Data: 30-04-2010

«La sentenza della Cassazione sulle responsabilità dei Comuni nelle aggressioni da parte dei randagi accende ancora una volta i riflettori sullo stato di attuazione della legge 281 del 1991, a quasi vent’anni dalla sua entrata in vigore, e sulle relative inadempienze. Problemi ed emergenze che la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (SIMeVeP) denuncia da tempo in tutte e sedi.
Così Aldo Grasselli, Presidente SIMeVeP, dopo la decisione della terza sezione civile della Suprema corte di accogliere il ricorso di un’anziana signora della provincia di Napoli che, vittima di un'aggressione di un cane randagio, era caduta rompendosi il femore. Secondo i giudici della Cassazione le norme di legge sul randagismo impongono ai Comuni di assumere provvedimenti per evitare che gli animali randagi arrechino disturbo alle persone nelle vie cittadine. Quindi sono gli stessi Comuni ad essere chiamati a fare tutto il possibile per prevenire il fenomeno: diversamente dovranno pagare i danni in caso di aggressioni alle persone.
«Crediamo sia necessario affrontare e analizzare la questione randagismo nella sua complessità – dice, per parte sua, Grasselli - tenendo conto della pluralità dei soggetti coinvolti e dei compiti che la stessa normativa li chiama ad assumere. In tutti questi anni abbiamo assistito ad un continuo rimpallo delle responsabilità tra i diversi soggetti istituzionali. In questo modo a rimanere, sempre e comunque, con il cerino in mano sono stati i servizi veterinari delle Asl, i Sindaci e le associazioni di volontariato Tutto questo in un quadro di carenza di risorse in cui le Asl non hanno i fondi per finanziare i canili sanitari e i Comuni, nella limitatezza degli stanziamenti, non ritengono i canili rifugio una priorità. E intanto il problema del randagismo dilaga, soprattutto in aree del Paese ad alto tasso di illegalità ambientale»