Data: 20-05-2010

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Tavolo tecnico sull'apicoltura

Importanti novità per un miglior dialogo tra apicoltori e veterinari

Nuova ordinanza Varroasi e inizio sperimentazione acido ossalico

Soddisfazione del coordinatore del gruppo apicoltura della Società italiana di medicina veterinaria preventiva (SIMeVeP), Gianluigi Bressan, per le importanti novità che sono scaturite dall’ultima riunione del tavolo tecnico per l’apicoltura, istituto al ministero della Salute.
«I rappresentanti del ministero si sono dimostrati attenti alle esigenze degli operatori del settore e dei medici veterinari – commenta Bressan -. Atteggiamenti così costruttivi permetteranno senza dubbio un miglior dialogo tra apicoltori e veterinari e una migliore organizzazione delle attività apistiche, sia sotto l’aspetto gestionale che sanitario».
Due le novità di rilievo. Prima di tutto la discussione della bozza di modifica dell’ordinanza sulla varroasi inserita nel regolamento di polizia veterinaria, cui hanno preso parte i rappresentanti dei medici veterinari, delle associazioni apistiche, degli enti di ricerca, dei servizi regionali, del Centro di referenza nazionale di Padova. Quindi la notizia dell’inizio della sperimentazione a livello nazionale di un farmaco a base di acido ossalico per il controllo della varroa.

La nuova ordinanza sulla varroasi

Secondo l’impostazione emersa dal confronto, la nuova ordinanza elimina la varroasi dalla lista delle malattie denunciabili, richiedendo, da parte degli apicoltori, la sola notifica in occasione della denuncia di possesso degli alveari alle Asl. Tutto questo in sostituzione delle precedenti ordinanze del 21 aprile 1983 e del 17 febbraio 1995 (che quindi verranno abrogate). Queste disposizioni escluderebbero, quindi, la necessità di sequestrare apiari per una patologia, di fatto, endemica.
Le Regioni dovranno emanare piani di lotta (annuali o pluriennali) e ai veterinari delle Asl spetteranno la loro pubblicizzazione e il controllo dell’ottemperanza da parte degli apicoltori. Per gli inadempienti sono previste misure restrittive che giungono, nei casi estremi, fino alla distruzione degli alveari, soprattutto in caso di famiglie abbandonate.
Sono previste, inoltre, ulteriori misure per nomadisti e per altre categorie di apicoltori. L’approfondimento degli articoli della nuova ordinanza saranno demandati a linee guida emanate successivamente di concerto con il Centro di referenza nazionale di Padova e i rappresentanti degli apicoltori.
«La nuova ordinanza – spiega il rappresentante SIMeVeP - rappresenta una svolta importantissima per l’attività dei veterinari pubblici, che potranno finalmente svolgere compiti di controllo degli apiari mettendosi su un piano di collaborazione con gli operatori del settore (collaborazione fino ad ora impossibile per il rischio di applicazione di norme, forse, obsolete e ingestibili). Se poi, a breve, potesse arrivare anche una modifica degli articoli di polizia veterinaria inerenti le altre malattie delle api, la possibilità di gestire in maniera più completa e approfondita queste problematiche consentirebbe una riorganizzazione del servizio a favore di tutto il comparto».    

La sperimentazione dell’acido ossalico

L’utilizzo dell’acido ossalico per la cura delle api affette da varroasi è sempre stato vietato dalla normativa comunitaria e nazionale (decreto legislativo 193/2006) e tale divieto era stato ulteriormente rafforzato da recenti circolari del ministero della Salute. Quindi gli apicoltori si trovavano, di fatto, privi di una sostanza pressoché indispensabile nella terapia in “assenza di covata” che aveva sostituito altre molecole con la medesima funzione, che a loro volta avevano manifestato perdita di efficacia a causa di fenomeni di resistenza da parte del parassita.
Una ditta farmaceutica italiana ha, recentemente, manifestato il proprio interesse alla registrazione di un farmaco a base di acido ossalico, e il ministero, con particolare rapidità, ha proceduto  all’organizzazione di una sperimentazione a livello regionale e nazionale che  coinvolgerà molti   apicoltori, singoli od associati, in varie parti d’Italia.
«I particolari non sono ancora stati resi pubblici – osserva Bressan - ma sono previsti coinvolgimenti della veterinaria pubblica e privata (responsabili di controllo e scorte) e, al termine di tale sperimentazione, in caso di autorizzazione del farmaco, sarà possibile gestire la farmacovigilanza e sorveglianza in modo più completo e capillare. Con l’auspicio che, da tutto questo, possa svilupparsi una nuova figura di professionista che finalmente possa interessarsi di apicoltura in qualità di “veterinario d’azienda” con il quale i veterinari pubblici potranno senz’altro collaborare in modo da garantire, da un lato, una miglior gestione sanitaria e, dall’altro, la salubrità dei prodotti dell’alveare».

Ha collaborato il dottor Antonio Nanetti (Cra-Api – Bologna)

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