Superbatteri: ecco l’editing genetico per “spegnere” la resistenza agli antibiotici

antibioticoresistenzaNon è un nuovo antibiotico, ma un tentativo di disarmare i batteri e renderli di nuovo attaccabili. I ricercatori dell’Università della California San Diego hanno appena decsritto un sistema basato su CRISPR, l’editing genetico, progettato per diffondersi tra i microbi e inattivare i geni che li rendono resistenti ai farmaci. Il punto di partenza è che molti geni di resistenza non sono “fissi”: spesso viaggiano su plasmidi, piccoli elementi di Dna che possono passare da un batterio all’altro. L’idea, quindi, è intercettare quel traffico e far circolare un meccanismo genetico capace di disattivare la resistenza proprio mentre i batteri si scambiano materiale genetico, diffondendo le nuove informazioni dentro la comunità e facendo prevalere la versione di nuovo sensibile agli antibiotici.

I risultati dello studio

Il principio richiama quello dei “gene drive” sperimentati negli insetti: nelle zanzare, CRISPR è stato usato per far propagare rapidamente in una popolazione un tratto genetico che ostacola la trasmissione di patogeni (o riduce la capacità riproduttiva dell’insetto), sfruttando le dinamiche con cui i caratteri si diffondono in natura. Qui lo stesso modo di pensare viene adattato ai batteri per eliminare la resistenza batterica agli antibiotici, che in Europa causa oltre 35mila morti ogni anno. Il filone di ricerca è iniziato nel 2019, quando il laboratorio di Ethan Bier, professore di Cell and Developmental Biology alla UC San Diego School of Biological Sciences, ha avviato una collaborazione con il gruppo di Victor Nizet, professore di Pediatrics e Pharmacy alla UC San Diego School of Medicine, per mettere a punto il concetto di “Pro-Active Genetics”: un cassette genetico basato su CRISPR capace di “tagliare fuori” dai plasmidi le istruzioni genetiche che conferiscono resistenza. A distanza di 7 anni il gruppo ha pubblicato uno studio sulla rivista del gruppo Nature Antimicrobials & Resistance che ha dimostrato, in sostanza, che il sistema può passare da batterio a batterio sfruttando un meccanismo naturale di scambio di DNA e, una volta arrivato nelle cellule “bersaglio” del modello utilizzato, riesce ad eliminare la resistenza. Dopo il trasferimento e l’attivazione del sistema, la presenza di batteri resistenti cala drasticamente: gli autori riportano una riduzione della prevalenza della resistenza di circa 3–5 ordini di grandezza (quindi da mille a centomila volte, a seconda delle condizioni sperimentali e del ceppo ricevente).

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Fonte: ilsole24ore.com




Efsa e Fao firmano accordo per impegno su salute pubblica e One Health

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) che rafforza la loro cooperazione e afferma l’impegno comune a promuovere una solida scienza normativa per la tutela della salute pubblica.

L’accordo riflette un obiettivo comune: garantire che l’innovazione sia motore di competitività, mantenendo al contempo i più elevati standard di sicurezza. In un contesto di rapida evoluzione tecnologica e crescente complessità, la partnership triennale promuoverà soluzioni basate sulla scienza per sistemi alimentari sicuri, sostenibili e resilienti, in linea con i principi di One Health.

Nell’ambito del protocollo d’intesa, la cooperazione riguarderà settori quali la salute delle piante e degli animali, la valutazione del rischio da pesticidi e le pratiche agricole sostenibili, la nutrizione e il lavoro trasversale sui dati, nonché metodologie e comunicazione. La partnership promuoverà inoltre sforzi congiunti su questioni e settori emergenti come i nuovi alimenti, le biotecnologie, l’intelligenza artificiale e la ricerca sul microbioma.

Il protocollo d’intesa è stato firmato da Nikolaus Kriz, Direttore esecutivo dell’EFSA, e Máximo Torero, Capo economista della FAO. Alla cerimonia della firma Nikolaus Kriz ha sottolineato l’importanza dell’accordo: “Sono molto orgoglioso di vedere questa partnership con la FAO prendere forma. Unendo le nostre competenze, saremo meglio preparati ad affrontare le sfide emergenti e a rafforzare sistemi alimentari sicuri, innovativi e sostenibili. Sono fiducioso che, insieme, potremo apportare benefici concreti alla salute pubblica”.

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Fonte: mangimiealimenti.it




Cisticercosi bovina: diagnosi, monitoraggio e impatto di una parassitosi negletta

In Piemonte, il consumo di carne bovina cruda fa parte della cultura gastronomica locale; preparazioni come battuta al coltello e carne cruda all’albese richiedono qualità, sicurezza delle materie prime e fiducia nella filiera. In questo contesto assume rilevanza una parassitosi ben nota, ma spesso sottovalutata, legata a quello che viene chiamato comunemente “verme solitario”: la cisticercosi bovina, causata dallo stadio larvale del parassita Taenia saginata.

Nell’uomo la patologia è generalmente asintomatica, o associata a modesti sintomi gastrointestinali, ma negli allevamenti la presenza della forma larvale della Taenia nelle carcasse (Figura 1) determina conseguenze economiche rilevanti: comporta infatti declassamenti e l’obbligo di congelare la carne per garantirne la sicurezza, fino, nei casi più gravi, alla condanna della carcassa, con un inevitabile spreco alimentare. I dati di macellazione e le segnalazioni territoriali hanno messo in evidenza una situazione ricorrente: pochi allevamenti nei quali il problema si ripresenta nel tempo e che, da soli, spiegano una quota rilevante delle positività riscontrate al macello. In pratica pochi focolai possono influire in modo importante sulla prevalenza riscontrata dai Veterinari Ufficiali, con conseguenze impattanti per le aziende coinvolte e ricadute sulla sicurezza della filiera, soprattutto dove il consumo di carne cruda è molto diffuso.

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Fonte: ruminantia.it




Benessere animale: la Commissione UE pubblica i risultati della consultazione pubblica

La Commissione europea ha pubblicato la Relazione di sintesi della consultazione pubblica sull’aggiornamento delle norme UE in materia di benessere animale negli allevamenti, passaggio chiave nel percorso di revisione della legislazione vigente annunciato nella Visione per l’Agricoltura e l’Alimentazione del 19 febbraio 2025.
La consultazione ha raccolto inizialmente 236.524 contributi, poi sottoposti a verifica secondo le Better Regulation Guidelines. Le risposte valide risultano 190.063, provenienti da 159 Paesi, inclusi tutti i 27 Stati membri. Il 99% dei contributi è stato inviato da cittadini, con una forte concentrazione geografica in Germania (75% delle risposte), seguita da Austria, Francia e Italia.

Una percezione diffusa di insufficienza dell’attuale quadro normativo

Tra gli elementi più significativi emerge che l’89% dei rispondenti ritiene che l’attuale legislazione UE non garantisce agli animali la possibilità di esprimere comportamenti naturali. Parallelamente, una quota rilevante di operatori economici e autorità pubbliche segnala che la coesistenza di norme europee, disposizioni nazionali e standard privati genera oneri amministrativi e differenze applicative tra Stati membri.
Il 76% dei partecipanti indica come prioritaria l’introduzione di disposizioni più chiare e operative, mentre il 66% delle imprese e associazioni di categoria ritiene che regole UE più coerenti possano contribuire a condizioni di concorrenza più eque tra allevatori.

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Fonte: foodandtec.com




Antibiotici e ormoni negli alimenti: molti meno di quanto pensiamo

Le contaminazioni chimiche nella filiera alimentare continuano a occupare un posto di rilievo nell’immaginario collettivo, spesso associate a un’idea di rischio diffuso e poco controllabile. Secondo l’Eurobarometro 2025 sulla sicurezza alimentare, i residui di antibiotici, steroidi o ormoni nella carne» rappresentano una delle principali preoccupazioni in materia di sicurezza alimentare per oltre un terzo (36%) dei cittadini dell’Unione europea.

Eppure, i numeri pare raccontino una storia diversa. L’ultimo rapporto pubblicato dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) restituisce una fotografia complessiva più rassicurante: le non conformità che sono emerse nel 2024 sono state rare, sia a livello europeo sia in Italia.

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Fonte:infodata.ilsole24ore.com




Primi casi di influenza aviaria H5N1 confermati negli elefanti marini della California

Per la prima volta in California, sono stati confermati casi di influenza aviaria H5N1 altamente patogena in elefanti marini settentrionali, con sette cuccioli svezzati positivi al test nel parco statale di Año Nuevo, a nord di Santa Cruz. Si tratta della prima rilevazione nel mammiferi marini dello Stato e proprio in questa specie, i cui parenti meridionali in Argentina hanno subito mortalità del 70-97% tra i cuccioli durante i focolai del 2023. Il laboratorio del Dipartimento dell’Agricoltura USA ha validato i risultati dopo che i ricercatori hanno notato sintomi anomali come tremori, convulsioni, debolezza muscolare e problemi respiratori dal 19 febbraio; ad oggi, una trentina di foche sono morte nel sito, perlopiù cuccioli giovani e un maschio adulto.

Il monitoraggio intensivo da UC Santa Cruz, UC Davis e California State Parks — che seguono la colonia di circa 5.000 elefanti marini (con 900 cuccioli svezzati all’inizio del focolaio) per 260 giorni l’anno, quotidianamente in stagione riproduttiva — ha permesso una rilevazione precoce. Al momento, solo una piccola percentuale di cuccioli è colpita, con migliaia di animali ancora in salute sulle spiagge. Si sospetta un salto dagli uccelli marini infetti o dalle loro carcasse nello stesso habitat costiero, e le sequenze genetiche in corso chiariranno il ceppo e un’eventuale trasmissione tra mammiferi, come già visto in Sudamerica.

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Fonte: zootecnia.it




UE: Approvato Omnibus I Package

bandiera_unione_europeaMartedì 24 febbraio 2026, gli Stati membri dell’UE riuniti nel Consiglio europeo hanno approvato il cosiddetto Omnibus I Package, un accordo volto a ridurre significativamente i requisiti di rendicontazione delle direttive sulla sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) e due diligence (Corporate Sustainability Due Diligence Directive CSDDD) per le aziende, nell’ambito del programma di semplificazione della Commissione che ha come obiettivi l’aumento della competitività europea e la riduzione degli oneri di conformità per le aziende.

L’Omnibus I si è spinto molto più in là nel ridurre gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence (dovere di diligenza) operando un taglio netto alle ambizioni ambientali e sociali dell’Europa fino ad ora sostenute da un quadro normativo d’avanguardia e il più completo al mondo che ha richiesto 5 anni per la sua costruzione e adesso viene smontato in soli 12 mesi.

Vediamo quali sono i cambiamenti più significativi.

Il Parlamento europeo e gli Stati membri nel Consiglio europeo hanno proposto tagli molto più drastici alle loro posizioni negoziali.

Innalzamento delle soglie (meno aziende coinvolte).
Pur mantenendo la soglia di 1.000 dipendenti prevista dalla proposta iniziale per il CSRD, il nuovo accordo approvato ha aggiunto una nuova soglia che esclude le aziende con un fatturato annuo inferiore a 450 milioni di euro dall’inclusione nel regolamento, rimuovendo circa il 90% delle aziende dagli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità rispetto all’80% iniziale. I tagli al CSDDD sono stati ancora più drastici: i co-legislatori hanno concordato di aumentare la soglia per la regolamentazione a colossi con 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, eliminando la stragrande maggioranza delle aziende. L’entrata in vigore della CSDDD viene posticipato di un anno, obbligando le aziende coperte dal regolamento a conformarsi entro luglio 2029

CSRD Ora si applica solo a aziende con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, questo esclude il 90% delle società precedentemente coinvolte.
CSDDD La soglia è stata alzata a 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, rimuovendo la maggior parte delle imprese dall’obbligo di controllo sulla propria catena di approvvigionamento.

Eliminazione di responsabilità e piani climatici.
Oltre a ridurre il numero di aziende coperte dalla CSRD e dalla CSDDD, l’accordo ha apportato ulteriori modifiche alle normative vigenti e alle proposte della Commissione, tra cui l’eliminazione dell’obbligo imposto dalla CSDDD per le aziende di predisporre piani di transizione climatica.
L’accordo ha inoltre eliminato il regime di responsabilità a livello UE previsto dal regolamento e ha ridotto le potenziali sanzioni previste dal regolamento a un limite massimo del 3% dei ricavi globali.

Riduzione della quantità di informazioni
Come proposto dalla Commissione, l’accordo limita anche la quantità di informazioni che le aziende rientranti nell’ambito di applicazione dei regolamenti possono richiedere a quelle più piccole all’interno delle loro catene di fornitura, consentendo alle aziende con meno di 1.000 dipendenti di rifiutarsi di fornire informazioni di rendicontazione e ordinando alle aziende rientranti nel CSDDD di fare affidamento principalmente su informazioni ragionevolmente disponibili anziché richiederle in modo sistematico.
Con l’approvazione di entrambi gli organi legislativi, la legge aggiornata sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE nei prossimi giorni ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione.
Sebbene il Parlamento Europe sia intervenuto nell’ambito della procedura legislativa ordinaria, il caso specifico dell’Omnibus I è stato caratterizzato da deroghe alle normali procedure di valutazione e consultazione che hanno suscitato preoccupazioni formali da parte delle istituzioni di controllo europee. Riguardo alle criticità procedurali, la Mediatrice ha parlato di cattiva amministrazione e ha segnalato la necessità che la Commissione registri sistematicamente le decisioni di esentare le proposte legislative dalla valutazione di impatto o dalle consultazioni pubbliche per garantire trasparenza e partecipazione democratica.

Impatto e criticità
Nella dichiarazione che annuncia l’approvazione dell’accordo Omnibus, il Consiglio dell’UE ha evidenziato i vantaggi dell’accordo in termini di competitività, soprattutto in un quadro geopolitico in continua evoluzione osservando che il pacchetto riduce la complessità e le barriere inutili, taglia la burocrazia, migliora l’efficienza e introduce maggiore flessibilità per le aziende che restano soggette al suo ambito di applicazione. Al contrario, l’organizzazione The Good Lobby, sostenuta anche da altre associazioni ONG, denuncia un dietrofront pericoloso e di deregulation mascherata: sotto il nome di semplificazione si starebbe smantellando l’impalcatura legale che doveva spingere i capitali verso la transizione verde. Le conseguenze negative riguardano:
Rischi sistemici: minori controlli e obblighi di due diligence mettono a rischio la stabilità sociale, ambientale ed economica a fronte di risparmi minimi per le imprese.
Incertezza legale: viene suggerito che la legge sia ora strategicamente miope e di dubbia legalità, aprendo la porta a possibili sfide nei tribunali.
Il messaggio finale è un appello all’azione invitando a difendere la responsabilità aziendale, gli obblighi immediati e le pratiche di business sostenibili contro l’Omnibus I, definito ’arretramento normativo’ che sacrifica gli obiettivi ambientali sull’altare del profitto industriale.

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Maurizio Ferri – Coordinatore scientifico SIMeVeP




Animali selvatici ed esotici: aggiornato l’elenco delle specie ammesse come animali da compagnia

 È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 18 dicembre 2025, che modifica il decreto dell’11 ottobre 2022 relativo agli animali di specie selvatiche ed esotiche prelevati dal loro ambiente naturale e autorizzati come animali da compagnia: il provvedimento aggiorna l’elenco delle specie ammesse, integrando le più recenti valutazioni tecniche e scientifiche. Tra le principali novità, il decreto esclude alcune specie considerate a rischio di estinzione o con potenziali rischi per la salute pubblica, mentre conferma altre specie la cui detenzione è ritenuta sicura e sostenibile; l’obiettivo è garantire un equilibrio tra la possibilità di possedere animali esotici come compagni e la tutela della biodiversità nazionale.

Le valutazioni sono state effettuate dall’ISPRA in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, considerando diversi criteri: l’impatto sulla fauna selvatica, la probabilità che le specie possano stabilizzarsi nel territorio nazionale e la sicurezza sanitaria per l’uomo. Questa revisione tecnica è prevista dalla normativa vigente, che stabilisce aggiornamenti periodici per evitare rischi ecologici e sanitari. Il decreto evidenzia inoltre l’importanza di rispettare la normativa internazionale sulla protezione della fauna, in particolare le convenzioni internazionali per le specie a rischio, come quelle inserite nelle liste della IUCN Red List: alcune specie escluse sono state classificate come “vulnerable” o “endangered”, mentre altre sono state scartate per rischi sanitari o ecologici.

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Fonte: AISA




Online le indicazioni operative in materia di soccorso e assistenza agli animali

Sono state pubblicate con Decreto del Capo del Dipartimento le “Indicazioni operative concernenti le attività di protezione civile in materia di soccorso e assistenza agli animali” rivolte alle Componenti e alle Strutture Operative del Servizio Nazionale interessate dal tema.

In particolare, le indicazioni forniscono gli indirizzi utili ad affrontare diversi scenari di intervento, sia nelle fase di pianificazione che di gestione dell’emergenza, tra cui: la gestione degli animali recuperati in ambito di soccorso tecnico urgente; la tutela della salute e del benessere degli animali da allevamento in caso di danneggiamento delle strutture di stabulazione o di evacuazione preventiva; la continuità o il ripristino dell’assistenza veterinaria nelle aree interessate da calamità; la tutela della salute e del benessere degli animali da compagnia che si trovano al seguito della popolazione assistita nelle aree di accoglienza.

Le azioni di intervento sono rivolte in via prioritaria alla salvaguardia degli animali da compagnia o da allevamento e dovranno essere modulate tenendo conto anche dei diversi scenari di rischio e del possibile impatto sugli animali domestici presenti in strutture di accoglienza pubbliche e private, nonché nei rifugi, santuari, colonie e centri di recupero per la fauna selvatica.

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Fonte: Protezione Civile




Semplificazione UE o sacrificio della scienza?

Bandiera Unione EuropeaIl contributo che pubblichiamo oggi, a firma di Maurizio Ferri (Coordinatore scientifico SIMeVeP), accende i riflettori su una metamorfosi preoccupante in atto nelle istituzioni europee. Sotto il vessillo della cosiddetta Agenda di Semplificazione e del Pacchetto Omnibus 2025 della Commissione, si sta consumando un passaggio critico che rischia di vedere la società civile e la sanità pubblica relegate in secondo piano rispetto alle logiche di riduzione dei costi per le imprese declamate nei nuovi provvedimenti. Riteniamo vitale seguire questo sviluppo normativo per alcuni elementi richiamati nel documento, in primis il pericolo che le decisioni tecniche vengano sottratte al rigore scientifico per favorire procedure più snelle ma meno sicure. Come garanti della salute secondo l’approccio One Health, i medici veterinari non possono restare spettatori di una riforma che incide sulla trasparenza e sulla qualità dei controlli.

Il Pacchetto Omnibus viene criticato per la mancanza di dibattito pubblico, operando in una sorta di oscurità delle procedure tecniche che potrebbe indebolire i pilastri della sicurezza alimentare e della protezione dell’ambiente.

Seguire l’evoluzione di queste direttive non è solo un esercizio di aggiornamento normativo, ma risponde al primato dell’evidenza scientifica che significa difendere la nostra funzione sociale e la salute dei cittadini.

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