Glifosato: nessuna area di preoccupazione critica; lacune nei dati identificate

La valutazione dell’impatto del glifosato sulla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente non ha evidenziato alcuna area di preoccupazione critica. Nelle conclusioni dell’EFSA sono state riportate alcune lacune nei dati  – come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso – che la Commissione europea e gli Stati membri dovranno prendere in considerazione nella prossima fase del processo di rinnovo dell’approvazione. Queste le principali conclusioni della revisione paritetica dell’EFSA sulla valutazione del rischio del glifosato, eseguita dalle autorità di quattro Stati membri (che hanno assunto congiuntamente il ruolo di «Stati membri relatori»).

Nella sua revisione paritetica della valutazione del rischio del glifosato come sostanza attiva, l’EFSA non ha individuato alcuna area di preoccupazione critica in relazione al rischio che esso comporta per l’uomo, gli animali o l’ambiente. Una preoccupazione è definita critica quando riguarda tutti gli usi proposti della sostanza attiva oggetto di valutazione (ad esempio, impiego in pre-semina o post-raccolto, ecc.), impedendone così l’approvazione o il rinnovo.

Nel 2022 l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha effettuato una valutazione dei pericoli posti dal glifosato, in seguito alla quale ha concluso che non soddisfa i criteri scientifici per essere classificato come sostanza cancerogena, mutagena o reprotossica. Ai fini della valutazione del rischio relativo al glifosato a livello di UE, l’EFSA ha utilizzato la classificazione di pericolo dell’ECHA. Eventuali lacune nei dati individuate sono riportate nelle conclusioni dell’EFSA come questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva o questioni rimaste in sospeso.Tra le questioni che non è stato possibile risolvere in via definitiva rientrano la valutazione di una delle impurità presenti nel glifosato, la valutazione del rischio alimentare per i consumatori e la valutazione dei rischi per le piante acquatiche.

Tra le questioni rimaste in sospeso vi sono, tra l’altro, la mancanza di  informazioni sulla tossicità di uno dei componenti della formulazione di pesticidi a base di glifosato presentata ai fini della valutazione, informazioni che sono necessarie per portare a termine la valutazione del rischio relativo alla formulazione per gli usi rappresentativi. Per questa formulazione non sono emerse indicazioni di tossicità acuta e genotossicità.

Per quanto riguarda la biodiversità, gli esperti hanno riconosciuto che i rischi associati agli usi rappresentativi del glifosato sono complessi e dipendono da molteplici fattori. Hanno inoltre rilevato la mancanza di metodologie armonizzate e di specifici obiettivi di protezione concordati. Nel complesso, le informazioni disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive su questo aspetto della valutazione del rischio e i gestori del rischio possono prendere in considerazione misure di mitigazione.

Per quanto riguarda l’ecotossicologia, il pacchetto di dati ha consentito un approccio conservativo alla valutazione del rischio, che ha identificato un rischio elevato a lungo termine per i mammiferi in 12 dei 23 usi proposti del glifosato.

Trasparenza del processo

«La valutazione del rischio e la revisione paritetica del glifosato sono frutto del lavoro svolto da decine di esperti scientifici dell’EFSA e degli Stati membri nell’ambito di un processo che si è protratto per tre anni. Processo che si basa sulla valutazione di molte migliaia di studi e articoli scientifici, oltre a incorporare i preziosi contributi forniti mediante la consultazione pubblica», ha dichiarato Guilhem de Seze, responsabile del dipartimento «Risk Assessment Production» (formulazione delle valutazioni del rischio) dell’EFSA.

Contesto

Il glifosato è una sostanza chimica utilizzata in diversi erbicidi, il cui impiego in Europa è sottoposto a una severa regolamentazione. Attualmente il periodo di approvazione dell’uso del glifosato nell’UE termina il 15 dicembre 2023. La valutazione del rischio da parte degli Stati membri e la successiva revisione paritetica dell’EFSA sono state eseguite nell’ambito del processo legislativo previsto per il rinnovo dell’approvazione dell’uso del glifosato in Europa.

Prossime fasi e pubblicazione

Le conclusioni dell’EFSA sulla revisione paritetica della valutazione del rischio relativa al glifosato sono state trasmesse in data odierna alla Commissione europea e agli Stati membri per orientare la decisione che sono chiamati ad adottare in merito all’opportunità di mantenere il glifosato nell’elenco dell’UE delle sostanze attive approvate nei prodotti fitosanitari.

Prima della pubblicazione, l’EFSA è tenuta per legge a garantire che tutti i contenuti siano conformi alle norme in materia di protezione dei dati personali e di riservatezza. Come per tutte le revisioni paritetiche delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari, e in conformità della legislazione dell’UE sui pesticidi, l’EFSA fornisce i materiali destinati alla pubblicazione al richiedente, il quale ha facoltà di richiedere la riservatezza degli elementi relativi ai dati personali o alle informazioni commercialmente sensibili. I richiedenti non possono richiedere modifiche alle conclusioni o alla valutazione stessa, né presentare informazioni aggiuntive.

Non appena questo processo sarà completato, l’EFSA pubblicherà integralmente le proprie conclusioni unitamente a tutti i documenti di riferimento relativi alla revisione paritetica e alla valutazione del rischio sul proprio sito web. La pubblicazione delle conclusioni è prevista per la fine di luglio 2023 e quella dei documenti di riferimento, che ammontano a diverse migliaia di pagine, è prevista tra la fine di agosto e la metà di ottobre 2023.

Fonte: EFSA




AMR: una minaccia globale. Il Presidente Sorice al Convegno “La Sanità che vorrei”

Il Presidente SIMeVeP, dott. Antonio Sorice il prossimo 11 luglio parteciperà, in qualità di relatore, alla Tavola Rotonda Scientifica “La pandemia trascurata. L’approccio One Health all’antimicrobico resistenza” che si terrà all’interno del Convegno “La sanità che vorrei”  presso il Ministero della Salute.

Programma completo

 




Programma di formazione globale: migliorare le capacità comunicative per i sostenitori di One Health

E’ pubblicata su “One Health & Implementation Research” la ricerca “Evaluation of a global training program in One Health communication” (‘Valutazione di un programma di formazione globale sulla comunicazione One Health’) frutto della collaborazione SIMeVeP con One Health Lessons.

Si tratta del primo studio a livello globale di valutazione di un programma train-to-trainer di comunicazione incentrato su One Health con un modello efficace da realizzare nelle scuole primarie e secondarie.

La ricerca ha valutato l’efficacia del programma Train-the-Trainer che ha coinvolto più di 1.500 aspiranti formatori provenienti da 98 paesi e che ha insegnato loro a parlare in pubblico e a comunicare la scienza nell’ambito di lezioni One Health nelle scuole primarie.

I risultati sono notevoli: il programma ha aumentato la fiducia dei formatori nell’offrire lezioni One Health; l’interesse degli studenti per One Health e degli insegnanti a raccomandare One Health.

I formatori in One Health svolgono un ruolo vitale come azioni sanitarie globali nelle comunità.

Speriamo che il programma e lo studio facilitino l’integrazione di OH nei programmi scolastici ed ispirino un coinvolgimento più precoce degli studenti.

Maurizio Ferri

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Il rischio zoonotico dei sarbecovirus

Il rischio zoonotico dei coronavirus trasmessi dai pipistrelli, incluso SARS-CoV-2 agente della pandemia COVID19, è oggetto di programmi di sorveglianza epidemiologica in Cina e nel sud-est asiatico, dove i pipistrelli selvatici sono ritenuti serbatoi dei parenti più stretti noti di SARS-CoV-2.

In Europa, l‘attività di sorveglianza è limitata a pochi studi che hanno esaminato e caratterizzato il coronavirus nei pipistrelli. In un recente lavoro, ricercatori britannici hanno applicato il sequenziamento dell’RNA per lo screening dei coronavirus in 48 campioni fecali di 16 specie di pipistrelli ed in sei specie di pipistrelli hanno recuperato nove genomi completi di quattro sarbecovirus strettamente correlati. Per testare la capacità di quest’ultimi coronavirus circolanti bel Regno Unito di infettare le cellule umane che esprimono come recettore l’enzima di conversione dell’angiotensina 2 (hACE2), hanno incorporato le loro proteine S-spike in pseudovirus basati su lentivirus (versioni sicure di questi virus) e ne hanno trovato uno in grado di legarsi, anche se in modo non ottimale, ed utilizzare le cellule umane ma con livelli innaturalmente elevati di recettore ACE2.

Sebbene ciò renda improbabile che il virus possa fare un salto zoonotico, diffondersi ed evolversi senza adattamenti chiave, in particolare nelle loro proteine S, l’alta prevalenza di ricombinazione genetica tra i sarbecovirus potrebbe facilitare il superamento della barriera genetica. Cioè: altri sarbecovirus che circolano nei pipistrelli britannici potrebbero essere in grado di legare l’ACE2 umano in modo più efficiente.

Questi risultati evidenziano che il rischio zoonotico dei sarbecovirus può estendersi oltre i confini asiatici ed interessare l’Europa, dove la sorveglianza genomica nella fauna selvatica è ancora limitata. Per evitare di essere colti di sorpresa nel caso in cui un prossimo sarbecovirus si riversi sugli esseri umani da una posizione o un ramo senza precedenti dell’albero genealogico, è prioritario realizzare programmi di sorveglianza virale più estesi a livello globale per comprendere le dinamiche di condivisione virale negli ospiti dei mammiferi, compresi i pipistrelli e fornire informazioni chiave sui determinanti molecolari ed ecologici degli eventi zoonotici.

Maurizio Ferri

Leggi l’articolo: “Genomic screening of 16 UK native bat species through conservationist networks uncovers coronaviruses with zoonotic potential”

 




Progetto RIBMINS Risk-based meat inspection

L’azione COST RIBMINS (Risk-based meat inspection) che si occupa di ispezione della carne basata sul rischio e assicurazione integrata della sicurezza delle carni (RB-MSAS- Risk-based meat inspection and and integrated meat safety assurance) ha recentemente organizzato un incontro a Bruxelles a cui hanno partecipato organizzazioni internazionali, industria, autorità competenti e mondo accademico. L ‘obiettivo era quello di discutere criticamente gli sforzi condotti a livello europeo per l’implementazione di moderni sistemi di sicurezza delle carni e sviluppare concetti per il futuro.

I risultati di questo incontro saranno pubblicati come una tabella di marcia/documento di posizione che può essere utilizzato per indirizzare la ricerca futura e gli sforzi legislativi.

Coinvolgimento degli esperti e parti interessate

I pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sull’ispezione della carne dal punto di vista della salute pubblica raccomandano di non eseguire palpazioni e incisioni di routine per evitare la contaminazione incrociata, ad eccezione di quelle condotte per il monitoraggio di alcune zoonosi.  Il progetto RIBMINS ha consentito di documentare  notevoli variazioni nei sistemi di codifica delle ispezioni delle carni e dei criteri di condanna. I futuri sistemi di sicurezza delle carni in Europa devono trovare un equilibrio tra l’armonizzazione delle linee guida sviluppate su base scientifica e la flessibilità attraverso l’uso della calibrazione e l’attenzione ai principi basati sul rischio.

Kris De Smet, funzionario della Commissione nella  Direzione Generale per la sanità e sicurezza alimentare (DG SANTE), ha affermato: “L’ispezione delle carni è in costante evoluzione per adattarsi ai nuovi rischi e nuove tecnologie.  La legislazione dell’UE riconosce la necessità di considerare costantemente i nuovi sviluppi scientifici e tecnologici. Il compito di RIBMINS è di informare le autorità competenti su questi sviluppi al fine di rendere l’ispezione delle carni più efficiente in termini di sicurezza alimentare e risorse. Inoltre, rimane difficile trovare un giusto equilibrio nell’ispezione delle carni tra le verifiche di  sanità animale e i rischi per la sanità pubblica. I nuovi sviluppi possono contribuire a trovare questi equilibri”.

Il prof. Truls Nesbakken dell’Università norvegese di scienze della vita, uno dei pionieri del moderno sistema di ispezione delle carni, ritiene che l’attuale ispezione della carni abbia ancora molte somiglianze con l’ispezione classica fondata da Robert von Ostertag alla fine dell’800. “Abbiamo appreso che la classica ispezione delle carni con i suoi esami organolettici non è in grado di rilevare alcuni importanti agenti zoonotici. È stata una occasione unica  poter partecipare al gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici dell’EFSA che ha raccomandato miglioramenti e metodi alternativi per l’ispezione delle carni nel periodo 2010- 2013. Tuttavia, la maggior parte delle nostre conclusioni non è stata applaudita e seguita dalla Commissione europea e dal Parlamento UE. Di conseguenza,  il ruolo chiave di RIBMINS è stato quello di dare seguito ai pareri dell’EFSA e di aggiungere nuove idee per l’ispezione delle carni e consentire di realizzare il sistema RB-MSAS per la protezione dei consumator”i.

L’importanza di una futura collaborazione è stata sottolineata dalla professoressa Lis Alban del Danish Agriculture & Food Council e vicepresidente di RIBMINS: “Far parte di RIBMINS ha permesso ai ricercatori, operatori del settore alimentare ed autorità competenti di incontrarsi e stabilire un piattaforma per la collaborazione.  Il cambiamento avverrà solo se ci ascolteremo e collaboreremo!”.

La prof.ssa Diana Meemken della Libera Università di Berlino ha aggiunto che le crescenti richieste della società sulla produzione di alimenti di origine animale richiedono concetti innovativi e una cooperazione costruttiva tra le parti interessate e la scienza. La formazione continua dei veterinari ufficiali (VU) è un altro prerequisito per l’attuazione delle modifiche legislative nell’ispezione delle carni in diversi paesi.

La prof.ssa Sophia Johler dell’Università di Zurigo aggiunge: “I veterinari ufficiali svolgono un ruolo centrale come gestori del rischio nel sistema avanzato di RB-MSAS. Sono fortemente impegnati nell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita professionale e la loro formazione continua è fondamentale per consentire loro di adempiere ai loro compiti secondo standard elevati.

La prof.ssa Claudia Guldimann dell’Università Ludwig Maximilian di Monaco ha aggiunto che l’interesse costante per la professione veterinaria tra i giovani veterinari, conciliando lavoro e vita familiare e garantendo un alto livello di competenza, è un pilastro importante per la futura ispezione delle carni. Mario Silvestro, del Gruppo Cremonini, rappresenta la prossima generazione di professionisti altamente motivati. Mario lavora per una delle principali aziende italiane dell’industria della carne. Ha affermato che RB-MSAS è fondamentale per garantire la sicurezza e la qualità delle carni  destinate al consumo umano. “È anche più conveniente ed efficiente nel prevenire la diffusione di malattie di origine alimentare e quindi un passo cruciale per garantire la sicurezza e l’integrità della catena di approvvigionamento alimentare. In Italia disponiamo di sistemi digitali avanzati per la gestione dei dati di sanità pubblica a livello zootecnico. L’ampia disponibilità di software di scambio dati integrato con queste piattaforme potrebbe essere un elemento prioritario per applicare questo nuovo approccio di ispezione“.

L’azione RIBMINS COST è cresciuta in quattro anni fino a raggiungere più di 250 membri che partecipano a gruppi di lavoro e che provengono da 36 paesi europei, ma anche da Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Brasile.  Il presidente di RIBMINS, il prof. Bojan Blagojevic dell’Università di Novi Sad, Serbia, definisce l’azione RIBMINS COST come un passo importante verso la modernizzazione dell’ispezione europea delle carni basata sul rischio e l’istituzione di sistemi integrati di garanzia della sicurezza delle carni (RB-MSAS ). Anche se l’azione RIBMINS COST terminerà quest’anno,  la rete di esperti risultante continuerà sicuramente a lavorare su un approccio più integrato e sistematico per implementare saggiamente i moderni sistemi di ispezione delle carni basati sul rischio.

Maurizio Ferri




Attenti al pesce scorpione. Due nuovi avvistamenti in Calabria

Avvistati nelle acque calabresi due esemplari di pesce scorpione Pterois miles, specie aliena originaria del Mar Rosso, il primo catturato pochi giorni fa in località ‘Le Castella’ (KR) da pescatori professionisti alla profondità di circa 24 metri, il secondo avvistato e fotografato in data 25 giugno durante un’immersione ricreativa lungo le coste di Marina di Gioiosa Ionica (RC), da un subacqueo a circa 12 metri di profondità.
Gli avvistamenti sono stati prontamente segnalati a ISPRA, alla Capitaneria di Porto di Crotone e al progetto AlienFish dell’Ente Fauna Marina Mediterranea, coinvolti insieme al CNR-IRBIM nella campagna di allerta denominata Attenti a quei 4!

Locandina

Fonte: ISPRA




EFSA. Come comunicare durante gli incidenti legati alla sicurezza alimentare

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato le linee guida: “Best practice for crisis communicators – How to communicate during food or feed safety incidents“.

L’EFSA, in consultazione con la rete degli esperti di comunicazione (Communications Experts Network – CEN), ha elaborato queste raccomandazioni per incoraggiare l’adozione uniforme delle migliori prassi durante gli incidenti connessi al mandato dell’EFSA. L’obiettivo era fornire raccomandazioni pratiche e chiare per la comunicazione con il pubblico esterno durante un incidente legato agli alimenti o ai mangimi.

Sul sito del Ministero della salute è pubblicata una traduzione in italiano del documento

 

Fonte: EFSA




Valutazione tossicologica miscele di micotossine 2022-23 – Raccomandazioni CNSA

AflatossineE’ stato aggiornato dal Ministero della Salute il documento di lavoro sulla “Valutazione tossicologica miscele di micotossine 2022-23 – Raccomandazioni CNSA”

L’obiettivo del presente documento di lavoro è quello di aggiornare il quadro e le conclusioni cui il gruppo di lavoro era giunto nel 2021

Scarica il documento

Fonte: Ministero della Salute – CNSA




Antimicrobici, la settimana di sensibilizzazione cambia nome

antibioticoresistenzaPer aumentare la consapevolezza e la comprensione globale della resistenza antimicrobica (AMR), puntando su un’impostazione in chiave One Health, nel 2015 è stata organizzata una campagna annuale globale di sensibilizzazione denominata allora World Antimicrobial Awareness Week (WAAW). Oggi, la quadripartita – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH) – ha annunciato il rebranding di WAAW, che diventerà: World AMR Awareness Week. Sul nuovo nome c’è stato un ampio consenso: “AMR”, infatti, include il termine “resistenza”, che meglio rappresenta la sfida di questi anni. L’acronimo rimarrà “WAAW”, mentre tutte le espansioni di questo acronimo verranno ora rinominate “World AMR Awareness Week”.

WAAW 2023

Il tema per WAAW 2023, che come ogni anno si celebrerà dal 18 al 24 novembre, rimarrà “Prevenire insieme la resistenza antimicrobica”, come nel 2022. Un sondaggio tra le parti interessate dei settori della salute umana, animale, vegetale e ambientale ha infatti confermato l’attualità della tematica. La resistenza antimicrobica, infatti, è una grave minaccia per tutti gli ecosistemi. Nel 2019, è stato stimato che quasi 5 milioni di decessi sono stati associati alla resistenza antimicrobica batterica, di cui 1,27 milioni direttamente causati da essa.

Fonte: vet33.it




ISS: Il mare è malato per colpa dell’uomo, i segni dal Mediterraneo al Polo Nord

Il mare sta male, soffocato dall’impatto delle attività umane, in termini di inquinamento ‘diretto’ o di effetti come i cambiamenti climatici, e i segni del ‘passaggio’ dell’uomo sono ormai ubiquitari, dal Mediterraneo alle acque del Polo Nord.  A fare la diagnosi, sono stati gli esperti riuniti nel convegno “Mare e salute”, che si è appena tenuto in ISS con la partecipazione di istituzioni, enti di ricerca e terzo settore impegnati nella prevenzione sanitaria e nella protezione degli ambienti acquatici e marini. Dalla salute degli oceani, avvertono gli esperti, dipende strettamente anche quella del resto del pianeta e dell’uomo, una prospettiva di ‘planetary health’ su cui insistono anche gli ultimi trattati approvati dall’Onu sull’argomento, e la cooperazione scientifica e le partnership istituzionali rappresentano la strategia di elezione per produrre conoscenze ed elaborare strategie.

“Il mare ha un ruolo centrale nell’equilibrio dell’ecosistema, che riguarda anche la nostra salute e il nostro benessere – ha dichiarato Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’ISS – ed è per questo stiamo cercando di mettere a sistema tutte le nostre conoscenze per valutare il suo stato di salute, secondo un approccio “one-water” for “one-health”.  L’impronta dell’attività umana è evidente in tutte le latitudini, come hanno dimostrato i primi viaggi compiuti in quattro oceani e dieci mari del pianeta, e lo è al punto che vi abbiamo ritrovate sostanze chimiche persistenti usate negli ultimi cinquant’anni fino alle tracce del recente virus Sars-Cov2, che è stato per noi un risultato inatteso”.

Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di Squadra Enrico Credendino, nel corso del suo intervento ha sottolineato come “l’evento ha consentito di approfondire le connessioni tra gli oceani e il benessere della collettività. I mari ricoprono il 70 per cento del nostro pianeta e rappresentano l’imprescindibile elemento per la salute umana; sulla base di questa consapevolezza la Marina è da anni impegnata nel monitoraggio dei parametri ambientali marini utili ad accertarne lo stato di salute e a tutelarne la salvaguardia” proseguendo poi “attraverso le sinergie istituzionali, la condivisione di strategie e la ricerca di un approccio collegiale e federato, la Marina opera quotidianamente per generare una rinnovata consapevolezza nell’ambiente marino. La collaborazione con l’I.S.S. va in questa direzione e costituisce un importante ulteriore mezzo per declinare il ruolo della Forza Armata al servizio del Paese”.

Il convegno è stato l’occasione per presentare i dati di diversi progetti interistituzionali a difesa del mare. Fra questi anche ‘Sea Care’, frutto della partnership fra ISS, Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA), Marina Militare e alcune Università, in cui i ricercatori salgono materialmente a bordo delle navi della Marina Militare per poter effettuare campionamenti in tutti gli oceani, e le azioni del PNRR MER – Marine Ecosystem Restoration, a cura di ISPRA, sotto l’egida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Il progetto Sea Care, dagli Pfas al Polo Nord alle microplastiche che ‘trasportano’ i virus

Il progetto di ricerca sui rischi per la salute correlati ad ambiente e clima nella visione Planetary Health, il primo al mondo di questa portata e con questa metodologia, ha una durata di tre anni e si realizza attraverso un sistema strutturato di monitoraggio che raccoglie campioni e effettua misure e analisi lungo le rotte ordinarie sia della nave scuola Amerigo Vespucci che di altre unità navali della Marina Militare in mare aperto, su acque territoriali e internazionali, al fine di raccogliere dati sullo stato di salute del mare.

  • Dalle analisi è emersa la presenza negli oceani di diverse specie di virus e batteri.

I batteri appartenenti al genere Vibrio (circa 100 specie), ubiquitari nell’ambiente marino e includenti una decina di specie patogene per l’uomo, possono essere considerati indicatori di cambiamento climatico. Mentre il pianeta surriscaldato altera gli oceani, innalzando il livello del mare e alimentando tempeste più violente, i vibrioni si stanno moltiplicando nei luoghi in cui erano già presenti e stanno colonizzando aree finora indenni, favoriti da condizioni di salinità e più elevate temperature. Inaspettato inoltre è il riscontro in alcuni campioni in mare aperto in siti diversi della presenza del SARS-COV-2, un segno sia della pervasività raggiunta dal virus che, probabilmente, di scarichi di acque reflue inefficienti in talune aree del pianeta.

  • Le microplastiche, uno dei temi più attuali per la salute del mare, sono state trovate in diversi campioni con maggiore prevalenza nei mari più chiusi come il Mediterraneo, grazie all’applicazione di metodiche utilizzate in routine per la “strategia marina” dall’ARPAER. Uno ‘studio nello studio’ eseguito su aree marine contigue ha riscontrato, in via preliminare, che è possibile che le microplastiche possano a loro volta ‘trasportare’ microrganismi anche pericolosi per l’uomo, favorendone la colonizzazione in aree diverse, fenomeno di particolare preoccupazione in quanto  la proliferazione di patogeni (fra cui in particolare le specie del genere Vibrio, ma anche agenti virali), favorita da condizioni di salinità e temperature alterate dal cambiamento climatico, potrebbe aprire nuovi scenari di rischio.
  • Anche i PFAS e altri inquinanti ormai al centro delle cronache, sono sempre più pervasivi in tutto il pianeta, tanto che sono state trovate tracce di queste sostanze nella gran parte delle acque nazionali e internazionali, persino in campioni raccolti al Polo Nord. Anche se le concentrazioni riscontrate non sono preoccupanti per la salute dell’uomo, il fenomeno è preoccupante sia come indice della diffusione planetaria dell’inquinante che per il fatto che non sono stati ancora studiati gli effetti diretti e indiretti che queste sostanze possono avere sulla salute marina.
  • Il progetto rappresenta un contesto straordinario anche per lo sviluppo di nuove tecniche analitiche, come nel caso dei metodi di ricerca “untarget” per la ricerca di inquinanti in assenza di standard analitici e di metodi rapidi strumenti con sensori spettroscopici miniaturizzati, sviluppati rispettivamente dalle Università di Padova e “La Sapienza” di Roma, con un notevole potenziale per la caratterizzazione dell’insieme degli inquinanti antropici nelle acque marine.

L’importanza del progetto

Tra gli obiettivi principali del progetto, in linea con l’approccio “one-water” for “one-health”, c’è la creazione di un partenariato stabile e di un approccio metodologico uniforme e sostenibile per superare i limiti delle attuali analisi sito-specifiche sugli ambienti marini, spesso condotte con metodi disomogenei e in aree confinate dell’”oceano globale” e restituire un quadro complessivo della contaminazione dei nostri mari e di come ciò impatta sulla salute umana, anche in relazione ai cambiamenti climatici. Durante il convegno sono stati presentati i primi dati ottenuti dalle analisi sui campionamenti, che hanno suggerito alcune osservazioni preliminari.  Il progetto è anche una efficace palestra per lo sviluppo della Public health Intelligence, curata dal gruppo di malattie infettive di ISS, in grado di tracciare gli scenari COVID-19 ed eventuali altri focolai epidemici, con focus sui paesi di attracco durante la navigazione.

Il modello unico e originale di sinergia istituzionale che caratterizza il progetto Sea Care, in via di introduzione negli impegni della Water Agenda ONU 2030 a seguito della recente Conferenza Mondiale sull’acqua di New York 2023, sta raccogliendo un crescente interesse internazionale quale approccio sostenibile in grado di garantire campionamenti e misure estensive e prolungate. Di fronte a sfide globali senza precedenti sul fronte ambientale-climatico in ambienti di straordinaria estensione e complessità quali gli oceano, l’approccio proposto è in grado di fornire fotografie straordinariamente estese, omogenee e sinottiche degli impatti delle azioni umane sugli ambienti marini, con prospettive di sviluppo di indicatori armonizzati di impatto antropico, anche per misurare gli effetti della attesa transizione verde sul mare e quindi sulla nostra salute.

Fonte: ISS