Data: 10-03-2011

In occasione del convegno 'Mucca pazza dieci anni dopo' è stato presentato lo studio 'Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori' realizzato dalla Fondazione UniVerde e Ipr Marketing. La mucca pazza ha spaventato gli italiani più dell'influenza aviaria, delle uova alla diossina o delle mozzarelle blu. Lo studio rileva inoltre che la sicurezza alimentare preoccupa il 90% degli italiani, che il 90% legge le etichette prima di procedere agli acquisti e che l'emergenza 'mucca pazza' ha contribuito a spingere nei dieci anni successivi i consumi di prodotti tipici degli italiani.
MUCCA PAZZA BATTE AVIARIA, HA ALLARMATO DI PIU'
La mucca pazza è stata il più grande spauracchio degli italiani, almeno sul fronte delle emergenze alimentari. E' in assoluto quella che ha più preoccupato, e che viene maggiormente ricordata dai connazionali. E non c'è aviaria, uova alla diossina o mozzarelle blu che tengano. Il 56% degli italiani, infatti, ricorda l'emergenza innescata dalla Bse, contro il 19% che non dimentica la più recente aviaria, il 15% che rammenta le mozzarelle blu, il 7% e l'8% che indicano rispettivamente il maiale e le uova alla diossina.
Questa la fotografia scattata dallo studio 'Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori' realizzato dalla Fondazione UniVerde e Ipr Marketing in occasione dell'incontro, il 9 marzo a Roma, 'Mucca pazza dieci anni dopo'. Per il 54% degli italiani, rivela inoltre l'indagine, l'emergenza mucca pazza è ancora presente, mentre il 35% la ritiene ormai passata e per il 4% non è mai esistita. Il 32% degli abitanti del Belpaese, poi, teme ancora di essere contagiato dal morbo quando acquista carne, mentre il 68% dichiara di non avere questo tipo di timore.
L'82%, comunque, è fiducioso, e pensa che sulla carne acquistata siano stati fatti controlli contro l'8% che invece si rivela scettico. Il 58% dei consumatori, rileva inoltre la ricerca, è più attento negli
acquisti di carne rispetto ai tempi della mucca pazza, mentre il 35% non ha cambiato le proprie abitudini. Il 30%, però, ammette di aver ridotti i propri consumi di carne e il 79% presta attenzione alla sua
provenienza. Il 94% si fida infine delle carni italiane, il 52% di quelle europee e il 26% di bistecche e hamburger in arrivo dagli Usa.
SICUREZZA ALIMENTARE PREOCCUPA 90% ITALIANI, GIOVANI I PIU' TIMOROSI
La sicurezza dei cibi preoccupa gli italiani, attenti alle insidie che possono nascondersi nel piatto. Il 90% dei connazionali è molto o abbastanza preoccupato, contro l'8% che dichiara di esserlo poco o per nulla. E, a sorpresa, i giovani si rivelano i più timorosi: è il target 18-43 anni, infatti, a risultare maggiormente inquieto (98%). Questi alcuni dati emersi dallo studio 'Sicurezza alimentare, la percezione dei consumatori'.
Quando in casa ci sono bambini, rivela inoltre l'indagine condotta su un campione di 1.000 cittadini, la preoccupazione per ciò che finisce a tavola lievita ulteriormente: l'81% dei connazionali, infatti, riconosce nella prole una variabile che incide fortemente sui propri timori.
Quanto alle tipologie dei prodotti alimentari percepiti come più sicuri, gli italiani indicano al primo posto quelli agricoli freschi (52% intervistati), seguiti, ma a lunga distanza, dai prodotti agroalimentari industriali (16%) e dai prodotti agricoli trasformati da piccole/medie aziende artigianali (15%). Più controllati e dunque sicuri, a detta dei connazionali, carne bovina (43%) pane e pasta (42%), latte e formaggi (35%), frutta e ortaggi (32%), polli e uova (31%), pesce (15%), carne suina (11%). Ed è proprio la sicurezza a dettare legge nel nostro carrello. Nell'acquisto di un prodotto alimentare, infatti,
il 52% degli italiani considera questo aspetto una priorità, più del gusto (31%) o del prezzo (17%). Quanto ai canali d'acquisto, ci fidiamo prevalentemente del produttore/coltivatore (74%), seguono
super e ipermercati (72%), il negozio al dettaglio (57%) e, in ultima battuta, il mercato rionale (46%), che a quanto pare non riesce a conquistare la nostra fiducia. La provenienza del prodotto è la cosa che sopra ogni altra ci fa sentire tutelati (45%), segue il rapporto diretto con il produttore (19%), la storia e la tradizione dell'azienda produttrice (17%), la notorietà del marchio (16%).
Italiani promossi quanto a carrello della spesa. Il 90% dei connazionali, infatti, legge l'etichetta sui prodotti alimentari primi di procedere all'acquisto, mentre solo uno su 10 è solito glissare. Per gli italiani è la scadenza (78%) l'informazione che sopra ogni altra garantisce la sicurezza del prodotto acquistato. Segue il luogo di produzione, dunque la provenienza (60%), la composizione del prodotto e i valori nutritivi (49%). Ai consumatori piacerebbe conoscere anche il livello di Co2, ovvero l'impatto del prodotto sull'ambiente (67%), nonché la distanza del luogo di produzione da quello di vendita (64%). Ma soprattutto i consumatori della Penisola vorrebbero vedere migliorata la leggibilità e la completezza delle informazioni riportate sulle etichette (97%).
MUCCA PAZZA: COLDIRETTI, DOPO 10 ANNI +650% CONSUMI PRODOTTI TIPICI
L'emergenza 'mucca pazza' ha contribuito a spingere nei dieci anni successivi i consumi di prodotti tipici degli italiani, che sono aumentati del 650% per un valore che ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro. Nello stesso periodo si è verificato il raddoppio del numero di prodotti a denominazioni di origine protetta (Dop/Igp) nazionali riconosciuti dall'Unione Europea, che ha consentito di sorpassare la Francia e di conquistare la leadership europea con gli attuali 221 prodotti tutelati. "La mucca pazza è stata uno spartiacque tra un modello di sviluppo dell'agroalimentare rivolto solo al contenimento dei costi e uno attento alla qualità, all'ambiente e alla sicurezza alimentare che si è affermato e ha permesso all'Italia di conquistare la leadership in Europa", spiega il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che "a cambiare è stato anche il modello di consumo che si è arricchito dei valori della eticità, della sostenibilità, della qualità e della sicurezza".
"Il cibo - precisa Marini - per il produttore non è più solo costo e per il consumatore non è più solo prezzo". Una svolta sostenuta anche dalla Riforma della politica agricola europea che dovrà presto affrontare nuovi e decisi cambiamenti. Dall'emergenza mucca pazza è emersa dunque - evidenzia la Coldiretti - un'agricoltura rigenerata attenta alla qualità delle produzioni, alla salute, all'ambiente e alla tutela della biodiversità come dimostra il fatto che, dopo aver rischiato l'estinzione, si è verificato un aumento record del 39% negli ultimi dieci anni degli esemplari di bovini appartenenti alle cinque storiche razze italiane con la presenza sul territorio nazionale di 147mila animali iscritti al libro genealogico allevati in 5.366 stalle italiane. Di fatto, la mucca pazza ha determinato un deciso cambiamento dell'allevamento italiano e "salvato dall'estinzione - continua la Coldiretti - l'intero patrimonio di razze bovine Made in Italy come la maestosa chianina che ha avuto il più elevato tasso di crescita e può ora contare su 46.553 esemplari, ma anche la romagnola (15.416 animali), la marchigiana (52.344), la podolica (23.370) e la maremmana (9.212) il cui numero era sceso progressivamente fino al 2000 in tutta la penisola.
La decisa svolta nei consumi e nella produzione verso sistemi di produzione più sostenibili è confermato dal fatto - sostiene la Coldiretti - che il fatturato dei prodotti biologici in dieci anni è triplicato passando da meno di un miliardo di euro del 2000 agli oltre tre miliardi di euro attuali mentre si è più che dimezzata la presenza di residui chimici nella frutta e verdura, con i campioni di frutta e ortaggi irregolari che sono scesi dal 2% del 2000 ad appena lo 0,8% attuali, rispetto alla media del 3,5% a livello europeo, secondo il rapporto sul 'Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale' del ministero della Salute. Un risultato sostenuto da un sistema nazionale di controllo da primato con oltre un milione tra le verifiche e le ispezioni effettuate sul Made in Italy alimentare nel 2010, secondo la Coldiretti. Tra Agenzie delle Dogane, Nas dei Carabinieri, Istituto controllo qualità, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale e Carabinieri delle Politiche agricole, Asl, ai quali si aggiunge l'attività degli organismi privati.
Con l'emergenza mucca pazza è anche iniziato in Italia un percorso, sostenuto dalla Coldiretti, per garantire la rintracciabilità delle produzioni dal campo alla tavola con un adeguato sistema di etichettatura di origine che ha portato, in dieci anni, all'obbligo di indicare la provenienza dal 1 gennaio 2002 per la carne bovina, all'arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all'obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall'obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all'etichetta del pollo Made in Italy dal 17 ottobre 2005, all'etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008 che è divenuta obbligatoria anche per l'extravergine di
oliva dal 1 luglio 2009. L'esperienza mucca pazza provocata dagli effetti dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame ha anche rappresentato - conclude la Coldiretti - un precedente
importante per l'attuazione del principio della precauzione nell'introduzione di nuove tecnologie nell'ambito alimentare che di fatto ha contribuito ad evitare contaminazioni da Ogm (Organismi Geneticamente Modificati) nell'agricoltura italiana.
Fonte: Adnkronos salute