Data: 07-04-2009

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Convegno

Esistono i cani pericolosi?

Le aggressioni da parte di cani sono sempre più al centro della cronaca con episodi gravi quasi quotidiani (ultimo quello di qualche giorno fa a Treviso) che in otto casi nell’ultimo anno hanno portato anche alla morte delle persone attaccate. Una situazione allarmante che impone l’adozione di provvedimenti efficaci capaci di affrontare un fenomeno su cui gli interventi legislativi adottati sino ad ora non sono riusciti a incidere.

A confrontarsi su questi temi, lunedì sera, a Corte Molon a Verona, alcuni esperti del settore, in un convegno organizzato dall’Ordine dei veterinari di Verona, la Società italiana di medicina veterinaria preventiva, l’Associazione zooantropologica veterinari e quelle animaliste. Al centro del dibattito la recente ordinanza del sottosegretario al Welfare con delega alla veterinaria, Francesca Martini, che elimina la tanto discussa lista dei cani pericolosi. Il provvedimento è oggetto di critiche soprattutto da parte dei possessori dei cani, dei cittadini impauriti da quelli di grossa stazza e dei veterinari ambulatoriali per alcuni contenuti, la genericità e lo stesso strumento scelto, l’ordinanza, che perpetua il sistema della provvisorietà, come ha sottolineato Enrico Loretti, responsabile SIMeVeP del settore piccoli animali. Oltre al recente provvedimento del Governo, all’attenzione dei relatori anche il progetto di legge sulla tutela dell’incolumità pubblica dalle aggressioni canine degli onorevoli Livia Turco e Rodolfo Viola, presentato nel luglio scorso, e ora all’esame della commissione affari sociali della Camera, illustrato dallo stesso Viola al numeroso pubblico di Corte Molon.

Loretti, nel suo intervento, ha sottolineato come il fenomeno delle aggressioni sia stato trattato in passato come emergenziale dal legislatore e come oggi ci sia bisogno di arrivare invece ad una norma più organica e ispirata da meccanismi più scientifici. «Nell’ordinanza dell’onorevole Martini – ha osservato – ci sono alcuni aspetti positivi: la centralità del proprietario del cane e il coinvolgimento della veterinaria. Resta la provvisorietà e rimane modesta la portata preventiva». Ma alcune prescrizioni generano confusione: l’obbligo di un guinzaglio di poco più di un metro per tutti i tipi di cani e quello per il proprietario di portare con sé la museruola da mettere “al bisogno”. Misura, quest’ultima, di difficile attuazione soprattutto nei casi di animali potenzialmente pericolosi in mano a persone inesperte. I veterinari ambulatoriali, tra l’altro, devono, secondo l’ordinanza, individuare tra i loro assistiti i cani che considerano “impegnativi” e segnalarli ai servizi veterinari. Compito che suscita non poche perplessità. Loretti ha rimarcato la necessità di un disegno di legge organico che preveda criteri oggettivi con griglie di valutazione e percorsi correlati alle classi di rischio.

 

E una buona base di partenza potrebbe essere il progetto di legge Turco-Viola, organico e articolato anche in materia di sanzioni, che prevede, tra l’altro, una lista di 17 cani considerati pericolosi per stazza, potenza mascellare e selezioni attuate. Due categorie quindi di cani a rischio: quelli della lista e quelli che hanno morso (questi ultimi gli unici considerati a rischio anche nell’ordinanza Martini).

Viola, per parte sua, ha sottolineato come il fenomeno dell’abbandono si sia accresciuto con la crisi economica e ha ricordato l’attività del mondo ambientalista in tema di randagismo. «Oggi si deve aprire una fase nuova – ha affermato – per arrivare a una gestione corretta del rapporto uomo-animale. E questo richiede un forte impegno delle istituzioni pubbliche».

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