poli terrestri, risultano particolarmente esposti gli orsi polari (Ursus maritimus) (1), vista e considerata la crescente difficoltà sperimentata dagli stessi nel procacciarsi le proprie prede, a motivo del progressivo scioglimento dei ghiacciai. A tal proposito, un recente lavoro descrive una serie di rilevanti adattamenti ecologici, comportamentali e dietetico-nutrizionali posti in essere dalla specie in esame, al precipuo fine di sopperire alla crescente difficoltà di cacciare gli animali acquatici tradizionalmente costituenti la sua principale fonte alimentare (1).

Alla ricerca di substrati nutritivi alternativi rispetto a questi ultimi, sempre piu’ spesso condotta in condizioni precarie ed in ambito terrestre dagli orsi polari, corrisponderebbe un progressivo scadimento delle condizioni generali e dello status nutrizionale della specie. Cio’ fa il paio, inevitabilmente, con uno stress perdurante, sulle cui deleterie ricadute sanitarie ho ritenuto doveroso richiamare l’attenzione della Comunità Scientifica attraverso un “Commentary” recentemente apparso sul prestigioso “Nature Microbiology Community Forum” (2). Come risulta ben noto, infatti, ad una condizione di stress cronico si associa un’accresciuta produzione di cortisolo, con conseguente soppressione della risposta immunitaria dell’ospite (3). E, se da un lato appare oltremodo plausibile che le sempre piu’ malnutrite popolazioni di orsi polari stiano sperimentando una condizione di stress cronico persistente, andrebbe parimenti sottolineato che il contestuale incremento della cortisolemia potrebbe accrescerne, dall’altro lato, la suscettibilità nei confronti di un’ampia gamma di agenti patogeni, con tutte le nefaste conseguenze che ciò comporterebbe sul loro gia’ precario stato di salute e di conservazione.

Degno di particolare menzione risulta, in un siffatto contesto, Toxoplasma gondii, un agente protozoario dotato di comprovata capacità zoonosica ed in grado d’infettare numerose specie di mammiferi acquatici, ivi compresi gli orsi polari. Al riguardo, elevati tassi di sieroprevalenza verso T. gondii erano già stati evidenziati in uno studio condotto sulla popolazione di orsi polari residente alle Isole Svalbard (Norvegia), ove gli esemplari di sesso maschile mostravano livelli di anticorpi sierici ben più elevati che in quelli di sesso femminile e doppi, all’incirca, rispetto a quelli rinvenuti in una precedente indagine svolta nella medesima regione geografica (4).

In aggiunta a quanto sopra, la posizione di “predatori di vertice” notoriamente occupata dagli orsi polari all’interno delle catene trofiche in ambito marino li renderebbe capaci di bioaccumulare e di biomagnificare, a livello dei propri distretti corporei, un gran numero di contaminanti ambientali persistenti ad azione immunotossica, come ad esempio il metil-mercurio (metil-Hg) (5).

Ne deriva pertanto che l’immunosoppressione associata alla risposta da stress cronico conseguente al perdurante stato di malnutrizione, congiuntamente all’elevato carico di xenobiotici immunotossici progressivamente accumulati e biomagnificati in ambito tissutale, non potrà che rendere gli orsi polari maggiormente suscettibili nei confronti di un crescente numero di agenti microbici, con tutti i catastrofici effetti che ciò produrrà sul già precario stato di salute e di conservazione della specie in questione.

Concludo queste mie riflessioni e considerazioni ponendo in particolare risalto l’esigenza che la complessa ed articolata gestione sanitaria della sempre più minacciata popolazione globale di orsi polari necessiti di un approccio integrato e multidisciplinare, diffusamente permeato ed ispirato al principio/concetto della “One Health”, la salute unica di uomo, animali ed ambiente.

Bibliografia 

1) Pagano, A.M., Rode, K.D., Lunn, N.J., et al. Polar bear energetic and behavioral strategies on land with implications for surviving the ice-free period. Nat Commun 15, 947 (2024). https://doi.org/10.1038/s41467-023-44682-1.
2) Di Guardo, G. Enhanced infection susceptibility as a consequence of chronic starvation in polar bears. Nature Community Microbiology Forum, February 21, 2024.
https://communities.springernature.com/posts/enhanced-infection-susceptibility-as-a-consequence-of-chronic-starvation-in-polar-bears
3) O’Leary, A. Stress, emotion, and human immune function. Psychol. Bull.108, 363-382 (1990). doi: 10.1037/0033-2909.108.3.363.
4) Jensen, S.K., Aars, J., Lydersen, C., et al. The prevalence of Toxoplasma gondii in polar bears and their marine mammal prey: evidence for a marine transmission pathway?. Polar. Biol 33, 599–606 (2010). https://doi.org/10.1007/s00300-009-0735-x
5) St Louis, V.L., Derocher, A.E., Stirling, I., et al. Differences in mercury bioaccumulation between polar bears (Ursus maritimus) from the Canadian high- and sub-Arctic. Environ. Sci. Technol. 45, 922-928 (2011). doi: 10.1021/es2000672.

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP,

Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

Sullo stesso tema è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista British Medical Journal (BMJ) una “Letter to the Editor” del Prof. Di Guardo con riferimento all’articolo “Alaskapox: First human death from zoonotic virus is announced

 




Progetto ‘DottorVet’, a Bergamo i medici veterinari nelle scuole

Col progetto ‘DottorVet’ i medici veterinari entrano nelle scuole per raccontare agli studenti l’importanza della loro professione per la salute di persone e animali, con particolare attenzione alle attività di controllo che garantiscono qualità e sicurezza della filiera agroalimentare.

L’iniziativa è promossa dall’Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo e dal Dipartimento Veterinario di Ats Bergamo ed è stata presentata in una conferenza stampa, nella sede bergamasca di Ats, a cui è intervenuto l’assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Paolo Franco.
Veterinari e ‘DottorVet’: benessere collettivo

Ho accolto molto volentieri – ha detto l’assessore Franco – l’invito di Ats Bergamo. E plaudo a questa iniziativa molto rilevante dal punto di vista educativo e sociale, che rappresenterà per i ragazzi una grande occasione di arricchimento. Gli studenti potranno approfondire aspetti della professione veterinaria che hanno ricadute fondamentali sulla nostra vita quotidiana e sul benessere collettivo”.
L’iniziativa nelle classi

Il progetto, rivolto ai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni della scuola secondaria di primo grado della provincia di Bergamo, partirà a marzo e si protrarrà anche nell’anno scolastico 2024/2025. I medici veterinari terranno lezioni gratuite in collaborazione con aziende ‘food’ della Bergamasca.

“I medici veterinari – ha proseguito Franco – hanno scelto un lavoro che richiede una vera e propria vocazione. Dimostrano quotidianamente competenza, accuratezza, responsabilità, empatia e coraggio. Sono lieto che la loro esperienza possa arrivare ai nostri ragazzi, i quali hanno sempre bisogno di esempi positivi e insegnamenti per il futuro”.

Fonte: Regione Lombardia

Il sito del Progetto: https://dottorvet.info/




Che viaggio fa il virus West Nile?

artropodiNonostante sia stato isolato quasi 90 anni fa – nel 1937 nella zona del Nilo occidentale dell’Uganda – e sia uno dei virus più diffusi al mondo, solo negli ultimi anni il West Nile Virus (WNV) è entrato nel vocabolario comune, destando interesse presso l’opinione pubblica e una crescente preoccupazione da parte delle autorità sanitarie.

Al centro delle dinamiche di diffusione del virus ci sono uccelli e zanzare: gli uccelli infetti vengono punti dalle zanzare che a loro volta si infettano e possono trasmettere nuovamente il virus ad altri uccelli. Le zanzare che si nutrono del sangue anche di esseri umani, cavalli e altri mammiferi, possono trasmettere il virus anche a loro. Tuttavia esseri umani, equidi e altri mammiferi sono ospiti accidentali “a fondo cieco”, ovvero non sviluppando concentrazioni elevate di virus nel sangue non possono quindi trasmetterlo ad altre zanzare.

Nella maggior parte dei casi l’infezione nell’uomo è asintomatica. I casi sintomatici si presentano per lo più con manifestazioni leggere riconducibili a una comune influenza, mentre le forme più gravi possono coinvolgere il sistema nervoso in particolare negli anziani o in coloro che hanno un sistema immunitario compromesso.

In qualità di Centro di Referenza Nazionale per le malattie esotiche degli animali e di Laboratorio di Referenza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale per la West Nile da anni monitoriamo e studiamo il virus costantemente – esordisce il DG dell’IZS di Teramo Nicola D’Alterio – “La situazione non deve destare allarmismi, tuttavia i dati del 2023, in calo rispetto al 2022, ci dicono che in Italia sono stati confermati 332 casi di infezione da West Nile virus nell’uomo, di cui 190 con coinvolgimento neurologico. Tra i casi confermati sono stati notificati 27 decessi, tutti nelle regioni del nord Italia. Questi numeri ci obbligano a tenera alta la guardia”.

Come ricercatori il nostro compito è comprendere le modalità di trasmissione dell’infezione in modo da pianificare interventi preventivi – conclude D’Alterio  “la prevenzione è un’arma fondamentale perché non esiste un vaccino per proteggere l’uomo dal virus: ad esempio bisogna evitare il più possibile le punture di zanzara tramite l’uso di repellenti cutanei, insetticidi ad uso domestico e soggiornare in ambienti riparati da zanzariere”.

Recentemente sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications sul virus West Nile i risultati di uno studio condotto dall’IZS di Teramo, in collaborazione con l’Università di Trento, la Fondazione Edmund Mach e l’Istituto Pasteur di Dakar in Senegal. Lo studio ha esplorato le modalità di diffusione del WNV, scoprendo percorsi complessi e inaspettati che legano Africa ed Europa. I ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di analisi genetica e filogeografica ricostruendo così la dinamica evolutiva dei vari ceppi del virus West Nile nel tempo e nello spazio. La combinazione dei due metodi ha permesso di tracciare le rotte di diffusione del virus, fornendo dettagli sulle sue origini e sulla modalità con cui si è diffuso nel corso del tempo. In particolare la ricerca si è concentrata sui due principali lineage del virus, L1 e L2, che hanno percorsi e storie evolutive diversi.

In proposito la ricercatrice Giulia Mencattelli, prima autrice dello studio, fa notare che è interessante quanto scoperto in relazione al lineage 1: “Esiste un vero e proprio ‘corridoio’ tra Senegal, Marocco e i Paesi europei del Mediterraneo occidentale come Portogallo, Spagna, Francia e Italia, ma secondo le nostre analisi non è un corridoio a senso unico: avvengono anche incursioni che vanno dall’Europa all’Africa”.

Il responsabile del Laboratorio di Sanità Pubblica dell’IZS di Teramo, Giovanni Savini, coordinatore del gruppo di ricerca, specifica riguardo alle diverse dinamiche evolutive dei due lineages: “Dai risultati ottenuti sembra che L1 si diffonda più efficientemente di L2 sebbene infettino le stesse specie di uccelli e utilizzino gli stessi vettori. La diversa suscettibilità degli uccelli all’infezione rappresenta solo uno dei possibili fattori che hanno determinato queste differenze, sappiamo infatti ancora poco del ruolo delle zanzare come vettori e della loro recettività all’infezione. Questi sono tutti aspetti del ciclo vitale del virus ancora poco conosciuti e che intendiamo esplorare”.

Proprio l’integrazione dei dati genetici virali con informazioni relative ai movimenti degli uccelli migratori e alla suscettibilità all’infezione delle varie specie potrà portare a una comprensione più profonda di come il virus si diffonde, con l’obiettivo di prevedere e quindi mitigare l’impatto delle future epidemie, costituendo un modello di studio anche per altri virus emergenti.

Fonte: IZS Abruzzo e Molise




Ecdc. Aumentano nel 2022 le infezioni di origine alimentare segnalate nell’Ue/See

Sul banco degli imputati in primis listeriosi ed Escherichia coli Shiga tossine. Entrambe possono causare sintomi gravi, ma la prima può provocare meningite, sepsi o, nelle donne in gravidanza, aborto spontaneo, mentre lo Stec può causare spesso insufficienza renale, nei bambini colpiti.

Le infezioni di origine alimentare da listeriosi e da Escherichia coli Shiga tossine (Stec) nell’UE/SEE sono aumentate superando, nel 2022, i livelli pre pandemia. Malattie che possono causare sintomi gravi, la listeriosi può provocare meningite, sepsi o, nelle donne in gravidanza, aborto spontaneo, mentre lo Stec può causare spesso insufficienza renale, nei bambini colpiti. Nessun aumento invece per la salmonellosi e la campilobatteriosi che tipicamente causano ogni anno il maggior numero di casi di malattie di origine alimentare e idrica .

Questo il quadro tracciato dalle Relazioni epidemiologiche annuali 2022 pubblicate dall’Ecdc.

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Personale dei Dipartimenti di Prevenzione, SIMeVeP chiede di partecipare al tavolo

Con Decreto del Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute del 22 dicembre 2023 è stato istituito il “Tavolo tecnico per la definizione di obiettivi, standard organizzativi e di personale dei Dipartimenti di Prevenzione  finalizzato alla “definizione di obiettivi, standard organizzativi e di personale dei dipartimenti di prevenzione, alla luce del  nuovo assetto della prevenzione collettiva e di sanità pubblica previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)”.

Accogliendo favorevolmente l’isitutizione del tavolo, SIMEVeP  registra che nella sua composizione siano stati individuati professionisti, di sicura competenza e professionalità, ma non siano state considerate le professionalità delle altre discipline e professioni, oltre quella della “igiene e medicina preventiva” che operano e lavorano a tutti i livelli organizzativi nei Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie del SSN.

SIMeVeP ha quindi chiesto che rappresentanti della Società Italiana di Medicina Veterinaria, insieme a quelli delle altre discipline, siano inseriti organicamente nel Tavolo, ritenendo che sarebbe oltremodo iniquo e riduttivo il coinvolgimento nei soli sottogruppi previsti dal Decreto.

In un momento storico in cui tutte le istituzioni, mondiali, europee e del nostro Paese, tendono a sviluppare approcci e strategie multidisciplinari e multiprofessionali rispetto alle sfide globali di tutela della salute pubblica, riterremmo un errore non coinvolgere all’interno del Tavolo quella multidisciplinarietà che è base fondamentale di una strategia One Health.

Il testo della lettera

 




L’allarme morbillo fa il paio con quello verso altre malattie infettive, COVID-19 in primis!

Il drammatico crollo delle vaccinazioni di massa della popolazione pediatrica nei confronti del morbillo, registratosi in piena pandemia da COVID-19 in Italia cosi come in Europa e nel resto del mondo, ha gia provocato nel 2022, rispetto all’anno precedente, un incremento pari al 18% dei casi e al 43% delle morti conseguenti alla malattia. Al di la’ delle fin troppo ovvie ricadute che ciò esercita sul controllo di una malattia che causa ancora, a tutt’oggi, non meno di 100.000 decessi su scala globale, andrebbe adeguatamente sottolineato che le vaccinazioni di massa nei confronti del morbillo avrebbero scongiurato, fra il 2000 e il 2021, ben 57 milioni di decessi (Minta et al., 2023)!

Ciò premesso, ai quantomai deleteri e drammatici effetti di cui sopra se ne aggiungerebbero altri di consistente impatto in ambito di sanità pubblica.

In un interessante lavoro pubblicato alcuni anni fa su Science e’ stata chiaramente dimostrata, a tal proposito, una riduzione della risposta anticorpale nei confronti di svariati agenti patogeni in individui infetti ad opera del virus del morbillo (Mina et al., 2019).

Va da sé che ciò potrebbe valere anche per il betacoronavirus SARS-CoV-2, responsabile della drammatica pandemia da COVID-19, minando ulteriormente in tal modo i grandi successi ottenuti grazie alle campagne di immunizzazione di massa della popolazione globale. Sappiamo bene, infatti, che numerose varianti di SARS-CoV-2 sarebbero pienamente in grado di eludere l’immunità conferita dell’infezione naturale, così come dalla vaccinazione (Di Guardo, 2021).

Ne deriva, pertanto, che le campagne di vaccinazione di massa della popolazione pediatrica nei confronti del morbillo dovrebbero essere perseguite ed incoraggiate in maniera quanto più capillare e diffusa.

Bibliografia di riferimento 

1).Di Guardo, G. COVID-19: Measles and Antibiotic Resistance Are a Matter of Concern. Pathogens 2021; 10, 449. https://doi.org/10.3390/pathogens10040449.

2).Mina, M.J., Kula, T., Leng, Y., et al. Measles virus infection diminishes preexisting antibodies that offer protection from other pathogens. Science 2019; 366, 599-606.

3) Minta, A.A., Ferrari, M., Antoni, S., et al. Progress Toward Measles Elimination – Worldwide, 2000-2022. MMWR Morb.  Mortal. Wkly. Rep. 2023; 72:1262-1268. DOI: http://dx.doi.org/10.15585/mmwr.mm7246a3.

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP,
Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

 




Carne coltivata, Commissione Ue boccia la notifica della legge italiana

La Commissione europea ha bocciato la notifica della legge italiana che vieta la carne coltivata per violazione del diritto Ue. In sostanza, dopo la notifica del testo alla Commissione il 1 Dicembre, (che ricordiamo era stato approvato in Parlamento come disegno di legge il 16 Novembre scorso) come prevede la procedura Tris, il Governo non ha rispettato il periodo di sospensione di 3 mesi durante il quale la Commissione è tenuta a verificare la compatibilità del testo con le norme del mercato interno (parere circostanziato) e si è affrettato a richiedere l’approvazione definitiva della legge che è stata promulgata proprio il 1 Dicembre.

La Commissione Ue il 29 gennaio ha archiviato la notifica con questa motivazione: «Il testo è stato adottato dallo Stato membro prima della fine del periodo di sospensione di cui all’articolo 6 della direttiva (UE) 2015/1535».

Durante il periodo di sospensione il Governo deve tener conto del parere circostanziato e rispondere, spiegando gli interventi che intende compiere in caso emergano profili di contrasto con il diritto europeo.

In conclusione: l’Italia non solo ha approvato una normativa che potrebbe ostacolare la libera circolazione delle merci, ma ha violato la direttiva europea che prevede i controlli tesi proprio a evitare tali ostacoli. Infatti la Commissione europea non ha potuto emettere un parere circostanziato e la legge Italiana sulla carne coltivata non può essere applicata!

Ora non resta che attendere le conseguenze in sede europea.

Ma il ministro Lollobrigida non esita a spingere il dito nella piaga e, facendo palese disinformazione firma un comunicato sul sito del Ministero in cui stabilisce che….Non ci sarà pertanto nessuna procedura di infrazione, né richiesta all’Italia di abrogare la legge. La Commissione chiede solo di essere informata sull’applicazione della legge da parte dei giudici nazionali. Come per tutti i provvedimenti che entrano in vigore in Italia, spetta ai giudici nazionali, in sede di applicazione, l’ulteriore vaglio di compatibilità con il diritto unionale”.

Maurizio Ferri
Reponsabile scientifico SIMeVeP




1ª segnalazione in Italia di un’epidemia di mastite ovina causata da S. ruminantium

Veterinary Research, una delle riviste più prestigiose nell’ambito della veterinaria, ha pubblicato lo scorso mese di dicembre un lavoro a cura dell’Istituto Zooprofilattico della Sardegna dal titolo “Streptococcus ruminantium-associated sheep mastitis outbreak detected in Italy is distinct from bovine isolates”. La ricerca è stata proposta come “featured article”(articolo in evidenza) nella Homepage della rivista.
Veterinary Research è fra le prime 10 riviste veterinarie secondo il Journal Citation Repot (JCR) di Clarivate Analytics con quartile Q1. Dal 12 dicembre 2023, a distanza di oltre un mese, l’articolo è ancora fra i più visionati.

Il lavoro segnala, per la prima volta in Italia, la presenza dello Streptococcus ruminantium come agente responsabile di mastite negli ovini

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Approvato il Programma Nazionale Ecm 2023-2025

EcmArrivato il via libera dalla Commissione nazionale formazione continua dell’Agenas. La Fad ha visto una crescita pari al 40% nei due anni coincidenti con il periodo emergenziale. In diminuzione la formazione residenziale

La Commissione Nazionale Formazione Continua di Agenas, nella seduta del 17 gennaio scorso, ha approvato il Programma Nazionale Ecm 2023-2025. Il documento “collocandosi all’inizio del mandato triennale della nuova Commissione nazionale, intende fornire quel richiamato sistema di pianificazione pluriennale delle attività della Cnfc previsto dall’Accordo Stato Regioni e, al contempo, specificare le priorità da attuare già a partire dal 2024” precisa l’Agenas che sottolinea come il nuovo Programma “persegue l’obiettivo di spingere l’intero impianto ad un ammodernamento complessivo, garantendo la migliore formazione possibile a tutte le professioni sanitarie e, in ultima istanza, la migliore tutela della salute del cittadino”. Allo stato, il sistema Ecm “si caratterizza per numeri imponenti se relazionati al settore di pertinenza. Basti pensare che solo a livello nazionale sono attualmente accreditati 1.043 provider. Nei singoli sistemi regionali sono poi accreditati numerosi altri provider rappresentati per lo più dalle aziende
sanitarie pubbliche”.

Il documento evidenzia come la pandemia da Sars-Cov-2 ha acceso i riflettori sull’opportunità di una riflessione sul sistema di formazione Ecm. “In tale solco, i lavori della Commissione, nel triennio 2020-2022, sono stati orientati – spiega l’Agenzia – al ripensamento sia in termini di contenuto, con l’introduzione di tematiche di interesse nazionale legate all’emergenza, sia in termini di metodologie formative, con l’incremento della formazione a distanza e la previsione di tipologie formative ibride (residenziali ed a distanza).
Si è infatti assistito ad un aumento del 532% degli accreditamenti degli eventi Fad tra il 2019 e il 2020 e del 788% tra il 2019 e 2021. In termini generali, la Fad ha visto una crescita pari al 40% nei due anni coincidenti con il periodo emergenziale (2020-2021). Nello specifico, gli eventi Fad erogati nel triennio 2020/2022 sono stati: 15.058 per l’anno 2020, 10.034 per l’anno 2021, 10.787 per l’anno 2022.

Quanto invece alla formazione residenziale (Res), durante la pandemia, le disposizioni governative hanno portato a una significativa riduzione degli eventi di tale tipologia di formazione pari al 180%. Nello specifico, la formazione Res è passata da 32.638 eventi per l’anno 2019, a 8.118 eventi per l’anno 2020 aumentando a 11.665 eventi per l’anno 2021, fino ad arrivare a 22.141 nel 2022. Da ultimo, in riferimento alla formazione sul campo (Fsc), che si svolge in “contesti lavorativi qualificati”, si rileva una diminuzione del 30% degli eventi inseriti a sistema nel 2020 rispetto a quelli erogati nell’anno 2019 con 520 eventi registrati. Nell’anno 2021, si è registrata una ripresa della Fsc con un aumento del 19% degli eventi rispetto a quelli del 2019 ovvero 1237 eventi registrati. Questo trend positivo è proseguito nel 2022 con 1.773 eventi di Fsc registrati.