Studi su H5N1, mutazioni adattative nei bovini aumentano il rischio zoonotico

mucca

Due studi pubblicati su Nature Communications hanno evidenziato risultati “preoccupanti” sulla capacità del virus dell’influenza aviaria H5N1 di adattarsi ad altre specie, in particolare nei bovini, sottolineando la necessità di sorveglianza continua per evitare e prevenire eventuali salti di specie.

Dal primo caso nei bovini statunitensi nel 2024, sono stati confermati focolai in 1.084 allevamenti distribuiti in 19 stati, con 71 casi umani che hanno causato due decessi. Recentemente, inoltre, è stato identificato un caso in Europa, nei Paesi Bassi. Questi numeri testimoniano l’ampiezza della diffusione virale e la realtà del rischio zoonotico, sebbene la trasmissione interumana efficiente non sia ancora stata documentata.

Il primo studio ha esaminato il genotipo B3.13 di H5N1, che circola negli allevamenti di bovini da latte statunitensi dal 2024. I ricercatori hanno scoperto diverse mutazioni che potenziano la replicazione in cellule bovine e umane, evidenziando un processo evolutivo attivo che facilita la diffusione virale nelle mucche.

Una mutazione specifica (PB2 M631L) è stata rilevata in tutte le sequenze virali studiate, mentre un’altra (PA K497R) è apparsa in circa il 95% dei campioni analizzati. La prima è stata descritta come “la mutazione adattativa chiave” che ha permesso al genotipo B3.13 di replicarsi efficacemente nei bovini.

Ulteriori mutazioni identificate (PB2 E627K e PB2 D740N) indicano un adattamento continuo per ottimizzare la funzione della polimerasi virale nei bovini. Aspetto particolarmente rilevante, queste mutazioni sembrano avere impatto scarso o nullo sulla replicazione negli uccelli, suggerendo che potrebbero essere mantenute anche dopo possibile ritorno nel reservoire avicolo.

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Fonte: vet33




Residui di farmaci veterinari negli alimenti: che c’è di nuovo a livello UE?

Il rapporto annuale dell’EFSA sui residui di farmaci veterinari negli animali vivi e nei prodotti di origine animale evidenzia anche nel 2024 un’elevata conformità ai limiti di legge.

Il rapporto esamina la presenza di sostanze farmacologicamente attive autorizzate o vietate e dei loro residui negli alimenti di origine animale tra cui carne (d’allevamento e selvaggina), prodotti lattiero-caseari, uova o miele. I tipi di sostanze considerate sono gli ormoni (compresi gli steroidi), i beta-agonisti (antidolorifici muscolari), gli antibatterici, i farmaci antiparassitari e, tra gli altri, i repellenti per insetti.

Ultimi dati del 2024

I dati contenuti nel rapporto di quest’anno, che riguarda il 2024, provengono dagli Stati membri dell’UE[1] ma anche da Islanda e Norvegia. Complessivamente la percentuale di campioni non conformi è stata dello 0,13% (629 su 493 664 campioni), un dato paragonabile a quello dell’anno precedente, quando la non conformità fu dello 0,11%.

Il rapporto presenta una suddivisione dei campioni in ordine a tre piani di controllo:

  • Il piano di controllo nazionale basato sul rischio per la produzione negli Stati membri con – 0,16% di non conformità;
  • Il piano di sorveglianza nazionale randomizzato con – 0,22% di non conformità;
  • Il piano di controllo nazionale basato sul rischio per le importazioni da Paesi terzi con – 0,2% di non conformità.

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Fonte: EFSA




Consumo di pesce e frutti di mare nell’UE: conoscere le raccomandazioni alimentari sul mercurio

La Commissione europea ha chiesto all’EFSA di condurre un sondaggio in tutta l’UE, prima e dopo che alcuni Paesi aggiornassero le proprie raccomandazioni sulla frequenza del consumo di pesce e frutti di mare che possono contenere tracce di mercurio.

Esempi di queste specie sono i grandi pesci predatori come lo squalo, il pesce spada e il tonno (obeso e rosso) perché si nutrono di pesci più piccoli e quindi il mercurio si accumula in essi nel corso dell’esistenza. La richiesta della Commissione era legata a discussioni con gli Stati membri dell’UE sui limiti normativi (chiamati livelli massimi o LM) per il mercurio in diverse specie di pesci e frutti di mare e su qualsiasi futuro aggiornamento della valutazione del rischio da mercurio negli alimenti da parte dell’EFSA.

Un sondaggio a dimensione europea

Un primo sondaggio era stato condotto in tutti i 27 Stati membri dell’UE, in Islanda e in Norvegia nell’aprile-maggio del 2023. Un secondo sondaggio è stato poi condotto in 10 Paesi che hanno aggiornato le proprie raccomandazioni, più altri cinque Paesi che non lo hanno fatto, per consentire un confronto.

I sondaggi hanno incluso tra gli intervistati una quota maggiore di donne in gravidanza (e in allattamento) perché il feto è la fascia più a rischio rispetto al mercurio, sebbene assorba anche importanti nutrienti dal pesce e dai frutti di mare presenti nella dieta della madre.

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Fonte: EFSA




L’Italia alla guida della strategia globale “5G”: IZSVe e IZSLER designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici

antibioticoresistenzaL’eccellenza della sanità veterinaria italiana al servizio della salute pubblica globale: l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER) sono stati ufficialmente designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici nelle aziende agricole per la trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari (RENOFARM – Reduce the Need for Antimicrobials on Farms for Sustainable Agrifood Systems Transformation).

Si tratta del primo polo di eccellenza a livello mondiale incaricato di fornire supporto tecnico-scientifico alla FAO su un tema cruciale per il futuro del pianeta. Il traguardo, raggiunto grazie al supporto del Ministero della Salute, vede l’Italia protagonista nella trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari grazie all’eccellenza scientifica dei due Istituti.
La leadership scientifica: le dichiarazioni dei Direttori Sanitari La guida operativa del polo è affidata ai Direttori Sanitari dei due Istituti, il dott. Giovanni Cattoli (IZSVe) e il dott. Giovanni Alborali (IZSLER), che hanno sottolineato la portata globale dell’incarico.

“Sono molto orgoglioso di questa designazione, sono stati premiati l’impegno e la competenza professionale dei nostri Istituti in un settore critico e fondamentale per la sanità pubblica” commenta il Direttore sanitario dell’IZSVe dott. Giovanni Cattoli. “L’antimicrobico-resistenza continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale. Negli ultimi anni, la maggior parte dei paesi europei, tra cui l’Italia, è riuscita a ridurre l’uso di antimicrobici negli allevamenti a fronte di un consumo umano rimasto pressoché stabile. Insieme ai colleghi dell’IZSLER intendiamo proseguire il nostro impegno in questa direzione, grazie anche alla solida collaborazione che abbiamo sviluppato con la FAO, in particolare con la Divisione produzione e salute animale, in attività finalizzate a ridurre la necessità di utilizzo degli antimicrobici. Vi sono infatti dati che indicano come, a livello globale, l’impatto della antimicrobico-resistenza sia ancora elevato nei paesi con limitate risorse economiche, dove l’utilizzo degli antimicrobici è meno regolato e controllato”.

Il dott. Giovanni Alborali ha aggiunto: “La designazione rappresenta un riconoscimento importante della professionalità e della lungimiranza dei nostri Istituti nei confronti della sanità animale e della protezione del consumatore. Siamo particolarmente orgogliosi di mettere a disposizione di altri Paesi l’esperienza acquisita negli anni consolidata con la preziosa collaborazione dei colleghi dell’IZSVe e riconosciuta dalla FAO. Abbiamo iniziato questo percorso più di 10 anni fa con il Progetto Classyfarm voluto dal Ministero della Salute e realizzato dall’IZSLER. L’obiettivo è stato quello di offrire soluzioni concrete per il controllo dell’antibiotico resistenza, la tutela della salute pubblica e la sostenibilità delle produzioni.

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Fonte: IZS Venezie




ECM Liguria – Il lupo tra convivenza, territorio e gestione – La Spezia

imparareSi terrà il 5 e 6 marzo p.v. il corso dal titolo “IL LUPO TRA CONVIVENZA, TERRITORIO E GESTIONE, i ruoli del Medico Veterinario pubblico e degli altri enti nella verifica dei danni da fauna selvatica tra aspetti istituzionali e medico legali ”. Il corso, patrocinato dalla SIMeVeP, ha ottenuto 23 crediti.

Il corso mira a definire i profili di responsabilità e le competenze operative del medico veterinario pubblico e degli enti preposti, con particolare focus sulla metodologia dei sopralluoghi e sulla diagnostica medico legale applicata alla verifica dei danni da fauna selvatica al fine di garantire l’uniformità delle procedure istituzionali

Programma corso




Un prodotto ittico su cinque a rischio frode alimentare: l’allarme del rapporto FAO

La frode del pesce è un fenomeno diffuso a livello mondiale e comprende pratiche ingannevoli che possono compromettere la biodiversità, la salute dei consumatori e l’economia globale. L’ultimo rapporto della FAO, sviluppato in collaborazione con il Centro FAO/IAEA, offre un’analisi approfondita del problema e descrive le tecnologie oggi disponibili per contrastarlo.

Frode nel settore ittico

Non esistono stime ufficiali sulla reale prevalenza della frode nel commercio globale di prodotti ittici, un mercato che vale circa 195 miliardi di dollari. Tuttavia, studi empirici indicano che fino al 20% delle transazioni potrebbe essere soggetto a pratiche ingannevoli. Il fenomeno risulta più frequente rispetto ad altri comparti alimentari, come carne, frutta e verdura, anche a causa dell’elevato numero di specie commercializzate.

Le forme di frode sono molteplici: aggiunta di coloranti per simulare freschezza, vendita di prodotti contraffatti o surimi spacciato per carne di granchio, distribuzione fuori dai mercati autorizzati, dichiarazioni false su origine o sostenibilità, manomissione delle date di scadenza. Tra le pratiche più comuni vi è la sostituzione di specie, ad esempio tilapia venduta come dentice rosso, oltre alla sovrapproduzione o alla pesca eccessiva non dichiarata.

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Fonte: ambienteinsalute.it




Resistenza antimicrobica e cambiamento climatico: “è urgente colmare il divario politico”

È tempo di colmare il divario politico tra cambiamento climatico e resistenza antimicrobica. Le due crisi planetarie sono infatti strettamente connesse, ma nonostante questo il cambiamento climatico non è ancora stato integrato nelle politiche esistenti sull’antimicrobicoresistenza (Amr).

A evidenziarlo un gruppo internazionale di esperti che in un articolo pubblicato su The Lancet Planetary Health, fa notare come il Piano d’azione globale (Global Action Plan, Gap) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sull’Amr del 2015 – un documento a livello globale, nazionale e subnazionale – non menzioni il cambiamento climatico.

Un’opportunità per colmare il gap

La conseguenza come spiegano gli esperti è che i 78 piani d’azione nazionali ufficiali redatti sulla base del Gap del 2015 trascurano l’impatto crescente del cambiamento climatico sulla resistenza antimicrobica e hanno in larga misura omesso i riferimenti all’ambiente.

“Ancora più preoccupante – sottolineano gli autori del documento – è la bozza zero del 2025 del nuovo Gap sull’Amr che menziona il cambiamento climatico solo brevemente e omette la fondamentale interconnessione tra la crisi dell’Amr e quella climatica. Sebbene questa omissione evidenzi il persistente divario politico tra Amr e cambiamento climatico, la revisione in corso del Gap dell’Oms rappresenta un’opportunità cruciale per colmare questa lacuna chiave nella salute globale”.

La connessione tra Amr e clima

Come spiegano gli esperti il cambiamento climatico favorisce l’Amr attraverso molteplici meccanismi interconnessi. In primo luogo, accelera l’evoluzione biologica della resistenza: l’aumento delle temperature incrementa i tassi di mutazione batterica, stabilizza i geni di resistenza ed espande le nicchie ecologiche. Le pressioni indotte dal clima su acquacoltura, agricoltura e allevamenti zootecnici aumentano inoltre i tassi di infezione, accrescendo il ricorso agli antimicrobici.

“Eventi meteorologici estremi, come alluvioni e siccità, favoriscono la disseminazione dei geni di resistenza, sia attraverso l’ambiente sia mediante migrazioni forzate di esseri umani o animali” continuano. “Nel complesso, il cambiamento climatico aumenta la pressione sui sistemi sanitari e sui medici, incrementando i tassi di prescrizione inappropriata di antimicrobici e promuovendo l’accelerazione della resistenza a valle”.

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Fonte: Aboutpharma.com




Convegno Nazionale – Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici – Roma 26 marzo 2026

Si terrà il 26 marzo a Roma, presso il Ministero della Salute a via Ribotta, il Convegno Nazionale, accreditato ECM, Veterinaria, Ambiente e Cambiamenti Climatici organizzato dal Ministero della Salute in collaborazione con  SIVeMP e SIMeVeP.

I cambiamenti climatici sono una delle sfide globali più rilevanti, come evidenziato dal Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (dicembre 2023). Eventi climatici estremi e aumento delle temperature influenzeranno sempre più le realtà produttive, in partico-lare in Italia e nei Paesi del Mediterraneo, che ne subiranno gli effetti precocemente per le loro caratteristiche orografiche.

Tutto questo sta trasformando rapidamente gli ecosistemi creando problemi per la salute animale, con conseguenze per la salute pubblica, la sicurezza alimentare e la biodiversità. Inoltre, l’innalzamento delle temperature e la maggior frequenza di eventi naturali catastrofici stanno favorendo l’insorgenza e la diffusione di malattie infettive, in particolare trasmesse da vettori (arbovirosi).
I mutamenti ambientali si riflettono su tutti gli ecosistemi. In questo scenario i medici veterinari, deputati alla tutela della salute animale, giocano un ruolo chiave nell’affrontare queste complesse sfide che coinvolgono salute umana, animale e ambientale, attraverso un approccio One Health.

Gli animali emettono naturalmente gas serra (almeno il 14,5% delle emissioni di gas serra indotte dall’uomo proviene dalla produzione animale, secondo le stime FAO), ma quelli malati o morenti, così come quelli che non producono in modo efficiente, aumentano l’impronta di carbonio del sistema produttivo, oltre a comportare uno spreco di risorse a causa degli interventi clinico-terapeutici e di controllo delle malattie (vaccina-zioni, abbattimento e gestione delle carcasse). Per questo la salute animale deve essere parte integrante delle strategie di contrasto ai cambiamenti climatici.

Altra problematica emergente è rappresentata da nano e microplastiche (NMPs) e PFAS (forever chemicals), che costituiscono oggi un preoccupante e diffuso problema ambientale. Sono infatti in grado di inquinare diversi ecosistemi, interessando la catena alimentare fino alla tavola del consumatore, e sollevando gravi preoccupazioni per la salute umana, con possibili impatti su assimilazione di nutrienti, infiammazioni e alterazioni ormonali. La riduzione di questi inquinanti richiede un approccio multifattoriale, basato su innovazione, economia circolare, regolamentazione e sensibilizzazione.
In tale contesto le attività di formazione, associate al potenziamento dei Servizi, risultano essenziali.

 

DAL 13 FEBBRAIO IL CORSO HA GIÀ RAGGIUNTO IL NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI CON DIRITTO AI CREDITI ECM.

LE NUOVE ISCRIZIONI SARANNO INSERITE IN LISTA DI ATTESA.

IN CASO DI CANCELLAZIONI, GLI INTERESSATI SARANNO TEMPESTIVAMENTE AVVISATI E SI PROCEDERA’ ALLO SCORRIMENTO DELLA LISTA D’ATTESA IN ORDINE DI ISCRIZIONE.

GLI ISCRITTI CHE RIMARRANO ESCLUSI DAI CREDITI ECM POTRANNO PARTECIPARE COME UDITORI E RICEVERANNO UN ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE

Locandina e programma del Convegno

Scheda di iscrizione




Rinnovo del Memorandum d’Intesa “Quadripartito” One Health fino al 2030

Le quattro principali organizzazioni internazionali di riferimento per la salute globale — l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) – hanno ufficializzato il rinnovo del Memorandum d’Intesa (MoU) One Health, estendendone la validità fino al 28 novembre 2030.

Una visione integrata per le sfide globali
Con questo atto, le organizzazioni ribadiscono il proprio impegno nel promuovere un approccio multisettoriale e coordinato. Il rinnovo non è una semplice formalità, ma una risposta strategica alle lezioni apprese durante la pandemia di COVID-19, che ha evidenziato come le minacce sanitarie non rispettino i confini tra specie o settori. L’obiettivo è affrontare i rischi derivanti dall’interazione tra esseri umani, animali, piante e l’ambiente in cui coesistono.

I pilastri strategici del Memorandum 2030

Il documento aggiorna il quadro giuridico e operativo della collaborazione, definendo sei aree di intervento prioritario:

  • Rafforzamento della governance e dei sistemi sanitari: integrazione delle competenze veterinarie, mediche e ambientali nei processi decisionali.
  • Prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze: miglioramento della capacità di sorveglianza e intervento rapido contro epidemie e pandemie.
  • Gestione delle malattie endemiche e trascurate: contrasto alle zoonosi e alle malattie tropicali che colpiscono le popolazioni più vulnerabili.
  • Sicurezza alimentare: protezione delle catene di approvvigionamento attraverso il monitoraggio dei rischi all’interfaccia uomo-animale.
  • Lotta alla resistenza antimicrobica (AMR): azioni congiunte per contrastare la “pandemia silenziosa” degli antibiotico-resistenti.
  • Integrazione ambientale: inclusione sistematica della tutela della biodiversità e degli ecosistemi nelle politiche One Health.

Obiettivi e Principi Guida
Il Memorandum si fonda sui principi di equità, responsabilità condivisa e inclusività. Esso punta ad accelerare l’attuazione del One Health Joint Plan of Action- OHJPA (Piano d’Azione Congiunto), fornendo ai singoli Paesi il supporto tecnico necessario per tradurre la teoria in politiche pubbliche efficaci.

Fino al 2030, il Quadripartito si impegnerà a ridurre drasticamente i rischi sanitari transfrontalieri, promuovendo un modello di salute sostenibile che riconosca l’ambiente non più come uno sfondo, ma come un determinante essenziale della salute collettiva.

Dott. Maurizio Ferri, SIMeVeP




Escherichia coli STEC nei prodotti lattiero caseari: un pericolo sottovalutato

Negli ultimi anni i formaggi a latte crudo sono tornati protagonisti sulle tavole e nel dibattito sulla sicurezza alimentare. Questa vasta gamma di prodotti artigianali, spesso tipici di specifici contesti rurali, sono apprezzati per i loro supposti valori di “naturalità” e tradizione. Tuttavia, il loro consumo può esporre i consumatori a pericoli sanitari, legati alla possibile contaminazione con Escherichia coli produttori di shigatossine (STEC), responsabili di gravi forme di tossinfezione alimentare nell’uomo.

Gli E. coli STEC (o enteroemorragici, EHEC) possono produrre shigatossine (Stx) e altri fattori di virulenza che favoriscono la colonizzazione e il danno tissutale, tra questi molecole ad azione emolitica, citotossica, sequestro del ferro e apoptosi cellulare, e nel complesso determinare l’insorgenza di lesioni a carico della mucosa intestinale (vedere riquadro).
Tra i numerosi sierotipi identificati, il più noto è E. coli O157:H7, storicamente associato ai maggiori focolai di tossinfezione alimentare.
Negli ultimi anni, tuttavia, è stato osservato un aumento dei focolai causati da sierotipi “non-O157”, tra cui O26, O45, O103, O111, O121 e O145, complessivamente noti come i “big six”, anch’essi riconosciuti come importanti patogeni per l’uomo.

Ne parlano Vincenzo De Rosa e  Marta Di Maggio in un articolo pubblicato su La Settimana Veterinaria