Stretta dell’Ue sui Pfas, nuove tutele per l’acqua potabile

Allarme Ue e fonti di contaminazione

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Fonte: AGI




Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

InsettiLa transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni. È il caso degli insetti commestibili, che vivono oggi un paradosso globale: considerati “nuovi” dai regolamenti UE, sono fonte proteica quotidiana da tempo per oltre due miliardi di persone.

Questa distanza tra realtà globale e percezione locale non è solo burocratica, ma profondamente psicologica. In Occidente, l’idea di mangiare insetti attiva barriere che l’informazione scientifica non basta a scalfire: il disgusto e la percezione di contaminazione. Tuttavia, queste resistenze non sono insuperabili.

Per individuare strategie efficaci capaci di avvicinare le persone a questi cibi, come gruppo di ricerca BUGIFY, delle Università di Milano-Bicocca e Chieti, abbiamo sviluppato un programma multi-metodo. Integrando interviste, focus group, misure indirette (volte a rilevare le reazioni spontanee), realtà virtuale e neuroscienze, abbiamo valutato interventi applicabili su larga scala per ridurre l’impatto emotivo. L’utilità di questa ricerca supera il tema dei cibi con insetti, perché le strategie individuate sono applicabili anche a molti altri novel food o alimenti che suscitano reazioni avverse.

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Fonte:scianzainrete.it




Una nuova definizione di salute globale

A fine ottobre del 2025 un gruppo di ricercatori provenienti dal mondo accademico della salute globale ha pubblicato sul BMJ un’interessante proposta per una nuova definizione di salute globale, partendo dalla definizione di Koplan et al. (1) e aggiornandola alle sfide contemporanee. In questa nuova definizione sono state evidenziate, in particolare, la crisi climatica ma anche la crescente importanza di policy e governance. All’interno dell’articolo (2) si trova anche un’infografica sulla nuova definizione proposta, con il concetto di salute per tutti (“Health for all”) collocato al centro come principio fondamentale della salute globale.

Introduzione

L’articolo ripercorre la storia della salute globale, dagli anni ’90 fino ai giorni nostri. La salute globale stessa nacque dalla spinta di stare al passo con i tempi, lasciando cadere uno stampo coloniale degli interventi di salute internazionale, e rivolgendosi a partenariati più equi, in grado di rispondere alle esigenze di salute globali e migliorare lo stato di salute di paesi a risorse limitate. (3)

Dalla nascita della salute globale si assistette a due fenomeni principali: da un lato si aprì la strada a nuovi attori economici, in particolare a finanziatori privati e alle nuove partnership pubblico-private, e dall’altro lato, anche i governi iniziarono a rivestire ruoli più importanti nella cooperazione internazionale. (4) Qualche anno più tardi furono definiti gli MDGs (Millenium Development Goal), seguiti poi dagli SDGs (Sustainable Development Goal) stabiliti dalle Nazioni Unite. Entrambi questi strumenti facilitarono l’ingresso in questo campo a nuovi finanziatori e agirono da catalizzatore per il supporto internazionale alla riduzione della povertà nel mondo. (5). Oltretutto, gli SDGs erano molto più ambiziosi rispetto agli MDGs e i paesi ad alto reddito si impegnarono sul piano finanziario e tecnico per accelerare i progressi riguardo ai numerosi obiettivi economici, sanitari e ambientali nei paesi a risorse limitate. Tuttavia, nel 2020, la pandemia da COVID-19 ha rallentato bruscamente l’avanzare dei progressi e ha messo in evidenza quanto gli stati siano fortemente interconnessi tra loro e condividano fragilità comuni. (6) Inoltre, ha rivelato le debolezze delle organizzazioni della governance globale, incluso l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). A seguito della pandemia, si è assistito a un deterioramento delle norme politiche globali: dal 2025, gli Stati Uniti e altri paesi hanno iniziato a ritirarsi dai meccanismi di governance globale, reinterpretando concetti come equità e cooperazione internazionale in chiave di pericolo piuttosto che di risorsa. (7).

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Fonte: saluteinternazionale.info




Piemonte: strategie di rete One Health nella cooperazione internazionale

zoonosi viraleIl 6 febbraio 2026 si terrà presso l’IZS di Torino il corso dal titolo “Piemonte: strategie di rete One Health nella cooperazione internazionale”, organizzato dall’ IZS di Torino con la collaborazione della SIMeVeP.

La cooperazione internazionale rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare sfide globali complesse, favorendo il dialogo, lo scambio di conoscenze e l’adozione di strategie condivise. In un contesto in cui la salute umana, animale e ambientale sono strettamente interconnesse, l’approccio One Health si conferma essenziale per garantire benessere e sostenibilità.

L’evento nasce con l’obiettivo di creare una piattaforma di confronto e dialogo tra i principali attori del panorama italiano, con un focus sulla realtà piemontese. L’iniziativa intende stimolare una discussione aperta e multidisciplinare, favorendo sinergie tra medicina umana e veterinaria, ricerca scientifica, istituzioni e Organizzazioni non governative.

Programma scientifico

Iscrizione




Webinar FVE sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi in Europa

FVE, Federazione dei Veterinari Europei invita a partecipare a un webinar congiunto con European Dairy Association (EDA), European Feed Manufacturers’ Federation (FEFAC) e Humane World for Animals Europe su: “Sicurezza degli alimenti e dei mangimi in Europa – contributi veterinari alla sicurezza alimentare e alla lotta contro la disinformazione nella preparazione alle crisi” che si terrà venerdì 16 gennaio alle 11:00

Il webinar si concentrerà sul contributo dei medici veterinari a sistemi alimentari resilienti e su come rafforzare il loro ruolo per la prevenzione e la risposta alle crisi.

L’evento integra il lavoro del Gruppo di Lavoro FVE ‘Veterinary Public Health & Sustainability’.

La presidente del sottogruppo Paula Barry-Walsh presenterà il contesto e gli obiettivi, mentre Maurizio Ferri (delegato SIVeMP presso UEVH e Coordinatore scientifico SIMeVeP) fornirà una panoramica del Meccanismo di Preparazione e Risposta alla Crisi della Sicurezza Alimentare Europea (EFSCM), costituito a seguito della crisi COVID-19 nell’ambito della strategia Farm to Fork, come membro del Gruppo di Esperti della Commissione.

Parteciperanno alla tavola rotonda:

  • Alexander Anton, Segretario Generale EDA
  • Anton van den Brink, Vice Segretario Generale FEFAC
  • Ruud Tombrock, Direttore Esecutivo Humane World for Animals Europe.

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Stiamo scoprendo nuove specie sempre più velocemente

La velocità con cui scopriamo nuove specie al mondo è decisamente più elevata rispetto ai ritmi che portano all’estinzione delle specie. Questo fatto, oltre alla consapevolezza che ci siano sempre più esemplari di fauna e flora da scoprire, lascia aperta la speranza all’ipotesi che – nonostante l’impatto negativo dell’uomo sulla Terra – la biodiversità di alcuni gruppi di esseri viventi sia ben più ricca di quanto finora immaginata, con vantaggi futuri anche per la salute dell’uomo. Soltanto fino a pochi secoli fa l’umanità non solo non aveva idea di chi, quali e quante fossero le creature con cui stava condividendo la vita sul Pianeta, ma non riusciva nemmeno a identificarle o darle un nome.

I segreti della biodiversità

Poi, circa 300 anni fa, il prezioso lavoro del naturalista Carlo Linneo (Carl Nilsson Linnaeus) fu l’inizio di una straordinaria impresa capace di dare un nome a ogni organismo vivente sulla Terra: lo svedese divenne il padre della moderna tassonomia e, grazie al suo sistema di denominazione binominale, riuscì a classificare e descrivere oltre 10mila specie di piante e animali.

A partire dai suoi metodi la conoscenza di tutti gli abitanti della Terra è diventata esponenziale e gli scienziati hanno continuato a descrivere nuove specie nella ricerca per svelare i segreti della biodiversità planetaria. Ma con l’attuale declino che la varietà animale e vegetale stanno vivendo spesso a causa degli impatti antropici, si pensava di essere davanti a un freno o perlomeno un rallentamento nella scoperta. Tutt’altro, dice però un nuovo studio pubblicato su Science Adavances dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.

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Fonte: repubblica.it




Gli PFAS viaggiano anche attraverso il mercato globale del pesce

C’è una fonte meno familiare di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), i composti chimici altrimenti noti come contaminanti perenni, ormai ubiquitari in tutti gli esseri viventi e virtualmente presenti in tutti gli ambienti della Terra: i pesci che mangiamo. Com’è noto, infatti, i pesci accumulano le sostanze disciolte in acqua come gli PFAS, e poiché il mercato ittico è globale, i pesci con maggiori quantitativi di PFAS possono viaggiare per migliaia di chilometri, raggiungendo anche consumatori che vivono in zone dove la concentrazione nell’ambiente o nelle acque locali potrebbe essere meno elevata.

Da una prospettiva opposta, ciò significa che per diminuire i quantitativi globali di PFAS in circolazione e quelli assorbiti attraverso la catena alimentare si potrebbe intervenire anche sulle rotte e sulle flotte dei pescherecci, ottenendo effetti rilevanti. E che oggi si iniziano a vedere gli effetti positivi delle norme restrittive introdotte qualche anno fa e poi via via sempre più diffuse.

Lo studio globale sugli PFAS nei pesci

A mettere la contaminazione da PFAS sotto questa luce particolare ha provveduto uno studio pubblicato su Science dai ricercatori di numerose università di diversi Paesi coordinate dalla Southern University of Science and Technology di Shenzen, in Cina, che hanno utilizzato dati provenienti da tutti i continenti per arrivare a definire una dose giornaliera stimata (estimated daily intake, EDI) media. L’EDI indica appunto il quantitativo medio che, in base ai consumi, un abitante di un certo Paese assume attraverso il pesce che arriva tramite il commercio globale, oltreché dalle coste nazionali.

 Nello specifico, hanno combinato i dati sugli PFAS degli ultimi vent’anni raccolti tra il 2010 e il 2021 in più di 3.100 siti e hanno poi inserito la stima dei quantitativi medi di 212 specie di pesci, unendo al tutto le rotte globali ittiche e i commerci internazionali di pescato su un totale di 44 Paesi. Per circoscrivere il campo e tracciare meglio le parabole dei singoli composti si sono limitati a due tra gli PFAS più frequentemente riscontrati nei pesci, entrambi con otto atomi di carbonio o C8 (non abbastanza corti, quindi, da essere eliminati naturalmente): l’acido perfluoro-ottanoico (PFOA) e il perfluoro-ottano solfanato (PFOS), prodotti prevalentemente in Europa e Nord America.

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Fonte: ilfattoalimentare.it




EFSA monitora social media per capire paure e percezioni sui rischi alimentari

L’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato un nuovo rapporto scientifico che analizza come gli europei percepiscono i rischi alimentari e si comportano sui social media.
Lo studio fornisce una metodologia originale e riproducibile per mappare opinioni, paure e reazioni degli utenti sulle piattaforme digitali in tema di sicurezza alimentare. L’obiettivo è aiutare le istituzioni e gli esperti a interpretare le conversazioni online su rischi come contaminanti, additivi e allarmi sanitari.

Secondo gli autori, comprendere come si formano le percezioni sui social è cruciale per comunicare meglio i rischi reali e contrastare disinformazione. La metodologia proposta combina tecniche di analisi dei dati digitali con approcci di valutazione del rischio; il rapporto evidenzia che le reazioni online non sempre riflettono il livello scientifico del pericolo reale.

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Fonte: EFSA




Ricerca biomedica, quando i metodi sono più importanti dei risultati

Com’ero solito ricordare durante le lezioni accademiche ai miei amati Studenti, mentre la somma di 2 + 2 equivale invariabilmente a 4 in ambito matematico, ciò potrebbe fornire un esito pari a 4, ma anche a 3, 5 o 6 (e chi più ne ha più ne metta) in campo biomedico. Premesso che tutto cio’ riflette la variabilità biologica appannaggio di qualsivoglia organismo vivente, quel che qui più conta e’ come abbia preso corpo quel risultato – sia esso pari a 4, oppure a 3, 5 o 6 -, vale a dire quale sia stata la metodologia di lavoro asservita al perseguimento degli obiettivi caratterizzanti questa o quella ricerca in ambito biomedico. Immaginiamo di trovarci davanti a un bivio che si affaccia su due strade, la prima quella del metodo scientifico che s’ispira a fonti bibliografiche accreditate, unanimemente riconosciute dalla comunità internazionale, la seconda invece largamente permeata dall’autoreferenzialita’.

L’una trova riscontro in monumentali archivi bibliografici quali in primis PubMed, gestito dai prestigiosi “National Institutes of Health (NIH)” di Bethesda, l’altra invece nel web, andando cosi’ in pasto a chiunque, dotato o meno che sia di una “cultura scientifica di fondo”, fattispecie quest’ultima che costituisce una sorta di cenerentola nell’istruzione scolastica del nostro Paese. La grande insidia e’ che tutto ciò finisca per “convalidare” risultati di dubbio se non di nullo valore scientifico, contribuendo a minare ulteriormente la fiducia dell’opinione pubblica nella comunità scientifica e alimentando, al contempo, deliranti teorie “no vax” se non addirittura “complottistiche”, come accaduto giustappunto in occasione della drammatica pandemia da CoViD-19.

Historia magistra vitae e, nondimeno, Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

 

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

 

 

 

 

 




Prima riunione del Tavolo Tecnico per l’Epidemiosorveglianza e la Sanità Animale

Si è tenuta ieri 16 dicembre la prima convocazione del Tavolo Tecnico, istituito con l’obiettivo cruciale di definire lo sviluppo del Sistema di epidemiosorveglianza nazionale e di normare le visite di sanità animale previste dal Regolamento (UE) 2016/429.

Presieduto dal Direttore Generale della Sanità Animale, Giovanni Filippini, il Tavolo ha il compito di sviluppare il sistema di epidemiosorveglianza integrando strumenti come le check list informatizzate VetInfo e di definire i compiti, i requisiti e le responsabilità dei veterinari per le visite di sanità animale (Art. 25 del Regolamento europeo).

Alla riunione, come da composizione definita per decreto, il SIVeMP, rappresentato dal Presidente SIMeVeP Antonio Sorice, FNOVI, ANMVI, SivarSib, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS): IZS della Lombardia e dell’Emilia Romagna, IZS delle Venezie, IZS dell’Abruzzo e del Molise e i rappresentanti delle Regioni Piemonte, Marche, Veneto e Puglia.

La riunione, in videoconferenza, ha permesso di impostare le attività e organizzare i gruppi di lavoro ed è stato stabilito che il sistema di raccolta dati sanitari, clinici e diagnostici si baserà sul portale Classyfarm.

Come anticipato dal DG Filippini e dal Responsabile di Classyfarm, Loris Alborali, la creazione del sistema comporterà una revisione dei requisiti e dei compiti del Veterinario in produzione primaria, potenziando la figura del Veterinario Aziendale come fiduciario e consulente.

Il coordinamento tecnico dei lavori è affidato all’Ufficio 3 (Sanità animale, Centro nazionale di lotta ed emergenza, Sistema I&R), che ha partecipato con il Direttore Luigi Ruoccoil dirigente veterinario Daniele Francia, e Patrizia Ippolito dell’Ufficio 1 Affari generali.

Calendarizzato il prossimo appuntamento di rilievo per l’epidemiosorveglianza in allevamento il 19 dicembre al Ministero della Salute, con la presentazione dei Protocolli Diagnostici Appropriati (DPA).