SIVeMP e SIMeVeP: un logo per raccontare il ruolo dei Medici Veterinari del SSN nella tutela della salute pubblica

In occasione della prima Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria – istituita con la Legge 1° aprile 2025, n. 49 – che si celebrerà il 25 gennaio, SIVeMP e SIMeVeP hanno realizzato un logo per rappresentare simbolicamente il ruolo fondamentale e strategico dei Medici Veterinari del Servizio Sanitario Nazionale.

Il logo nasce per dare forma visiva a un’attività continua e capillare, e spesso poco visibile, che accompagna la vita quotidiana degli italiani: la protezione della salute pubblica attraverso la prevenzione veterinaria.

I Medici Veterinari del Servizio Sanitario Nazionale sono professionisti sanitari altamente specializzati, impegnati nella tutela della salute pubblica, del benessere animale, della sicurezza degli alimenti di origine animale e nella gestione dei rischi sanitari legati al delicato equilibrio tra uomo, animali e ambiente.

Le loro responsabilità sono ampie e decisive per la società: dalla vigilanza sulla produzione dei mangimi alla verifica del corretto uso del farmaco negli animali allevati; dal controllo delle condizioni di igiene e benessere delle aziende zootecniche al contenimento del loro impatto ambientale; dalle campagne di vaccinazione di massa alla diagnosi precoce delle malattie, anche attraverso il monitoraggio di insetti vettori e animali sentinella, fino al mantenimento degli equilibri ambientali.

Le loro attività determinano inoltrele condizioni di sicurezza necessarie per l’apertura commerciale nazionale e internazionale delle filiere agro-zootecnico-alimentari italiane.

Il logo rappresenta visivamente questo impegno, competente e puntuale, sottolineando come la salute animale, la salute umana e la salute dell’ecosistema non siano ambiti separati, ma aspetti interconnessi di un’unica salute globale.

È il principio di One Health, che riconosce l’indissolubile legame tra persone, animali e ambiente e che trova nella prevenzione veterinaria una delle sue applicazioni più concrete ed efficaci.

La Giornata Nazionale della Prevenzione Veterinaria e il logo SIVeMP/SIMeVeP vogliono rendere visibile ciò che normalmente non si vedevalorizzando il ruolo della prevenzione veterinaria come presidio essenziale di salute pubblica.

Per lunedì 26 gennaio SIVeMP e SIMeVeP hanno organizzato iniziative su tutto il territorio nazionale durante le quali sarà presentato un breve video che, attraverso immagini e parole, racconta le attività di prevenzione, tutela e controllo dei Medici Veterinari del SSN.




Non un solo fotogramma sulla scienza italiana!

Giovanni Di GuardoNella puntata del 13 Gennaio della popolare trasmissione “5 minuti”, condotta da Bruno Vespa, e’ stato mostrato in anteprima un video, propedeutico alle oramai imminenti Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, in cui scorrevano in rapida successione una serie di immagini documentanti l’indiscussa eccellenza dell’Italia in molti campi  quali in primis il patrimonio artistico-monumentale e storico-paesaggistico, le arti e, nondimeno, la nostra cucina, recentemente proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.

Non un solo fotogramma era dedicato, con mio grande stupore, alla comunità scientifica del nostro Paese, della quale mi onoro di far parte e che pure si attesta all’ottavo posto nel mondo per la straordinaria qualità che la contraddistingue, nonostante la risibile percentuale del PIL, appena superiore all’1%, che tutti i Governi del nostro Paese hanno atavicamente destinato – e continuano tuttora a destinare – al finanziamento pubblico della ricerca!

Nel frattempo prosegue senza sosta e da oltre 50 anni l’italica “fuga dei cervelli”, il cui “primum movens” e’ costituito perlappunto dalle ataviche criticità sopra citate.

Evidentemente neppure un palcoscenico di assoluta rilevanza e visibilità planetaria quale un’Olimpiade si traduce, in Italia, in una benemerita occasione per omaggiare le nostre pur brillanti ricercatrici e i nostri pur brillanti ricercatori, di cui si dovrebbe andare oltremodo fieri e orgogliosi.

Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

 

Giovanni Di Guardo, DVM, Dipl. ECVP, Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo




Stretta dell’Ue sui Pfas, nuove tutele per l’acqua potabile

Allarme Ue e fonti di contaminazione

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Fonte: AGI




Insetti nel piatto: oltre la barriera del disgusto

InsettiLa transizione ecologica passa anche dai cambiamenti nelle abitudini alimentari, ma queste restano spesso intrappolate tra pregiudizi culturali e tecnicismi legislativi. In Europa, dal punto di vista normativo il confine è netto: ogni alimento privo di una storia di consumo significativo prima del 15 maggio 1997 è considerato novel food e soggetto a rigorose autorizzazioni. È il caso degli insetti commestibili, che vivono oggi un paradosso globale: considerati “nuovi” dai regolamenti UE, sono fonte proteica quotidiana da tempo per oltre due miliardi di persone.

Questa distanza tra realtà globale e percezione locale non è solo burocratica, ma profondamente psicologica. In Occidente, l’idea di mangiare insetti attiva barriere che l’informazione scientifica non basta a scalfire: il disgusto e la percezione di contaminazione. Tuttavia, queste resistenze non sono insuperabili.

Per individuare strategie efficaci capaci di avvicinare le persone a questi cibi, come gruppo di ricerca BUGIFY, delle Università di Milano-Bicocca e Chieti, abbiamo sviluppato un programma multi-metodo. Integrando interviste, focus group, misure indirette (volte a rilevare le reazioni spontanee), realtà virtuale e neuroscienze, abbiamo valutato interventi applicabili su larga scala per ridurre l’impatto emotivo. L’utilità di questa ricerca supera il tema dei cibi con insetti, perché le strategie individuate sono applicabili anche a molti altri novel food o alimenti che suscitano reazioni avverse.

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Fonte:scianzainrete.it




Una nuova definizione di salute globale

A fine ottobre del 2025 un gruppo di ricercatori provenienti dal mondo accademico della salute globale ha pubblicato sul BMJ un’interessante proposta per una nuova definizione di salute globale, partendo dalla definizione di Koplan et al. (1) e aggiornandola alle sfide contemporanee. In questa nuova definizione sono state evidenziate, in particolare, la crisi climatica ma anche la crescente importanza di policy e governance. All’interno dell’articolo (2) si trova anche un’infografica sulla nuova definizione proposta, con il concetto di salute per tutti (“Health for all”) collocato al centro come principio fondamentale della salute globale.

Introduzione

L’articolo ripercorre la storia della salute globale, dagli anni ’90 fino ai giorni nostri. La salute globale stessa nacque dalla spinta di stare al passo con i tempi, lasciando cadere uno stampo coloniale degli interventi di salute internazionale, e rivolgendosi a partenariati più equi, in grado di rispondere alle esigenze di salute globali e migliorare lo stato di salute di paesi a risorse limitate. (3)

Dalla nascita della salute globale si assistette a due fenomeni principali: da un lato si aprì la strada a nuovi attori economici, in particolare a finanziatori privati e alle nuove partnership pubblico-private, e dall’altro lato, anche i governi iniziarono a rivestire ruoli più importanti nella cooperazione internazionale. (4) Qualche anno più tardi furono definiti gli MDGs (Millenium Development Goal), seguiti poi dagli SDGs (Sustainable Development Goal) stabiliti dalle Nazioni Unite. Entrambi questi strumenti facilitarono l’ingresso in questo campo a nuovi finanziatori e agirono da catalizzatore per il supporto internazionale alla riduzione della povertà nel mondo. (5). Oltretutto, gli SDGs erano molto più ambiziosi rispetto agli MDGs e i paesi ad alto reddito si impegnarono sul piano finanziario e tecnico per accelerare i progressi riguardo ai numerosi obiettivi economici, sanitari e ambientali nei paesi a risorse limitate. Tuttavia, nel 2020, la pandemia da COVID-19 ha rallentato bruscamente l’avanzare dei progressi e ha messo in evidenza quanto gli stati siano fortemente interconnessi tra loro e condividano fragilità comuni. (6) Inoltre, ha rivelato le debolezze delle organizzazioni della governance globale, incluso l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). A seguito della pandemia, si è assistito a un deterioramento delle norme politiche globali: dal 2025, gli Stati Uniti e altri paesi hanno iniziato a ritirarsi dai meccanismi di governance globale, reinterpretando concetti come equità e cooperazione internazionale in chiave di pericolo piuttosto che di risorsa. (7).

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Fonte: saluteinternazionale.info




Piemonte: strategie di rete One Health nella cooperazione internazionale

zoonosi viraleIl 6 febbraio 2026 si terrà presso l’IZS di Torino il corso dal titolo “Piemonte: strategie di rete One Health nella cooperazione internazionale”, organizzato dall’ IZS di Torino con la collaborazione della SIMeVeP.

La cooperazione internazionale rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare sfide globali complesse, favorendo il dialogo, lo scambio di conoscenze e l’adozione di strategie condivise. In un contesto in cui la salute umana, animale e ambientale sono strettamente interconnesse, l’approccio One Health si conferma essenziale per garantire benessere e sostenibilità.

L’evento nasce con l’obiettivo di creare una piattaforma di confronto e dialogo tra i principali attori del panorama italiano, con un focus sulla realtà piemontese. L’iniziativa intende stimolare una discussione aperta e multidisciplinare, favorendo sinergie tra medicina umana e veterinaria, ricerca scientifica, istituzioni e Organizzazioni non governative.

Programma scientifico

Iscrizione




Webinar FVE sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi in Europa

FVE, Federazione dei Veterinari Europei invita a partecipare a un webinar congiunto con European Dairy Association (EDA), European Feed Manufacturers’ Federation (FEFAC) e Humane World for Animals Europe su: “Sicurezza degli alimenti e dei mangimi in Europa – contributi veterinari alla sicurezza alimentare e alla lotta contro la disinformazione nella preparazione alle crisi” che si terrà venerdì 16 gennaio alle 11:00

Il webinar si concentrerà sul contributo dei medici veterinari a sistemi alimentari resilienti e su come rafforzare il loro ruolo per la prevenzione e la risposta alle crisi.

L’evento integra il lavoro del Gruppo di Lavoro FVE ‘Veterinary Public Health & Sustainability’.

La presidente del sottogruppo Paula Barry-Walsh presenterà il contesto e gli obiettivi, mentre Maurizio Ferri (delegato SIVeMP presso UEVH e Coordinatore scientifico SIMeVeP) fornirà una panoramica del Meccanismo di Preparazione e Risposta alla Crisi della Sicurezza Alimentare Europea (EFSCM), costituito a seguito della crisi COVID-19 nell’ambito della strategia Farm to Fork, come membro del Gruppo di Esperti della Commissione.

Parteciperanno alla tavola rotonda:

  • Alexander Anton, Segretario Generale EDA
  • Anton van den Brink, Vice Segretario Generale FEFAC
  • Ruud Tombrock, Direttore Esecutivo Humane World for Animals Europe.

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Stiamo scoprendo nuove specie sempre più velocemente

La velocità con cui scopriamo nuove specie al mondo è decisamente più elevata rispetto ai ritmi che portano all’estinzione delle specie. Questo fatto, oltre alla consapevolezza che ci siano sempre più esemplari di fauna e flora da scoprire, lascia aperta la speranza all’ipotesi che – nonostante l’impatto negativo dell’uomo sulla Terra – la biodiversità di alcuni gruppi di esseri viventi sia ben più ricca di quanto finora immaginata, con vantaggi futuri anche per la salute dell’uomo. Soltanto fino a pochi secoli fa l’umanità non solo non aveva idea di chi, quali e quante fossero le creature con cui stava condividendo la vita sul Pianeta, ma non riusciva nemmeno a identificarle o darle un nome.

I segreti della biodiversità

Poi, circa 300 anni fa, il prezioso lavoro del naturalista Carlo Linneo (Carl Nilsson Linnaeus) fu l’inizio di una straordinaria impresa capace di dare un nome a ogni organismo vivente sulla Terra: lo svedese divenne il padre della moderna tassonomia e, grazie al suo sistema di denominazione binominale, riuscì a classificare e descrivere oltre 10mila specie di piante e animali.

A partire dai suoi metodi la conoscenza di tutti gli abitanti della Terra è diventata esponenziale e gli scienziati hanno continuato a descrivere nuove specie nella ricerca per svelare i segreti della biodiversità planetaria. Ma con l’attuale declino che la varietà animale e vegetale stanno vivendo spesso a causa degli impatti antropici, si pensava di essere davanti a un freno o perlomeno un rallentamento nella scoperta. Tutt’altro, dice però un nuovo studio pubblicato su Science Adavances dai ricercatori dell’Università dell’Arizona.

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Fonte: repubblica.it




Gli PFAS viaggiano anche attraverso il mercato globale del pesce

C’è una fonte meno familiare di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), i composti chimici altrimenti noti come contaminanti perenni, ormai ubiquitari in tutti gli esseri viventi e virtualmente presenti in tutti gli ambienti della Terra: i pesci che mangiamo. Com’è noto, infatti, i pesci accumulano le sostanze disciolte in acqua come gli PFAS, e poiché il mercato ittico è globale, i pesci con maggiori quantitativi di PFAS possono viaggiare per migliaia di chilometri, raggiungendo anche consumatori che vivono in zone dove la concentrazione nell’ambiente o nelle acque locali potrebbe essere meno elevata.

Da una prospettiva opposta, ciò significa che per diminuire i quantitativi globali di PFAS in circolazione e quelli assorbiti attraverso la catena alimentare si potrebbe intervenire anche sulle rotte e sulle flotte dei pescherecci, ottenendo effetti rilevanti. E che oggi si iniziano a vedere gli effetti positivi delle norme restrittive introdotte qualche anno fa e poi via via sempre più diffuse.

Lo studio globale sugli PFAS nei pesci

A mettere la contaminazione da PFAS sotto questa luce particolare ha provveduto uno studio pubblicato su Science dai ricercatori di numerose università di diversi Paesi coordinate dalla Southern University of Science and Technology di Shenzen, in Cina, che hanno utilizzato dati provenienti da tutti i continenti per arrivare a definire una dose giornaliera stimata (estimated daily intake, EDI) media. L’EDI indica appunto il quantitativo medio che, in base ai consumi, un abitante di un certo Paese assume attraverso il pesce che arriva tramite il commercio globale, oltreché dalle coste nazionali.

 Nello specifico, hanno combinato i dati sugli PFAS degli ultimi vent’anni raccolti tra il 2010 e il 2021 in più di 3.100 siti e hanno poi inserito la stima dei quantitativi medi di 212 specie di pesci, unendo al tutto le rotte globali ittiche e i commerci internazionali di pescato su un totale di 44 Paesi. Per circoscrivere il campo e tracciare meglio le parabole dei singoli composti si sono limitati a due tra gli PFAS più frequentemente riscontrati nei pesci, entrambi con otto atomi di carbonio o C8 (non abbastanza corti, quindi, da essere eliminati naturalmente): l’acido perfluoro-ottanoico (PFOA) e il perfluoro-ottano solfanato (PFOS), prodotti prevalentemente in Europa e Nord America.

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Fonte: ilfattoalimentare.it




EFSA monitora social media per capire paure e percezioni sui rischi alimentari

L’Autorità Europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato un nuovo rapporto scientifico che analizza come gli europei percepiscono i rischi alimentari e si comportano sui social media.
Lo studio fornisce una metodologia originale e riproducibile per mappare opinioni, paure e reazioni degli utenti sulle piattaforme digitali in tema di sicurezza alimentare. L’obiettivo è aiutare le istituzioni e gli esperti a interpretare le conversazioni online su rischi come contaminanti, additivi e allarmi sanitari.

Secondo gli autori, comprendere come si formano le percezioni sui social è cruciale per comunicare meglio i rischi reali e contrastare disinformazione. La metodologia proposta combina tecniche di analisi dei dati digitali con approcci di valutazione del rischio; il rapporto evidenzia che le reazioni online non sempre riflettono il livello scientifico del pericolo reale.

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Fonte: EFSA