Data: 16-03-2011

Nelle Regioni dove gli Apicoltori hanno scelto di confrontarsi costruttivamente con la Sanità Pubblica Veterinaria, le patologie delle api sono state controllate con successo. E’ emerso chiaramente in occasione del Convegno nazionale della FAI – Federazione Apicoltori Italiani, svoltosi la scorsa settimana nell’ambito dell’Apimell.
L’intervento di Giuseppe Diegoli , rappresentante dei Servizi Veterinari regionali dell’Emilia Romagna, ha descritto nel dettaglio quale debba essere il modello di azione più efficace. “Sul fronte del controllo degli alveari colpiti da peste americana – ha detto Diegoli – siamo passati in questi ultimi da una positività dell’8% a quella dello 0,2%. In pratica, si è risolto lo spiacevole problema dell’utilizzo degli inibenti (antibiotici) che aveva portato, inizialmente, a soluzioni che non accoglievano il favore degli apicoltori”. Il modello di riferimento utilizzato in questa Regione è stato quello della preliminare istituzione di un Tavolo di coordinamento, al quale hanno assicurato la loro collaborazione il settore apistico, il settore pubblico, quello della ricerca e gli Istituti zooprofilattici. Dal Tavolo sono emerse le linee guida per un piano integrato, igienico-sanitario, per l’apicoltura. Le priorità sono state, innanzitutto, quelle di sensibilizzare gli Apicoltori sul corretto uso dei farmaci fino ad annullare il ricorso agli antibiotici, una consuetudine diffusa in Emilia Romagna, sia pure a macchia di leopardo, al pari di quanto accade su tutto il territorio nazionale. La collaborazione e il confronto, invece, sono serviti per sensibilizzare gli operatori del settore.
“Per la peste americana – ha proseguito il rappresentante della Sanità Apistica regionale - l’elemento chiave del piano di risanamento, si è basato sull’accelerazione delle procedure di apertura e di chiusura dei focolai, perché vanno capite le difficoltà degli Apicoltori che si ritrovano dei focolai aperti per 2-3 anni. La denuncia di un focolaio deve invece coincidere con la distruzione degli alveari infetti, con un rapido monitoraggio su piani prestabiliti nel raggio di 1, 2 e 3 chilometri e con la chiusura immediata del focolaio”.
Ai fini del risanamento, dunque, ecco cosa è emerso con chiarezza durante il Convegno della FAI, occorre un impegno del Servizio Pubblico: serve la garanzia di una procedura che dia la certezza della diagnosi della malattia, della chiusura rapida del focolaio, della reale conoscenza del fenomeno, della prevenzione e dell’eventuale utilizzo in deroga del farmaco, laddove necessario. E i risultati positivi non si sono fatti attendere. “A fronte di tutto questo – ha ribadito Diegoli - il Servizio Pubblico Sanitario dell’Emilia Romagna avvierà la formazione di 20 veterinari liberi professionisti che, in collaborazione con le Associazioni degli Apicoltori e con le Istituzioni della Ricerca, verranno formati attraverso corsi teorico-pratici, al fine di collaborare per la diagnosi rapida delle malattie, per la ricettazione del farmaco e per le necessarie attività di programmazione sanitaria”
Fonte: FAI