La crisi idrica a un punto di non ritorno

Cambiamenti climaticiIl mondo è entrato nell’era della bancarotta idrica globale: viviamo in una situazione in cui l’uso e l‘inquinamento delle fonti d’acqua hanno superato le possibilità di rinnovamento e non potranno essere più riportate ai livelli precedenti.

A dirlo è il rapporto delle Nazioni Unite guidato da Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università dell’Onu.
Nel documento si chiede un ripensamento radicale dell’agenda politica globale. “Questo rapporto racconta una scomoda verità: molte regioni stanno vivendo al di sopra delle loro possibilità idrologiche e molti sistemi idrici critici sono già in bancarotta“, ha rilevato Madani.

Il rapporto mette in luce come i bacini d’acqua e le zone umide si stiano rapidamente riducendo: oltre la metà dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dall’inizio degli anni ’90 e in 50 anni l’umanità ha perso circa 410 milioni di ettari di zone umide naturali, quasi la superficie dell’Unione Europea. Inoltre, circa il 70% delle principali falde acquifere nel mondo mostra un declino a lungo termine.

Questo impoverimento delle riserve d’acqua si ripercuote sulla popolazione umana: circa 2,2 miliardi di persone non dispongono ancora di acqua potabile gestita in modo sicuro, 3,5 miliardi sono privi di servizi igienico-sanitari e quasi 4 miliardi affrontano una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno.

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Fonte: ANSA




Si perde biodiversità e le zanzare si nutrono sempre più di sangue umano

L’animale più pericoloso al mondo è sempre più assetato di sangue umano. Detta così potrebbe sembrare l’incipit di un film dell’orrore, ma in realtà c’è un motivo specifico per cui le zanzare scelgono sempre più spesso di nutrirsi del nostro sangue e, guarda caso, è una questione che ha a che fare proprio con le azioni dell’uomo. Con la perdita di biodiversità innescata dalle scelte antropiche le zanzare femmine, in luoghi dove vengono a mancare le foreste e si riducono gli habitat, tendono a causa di meno vertebrati “a disposizione” a preferire l’uomo quando devono nutrirsi. Conclusioni a cui è arrivato un nuovo studio da poco pubblicato su Frontiers in Ecology and Evolution e condotto da un gruppo di ricercatori brasiliani. Gli esperti sottolineano come questa preferenza delle zanzare, oltretutto, potrebbe avere nel tempo un impatto sulla salute umana dato che come sappiamo possono trasmettere agenti patogeni da un ospite all’altro.

Quando vanno alla ricerca di sangue le zanzare si orientano in base a determinati fattori tra cui odore e calore corporeo ma anche a seconda della disponibilità. Fenomeni negativi come la deforestazione e il consumo di suolo o il cambiamento d’uso dei terreni incidono ovviamente sulla biodiversità e la presenza di animali e dunque, come è stato osservato in Brasile, le zanzare lungo la costa orientale del Paese si spostano e prelevano più sangue dagli umani rispetto a quello di qualsiasi altro animale. Il campo di studio dei ricercatori dell’Università Federale Rurale di Rio de Janeiro e dell’Istituto Oswaldo Cruz è stato l’umida Foresta Atlantica, un tempo un’area naturale intatta che poi però è stata impattata dalle azioni dell’uomo. Oggi in quello scrigno verde sono ormai presenti solo un terzo delle specie selvatiche che un tempo la abitavano. Di conseguenza, con meno vertebrati a disposizione, le zanzare qui hanno adattato la loro dieta mettendo al primo posto la scelta di sangue umano. Per scoprire questo aspetto sono state utilizzate trappole luminose piazzate nella riserva naturale Sítio Recanto e la riserva ecologica di Guapiaçu, esche in grado di catturare i “mosquitos”: circa 1700 quelli intrappolati e almeno nove le specie di zanzare femmine. Di questi esemplari 145 erano pieni di sangue: in sostanza avevano appena “mangiato”. Successivamente i ricercatori hanno sequenziato il DNA di quel sangue scoprendo che la maggior parte degli insetti, oltre tre quarti, aveva punto esseri umani. Su un campione di 24 zanzare, quelle meglio analizzato e da cui è stato possibile trarre informazioni utili, la fonte di cibo in 18 casi era l’uomo, gli altri erano anfibi, uccelli, cani e topi.

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Fonte: repubblica.it




Il consumo di alimenti ultra-processati in Italia

Il consumo di alimenti ultra-processati (ultra-processed foods, UPF) sta emergendo come una questione critica di salute pubblica in tutta Europa, con crescenti evidenze che ne collegano l’assunzione eccessiva a esiti sanitari avversi tra cui malattie cardiovascolari, obesità e disturbi metabolici (Lane et al., 2024; Pagliai et al., 2021). In Italia, dove la dieta mediterranea (DM) ha tradizionalmente plasmato i modelli alimentari, comprendere gli attuali livelli di consumo di UPF è utile per informare gli interventi di politica nutrizionale. Un recente studio pubblicato su Nutrients fornisce stime aggiornate dell’assunzione di alimenti ultra-processati tra gli adulti italiani, rivelando livelli di consumo moderati rispetto ad altre nazioni europee, se pure con alcune disparità socio-demografiche (Ruggiero et al., 2025).

Disegno dello studio e metodologia

L’indagine ha impiegato un disegno trasversale per valutare le abitudini alimentari tra gli adulti italiani tra settembre 2021 e aprile 2025. I ricercatori hanno reclutato 1.629 partecipanti (79,8% donne; età media 42,1 anni) attraverso piattaforme di social media ed email, utilizzando metodi di campionamento a valanga (Ruggiero et al., 2025).

Lo studio ha utilizzato il NOVA Food Frequency Questionnaire (NFFQ), con 94 voci, specificamente progettato per categorizzare gli alimenti secondo il grado di trasformazione: alimenti non trasformati o minimamente trasformati (AMT), ingredienti culinari trasformati (ICT), alimenti trasformati (AT) e alimenti ultra-processati (Dinu et al., 2021).

L’adesione alla dieta mediterranea è stata valutata utilizzando il questionario Medi-Lite, il quale assegna punteggi da 0 a 18 basati sui modelli di consumo di nove gruppi alimentari, con i valori più elevati che indicano un maggiore livello di adesione (Sofi et al., 2014).

Risultati principali

Lo studio ha rivelato che gli alimenti ultra-processati (UPF) contribuivano al 20,0% (IC 95%: 19,5–20,6) dell’apporto energetico totale fra i partecipanti, quelli non trasformati o minimamente trasformati il 39,2%, gli alimenti trasformati il 31,8% e gli ingredienti culinari trasformati il 9,0%. Le principali fonti di UPF erano biscotti confezionati (14,9%), cioccolato (10,6%), alternative al pane inclusi cracker, grissini, friselle e taralli (9,9%), pizza e focaccia pronte da riscaldare (4,5%), bevande vegetali (4,5%) (Ruggiero et al., 2025). Questi risultati sono in linea con le precedenti stime italiane dell’indagine INHES, che riportavano il 17,3% di energia da UPF negli adulti (Ruggiero et al., 2021), suggerendo una relativa stabilità nei modelli di consumo nell’ultimo decennio.

L’analisi socio-demografica ha dimostrato variazioni significative nell’assunzione di alimenti ultraprocessati. I partecipanti più anziani (>64 anni) consumavano sostanzialmente meno UPF rispetto agli adulti più giovani (≤40 anni). Sono emerse differenze geografiche, con i residenti dell’Italia centrale e meridionale che riportavano un consumo di UPF inferiore rispetto alle controparti settentrionali. Gli individui coniugati o conviventi con partner consumavano meno UPF rispetto ai partecipanti single (Ruggiero et al., 2025).

Lo studio ha identificato una robusta relazione lineare inversa tra adesione alla dieta mediterranea e consumo di alimenti ultra-processati. I partecipanti con elevata adesione alla DM consumavano solo il 15,2% di energia da UPF, rispetto al 25,2% fra coloro con bassa adesione. Al contrario, gli individui con forte adesione alla DM derivavano il 44,6% di energia da alimenti non trasformati o minimamente trasformati, sostanzialmente superiore al 32,3% osservato nei gruppi a bassa adesione (Ruggiero et al., 2025). Questi risultati corroborano precedenti ricerche che dimostrano come i modelli alimentari mediterranei tradizionali contemplino consumi moderati di UPF (Dinu et al., 2022).

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Fonte: foodtimes.eu




Malattie trasmesse da cibo e acqua. Operativi tre nuovi laboratori di riferimento dell’Ue

Dal 1° gennaio 2026, tre nuovi laboratori di riferimento dell’Unione europea per le malattie trasmesse da alimenti e acqua sono ufficialmente entrati in funzione. Queste strutture forniranno supporto ai laboratori nazionali di sanità pubblica in tutta l’Unione europea (Ue), rafforzando la capacità dell’Ue di individuare, monitorare e rispondere a gravi minacce sanitarie transfrontaliere legate alle malattie di origine alimentare e idrica.

I nuovi laboratori di riferimento dell’UE, spiega una nota dell’Ecdc, resteranno attivi per sette anni e copriranno le seguenti aree: batteri trasmessi da alimenti e acqua; elminti e protozoi trasmessi dall’acqua e da vettori; virus trasmessi da cibo e acqua.

Cosa fanno questi laboratori?

La funzione dei laboratori di riferimento è collaborare con le reti esistenti per individuare i bisogni e fornire supporto ai laboratori nazionali di sanità pubblica. Il loro ruolo principale è garantire che i dati di laboratorio e i risultati dei test siano affidabili, comparabili e coerenti in tutti i Paesi dell’U.e

In particolare, i laboratori: eseguono test specialistici o diagnostiche complesse non sempre disponibili in tutti i laboratori; promuovono l’allineamento dei metodi diagnostici e di test utilizzati per la sorveglianza; offrono opportunità di valutazione delle competenze e di sviluppo delle capacità dei laboratori; supportano i laboratori nell’invio di notifiche e report corretti e completi e infine condividono competenze scientifiche e buone pratiche a livello europeo.

Un contributo, evidenzia Ecdc, che consente di migliorare la diagnosi precoce dei focolai epidemici, la qualità dei dati di sorveglianza e la preparazione e risposta complessiva dell’Ue alle minacce sanitarie in grado di diffondersi oltre i confini nazionali.

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Fonte: quotidianosanita.it




Gli antibiotici viaggiano nel mondo acquatico: una revisione fa il punto su 10 anni di studi

Usati ogni giorno per curare persone e animali, gli antibiotici hanno migliorato la salute pubblica in modo decisivo. Ma una volta utilizzati, una parte di essi finisce inevitabilmente nell’ambiente: attraverso scarichi urbani, acque reflue o residui provenienti dagli allevamenti può infatti raggiungere fiumi, laghi, mari e acque sotterranee, dove i farmaci possono restare a lungo e interagire con gli ecosistemi. A fare il punto su questo fenomeno è una revisione condotta dai ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (IZSAM), pubblicata sulla rivista “Science of the Total Environment”.

La review ha analizzato 6305 dati di concentrazione a partire da 101 studi condotti in 6 continenti e 76 Paesi nel corso dell’ultimo decennio, tracciando un quadro globale della presenza di antibiotici negli ambienti acquatici. Sono state prese in esame 142 molecole (inclusi i prodotti di degradazione) appartenenti a 15 classi di antibiotici, dalle penicilline alle tetracicline, dai macrolidi ai chinoloni, evidenziando come i residui siano diffusi in tutti i continenti, ma con concentrazioni e distribuzioni molto diverse da un’area all’altra.

“La nostra analisi ha raccolto e confrontato le informazioni prodotte da oltre dieci anni di studi – dice Roberta Rosato, ricercatrice del Reparto di Bromatologia e Residui dei Farmaci IZSAM – fornendo una visione d’insieme sulle concentrazioni di antibiotici nelle acque e sulle differenze tra regioni e tipi di ambiente. In particolare, nei Paesi in via di sviluppo, la presenza di antibiotici ha raggiunto livelli di concentrazione più elevati, conseguenza della scarsità (o assenza) di politiche nazionali mirate a contrastare l’inquinamento delle acque da parte di contaminanti emergenti e della scarsa consapevolezza sull’uso responsabile degli antibiotici e della gestione delle acque reflue. Tuttavia, ancora molto c’è da fare. Infatti, molte aree risultano ancora poco studiate, mentre lo scarso monitoraggio di alcune molecole sembra essere correlato alla mancanza di materiali di riferimento e metodi analitici”.

La presenza di antibiotici negli ecosistemi acquatici non è solo un indicatore di inquinamento, ma può innescare conseguenze profonde. Anche a basse concentrazioni, queste sostanze possono alterare l’equilibrio delle comunità microbiche e favorire la selezione di batteri resistenti, che trovano nell’ambiente un terreno ideale per diffondere i propri geni di resistenza. Un meccanismo che, attraverso le catene alimentari e il contatto con l’uomo o gli animali, può contribuire alla diffusione globale dell’antimicrobico-resistenza, una delle minacce sanitarie più gravi del nostro tempo.

“Capire dove, quanto e come questi farmaci si accumulano è essenziale per costruire strategie di prevenzione efficaci. – continua Rosato – La diffusione degli antibiotici nelle acque è una minaccia silenziosa ma concreta, che lega strettamente la salute degli ecosistemi a quella degli animali e dell’uomo. Ecco perché la ricerca dovrà sempre più concentrarsi su metodi di monitoraggio più sensibili e su soluzioni mirate e integrate, che coinvolgano sanità, ambiente e filiere produttive in una prospettiva One Health”.

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Fonte: IZS Teramo




Giornata Nazionale Prevenzione Veterinaria – Le nostre iniziative

Quest’anno, il 25 gennaio, celebriamo la prima Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria.

SIMeVeP e SIVeMP, in collaborazione con FVM e FESPA, hanno organizzato delle iniziative in tutta Italia durante le quali sarà presentato un breve video che, attraverso immagini e parole, racconta le attività di prevenzione, tutela e controllo dei Medici Veterinari del SSN.

Di seguito l’elenco delle iniziative e i relativi programmi

24 gennaio 2026

ASL Salerno ore 10.00 – Aula Consiliare – Comune di Eboli (SA)

26 gennaio 2026

ABRUZZO
ASL 1 Avezzano Sulmona L’Aquila ore 10.00 – Ex P.O. S.M. di Collemaggio – Via G. Bellisari – L’Aquila
ASL 2 Lanciano Vasto Chieti ore 15.00 – Presidio Ospedaliero “G. Bernabeo” – C.da S. Liberata – Ortona (CH)
ASL 3 Pescara ore 12.00 – Pescara
ASL 4 Teramo ore 10.00 – Servizio Veterinario Sanità Animale – Contrada Casalena (TE)

BASILICATA
ASM Matera ore 10.30 – Sala Formazione Cinema – Via Montescaglioso – Matera
ASP Potenza ore 10.30 – Sala Formazione – Via Torraca – Potenza

CAMPANIA
ASL Benevento ore 9.30 – Sala Convegni – Via Oderisio – Benevento

EMILIA ROMAGNA
AUSL Ferrara ore 10.00 – Aula 1 Polo Didattico di Cona (FE)
AUSL Parma ore 15.00 – Sala Riunioni Croce Rossa Italiana – Via Riva 2 – Parma
AUSL Romagna ore 10.00 Centro Servizi Edificio B Sala A – Pievesestina (FC)

LIGURIA
Azienda Tutela della Salute Liguria ore 11.00 – Aula Collegio di Direzione (adiacente Aula Magna) – via Aurelia Ponente 97, Bussana di Sanremo (IM)

LOMBARDIA
ATS Bergamo ore 15.30 Via Borgo Palazzo 130 – Bergamo
ATS Brianza ore 14.00 Sala conferenze – Corso Carlo Alberto 120 – Lecco
ATS Pavia ore 15.30 Viale Indipendenza 3 – Pavia

MARCHE

AST Ascoli Piceno ore 14.30 – Aula 1 Facoltà di Scienze Infermieristiche Ospedale Mazzoni – Ascoli Piceno

AST Ancona ore 13 Aula Formazione – Viale Cristoforo Colombo 106 – Ancona

AST Fermo ore 12.00 Aula ex Teatrino – Via Zeppilli 18 – Fermo
AST Macerata ore 12.00 Aula Galileo (1°piano) – Piediripa di Macerata

AST Pesaro Urbino ore 12.00 Aula Gialla Uffici – Via Ceccarini 38 – Fano

PIEMONTE
ASL AL ore 14.00 – Sala Chessa (1°p) Spalto M.37 – Alessandria
ASL CN2 Ore 15.30 Aula n. 128, primo piano – Via Vida n. 10 – 12051 Alba (CN)
ASL VC Ore 15.00 Sala Riunioni (2° piano) Piastra Polifunzionale – Corso M. Abbiate 21 – Vercelli

PUGLIA
ASL BA ore 10.30 Auditorium Arcobaleno Direzione ASL Bari Ex CTO – Lungomare Starita 6 – Bari
ASL TA ore 10.00 Sala riunioni dell’ex Ospedale Testa, contrada Rondinella – Taranto

SARDEGNA
ASL GALLURA ore 10.00 Palazzo Amministrativo Direzione Generale Aula 57/58 (2°p) – Via Bazzoni Sircana 2/2A – Olbia

ASL NUORO ore 11.00 Sala Formazione (2°p) Via Demurtas – Nuoro
ASL MEDIOCAMPIDANO ore 12.00 Sala riunioni presso CSM via Sassari, snc, Sanluri

TOSCANA
Az. USL Toscana ore 10.30 Centro Ospedale Santa Maria Nuova – Sala Conferenze, piano terreno – Piazza Santa Maria Nuova, 1 – Firenze
Az. USL Toscana SudEst ore 15.00 Auditorium Pieraccini – P.O. San Donato di Arezzo
Az. USL Toscana NordOvest ore 15.00 Sala riunioni Galleria G.B. Gerace 14 – Pisa

UMBRIA
Convegno Regionale ore 10.00 – Sala Riunioni Ospedale di Pantalla (PG)

VENETO
AULSS 1 ore 14.00 Sala Convegni – Ospedale S. Martino – Belluno

AULSS 3 ore 12.00 Dipartimento di Prevenzione – Riviera XXIX Aprile 2 – Dolo Venezia
AULSS 5 ore 14.30 Aula Q Blocco C – Cittadella Socio-Sanitaria – Viale Tre Martiri 89 – Rovigo
AULSS 8 ore 14.00 Polo Formativo Aula Gresele – Contrà San Bortolo 85 – Vicenza
AULSS 9 ore 14.30 Sala formazione del Distretto 1 – Via del Capitel, 22 Verona

28 gennaio 2026

LOMBARDIA
ATS Milano ore 14.30 Via Mantova n. 10 – Melzo (MI)

SICILIA
Assemblea Regionale ore 9.30 Sala Rossa Pio La Torre Palazzo dei Normanni – Piazza del Parlamento 1 – Palermo

29 gennaio 2026
ASL Cagliari ore 12.00 Sala Riunioni (Pad. F) Cittadella della Salute – Via Romagna – Cagliari
ASL Sassari ore 10.30 Aula Magna Università di Sassari – Piazza Università 21 – Sassari

Locandina




SIVeMP e SIMeVeP: un logo per raccontare il ruolo dei Medici Veterinari del SSN nella tutela della salute pubblica

In occasione della prima Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria – istituita con la Legge 1° aprile 2025, n. 49 – che si celebrerà il 25 gennaio, SIVeMP e SIMeVeP hanno realizzato un logo per rappresentare simbolicamente il ruolo fondamentale e strategico dei Medici Veterinari del Servizio Sanitario Nazionale.

Il logo nasce per dare forma visiva a un’attività continua e capillare, e spesso poco visibile, che accompagna la vita quotidiana degli italiani: la protezione della salute pubblica attraverso la prevenzione veterinaria.

I Medici Veterinari del Servizio Sanitario Nazionale sono professionisti sanitari altamente specializzati, impegnati nella tutela della salute pubblica, del benessere animale, della sicurezza degli alimenti di origine animale e nella gestione dei rischi sanitari legati al delicato equilibrio tra uomo, animali e ambiente.

Le loro responsabilità sono ampie e decisive per la società: dalla vigilanza sulla produzione dei mangimi alla verifica del corretto uso del farmaco negli animali allevati; dal controllo delle condizioni di igiene e benessere delle aziende zootecniche al contenimento del loro impatto ambientale; dalle campagne di vaccinazione di massa alla diagnosi precoce delle malattie, anche attraverso il monitoraggio di insetti vettori e animali sentinella, fino al mantenimento degli equilibri ambientali.

Le loro attività determinano inoltrele condizioni di sicurezza necessarie per l’apertura commerciale nazionale e internazionale delle filiere agro-zootecnico-alimentari italiane.

Il logo rappresenta visivamente questo impegno, competente e puntuale, sottolineando come la salute animale, la salute umana e la salute dell’ecosistema non siano ambiti separati, ma aspetti interconnessi di un’unica salute globale.

È il principio di One Health, che riconosce l’indissolubile legame tra persone, animali e ambiente e che trova nella prevenzione veterinaria una delle sue applicazioni più concrete ed efficaci.

La Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria e il logo SIVeMP/SIMeVeP vogliono rendere visibile ciò che normalmente non si vedevalorizzando il ruolo della prevenzione veterinaria come presidio essenziale di salute pubblica.

Per lunedì 26 gennaio SIVeMP e SIMeVeP hanno organizzato iniziative su tutto il territorio nazionale durante le quali sarà presentato un breve video che, attraverso immagini e parole, racconta le attività di prevenzione, tutela e controllo dei Medici Veterinari del SSN.




Non un solo fotogramma sulla scienza italiana!

Giovanni Di GuardoNella puntata del 13 Gennaio della popolare trasmissione “5 minuti”, condotta da Bruno Vespa, e’ stato mostrato in anteprima un video, propedeutico alle oramai imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, in cui scorrevano in rapida successione una serie di immagini documentanti l’indiscussa eccellenza dell’Italia in molti campi  quali in primis il patrimonio artistico-monumentale e storico-paesaggistico, le arti e, nondimeno, la nostra cucina, recentemente proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Non un solo fotogramma era dedicato, con mio grande stupore, alla comunità scientifica del nostro Paese, della quale mi onoro di far parte e che pure si attesta all’ottavo posto nel mondo per la straordinaria qualità che la contraddistingue, nonostante la risibile percentuale del PIL, appena superiore all’1%, che tutti i Governi del nostro Paese hanno atavicamente destinato – e continuano tuttora a destinare – al finanziamento pubblico della ricerca!

Nel frattempo prosegue senza sosta e da oltre 50 anni l’italica “fuga dei cervelli”, il cui “primum movens” e’ costituito perlappunto dalle ataviche criticità sopra citate.

Evidentemente neppure un palcoscenico di assoluta rilevanza e visibilità planetaria quale un’Olimpiade si traduce, in Italia, in una benemerita occasione per omaggiare le nostre pur brillanti ricercatrici e i nostri pur brillanti ricercatori, di cui si dovrebbe andare oltremodo fieri e orgogliosi.

Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

 

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo




Stretta dell’Ue sui Pfas, nuove tutele per l’acqua potabile

Allarme Ue e fonti di contaminazione

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Fonte: AGI




Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

InsettiLa transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni. È il caso degli insetti commestibili, che vivono oggi un paradosso globale: considerati “nuovi” dai regolamenti UE, sono fonte proteica quotidiana da tempo per oltre due miliardi di persone.

Questa distanza tra realtà globale e percezione locale non è solo burocratica, ma profondamente psicologica. In Occidente, l’idea di mangiare insetti attiva barriere che l’informazione scientifica non basta a scalfire: il disgusto e la percezione di contaminazione. Tuttavia, queste resistenze non sono insuperabili.

Per individuare strategie efficaci capaci di avvicinare le persone a questi cibi, come gruppo di ricerca BUGIFY, delle Università di Milano-Bicocca e Chieti, abbiamo sviluppato un programma multi-metodo. Integrando interviste, focus group, misure indirette (volte a rilevare le reazioni spontanee), realtà virtuale e neuroscienze, abbiamo valutato interventi applicabili su larga scala per ridurre l’impatto emotivo. L’utilità di questa ricerca supera il tema dei cibi con insetti, perché le strategie individuate sono applicabili anche a molti altri novel food o alimenti che suscitano reazioni avverse.

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Fonte:scianzainrete.it