Animali selvatici ed esotici: aggiornato l’elenco delle specie ammesse come animali da compagnia

 È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 18 dicembre 2025, che modifica il decreto dell’11 ottobre 2022 relativo agli animali di specie selvatiche ed esotiche prelevati dal loro ambiente naturale e autorizzati come animali da compagnia: il provvedimento aggiorna l’elenco delle specie ammesse, integrando le più recenti valutazioni tecniche e scientifiche. Tra le principali novità, il decreto esclude alcune specie considerate a rischio di estinzione o con potenziali rischi per la salute pubblica, mentre conferma altre specie la cui detenzione è ritenuta sicura e sostenibile; l’obiettivo è garantire un equilibrio tra la possibilità di possedere animali esotici come compagni e la tutela della biodiversità nazionale.

Le valutazioni sono state effettuate dall’ISPRA in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, considerando diversi criteri: l’impatto sulla fauna selvatica, la probabilità che le specie possano stabilizzarsi nel territorio nazionale e la sicurezza sanitaria per l’uomo. Questa revisione tecnica è prevista dalla normativa vigente, che stabilisce aggiornamenti periodici per evitare rischi ecologici e sanitari. Il decreto evidenzia inoltre l’importanza di rispettare la normativa internazionale sulla protezione della fauna, in particolare le convenzioni internazionali per le specie a rischio, come quelle inserite nelle liste della IUCN Red List: alcune specie escluse sono state classificate come “vulnerable” o “endangered”, mentre altre sono state scartate per rischi sanitari o ecologici.

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Fonte: AISA




Online le indicazioni operative in materia di soccorso e assistenza agli animali

Sono state pubblicate con Decreto del Capo del Dipartimento le “Indicazioni operative concernenti le attività di protezione civile in materia di soccorso e assistenza agli animali” rivolte alle Componenti e alle Strutture Operative del Servizio Nazionale interessate dal tema.

In particolare, le indicazioni forniscono gli indirizzi utili ad affrontare diversi scenari di intervento, sia nelle fase di pianificazione che di gestione dell’emergenza, tra cui: la gestione degli animali recuperati in ambito di soccorso tecnico urgente; la tutela della salute e del benessere degli animali da allevamento in caso di danneggiamento delle strutture di stabulazione o di evacuazione preventiva; la continuità o il ripristino dell’assistenza veterinaria nelle aree interessate da calamità; la tutela della salute e del benessere degli animali da compagnia che si trovano al seguito della popolazione assistita nelle aree di accoglienza.

Le azioni di intervento sono rivolte in via prioritaria alla salvaguardia degli animali da compagnia o da allevamento e dovranno essere modulate tenendo conto anche dei diversi scenari di rischio e del possibile impatto sugli animali domestici presenti in strutture di accoglienza pubbliche e private, nonché nei rifugi, santuari, colonie e centri di recupero per la fauna selvatica.

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Fonte: Protezione Civile




Semplificazione UE o sacrificio della scienza?

Bandiera Unione EuropeaIl contributo che pubblichiamo oggi, a firma di Maurizio Ferri (Coordinatore scientifico SIMeVeP), accende i riflettori su una metamorfosi preoccupante in atto nelle istituzioni europee. Sotto il vessillo della cosiddetta Agenda di Semplificazione e del Pacchetto Omnibus 2025 della Commissione, si sta consumando un passaggio critico che rischia di vedere la società civile e la sanità pubblica relegate in secondo piano rispetto alle logiche di riduzione dei costi per le imprese declamate nei nuovi provvedimenti. Riteniamo vitale seguire questo sviluppo normativo per alcuni elementi richiamati nel documento, in primis il pericolo che le decisioni tecniche vengano sottratte al rigore scientifico per favorire procedure più snelle ma meno sicure. Come garanti della salute secondo l’approccio One Health, i medici veterinari non possono restare spettatori di una riforma che incide sulla trasparenza e sulla qualità dei controlli.

Il Pacchetto Omnibus viene criticato per la mancanza di dibattito pubblico, operando in una sorta di oscurità delle procedure tecniche che potrebbe indebolire i pilastri della sicurezza alimentare e della protezione dell’ambiente.

Seguire l’evoluzione di queste direttive non è solo un esercizio di aggiornamento normativo, ma risponde al primato dell’evidenza scientifica che significa difendere la nostra funzione sociale e la salute dei cittadini.

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La resistenza agli antimicrobici nei batteri di origine alimentare continua a destare preoccupazione per la salute pubblica in Europa

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Sebbene la resistenza agli antimicrobici comunemente usati rimanga diffusa in batteri di origine alimentare come Salmonella e Campylobacter, diversi Paesi hanno segnalato progressi nella riduzione dei livelli di resistenza nell’uomo e negli animali da produzione alimentare. Poiché questi batteri possono diffondersi dagli animali e dagli alimenti all’uomo causando infezioni gravi che possono richiedere un trattamento antimicrobico, resta fondamentale perseguire azioni continue nel contesto di un approccio One Health.

La resistenza agli antimicrobici nei comuni batteri di origine alimentare rimane elevata

Un’alta percentuale di Campylobacter e Salmonella provenienti sia dall’uomo che dagli animali da produzione alimentare continua a mostrare resistenza alla ciprofloxacina, un importante antimicrobico usato per trattare infezioni gravi nell’uomo. Mentre la resistenza alla ciprofloxacina nella Salmonella proveniente da animali da produzione alimentare è stata costantemente elevata, la resistenza nelle infezioni umane da Salmonella è aumentata negli ultimi anni.

Questa tendenza è preoccupante in quanto la resistenza alla ciprofloxacina limita l’efficacia delle opzioni terapeutiche disponibili. Nel Campylobacter  la resistenza è ora così diffusa in Europa che la ciprofloxacina non è più raccomandata per il trattamento delle infezioni umane. Per preservare la continuità della sua efficacia in medicina umana sono state imposte restrizioni al suo uso negli animali.

In tutta Europa un’alta percentuale di Salmonella e Campylobacter provenienti sia dall’uomo che da animali destinati alla produzione di alimenti mostra anche resistenza agli antimicrobici comunemente usati, tra cui ampicillina, tetracicline e sulfamidici.

Inoltre il rilevamento di batteri E. coli produttori di carbapenemasi negli animali da produzione alimentare e nella carne in diversi Paesi richiede grande attenzione. I carbapenemi sono antimicrobici di ultima istanza per l’uomo e non sono autorizzati per l’uso negli animali da produzione alimentare. Il numero di rilevamenti segnalati è in aumento e le loro fonti necessitano di ulteriori indagini.

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Fonte: EFSA




ISS: bando per un posto da ricercatore nel Dipartimento Sicurezza Alimentare e Sanità Pubblica Veterinaria

logo ISS

L’Istituto Superiore di Sanità ha avviato una Selezione pubblica, per titoli e prova-colloquio, per l’assunzione, con contratto a tempo determinato (2 anni), di 1 Ricercatore III livello professionale presso il Dipartimento Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Istituto.

Il bando è disponibile al seguente link: https://www.inpa.gov.it/bandi-e-avvisi/dettaglio-bando-avviso/?concorso_id=9438fd4bd8fb4ba086cc8087eb6b8382

Titolo di studio richiesto:

Laurea Magistrale in Medicina o Veterinaria o Biologia.

Requisiti:

– Esperienza nell’ambito dell’epidemiologica applicata alla sanità pubblica o sicurezza alimentare o sanità animale.

– Esperienza nell’applicazione degli strumenti e metodi per l’epidemiologia descrittiva.

– Conoscenza dei principi di base degli studi epidemiologici e della sorveglianza epidemiologica.

– Conoscenza di elementi di statistica di base e loro applicazione.

– Redazione di pubblicazioni scientifiche e report;

– Attività di divulgazione scientifica (presentazioni orali o poster a congressi);

– Buona e documentata conoscenza della lingua inglese.

Scadenza per la presentazione delle domande: 12/3/2026




Studi su H5N1, mutazioni adattative nei bovini aumentano il rischio zoonotico

mucca

Due studi pubblicati su Nature Communications hanno evidenziato risultati “preoccupanti” sulla capacità del virus dell’influenza aviaria H5N1 di adattarsi ad altre specie, in particolare nei bovini, sottolineando la necessità di sorveglianza continua per evitare e prevenire eventuali salti di specie.

Dal primo caso nei bovini statunitensi nel 2024, sono stati confermati focolai in 1.084 allevamenti distribuiti in 19 stati, con 71 casi umani che hanno causato due decessi. Recentemente, inoltre, è stato identificato un caso in Europa, nei Paesi Bassi. Questi numeri testimoniano l’ampiezza della diffusione virale e la realtà del rischio zoonotico, sebbene la trasmissione interumana efficiente non sia ancora stata documentata.

Il primo studio ha esaminato il genotipo B3.13 di H5N1, che circola negli allevamenti di bovini da latte statunitensi dal 2024. I ricercatori hanno scoperto diverse mutazioni che potenziano la replicazione in cellule bovine e umane, evidenziando un processo evolutivo attivo che facilita la diffusione virale nelle mucche.

Una mutazione specifica (PB2 M631L) è stata rilevata in tutte le sequenze virali studiate, mentre un’altra (PA K497R) è apparsa in circa il 95% dei campioni analizzati. La prima è stata descritta come “la mutazione adattativa chiave” che ha permesso al genotipo B3.13 di replicarsi efficacemente nei bovini.

Ulteriori mutazioni identificate (PB2 E627K e PB2 D740N) indicano un adattamento continuo per ottimizzare la funzione della polimerasi virale nei bovini. Aspetto particolarmente rilevante, queste mutazioni sembrano avere impatto scarso o nullo sulla replicazione negli uccelli, suggerendo che potrebbero essere mantenute anche dopo possibile ritorno nel reservoire avicolo.

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Fonte: vet33




Residui di farmaci veterinari negli alimenti: che c’è di nuovo a livello UE?

Il rapporto annuale dell’EFSA sui residui di farmaci veterinari negli animali vivi e nei prodotti di origine animale evidenzia anche nel 2024 un’elevata conformità ai limiti di legge.

Il rapporto esamina la presenza di sostanze farmacologicamente attive autorizzate o vietate e dei loro residui negli alimenti di origine animale tra cui carne (d’allevamento e selvaggina), prodotti lattiero-caseari, uova o miele. I tipi di sostanze considerate sono gli ormoni (compresi gli steroidi), i beta-agonisti (antidolorifici muscolari), gli antibatterici, i farmaci antiparassitari e, tra gli altri, i repellenti per insetti.

Ultimi dati del 2024

I dati contenuti nel rapporto di quest’anno, che riguarda il 2024, provengono dagli Stati membri dell’UE[1] ma anche da Islanda e Norvegia. Complessivamente la percentuale di campioni non conformi è stata dello 0,13% (629 su 493 664 campioni), un dato paragonabile a quello dell’anno precedente, quando la non conformità fu dello 0,11%.

Il rapporto presenta una suddivisione dei campioni in ordine a tre piani di controllo:

  • Il piano di controllo nazionale basato sul rischio per la produzione negli Stati membri con – 0,16% di non conformità;
  • Il piano di sorveglianza nazionale randomizzato con – 0,22% di non conformità;
  • Il piano di controllo nazionale basato sul rischio per le importazioni da Paesi terzi con – 0,2% di non conformità.

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Fonte: EFSA




Consumo di pesce e frutti di mare nell’UE: conoscere le raccomandazioni alimentari sul mercurio

La Commissione europea ha chiesto all’EFSA di condurre un sondaggio in tutta l’UE, prima e dopo che alcuni Paesi aggiornassero le proprie raccomandazioni sulla frequenza del consumo di pesce e frutti di mare che possono contenere tracce di mercurio.

Esempi di queste specie sono i grandi pesci predatori come lo squalo, il pesce spada e il tonno (obeso e rosso) perché si nutrono di pesci più piccoli e quindi il mercurio si accumula in essi nel corso dell’esistenza. La richiesta della Commissione era legata a discussioni con gli Stati membri dell’UE sui limiti normativi (chiamati livelli massimi o LM) per il mercurio in diverse specie di pesci e frutti di mare e su qualsiasi futuro aggiornamento della valutazione del rischio da mercurio negli alimenti da parte dell’EFSA.

Un sondaggio a dimensione europea

Un primo sondaggio era stato condotto in tutti i 27 Stati membri dell’UE, in Islanda e in Norvegia nell’aprile-maggio del 2023. Un secondo sondaggio è stato poi condotto in 10 Paesi che hanno aggiornato le proprie raccomandazioni, più altri cinque Paesi che non lo hanno fatto, per consentire un confronto.

I sondaggi hanno incluso tra gli intervistati una quota maggiore di donne in gravidanza (e in allattamento) perché il feto è la fascia più a rischio rispetto al mercurio, sebbene assorba anche importanti nutrienti dal pesce e dai frutti di mare presenti nella dieta della madre.

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Fonte: EFSA




L’Italia alla guida della strategia globale “5G”: IZSVe e IZSLER designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici

antibioticoresistenzaL’eccellenza della sanità veterinaria italiana al servizio della salute pubblica globale: l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia-Romagna (IZSLER) sono stati ufficialmente designati Centro di Referenza FAO per la riduzione degli antimicrobici nelle aziende agricole per la trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari (RENOFARM – Reduce the Need for Antimicrobials on Farms for Sustainable Agrifood Systems Transformation).

Si tratta del primo polo di eccellenza a livello mondiale incaricato di fornire supporto tecnico-scientifico alla FAO su un tema cruciale per il futuro del pianeta. Il traguardo, raggiunto grazie al supporto del Ministero della Salute, vede l’Italia protagonista nella trasformazione sostenibile dei sistemi agroalimentari grazie all’eccellenza scientifica dei due Istituti.
La leadership scientifica: le dichiarazioni dei Direttori Sanitari La guida operativa del polo è affidata ai Direttori Sanitari dei due Istituti, il dott. Giovanni Cattoli (IZSVe) e il dott. Giovanni Alborali (IZSLER), che hanno sottolineato la portata globale dell’incarico.

“Sono molto orgoglioso di questa designazione, sono stati premiati l’impegno e la competenza professionale dei nostri Istituti in un settore critico e fondamentale per la sanità pubblica” commenta il Direttore sanitario dell’IZSVe dott. Giovanni Cattoli. “L’antimicrobico-resistenza continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale. Negli ultimi anni, la maggior parte dei paesi europei, tra cui l’Italia, è riuscita a ridurre l’uso di antimicrobici negli allevamenti a fronte di un consumo umano rimasto pressoché stabile. Insieme ai colleghi dell’IZSLER intendiamo proseguire il nostro impegno in questa direzione, grazie anche alla solida collaborazione che abbiamo sviluppato con la FAO, in particolare con la Divisione produzione e salute animale, in attività finalizzate a ridurre la necessità di utilizzo degli antimicrobici. Vi sono infatti dati che indicano come, a livello globale, l’impatto della antimicrobico-resistenza sia ancora elevato nei paesi con limitate risorse economiche, dove l’utilizzo degli antimicrobici è meno regolato e controllato”.

Il dott. Giovanni Alborali ha aggiunto: “La designazione rappresenta un riconoscimento importante della professionalità e della lungimiranza dei nostri Istituti nei confronti della sanità animale e della protezione del consumatore. Siamo particolarmente orgogliosi di mettere a disposizione di altri Paesi l’esperienza acquisita negli anni consolidata con la preziosa collaborazione dei colleghi dell’IZSVe e riconosciuta dalla FAO. Abbiamo iniziato questo percorso più di 10 anni fa con il Progetto Classyfarm voluto dal Ministero della Salute e realizzato dall’IZSLER. L’obiettivo è stato quello di offrire soluzioni concrete per il controllo dell’antibiotico resistenza, la tutela della salute pubblica e la sostenibilità delle produzioni.

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Fonte: IZS Venezie




ECM Liguria – Il lupo tra convivenza, territorio e gestione – La Spezia

imparareSi terrà il 5 e 6 marzo p.v. il corso dal titolo “IL LUPO TRA CONVIVENZA, TERRITORIO E GESTIONE, i ruoli del Medico Veterinario pubblico e degli altri enti nella verifica dei danni da fauna selvatica tra aspetti istituzionali e medico legali ”. Il corso, patrocinato dalla SIMeVeP, ha ottenuto 23 crediti.

Il corso mira a definire i profili di responsabilità e le competenze operative del medico veterinario pubblico e degli enti preposti, con particolare focus sulla metodologia dei sopralluoghi e sulla diagnostica medico legale applicata alla verifica dei danni da fauna selvatica al fine di garantire l’uniformità delle procedure istituzionali

Programma corso